Abruzzo, una legge elettorale contraddittoria

Evidenziati i limiti della normativa vigente che consente di rilevare l'ineleggibilità soltanto dopo le votazioni

Cause di ineleggibilità, inammissibile la questione di legittimità della legge dell'Abruzzo anche se la Consulta è consapevole dei limiti della normativa vigente che consente di rilevare le incompatibilità soltanto dopo le elezioni. Così la Corte costituzionale con la sentenza 84/2006 depositata lo scorso 3 marzo, redatta da Sabino Cassese e qui leggibile nei documenti correlati ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità dell'articolo 2.1 lettera n della legge 51/2004 della Regione Abruzzo. La vicenda. A sollevare la questione era stato il tribunale di Pescara nell'ambito del procedimento civile vertente tra Giorgio D'Ambrosio, sindaco di Pianella Pescara , e la Regione Abruzzo. Il giudizio era stato instaurato da D'Ambrosio, sindaco di un Comune della regione con popolazione superiore a cinquemila abitanti, mediante ricorso in via d'urgenza, al fine di ottenere il riconoscimento del suo diritto di candidarsi nelle elezioni del consiglio regionale dell'Abruzzo fissate per il 3 e il 4 aprile 2005 , così da poter soddisfare la sua intenzione di presentarsi nella circoscrizione di Pescara. Diritto a lui negato dall'articolo 2, comma 1, lettera n , della legge regionale 51/2004, che sancisce l'ineleggibilità alla carica di consigliere regionale dei sindaci dei comuni della regione aventi una popolazione superiore a cinquemila abitanti. Rigettato il ricorso dal giudice designato, che respingeva anche l'eccezione di incostituzionalità sollevata dal ricorrente in ordine alla stessa disposizione, l'interessato proponeva reclamo al collegio ai sensi dell'articolo 669terdecies Cpp. Il Tribunale, ritenuto che la decisione richiesta non potesse prescindere dall'applicazione della disposizione in esame, sulla quale il reclamante aveva riproposto l'eccezione di incostituzionalità, revocava il provvedimento del giudice designato e adiva la Corte costituzionale. La sentenza 84/2006. La Consulta nel dichiarare inammissibile la questione ha fornito, però, importanti chiarimenti. Del resto, l'Alta corte non è potuta entrare nel merito poiché il diritto di elettorato passivo nel caso in esame non è stato esercitato. Il procedimento elettorale, infatti, non risultava neppure avviato. I giudici delle leggi, tuttavia, hanno ammesso che la normativa vigente consentendo di rilevare l'esistenza di cause di ineleggibilità soltanto dopo lo svolgimento delle elezioni pregiudica la genuinità della competizione nel caso in cui successivamente venga dichiarato decaduto. Di conseguenza il procedimento giurisdizionale può sorgere solo dopo che i consigli regionali abbiano deciso sulle cause di ineleggibilità dei propri componenti. Per cui, ha concluso la Corte, si tratta di una normativa contraddittoria poiché induce il cittadino a candidarsi violando la norma che ne prevede l'ineleggibilità. Ma non solo, non consente neanche che le cause di ineleggibilità emergano, come quelle di incandidabilità, durante la presentazione delle liste agli uffici elettorali. cri.cap

Corte costituzionale - sentenza 22 febbraio-3 marzo 2006, n. 84 Presidente Bile - Relatore Cassese Ritenuto in fatto 1.- Il Tribunale di Pescara ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 1, lettera n , della legge della Regione Abruzzo 51/2004 Disposizioni in materia di ineleggibilità, incompatibilità e decadenza dalla carica di consigliere regionale , per contrasto con gli articoli 3 e 51 della Costituzione. Il giudizio era stato instaurato dal sindaco di un comune della regione con popolazione superiore a cinquemila abitanti, mediante ricorso in via d'urgenza ai sensi dell'articolo 700 Cpc, al fine di ottenere il riconoscimento del suo diritto di candidarsi nelle elezioni del Consiglio regionale dell'Abruzzo fissate per il 3-4 aprile 2005 , così da poter soddisfare la sua intenzione di presentarsi nella circoscrizione di Pescara diritto a lui negato dall'articolo 2, comma 1, lettera n , della legge regionale 51/2004, che sancisce l'ineleggibilità alla carica di consigliere regionale dei sindaci dei comuni della regione aventi una popolazione superiore a cinquemila abitanti. Rigettato il ricorso dal giudice designato, che respingeva anche l'eccezione di incostituzionalità sollevata dal ricorrente in ordine alla stessa disposizione, l'interessato proponeva reclamo al collegio ai sensi dell'articolo 669terdecies Cpc Il Tribunale, ritenuto che la decisione richiesta non potesse prescindere dall'applicazione della disposizione in esame, sulla quale il reclamante aveva riproposto l'eccezione di incostituzionalità, revocava il provvedimento del giudice designato e adiva la Corte costituzionale. 