Niente revocazione della sentenza se c'è errore di giudizio della commissione tributaria regionale

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema * La Commissione Tributaria Regionale di Roma Sezione prima, con sentenza 68/2006, ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione proposto dal contribuente, con unico atto, avverso due separate sentenze emesse da diversa sezione dello stesso giudice di gravame. In particolare, l'iter logico giuridico adottato da tale pronuncia può così essere puntualizzato - La contribuente ha ritenuto sussistente il motivo di ricorso di cui all'articolo 395, n. 4, del Cpc in base al quale le sentenze pronunciate in grado di appello o in unico grado possono essere impugnate per revocazione se la sentenza è l'effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa. Vi è questo errore quando la decisione è fondata sulla supposizione di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa, oppure quando è supposta l'inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita e tanto nell'uno quanto nell'altro caso se il fatto non costituì un punto controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare - Nel caso di specie, nessuna delle condizioni previste dalla citata disposizione può ritenersi sussistente. In particolare, appare del tutto priva di fondamento la tesi argomentata dalla contribuente per sostenere la esperibilità - nella fattispecie - del ricorso per revocazione ex articolo 395, n. 4. del Cpc. La contribuente sostiene infatti che la decisione impugnata si baserebbe su una erronea percezione dei fatti storici, ossia in una clamorosa svista commessa dalla sezione 20 della Ctr del Lazio che avrebbe indotto la stessa a ritenere la sussistenza di un fatto la cui inesistenza è positivamente esclusa . - La infondatezza di tali argomentazioni, e la contorsione del ragionamento che ne è alla base, costituiscono circostanze di tutta evidenza. I giudici della sezione 20 della Ctr del Lazio non hanno - in realtà - commesso alcun errore, non hanno effettuato alcuna svista non c'è un fatto storico di cui i giudici del secondo grado non abbiano tenuto conto. Al contrario, come emerge da una attenta lettura della sentenza impugnata,i giudici della sezione numero 20 hanno tenuto pienamente conto dell'esistenza. - nella fattispecie - della effettuata elezione di domicilio da parte della contribuente, tant'è che hanno testualmente rilevato che la norma richiamata articolo 60, lettera d Dpr 600/73 nel riconoscere al contribuente la facoltà di eleggere domicilio presso una persona o un ufficio del comune del proprio domicilio fiscale per la notificazione degli atti o degli avvisi che lo riguardano, non reca previsioni sanzionatorie per il caso in cui la notifica sia stata eseguita in luogo diverso da quello eletto . - Non ci troviamo di fronte ad alcuna svista dei giudici, i quali hanno tenuto pienamente conto della elezione di domicilio effettuata dalla ricorrente. Semplicemente, i giudici dell'appello hanno ritenuto che detta elezione di domicilio non dovesse comportare la invalidità e la inefficacia della notificazione effettuata presso un domicilio diverso da quello eletto. Con ciò dimostrandosi l'errore commesso dalla parte ricorrente, avendo ritenuto esperibile attraverso ricorso per revocazione ai sensi dell'articolo 395, n. 4, Cpc, una sentenza che, semmai, eventualmente, poteva essere soggetta solamente a ricorso per Cassazione ai sensi dell'articolo 360 Cc. E ciò in quanto, si ripete non è stata supposta l'inesistenza di un fatto l'elezione di domicilio effettuata dalla contribuente la cui verità è positivamente stabilita, ma più semplicemente, sono state attribuite a tale fatto una valenza giuridica ed una efficacia diverse da quelle che erano state argomentate dalla contribuente. - Sul punto si richiama la sentenza resa in data 29 novembre 1989 dalla Corte di cassazione Sezione lavoro, 5259 , laddove è stato affermato