Detrazioni familiari, le spese mediche non sempre sono a metà

Anche se a lavorare sono entrambi i genitori, le spese sanitarie sostenute per un figlio a carico possono essere indicate interamente nella dichiarazione da chi le ha effettivamente sostenute

Anche se a lavorare sono tutti e due i genitori, le spese mediche sostenute per un figlio a carico non devono necessariamente essere detratte dal reddito di entrambe. Chi le ha sostenute può dedurle, indicandolo nella dichiarazione. Lo ha affermato la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 14021 del 16 giugno 2006 integralmente leggibile tra i correlati , accogliendo il ricorso di un papà contribuente ha anche ritenuto nulla l'iscrizione a ruolo delle maggiori imposte, senza essere preceduta da avviso di accertamento, fondata esclusivamente sul fatto che la detrazione delle spese mediche da parte di uno solo dei genitori è un mero errore di calcolo. La vicenda nasce da una cartella esattoriale non preceduta da accertamento notificata a un contribuente che, insieme alla moglie, aveva una figlia minore a carico. L'iscrizione a ruolo era avvenuta sulla base dell'articolo 36 bis del d.p.r. n. 600 del 1973, che prevede, in via del tutto eccezionale, l'omissione dell'avviso di accertamento qualora il recupero a tassazione si fondi soltanto su un errore contenuto nella dichiarazione. E, in questo caso, l'errore consisteva nell'aver uno dei genitori detratto interamente le spese mediche della bambina, nonostante entrambe si occupassero del suo sostentamento. Così il padre si era rivolto alla commissione tributaria provinciale che, però, aveva respinto il ricorso. Poi aveva proposto appello sostenendo l'illegittimità dell'iscrizione a ruolo perché il calcolo sulle spese mediche non era un mero errore materiale ma coinvolgeva l'interpretazione dell'articolo 10 del d.p.r. n. 917 del 1986. Secondo il ricorrente tale norma non prevede l'obbligo della suddivisione tra coniugi delle spese sostenute per un figlio minore se un genitore dichiari, nell'apposito quadro, di averle interamente sostenute . Questi motivi non sono stati convincenti per la commissione regionale secondo cui, ai sensi dell'articolo 10 del Tuir le spese mediche deducibili sono anche quelle sostenute nell'interesse di persona fiscalmente a carico . E, dal momento che, anche la mamma è possessore di reddito queste spese vanno dedotte al 50%. Così il contribuente ha fatto ricorso in Cassazione, poi accolto. Prima di tutto, secondo lui, l'ufficio delle imposte non poteva disporre l'iscrizione a ruolo senza accertamento, nel caso di un problema così complesso. Non si trattava infatti di un mero errore di calcolo ma di una vera e propria interpretazione dell'articolo 10 del Tuir. Un provvedimento, citato nelle motivazioni, che può aiutare a risolvere la questione è una circolare del Ministero delle Finanze la n. 1260 del 1978 secondo cui le spese sanitarie devono incidere sulla capacità contributiva del soggetto passivo d'imposta che ha sostenuto l'onere . La Corte ha dunque annullato la sentenza della commissione tributaria regionale e rinviato la causa in secondo grado affinché il giudice decida nel rispetto dei principi enunciati. deb.alb.