2.- Sul piano della ricostruzione normativa, osserva il Tribunale che, da una parte, la legge 165/04 Disposizioni di attuazione dell'articolo 122, comma 1, della Costituzione , ha fissato come principio fondamentale della legislazione regionale quello per cui la previsione di cause di ineleggibilità è ammessa qualora le attività o le funzioni svolte dal candidato, anche in relazione a peculiari situazioni delle regioni, possano turbare o condizionare in modo diretto la libera decisione di voto degli elettori ovvero possano violare la parità di accesso alle cariche elettive rispetto agli altri candidati articolo 2, comma 1, lettera a dall'altra parte, e in attuazione di tale principio, l'articolo 2, comma 1, lettera n , della legge regionale dell'Abruzzo 51/2004 ha stabilito - fra l'altro - che [n]on sono eleggibili a presidente della giunta e a consigliere regionale i sindaci dei comuni della regione con popolazione superiore a cinquemila abitanti, nonché i presidenti e gli assessori delle province . Quanto alla non manifesta infondatezza, il rimettente rileva, in via preliminare, che, nell'individuare le attività e le funzioni suscettibili di turbare o condizionare in modo diretto la libera decisione di voto degli elettori o di violare la parità di accesso alle cariche elettive rispetto agli altri candidati , il legislatore regionale è autorizzato a considerare sia categorie generali di soggetti, sia situazioni specifiche connesse a particolari situazioni locali e che nella prima ipotesi rientra l'ineleggibilità prevista dall'articolo 2, comma 1, lettera n , della legge regionale dell'Abruzzo 51/2004 per i sindaci dei comuni della regione con popolazione superiore a cinquemila abitanti. Egli aggiunge che la figura del sindaco, come delineata dal decreto legislativo 267/00 Tu delle leggi sull'ordinamento degli enti locali , è individualmente investita di importanti poteri pubblici e di rilevanti funzioni di amministrazione attiva cosicché - stante che il territorio della Regione è ripartito in circoscrizioni elettorali corrispondenti al territorio di ciascuna provincia legge della Regione Abruzzo 1/2002, integrata per altri profili dalla legge regionale 42/2004 - non sembra irragionevole che il legislatore regionale abbia ravvisato una causa di ineleggibilità nell'essere sindaci di comuni con popolazione superiore a cinquemila abitanti. Del resto, un'analoga causa di ineleggibilità relativamente ai sindaci dei comuni con popolazione superiore a ventimila abitanti è posta, per l'intero territorio nazionale, dalla disciplina statale sulle elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica talché, se il legislatore nazionale ha ritenuto di dover fissare questa causa di ineleggibilità quale parametro generale per elezioni su base regionale o comunque, per le elezioni alla Camera in regioni diverse dall'Abruzzo, in ambito ultra-provinciale , appare non irragionevole ed in linea con detto criterio la scelta del legislatore abruzzese di rendere non eleggibili i sindaci di comuni con oltre cinquemila abitanti per elezioni, quali quelle dei consigli regionali, che si svolgono su base provinciale . Senonché, l'ineleggibilità stabilita dalla legge regionale produce i suoi effetti non solo per il territorio della provincia in cui il sindaco e gli altri soggetti indicati dalla stessa legge i presidenti e gli assessori delle province esercitano il proprio mandato, ma anche per il resto del territorio regionale, e ciò non appare, ad avviso del rimettente, altrettanto giustificato e ragionevole, poiché, nelle circoscrizioni diverse dalla provincia nella quale i sindaci e gli altri soggetti esercitano il loro mandato, essi non potrebbero valersi dei poteri connessi alla loro carica, non essendo in grado di alterare la par condicio fra i concorrenti mediante forme di captatio benevolentiae o di metus publicae potestatis nei confronti degli elettori e, quindi, di influire indebitamente sulla competizione elettorale donde l'asserita violazione dell'articolo 51, comma 1, della Costituzione. Sotto un diverso profilo, il rimettente sospetta che la disposizione della legge regionale vìoli il principio di uguaglianza. Ciò sarebbe dovuto non alla mancata previsione viceversa presente in altri ordinamenti regionali di una mera causa di incompatibilità fra la carica di sindaco e quella di consigliere regionale, e neppure alla disparità di trattamento fra i consiglieri regionali e i sindaci dei comuni con popolazione superiore a cinquemila