che l'errore di fatto che può dar luogo all'azione di revocazione ex articolo 395, n. 4, Cpc, è ravvisabile quando venga supposto un fatto incontrovertibilmente escluso, o, al contrario, considerato inesistente un fatto positivamente accertato, in conseguenza non già di un errore di giudizio, ma di un errore di percezione delle risultanze processuali, che si concretizzi in una svista materiale, immediatamente rilevabile dagli atti, senza necessità di particolari indagini ove invece risulti una vera e propria omissione di valutazione di un fatto che abbia formato oggetto di indagine, e quindi di discussione, valutazione di un fatto che abbia formato oggetto di indagine, e quindi di discussione, nel corso del processo concluso con la sentenza denunziata, deve ravvisarsi un errore di giudizio, che esclude il ricorso alla revocazione . - Nel caso di specie non si è realizzato alcun errore di fatto da parte dei giudici dell'appello ma solo una propria valutazione tra l'altro del tutto corretta sotto un profilo di stretto diritto dei fatti e dei motivi oggetto del contendere. La Commissione ritiene di dover sottolineare il corretto operato dei giudici dell'appello, i quali, in relazione ai presunto difetto di notificazione dell'avviso propedeutico alle cartelle di pagamento impugnate, hanno rilevato che quella effettuata presso il domiciliatario è una forma di notifica avente carattere alternativo rispetto agli altri modi previsti ex articoli 138 e seguenti Cpc, e che essa deve ritenersi obbligatoria solo nella ipotesi di cui al secondo comma dell'articolo 141 Cpc, e cioè quando l'elezione di domicilio sia stata inserita in un contratto con esplicita previsione di obbligatorietà. Derivando da tali premesse che nel caso di specie non possa in alcun modo ravvisarsi alcun vizio della notificazione per non essere stata la stessa eseguita al domicilio eletto. Gli stessi giudici della sezione 20 della Ctr del Lazio hanno inoltre rilevato - in ordine alla ritualità, nella fattispecie, della notificazione effettuata ex articolo 140 Cpc al domicilio del contribuente - come sul punto siano stati posti in essere tutti gli adempimenti richiesti dalla disposizione citata, ivi compreso l'invio della raccomandata con avviso di ricevimento. OSSERVAZIONI La revocazione, disciplinata dagli articoli 64-67 del D.Lgs 546/92, è un mezzo d'impugnazione a carattere eccezionale ossia a critica vincolata ed a carattere sostitutivo essa è, infatti, un mezzo limitato d'impugnazione. È inammissibile ogni censura non compresa nella tassativa elencazione di cui all'articolo 395 del Cpc I motivi di revocazione di cui all'articolo 395 Cpc sono 1. Il dolo di una parte a danno dell'altra articolo 395 n. 1 Cpc il raggiro o l'artificio devono essere tali da menomare la difesa della controparte e da impedire al giudice di accertare la verità dei fatti non integra il dolo revocatorio, la semplice violazione dell'obbligo di lealtà e probità, che incombe sulle parti e sui loro difensori. 2. Le prove dichiarate false articolo 395 n. 2 Cpc l'accertamento della falsità delle prove che hanno concorso alla formazione del convincimento del giudice deve essere contenuto in una sentenza passata in giudicato prima della domanda di revocazione. 3. Il ritrovamento, dopo la sentenza, di uno o più documenti decisivi 3 che la parte interessata non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell'avversario articolo 395 n. 3 Cpc occorre il concorso dei seguenti requisiti a esistenza di documenti decisivi preesistenti alla pronuncia revocanda b impossibilità di produrre tale documentazione nel corso del precedente giudizio di merito per causa di forza maggiore o per fatto dell'avversario c decisività del documento che il giudice non ha potuto a suo tempo esaminare. 