Domicilio fiscale, valido quello indicato nella dichiarazione

In questo modo è lo stesso contribuente a conferire all'ufficio accertatore la competenza ad agire

Accertamento valido nel domicilio fiscale indicato dal contribuente nella dichiarazione dei redditi anche in assenza dell'effettivo spostamento di tale domicilio, che può essere concesso dall'amministrazione finanziaria solo in presenza di particolari requisiti. Ne deriva che l'ufficio periferico del luogo indicato dal contribuente è legittimato a notificare l'avviso al posto dell'ufficio del luogo dove risiede la sede legale della società. Ciò perchè, ha precisato la Cassazione con la sentenza 5358/06 del 10 marzo 2006 leggibile tra gli allegati, è lo stesso contribuente a conferire all'ufficio accertatore, indicando il nuovo domicilio fiscale nella dichiarazione, la competenza ad agire. Nelle motivazioni si legge che in questo caso è stato lo stesso contribuente a contrassegnare nella dichiarazione dei redditi presentata mod. 760 l'apposita casella che segnala la variazione del domicilio fiscale, indicando quello nuovo. In altri termini, così agendo, il rappresentante della società ha comunicato per conto di questa il dato di collegamento con gli organi dell'amministrazione tributaria che, secondo le presunzioni di legge, sono ritenuti i più contigui territorialmente e dunque maggiormente confacenti allo svolgimento dell'attività accertativa . Sulla base di questi motivi la Suprema corte ha confermato la decisione della commissione tributaria regionale secondo cui la competenza dell'ufficio accertatore risultava essere stata conferita proprio dal contribuente. Del resto, ha concluso il Collegio, se in tema di notificazione degli avvisi di accertamento relativi alle imposte sui redditi, la variazione dell'indirizzo comunicata con la dichiarazione annuale dei redditi è atto idoneo, ai sensi dell'articolo 60/d del Dpr 600/73 a rendere noto all'ufficio il nuovo domicilio fiscale del contribuente cui vanno rivolti gli occorrenti adempimenti notificatori, non si vede perché il principio non dovrebbe valere anche in riferimento alla legittimazione a procedere di quello stesso ufficio situato ove esso contribuente ha indicato il proprio domicilio . Né, d'altro canto, l'indicazione contenuta nella dichiarazione può essere annullata se mancano le altre formalità richieste dalla legge per fissare un nuovo domicilio fiscale. d.a.