abitanti, eleggibili i primi e ineleggibili i secondi al riguardo, il Tribunale richiama, per analogia di situazioni, la sentenza 344/93, che ritenne l'ineleggibilità a deputati dei consiglieri regionali una conseguenza irragionevolmente sproporzionata rispetto alla natura dei poteri che ciascun consigliere regionale può esercitare al fine della captatio benevolentiae degli elettori . Sarebbe dovuto, invece, alla circostanza che la legge regionale non pone i sindaci, oltre che i presidenti e gli assessori delle province, sullo stesso piano del presidente e dei componenti della giunta regionale in carica. Secondo il rimettente, infatti, non pare revocabile in dubbio che tutti i componenti della giunta si trovano in posizione quantomeno equivalente ed omogenea a quella degli altri per i quali la norma prevede l'ineleggibilità. Né può affermarsi che essi, operando su base regionale, non potrebbero turbare o condizionare in modo diretto la libera decisione di voto degli elettori, atteso che, secondo le ripetute affermazioni della stessa Corte costituzionale, sono individualmente investiti di importanti poteri politici e di rilevanti funzioni di amministrazione attiva, posizione che implica un rapporto diretto e non mediato con i potenziali elettori e relativi gruppi esponenziali . Considerato in diritto 1. Il Tribunale di Pescara ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 1, lettera n , della legge della Regione Abruzzo 51/2004 Disposizioni in materia di ineleggibilità, incompatibilità e decadenza dalla carica di consigliere regionale , a norma del quale [n]on sono eleggibili a presidente della giunta e a consigliere regionale i sindaci dei comuni della regione con popolazione superiore a cinquemila abitanti, nonché i presidenti e gli assessori delle province . 2. I principi fondamentali in materia di ineleggibilità e incompatibilità dei consiglieri regionali, rimessi alla legge dello Stato dall'articolo 122, comma 1, Costituzione, sono stati stabiliti dalla legge 165/04 Disposizioni di attuazione dell'articolo 122, comma 1, della Costituzione . In particolare, questa ha autorizzato l'introduzione di cause di ineleggibilità ad opera della legislazione regionale nelle ipotesi in cui le attività o le funzioni svolte dal candidato, anche in relazione a peculiari situazioni delle regioni, possano turbare o condizionare in modo diretto la libera decisione di voto degli elettori ovvero possano violare la parità di accesso alle cariche elettive rispetto agli altri candidati articolo 2, comma 1, lettera a . In attuazione di tali principi, la legge della Regione Abruzzo 51/2004 ha previsto che i sindaci dei comuni della regione aventi popolazione superiore a cinquemila abitanti, nonché i presidenti e gli assessori delle province, siano ineleggibili in tutte le circoscrizioni elettorali regionali, ognuna corrispondente - secondo la legge elettorale regionale 1/2002, integrata per altri profili dalla legge della Regione Abruzzo 42/2004 - al territorio di ciascuna provincia, con ciò introducendo una limitazione del diritto di elettorato passivo fondata sull'interesse, come valutato dal legislatore regionale, ad impedire che la carica di sindaco costituisca strumento di maggior favore rispetto agli altri candidati per l'accesso alla carica di consigliere regionale. 3. In presenza di questo quadro normativo, il Tribunale di Pescara ritiene che l'articolo 2, comma 1, lettera n , della legge regionale dell'Abruzzo 51/2004 violi gli articoli 3 e 51 della Costituzione, in quanto la disposizione denunciata stabilisce che l'ineleggibilità a consigliere regionale dei sindaci di comuni con popolazione superiore a cinquemila abitanti, nonché dei presidenti e degli assessori delle province, produce i suoi effetti non solo nell'ambito del territorio provinciale corrispondente alla circoscrizione elettorale per le elezioni del Consiglio regionale dell'Abruzzo in cui tali soggetti esercitano il loro mandato, ma nell'intero territorio regionale. Ciò comporta, secondo il Tribunale, che l'ineleggibilità si estenda ben oltre i limiti entro i quali essa è giustificata dall'esigenza di impedire che i candidati possano impiegare i poteri connessi alla carica per orientare a loro favore la volontà degli elettori, alterando l'essenziale condizione di pari opportunità par condicio fra i concorrenti all'elezione. E l'estensione dell'ineleggibilità all'intero territorio regionale sarebbe tanto più irrazionale in quanto il legislatore della Regione Abruzzo ha considerato, invece, senz'altro eleggibili il presidente e i componenti in carica della giunta regionale, malgrado questi ultimi siano astrattamente in grado, ben più dei sindaci, nonché dei presidenti e degli assessori delle province, di influire indebitamente sulla competizione elettorale, esercitando i poteri connessi alla loro carica. 