4. L'errore di fatto articolo395 n. 4 Cpc ossia la falsa percezione della realtà, intesa come svista materiale immediatamente rilevabile la sentenza è l'effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o dai documenti della causa l'errore deve essere decisivo e non deve cadere su di un punto controverso sul quale il giudice si sia pronunciato.Il rimedio della revocazione concerne l'errore di fatto non già una valutazione sbagliata del giudice. 5. La contrarietà ad un precedente giudicato intervenuto tra le parti, avente autorità di cosa giudicata, purché non abbia pronunciato sulla relativa eccezione articolo 395 n. 5 Cpc . Qualora il contrasto con il giudicato sia discusso e valutato è configurabile l'errore di giudizio denunciabile con il ricorso per cassazione. 6. Il dolo del giudice, accertato con sentenza passata in giudicato articolo395 n. 6 Cpc . Essa può essere straordinaria o ordinaria la distinzione risiede nel tipo di vizio che è posto a base dell'esperibilità dell'impugnazione a revocazione straordinaria si fonda su vizi cd. occulti nn. 1 , 2 ,3 , e 6 dell'articolo 395 del Cpc, non rilevabili immediatamente dalla sentenza tali vizi possono, pertanto, essere fatti valere senza termine o in un termine che decorre soltanto dalla scoperta la revocazione straordinaria potrà essere proposta anche dopo la formazione del giudicato b revocazione ordinaria i vizi,di cui ai n. 4 e 5 dell'articolo 395 Cpc, possono essere conosciuti e rilevati sulla base della sola sentenza. La proposizione della revocazione ordinaria impedisce il passaggio in giudicato della sentenza la sentenza passa in giudicato solo se non è più soggetta a revocazione ordinaria. La revocazione ordinaria non è più consentita una volta che il giudicato sia intervenuto. Contro le sentenze di secondo grado, l'esperibilità della revocazione si giustifica in base al fatto che essa, in quanto fondata su motivi diversi da quelli che legittimano il ricorso per cassazione, concorre con questo, come espressamente previsto dall'articolo 398, comma 4,del Cpc Sono revocabili, per tutti i motivi di cui all'articolo 395 Cpc,le sentenze delle Commissioni Tributarie Regionali che, in quanto tali, non possono essere impugnate per questioni di merito con ricorso per cassazione le sentenze della Ct Regionale possono essere assoggettate sia alla revocazione ordinaria sia a quella straordinaria. Il giudice competente per la revocazione è la stessa Commissione Tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata non è necessario che sia trattata dalla stessa sezione potendo la questione essere affidata ad un'altra sezione. La revocazione di una sentenza deve avvenire necessariamente per un errore materiale tale da indurre il giudice a supporre l'esistenza o l'inesistenza di un fatto di causa. Tale errore, dotato dei requisiti dell'evidenza e della immediata percettibilità, non può mai essere una nuova valutazione di diritto dei fatti di causa. L'errore di fatto previsto dall'articolo 395 n 4 del Cpc idoneo a determinare la revocabilità delle sentenze consiste in un'errata percezione o in una svista materiale tale da indurre il giudice a supporre l'esistenza o l'inesistenza di un fatto di causa. Tale errore di percezione non può consistere in un'attività valutativa compiuta in ordine a situazioni processuali sentenza 18027/05 della sez. v della Corte di cassazione . Nel processo tributario, ai sensi dell'articolo 64 del D.Lgs. 546/92, che fa proprie le regole dell'articolo 395, n. 4, Cpc, l'errore revocatorio presuppone il contrasto fra due diverse rappresentazioni dello stesso oggetto emergenti, una dalla sentenza e l'altra dai documenti ed atti processuali, con assoluta immediatezza e senza necessità di particolari indagini ermeneutiche o di argomentazioni induttive. Un siffatto contrasto non e', pertanto, ravvisabile nell'errore che costituisca frutto dell'apprezzamento, implicito o esplicito, delle risultanze processuali sentenza 6511/05 della Corte di cassazione Sezione quinta . Il ricorso per revocazione ai sensi dell'articolo 395 Cpc contro una sentenza di secondo grado è diretto contro una sentenza non ulteriormente impugnabile per errore di fatto, tenuto conto che tale vizio ipotizzato non può essere fatto valere nel ricorso per cassazione L'errore di fatto revocatorio ex articolo 395 n. 4 Cpc non è configurabile rispetto ad atti o documenti che non siano stati prodotti Cassazione sentenza 8974/02 . * Dirigente Ufficio contenzioso, Agenzia delle Entrate, Lazio