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 16 maggio - 16 giugno 2006, n. 14021 Presidente Cristarella Orestano - relatore Chiarini Svolgimento del processo Riccardi Emanuele impugnava la cartella esattoriale, notificatagli il 7 novembre 1991, con cui il Centro Servizio delle II.DD. di Bari iscriveva a ruolo, ai sensi dell'articolo 36 bis Dpr 600/73, l'IRPEF dovuta per l'anno 1988, gli interessi e le sanzioni per complessive 17.464.377, recuperando a tassazione . 5.664.000, riducendo gli oneri dichiarati per euro 21.750.000 a . 15.706.000 e detraendoli dai redditi di entrambi i coniugi, al 50% ciascuno. Proponeva opposizione il Riccardi per illegittimità della procedura breve adottata per la rettifica del proprio reddito in relazione alle spese, mediche e correlate, deducibili dal coniuge che le dichiari come interamente rimaste a proprio carico, a norma dell'articolo 10 Dpr 917/86. La C.T.P., rilevando che l'ufficio aveva provveduto a ricondurre le spese mediche sostenute all'estero alle medesima misura in cui sono deducibili in Italia, eliminando le spese telefoniche, di viaggio, di letti aggiunti per accompagnatori, le riteneva equamente ripartite, a norma dell'articolo 10, secondo comma, Dpr 917/86, tra i genitori, a cui carico era la figlia per cui erano state sostenute. Interponeva appello il contribuente per non avere la C.T.P. esaminato la censura di illegittimità dell'iscrizione a ruolo ai sensi dell'articolo 36 bis Dpr 600/73 e per illegittima interpretazione dell'articolo 10 Dpr 917/86 che non prevede l'obbligo della suddivisione tra coniugi delle spese sostenute per un figlio minore se un genitore dichiari, nell'apposito quadro P, di averle interamente sostenute. La C.T.R. confermava la sentenza della C.T.P. di rigetto del ricorso del contribuente sulle seguenti considerazioni 1 ai sensi dell'articolo 10 del Tuir 917/86 le spese mediche deducibili sono anche quelle sostenute nell'interesse di persone fiscalmente a carico 2 nella fattispecie i documenti sono intestati a Rosalia Riccardi, figlia di Riccardi Emanuele e Beneventi Pina Maria, e poiché anche quest'ultima è possessore di reddito, la figlia Rosalia è da ritenere a carico di entrambi i coniugi, e dunque la deduzione delle spese mediche è da attribuire nella misura del 50% ciascuno 3 il comma 1, lettera e dell'articolo 10, precitato, non prevede la deducibilità delle spese telefoniche, per letti supplementari e spese di viaggio, correlate alle spese mediche. Ricorre per Cassazione Riccardi Emanuele cui resiste il Ministero delle Finanze. Motivi della decisione 1. - Va riconosciuta pregiudizialità giuridica al secondo motivo con cui il ricorrente deduce Violazione e falsa applicazione dell'articolo 36 bis Dpr 600/73. Difetto assoluto di motivazione su un punto decisivo della controversia . La sentenza è nulla per non avere esaminato e deciso sull' eccezione, reiterata in appello, di illegittima applicazione dell'articolo 36 bis, primo comma, lett. d Dpr 600/73 riducendo prima le spese sanitarie e poi attribuendone una parte al coniuge che non aveva chiesto di detrarle, senza che vi sia una norma che statuisca sulla deducibilità al 50% per i genitori di un figlio minore, mentre la precitata disposizione prevede la possibilità di ridurre le deduzioni dal reddito esposte in misura superiore a quella prevista per legge, ma non di suddividerle. Se l'ufficio finanziario riteneva illegittima la detrazione operata. doveva notificare regolare accertamento, prima dell'iscrizione a ruolo, dando al contribuente la possibilità di difendersi. Il motivo è fondato. Dalla narrativa della sentenza impugnata emerge che Proponeva appello Riccardi Emanuele chiedendo la nullità della cartella esattoriale per violazione dell'articolo 36 bis Dpr 600/73 . L'articolo 36 bis, secondo comma lett. e del Dpr 600/73, nella formulazione introdotta dall'articolo1 del Dpr 506/79, applicabile alla fattispecie, allo scopo di rendere possibile la più sollecita correzione da parte dell'ufficio degli errori individuabili nella dichiarazione sulla scorta di un mero controllo formale, ha carattere eccezionale, sì che non tollera applicazione estensiva a ipotesi diverse da quelle tassativamente indicate dalla legge. Detta norma consentiva agli uffici delle imposte, avvalendosi di procedure automatizzate, di liquidare le imposte dovute sulla scorta dei dati e degli elementi direttamente desumibili dalle dichiarazioni stesse e dai relativi allegati, e a tal fine di lett. e ridurre la deduzione dal reddito complessivo delle persone fisiche degli oneri di cui all'articolo 10 Dpr 597/73 - poi recepito dall'articolo 10 Dpr 917/86 - esposti in misura superiore a quella risultante dai documenti allegati alle dichiarazioni o in misura eccedente i limiti fissati dallo stesso articolo . L'articolo 10, lettera e del Dpr 917/86, nella formulazione originaria, applicabile per la dichiarazione dei redditi del 1988, disponeva