4. La questione è inammissibile. 4.1.- Per la parte relativa alla disposizione che prevede l'ineleggibilità dei presidenti e degli assessori delle province, lo è per difetto di rilevanza. Il giudizio principale ha, infatti, ad oggetto il diritto del sindaco di un comune con popolazione superiore a cinquemila abitanti, e non anche del presidente o degli assessori delle province, a candidarsi nelle elezioni regionali. 4.2.- Per la parte relativa alla disposizione che prevede l'ineleggibilità dei sindaci dei comuni della regione con popolazione superiore a cinquemila abitanti, è inammissibile per carenza di incidentalità. Il giudizio principale è stato instaurato dal sindaco di un comune con popolazione superiore a cinquemila abitanti, al fine di ottenere il riconoscimento del suo diritto di candidarsi nelle elezioni del Consiglio regionale dell'Abruzzo fissate per il 3-4 aprile 2005 , così da poter soddisfare la sua intenzione di presentarsi nella circoscrizione di Pescara diritto a lui negato, ad avviso del rimettente, dall'articolo 2, comma 1, lettera n , della legge regionale 51/2004, che sancisce l'ineleggibilità alla carica di consigliere regionale dei sindaci dei comuni della regione aventi una popolazione superiore a cinquemila abitanti. Il Tribunale, qualificata la domanda del sindaco come volta ad ottenere l'accertamento del suo diritto a candidarsi sull'intero territorio regionale atteso che egli aveva espresso solo l' intenzione di candidarsi nella stessa provincia sede del suo comune , non dubita che sia conforme alla Costituzione la limitazione del diritto di elettorato passivo nella circoscrizione in cui ciascun sindaco svolge il proprio mandato. Quindi, chiede alla Corte di dichiarare l'illegittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 1, lettera n , della legge regionale dell'Abruzzo 51/2004, in base alle ragioni suesposte, nella parte in cui sancisce l'ulteriore limitazione per cui i sindaci dei comuni abruzzesi con popolazione superiore a cinquemila abitanti sono ineleggibili anche nelle circoscrizioni elettorali diverse da quella cui appartiene ciascun comune. Così posta, la questione di legittimità costituzionale investe direttamente la norma assunta come lesiva del diritto di elettorato passivo diritto, nella specie, non esercitato, né contestato, atteso che il procedimento elettorale non risultava neppure avviato all'epoca della domanda di accertamento preventivo. In tal modo, l'oggetto del giudizio principale coincide sostanzialmente con quello del presente giudizio e non sussiste il carattere di incidentalità della questione. Quest'ultimo presuppone che il petitum del giudizio, nel corso del quale viene sollevata la questione, non si identifichi con l'oggetto della questione stessa ordinanza 175/03 sentenze 17/1999 e 127/98 . 5. La Corte è consapevole che la vigente normativa consente di rilevare l'esistenza di cause di ineleggibilità - nonostante che queste siano intese a garantire la pari opportunità fra i concorrenti - soltanto dopo lo svolgimento delle elezioni con la conseguenza che un procedimento giurisdizionale può sorgere, e in esso essere proposta la questione incidentale di legittimità costituzionale, non prima che i consigli regionali abbiano esercitato la loro competenza a decidere sulle cause di ineleggibilità dei propri componenti articolo 2, comma 1, lettera d , della legge 165/04 . Si tratta di una normativa evidentemente incongrua non assicura la genuinità della competizione elettorale, nel caso in cui l'ineleggibilità sia successivamente accertata induce il cittadino a candidarsi violando la norma che, in asserito contrasto con la Costituzione, ne preveda l'ineleggibilità non consente che le cause di ineleggibilità emergano, come quelle di incandidabilità, in sede di presentazione delle liste agli uffici elettorali. Tuttavia, la Corte non può che dichiarare inammissibile una questione sollevata in un giudizio il cui unico scopo si risolve nell'impugnare direttamente la norma di legge sospettata di illegittimità costituzionale. PQM La Corte costituzionale dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 1, lettera n , della legge della Regione Abruzzo 51/2004 Disposizioni in materia di ineleggibilità, incompatibilità e decadenza dalla carica di consigliere regionale , sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 51 della Costituzione, dal Tribunale di Pescara con l'ordinanza indicata in epigrafe. ?? ?? ?? ?? 2