Commissione tributaria di Roma - Sezione prima - sentenza 20 marzo-5 aprile 2006, n. 68 Presidente Datala - Relatore Masi Ricorrente Scilmati Fatto e svolgimento del rapporto contenzioso Con distinti ricorsi davanti alla Ctp di Roma la contribuente impugnava le cartelle di pagamento in epigrafe indicate, sostenendo il difetto di notifica degli avvisi propedeutici alle cartelle medesime. Si costituiva in giudizio l'Agenzia delle entrate - Ufficio di Roma 6 - in relazione ad ognuno dei ricorsi allegando che le cartelle impugnate erano state regolarmente precedute dall'avviso di accertamento. Con sentenza del 2 marzo 2004 la Ctp di Roma accoglieva i ricorsi, con compensazione delle spese processuali. L'Agenzia delle entrate - Ufficio di Roma 6 impugnava formalmente ognuna delle due sentenze invocandone la riforma sulla base delle argomentazioni già svolte in primo grado. La contribuente si costituiva in giudizio in relazione ad ognuno degli appelli, chiedendone il rigetto. La Sezione 20ma della Ctp di Roma, con sentenza 16/20/05 e 17/20/05 entrambe pronunciate in data 25 marzo 2005 e depositate in data 30 marzo 2005 dichiarava l'accoglimento degli appelli proposti dall'Ufficio, con contestuale compensazione delle spese di giudizio. La contribuente proponeva, con unico atto, ricorso per revocazione ex articolo 395 Cpc avverso le sentenze in questione, con richiesta di annullamento delle sentenze stesse. Motivi della decisione La Commissione, esaminata la documentazione probatoria prodotta, dichiara inammissibile il ricorso per revocazione. La Commissione deve rilevare la sostanziale infondatezza del ricorso per revocazione oggetto della presente controversia. La contribuente, infatti, ha ritenuto sussistente il motivo di ricorso di cui all'articolo 395, n. 4 Cpc in base al quale le sentenze pronunciate in grado di appello o in unico grado possono essere impugnate per revocazione se la sentenza è l'effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa. Vi è questo errore quando la decisione è fondata sulla supposizione di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa, oppure quando è supposta l'inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita e tanto nell'una quanto nell'altro caso se il fatto non costituì un punto controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare . Nel caso di specie, nessuna delle condizioni previste dalla citata disposizione può ritenersi sussistente. In particolare, appare del tutto priva di fondamento la tesi argomentata dalla contribuente per sostenere la esperibilità - nella fattispecie - del ricorso per revocazione ex articolo 395 n. 4 del Cpc. La contribuente sostiene infatti che la decisione impugnata si baserebbe su una erronea percezione dei fatti storici, ossia di una clamorosa svista commessa dalla sezione 20 della Ctr del Lazio che avrebbe indotto la stessa a ritenere la sussistenza di un fatto la cui inesistenza è positivamente esclusa . La infondatezza di tali argomentazioni, e la contorsione del ragionamento che ne è alla base, costituiscono circostanze di tutta evidenza. I giudici della sezione 20 della Ctr Lazio non hanno - in realtà - commesso alcun errore, non hanno effettuato alcuna svista non c'è un fatto storico di cui i giudici del secondo grado non abbiano tenuto conto. Al contrario, come emerge da una attenta lettura della sentenza impugnata, i giuidici della Sezione 20 hanno tenuto pienamente conto dell'esistenza - nella fattispecie - della effettuata elezione di domicilio da parte della contribuente, tant'è che