Dal reddito complessivo si deducono, purché risultino da idonea documentazione allegata alla dichiarazione dei redditi, i seguenti oneri sostenuti dal contribuente lett. e le spese chirurgiche, per prestazioni specialistiche e per protesi dentarie in genere, compresi i mezzi necessari per la deambulazione e la locomozione di portatori di menomazioni funzionali permanenti, nonché la parte dell'ammontare complessivo delle spese mediche e delle spese dì assistenza specifica necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione che eccede il 5% del reddito complessivo dichiarato. La deduzione è ammessa a condizione che il contribuente, nella dichiarazione dei redditi, dichiari che le spese sono rimaste effettivamente a proprio carico . Dunque il succitato articolo 36 bis Dpr 600/73 consentiva all'amministrazione finanziaria la liquidazione anche i di maggiori imposte dovute, senza procedere a motivato avviso accertamento articolo 14 Dpr 602/73 , purché emergenti da un mero controllo cartolare della dichiarazione e degli allegati. Conseguentemente, per principio consolidato di questa Corte ex multis Cassazione, 14891/00 , l'amministrazione poteva ridurre oneri la cui indeducibilità era percepibile ictu oculi dal raffronto tra la lettera della norma applicabile - nella specie il precitato articolo 10 - e gli elementi offerti dal dichiarante, correlati agli atti prodotti con la dichiarazione, ossia le era consentito di correggere errori di compilazione e di calcolo, ma non permetteva di escludere una deduzione dal reddito addotta e documentata, per ritenuta assenza di condizioni oggettive o soggettive, quando ciò implicava, come emerge dalla sentenza impugnata, una diversa interpretazione dell'articolo 10 Dpr 917/86, ovvero l'applicazione di norme non considerate dal contribuente articolo 12 Dpr 917/86, applicato dalla Ctr e l'articolo 148 Cc applicato dalla Ctr , o anche l'interpretazione della documentazione allegata o delle circolari ministeriali, costituendo tutto questo una revisione critica dell'interpretazione dell'articolo 10 Dpr 917/86 effettuata dal contribuente, controvertibile e non manifestamente errata. Pertanto, all' iscrizione a ruolo a norma dell'articolo 36 bis Dpr 600/73 non poteva fare ricorso l'amministrazione finanziaria ogni qualvolta fosse necessario procedere, al di là del mero riscontro cartolare, ad attività di interpretazione ed applicazione di norme o principi giuridici, alla qualificazione di fatti o di rapporti, alla risoluzione di questioni di deducibilità degli oneri Cassazione 3119/00 . Una diversa interpretazione dell'articolo 36 bis precitato, come ha sottolineato la Corte Costituzionale con le ordinanze del 1988 n. 430 e del 1989 n. 174 nel respingere i dubbi di costituzionalità al riguardo, consentendo una qualche valutazione giuridica, priverebbe di razionalità la norma rispetto all' iter procedimentale ordinario di rettifica di imposta contenuto in un atto adeguatamente motivato e violerebbe i principi di difesa del contribuente e del contraddittorio. 2.- Con la seconda censura il ricorrente deduce la detrazione delle spese di vitto e alloggio in case di cura è illegittima in quanto la Commissione Centrale le ha ritenute detraibili . Con il primo motivo deduce violazione e falsa applicazione dell'articolo 10, comma 1 lett. e del Tuir 917/86 . Non esiste nessuna norma che obblighi a dividere tra genitori le spese mediche per i figli minori. Il Ministero delle Finanze ha prescritto che le spese sanitarie devono incidere sulla capacità contributiva del soggetto passivo d'imposta che ha sostenuto l'onere circolare del 22 agosto 1978 n. 25/8/1260 . Anche l'Ufficio ammette la detraibilità delle spese da parte di un solo genitore, benché con una documentazione non richiesta all'epoca dalle disposizioni del Ministero. La circolare è infatti del 1997, ma nelle istruzioni per la compilazione della denuncia dei redditi relativa all'anno 1988 nulla era disposto, sì che era da ritenere sufficiente l'indicazione sottoscritta dal contribuente nel quadro P di aver sostenuto interamente dette spese. Sia la censura predetta sia questo motivo sono assorbiti dalle considerazioni che precedono. Concludendo, il ricorso va accolto e la sentenza della Ctr, che ha deciso nel merito la pretesa tributaria senza affrontare la prioritaria questione se l'iscrizione a ruolo era stato disposta nel rispetto dei presupposti normativamente stabiliti, va cassata e la causa rinviata per nuovo esame, alla luce dei principi suesposti provvedendo altresì a raffrontare la documentazione allegata del contribuente con l'auto dichiarazione di avere sopportato interamente l'onere per spese mediche. Il giudice di rinvio provvederà altresì a liquidare le spese, anche del giudizio di Cassazione. PQM La Corte accoglie il primo motivo di ricorso e dichiara assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di Cassazione alla Ctr di Potenza, altra sezione.