Il mandato d'arresto europeo non vale niente senza relazione sui fatti

Il Palazzaccio cambia idea dopo sei mesi è legittimo il no alla consegna se mancano gli atti che ricostruiscono le contestazioni

No della Cassazione alla consegna se insieme al mandato non c'è la relazione sui fatti contestati. L'interpretazione restrittiva o, per meglio dire, letterale della recente legge sul mandato d'arresto europeo che all'articolo 6 prevede questo onere d'allegazione, è contenuta nella sentenza 32516/06 depositata il 29 settembre scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati. Ad adottare tale linea ermeneutica, maggiormente garantista per il catturando e allo stesso tempo più formalistica nei confronti dello Stato richiedente, è stata la sesta sezione penale di piazza Cavour che con il verdetto in esame ne ha completamente ribaltato un altro dello scorso aprile emesso da un diverso collegio sempre della stessa sezione. In pratica con la sentenza di oggi, la 32516/06, la Suprema corte ha stabilito che l'omessa allegazione al mandato di arresto europeo della relazione sui fatti addebitati alla persona di cui è richiesta la consegna, di cui all'articolo 6, quarto comma, lettera a legge 69/2005, costituisce causa ostativa alla decisione di consegna. Con la decisone 14993/06 del 28 aprile scorso, invece, la sesta sezione aveva affermato che tale omissione non impediva la consegna, in quanto la valutazione del requisito dei gravi indizi di colpevolezza, di cui all'articolo 17, quarto comma, legge 69/2005, implica che l'autorità giudiziaria italiana verifichi soltanto che il mandato sia fondato su un compendio indiziario ritenuto dall'autorità giudiziaria emittente seriamente evocativo di un fatto reato e che, quindi, questa abbia dato conto del provvedimento adottato anche solo attraverso la puntuale allegazione delle evidenze di fatto a carico della persona di cui si chiede la consegna. L'occasione per il dietro front giurisprudenziale è stata data dalla sentenza, confermata in Cassazione, con cui la Corte d'appello di Bari lo scorso 1 giugno ha respinto la domanda di consegna di un cittadino lituano emessa dall'autorità competente di quel Paese, perché nonostante apposita richiesta non era stata trasmessa la relazione sui fatti addebitati alla persona interessata dal mandato. A tale proposito gli ermellini dicono, infatti, che la Corte barese non ha fatto altro che attenersi alla nuova legge sul mandato d'arresto europeo. Sempre con la sentenza n. 32516/06, infine, la Cassazione ha affermato altri principi riguardanti il Mae nel verdetto si legge infatti che avverso la decisione di merito che pronuncia sulla consegna non possono essere dedotti in sede di ricorso per cassazione motivi di impugnazione riguardanti la applicazione della misura cautelare - autonomamente impugnabile a norma dell'articolo 719 Cpp - ovvero inerenti all'acquisizione o alla mancata acquisizione dell'eventuale consenso alla consegna nella fase iniziale del procedimento .