hanno testualmente rilevato che la norma richiamata articolo 60, lettera d Dpr 600/73 nel riconoscere al contribuente la facoltà di eleggere domicilio presso una persona o un ufficio del comune del proprio domicilio fiscale per la notificazione degli atti o degli avvisi che lo riguardano, non reca previsioni sanzionatorie per il caso in cui la notifica sia stata eseguita in luogo diverso da quello eletto . Non ci troviamo di fronte ad alcuna svista dei giudici, i quali hanno tenuto pienamente conto della elezione di domicilio effettuata dalla ricorrente. Semplicemente i giudici dell'appello hanno ritenuto che detta elezione di domicilio non dovesse comportare la invalidità e la inefficacia della notificazione effettuata presso un domicilio diverso da quello eletto. Con ciò dimostrandosi l'errore commesso dalla parte ricorrente, avendo ritenuto esperibile attraverso ricorso per revocazione ai sensi dell'articolo 395 n. 4 Cpc una sentenza che, semmai, eventualmente, poteva essere soggetta solamente a ricorso per Cassazione ai sensi dell'articolo 360 Cc. E ciò in quanto, si ripete non è stata supposta l'inesistenza di un fatto l'elezione di domicilio effettuata dalla contribuente la cui verità è positivamente stabilita, ma più semplicemente, sono state attribuite a tale fatto una velina giuridica ed una efficacia diverse da quelle che erano state argomentate dalla contribuente. Sul punto si richiama la sentenza resa in data 29 novembre 1989 dalla Corte di cassazione Sezione lavoro 5259 , laddove è stato affermato che l'errore di fatto che può dar luogo all'azione di revocazione ex articolo 395 n. 4 Cpc, è ravvisabile quando venga supposto un fatto incontrovertibilmente escluso, o, al contrario, considerato inesistente un fatto positivamente accertato, in conseguenza non già di un errore di giudizio, ma di un errore di percezione delle risultanze processuali, che si concretizzi in una svista materiale, immediatamente rilevabile dagli atti, senza necessità di particolari indagini ove invece risulti una vera e propria omissione di valutazione di un fatto che abbia formato oggetto di indagine, e quindi di discussione, valutazione di un fatto che abbia formato oggetto di indagine, e quindi di discussione, nel corso del processo concluso con la sentenza denunziata, deve ravvisarsi un errore di giudizio, che esclude il ricorso alla revocazione . Nel caso di specie non si è realizzato alcun errore di fatto da parte dei giudici dell'appello ma solo una propria valutazione tra l'altro del tutto corretta sotto un profilo di stretto diritto dei fatti e dei motivi oggetto del contendere. La Commissione ritiene di dovere sottolineare il corretto operato dei giudici dell'appello, i quali, in relazione al presunto difetto di notificazione dell'avviso propedeutico alle cartelle di pagamento impugnate, hanno rilevato che quella effettuata presso il domiciliatario è una forma di notifica avente carattere alternativo rispetto agli altri modi previsti ex articoli 138 e ss. Cpc, e che essa deve ritenersi obbligatoria solo nelle ipotesi di cui al comma 2 dell'articolo 141 Cpc, e cioè quando l'elezione di domicilio sia stata inserita in un contratto con esplicita previsione di obbligatorietà. Derivando da tali premesse che nel caso di specie non possa in alcun modo ravvisarsi alcun vizio della notificazione per non essere stata la stessa eseguita al domicilio eletto. Gli stessi giudici della sezione 20 della Ctr del Lazio hanno inoltre rilevato - in ordine alla ritualità, nella fattispecie, della notificazione effettuata ex articolo 140 Cpc al domicilio del contribuente - come sul punto siano stati posti in essere tutti gli adempimenti richiesti dalla disposizione citata, ivi compreso l'invio della raccomandata con avviso di ricevimento. La Commissione, vista la natura della controversia, compensa le spese di giudizio. PQM La Commissione dichiara inammissibile il ricorso per revocazione. Spese compensate.