Cassazione - Sezione sesta penale cc - sentenza 22-29 settembre 2006, n. 32516 Presidente de Roberto - Relatore Colla Pg Meloni - Ricorrente Jagela Fatto e diritto Con la sentenza in epigrafe la Corte d'appello di Bari rigettava la richiesta di consegna alla Repubblica di Lituania di Jagela Arunasm cittadino lituano, colpito da mandato di arresto europeo emesso dalla autorità competente di quel Paese in data 10 gennaio 2006 per il reato di cui all'articolo 284 Cp della Lituania che punisce chi nel posto pubblico, con strafottenza, con minacce, con le beffe oppure con azioni vandaliche mostri irriverenza alle persone circostanti o all'ambiento e disturbi la calma o l'ordine pubblico v. traduzione italiana del mandato, n.d.e. . Osservava la Corte, che nonostante apposita richiesta fatta alla autorità lituana tramite il ministero della Giustizia, con particolare riguardo alla precisazione se fosse stato contestato anche il reato di lesioni o di altro delitto contro la persona e quali fossero le fonti di prova, non venivano trasmessi gli atti previsti dall'articolo 6, comma quarto, della legge 69/2005, cioè la relazione sui fatti addebitati alla persona interessata. Pertanto, ai sensi dell'articolo 18 della citata legge, respingeva la domanda di consegna. Avverso la predetta decisione propone ricorso per cassazione il Pg della Repubblica presso la Corte d'appello di Bari, concludendo per l'annullamento con rinvio della sentenza impugnata perché Jagela Arunas era stato considerato assente alla udienza del 30 maggio 2006, pur non risultando acquisita agli atti la rinuncia a comparire. Inoltre, non era stato sentito In ordine a un suo eventuale consenso alla consegna con le consequenziali statuizioni articoli 10, comma 1, e articolo 14, comma 4 e non era stata fatta alcuna valutazione sulla sussistenza delle condizioni per l'operatività di una misura cautelare. Osserva ancora il Procuratore che il ministero della giustizia, aveva domandato alla Corte d'appello se la documentazione fornita rilievi dattiloscopici e scheda contenente le generalità complete a seguito della richiesta potesse ritenersi esauriente. Il ricorso è infondato. Va premesso che l'indicazione di assenza dell'odierno ricorrente nel verbale di udienza del 30 maggio 2006, appare frutto di un mero errore materiale, perché nello stesso verbale, alla pag. 2, Jagela Arunas è indicato come presente, unitamente al suo difensore. Va, altresì, promesso che avverso la decisione di merito che pronuncia sulla consegna non possono essere dedotti motivi di impugnazione riguardanti la applicazione della misura cautelare articolo 9, comma 4, legge 69/2005 autonomamente impugnabile ex articolo 719 Cpp comma 9, comma 7, stessa legge , come non possono essere formulati motivi attinenti a qualsiasi altro atto o provvedimento estraneo al giudizio sulla consegna, quali quelli inerenti alla acquisizione o mancata acquisizione dell'eventuale consenso alla consegna stessa articolo 14, comma, legge citata nella fase iniziale del procedimento articolo 10 , potendo essere dedotti esclusivamente motivi che attengono alla esistenza delle condizioni per la consegna dell'interessato. Sulla questione della mancata acquIsizione del consenso dell'interessato, censurata dal Procuratore ricorrente, va osservato la stessa legge sul mandato d'arresto europeo non prevede alcuna conseguenza sulla validità dei provvedimenti adottati dalla Corte nel caso in cui li consenso non sia raccolto nel momento In cui il Presidente procede a sentire il destinatario della richiesta di consegna, ai sensi dell'articolo 14 della citata legge. Quest'ultima disposizione prevede, infatti, che il consenso possa essere prestato anche successivamente mediante dichiarazione al direttore della casa di reclusione, il quale deve provvedere a trasmetterla immediatamente al presidente della Corte d'appello, ovvero possa essere prestato fino alla conclusione delle discussione della udienza fissata per la decisione sulla richiesta di esecuzione. Scendendo all'esame del merito, ritiene questa Corte che la decisione adottata dal giudici di appello non meriti censura alcuna e debba essere confermata, con rigetto del ricorso del Pg. L'autorità richiedente, nonostante apposita sollecitazione, ha dato risposta incompleta alle domande della corte d'appello con particolare riguardo all'allegazione di una relazione sui fatti addebitati con ogni chiarimento necessario sulla imputazione - o sulle imputazioni - . La doglianza del Pg, secondo cui non era stata evasa dalla Corte d'appello di Bari la nota ministeriale con la quale l'autorità amministrativa aveva chiesto alla autorità giudiziaria competente so la documentazione Integrativa Inviata fosse completa, rappresenta una deduzione al limiti della ammissibilità, essendo assai dubbio che possa costituire motivo di ricorso per cassazione. La Corte d'appello non ha fatto altro che attenersi alla legge sul mandato di arresto europeo, e precisamente al suo articolo 6, secondo cui al mandato stesso deve essere allegata una relazione sui fati con la Indicazione, tra l'altro, delle fonti di prova neppure desumibili - nel caso - da alcun altro atto equipollente , relazione che lo Stato Lituano ha mancato di inviare con conseguente corretta applicazione, da parte del giudice a quo, della norma del comma 5 dell'articolo 6, in forza della quale, se lo Stato richiedente non dà corso alla richiesta la Corte d'appello rigetta. Appare di tutta evidenza che tale comportamento rende impossibili le valutazioni del giudice italiano sulla legittimità della consegna previste dalla legge italiana. Il ricorso va dunque rigettato. PQM Rigetta il ricorso. Visto l'articolo 22 della legge 62/2005 dispone che copia del presente provvedimento venga trasmessa anche a mezzo telefax al ministro della Giustizia.