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 10 gennaio-10 marzo 2006, n. 5358 Presidente Cristarella Orestano - Reltore Scuffi Pm Sorrentino - conforme - Ricorrente Agosto Svolgimento del processo Avverso 4 avvisi di accertamento emessi dall'Ufficio distrettuale delle II.DD. di Ciriè che determinava a carico della Srl Tema Porte maggiori redditi imponibili Irpeg-Ilor per i periodi di imposta 28 ottobre 1986/10 dicembre 1987 10 dicembre 1987/31 dicembre 1987 1 gennaio 1988/1 dicembre 1988 1 gennaio 1989/31 dicembre 1989 proponeva separati ricorsi la società verificata avanti alla Ctp di Torino eccependo - in via preliminare - la incompetenza territoriale dell'Ufficio accertatore avendo la società sede legale in Torino, la nullità degli avvisi per difetto di motivazione ex articolo 42 Dpr 500/73, l'elevatezza della percentuale di ricarico applicata, la mancata deduzione dell'Ilor dalla determinazione dell'imponibile Irpeg, l'eccessività delle pene pecuniarie applicate. La Ctp di Torino con quattro separate sentenze rigettava i ricorsi. Proposte distinte impugnazioni la Ctr di Torino, dopo averle riunite, le rigettava rilevando che la competenza dell'Ufficio di Cirié trovava riscontro nelle indicazioni fornite dal contribuente nella dichiarazione dei redditi presentata per il primo periodo di imposta e dalla mancata risposta al questionario notificato al liquidatore con cui si chiedeva copia del verbale del trasferimento della sede della società che ciascun avviso conteneva il riferimento alla cifra d'affari Iva ed alla consistenza di magazzino per procedere alla legittima ricostruzione sintetica del reddito nonché rappresentava l'iter logico seguito, citando fatti ed altri elementi documentabili che consentivano al contribuente di esercitare i suoi diritti di difesa che la redditività media attribuita 20% dei ricavi era congrua in relazione agli studi di settore che la deduzione Ilor non era possibile perché l'impresa non aveva fatto transitare il tributo locale dal conto economico. Ricorre per la cassazione della sentenza il liquidatore della società Agosto Ornella lamentando - con primo motivo - la violazione degli articoli 31, 58 e 59 Dpr 600/73 avendo avuto Tema Porte, fin dalla sua costruzione, sede legale in Torino e dunque lì andando rinvenuto il domicilio fiscale erroneamente indicato in dichiarazione senza peraltro provocare alcuna variazione in mancanza di avvio della apposita procedura prescritta al fine di stabilire il domicilio in diverso comune. Con secondo motivo denunziava violazione degli articoli 41 e 42 del Dpr 600/73 posto che l'impianto accertativi dell'Ufficio si fondava essenzialmente sulla redditività media di settore senza il minimo riferimento alle fonti alle quali l'Ufficio aveva fatto riferimento per determinarla mentre per talune annualità l'imponibile era stato ricostruito con illegittima concatenazione di presunzioni e nessun riferimento si rintracciava sulla fonte delle informazioni circa la compravendita di un automezzo e l'entità del ricavo omesso. Motivi della decisione 1. Con il primo motivo il ricorrente ripropone - avverso la conforme statuizione di rigetto dell'eccezione da parte dei giudici del merito - il rilievo di incompetenza territoriale dell'Ufficio accertatore per farne discendere la nullità assoluta degli avvisi di accertamento impugnati essendo tale competenze - funzionale ed inderogabile - determinabile - ai sensi dell'articolo 31 comma 2 Dpr 600/73 - in base al domicilio fiscale del contribuente coincidente - nella specie - con la sede legale della società a mente dell'articolo 58 comma terzo Dpr cit. Torino , nel mentre l'Ufficio che aveva proceduto alle verifiche fiscali era ubicato nel diverso comune di Ciriè. Il motivo è destituito di fondamento. È incontestato - ne da atto la stessa sentenza d'appello - che è stato lo stesso contribuente a contrassegnare nella dichiarazione dei redditi presentata dalla società mod. 760 l'apposita casella che segnala la variazione del domicilio fiscale, indicando quale nuovo domicilio quello di Leinì comune situato nella circoscrizione dell'ufficio di Ciriè . È stato costui - dunque - a comunicare per conto della società di cui era rappresentante il dato di collegamento con gli organi dell'amministrazione tributaria che - secondo le presunzioni di legge - sono ritenuti i più continui territorialmente e dunque maggiormente confacenti allo svolgimento dell'attività accertativa. Condivisibile è perciò il rilievo dei giudici di appello secondo cui la competenza dell'ufficio accertatore risultava essere stata conferita dallo stesso contribuente che aveva indicato il domicilio fiscale a Leinì e presentato a Cirié la propria dichiarazione dei redditi. Del resto, se in tema di notificazione degli avvisi di accertamento relativi alle imposte sui redditi, la variazione dell'indirizzo comunicata con la dichiarazione annuale dei redditi è atto idoneo, ai sensi dell'articolo 60/d del Dpr 600/73 a rendere noto all'Ufficio il nuovo domicilio fiscale del contribuente cui vanno rivolti gli occorrenti adempimenti notificatori, non si vede perché il principio non dovrebbe valere anche con riferimento alla legittimazione a procedere di quello stesso ufficio situato ove esso contribuente ha indicato il proprio domicilio. Né l'indicazione risultante nella dichiarazione dei redditi può essere messa nel nulla dal mancato compimento di quelle formalità previste dall'articolo 59 Dpr 600/73 nella parte in cui presuppone una motivata istanza del contribuente per ottenere - al ricorrere di particolari circostanze - dall'amministrazione finanziaria l'autorizzazione a fissare il domicilio fiscale in località diversa da quella individuata in base al principio generale segnato dall'articolo 58 cit Trattasi - questa - di procedura eccezionale a favore del contribuente che intenda spostare il proprio domicilio fiscale in comune diverso da quello stabilito dalla norma come idoneo allo scopo per i soggetti diversi dalle persona fisiche - il comune dove si trova la sede legale ovvero in mancanza - la sede amministrativa od ancora la sede secondaria o la stabile organizzazione od - in mancanza - ove viene svolta l'attività prevalente e che non entra in gioco allorché venga semplicemente spostata la sede od il domicilio del contribuente da un comune ad un altro cui sia pur sempre ricollegabile la situazione di riferimento considerata dalla legge. Lo ius variandi va esercitato in buona fede nel rispetto del principio dell'affidamento che deve informare la condotta di entrambi i soggetti del rapporto tributario per cui il contribuente che abbia, maliziosamente o meno, indicato nella propria denuncia dei redditi il domicilio fiscale in un comune diverso, non può invocare detta difformità sfruttando a proprio vantaggio anche un suo eventuale errore al fine di eccepire, sotto il profilo dell'incompetenza per territorio, l'invalidità dell'atto di accertamento compiuto dall'ufficio finanziario del domicilio da lui stesso dichiarato. 2. Il secondo motivo contiene una serie di censure agli avvisi di accertamento che si incentrano sostanzialmente sul difetto di motivazione e sulla metodologia seguita dall'Ufficio che si sarebbe basato su studi di settore per la valutazione della redditività media dell'azienda non adeguati alla realtà imprenditoriale, di presunzioni concatenate nella ricostruzione dell'imponibile, di elementi documentari privi di riscontro in particolare di prezzi medi di acquisto - vendita autovettura senza specificazione dello stato conservazione e dell'atto di immatricolazione , di dati di fonte imprecisata nella valutazione dei costi di acquisizione delle merci. Anche questo motivo è privo di pregio per estrema genericità e difetto di autosufficienza. Premesso che nelle ipotesi di omessa presentazine della dichiarazione da parte del contribuente come nel caso la legge abilita l'Ufficio a servirsi di qualsiasi elemento probatorio ai fini dell'accertamento del reddito e, quindi, a determinarlo anche con metodo induttivo utilizzando, in deroga alla regola generale, presunzioni semplici prive dei requisiti di cui all'articolo 38 comma 3 Dpr 600/73 sul presupposto dell'inferenza probatoria dei fatti costituitivi della pretesa tributaria ignoti da quelli noti Cassazione 19174/03 osserva la Corte che in realtà il ricorrente si è qui limitato a contestare nel merito - sotto l'apparente profilo della violazione di legge - la ricostruzione degli elementi di fatto utilizzati dall'Ufficio nell'operata rettifica valutazione questa insindacabile in sede di legittimità. Tra l'altro, l'oggetto dell'impugnazione risulta incentrato - non tanto - sull'iter logico-giuridico seguito dai giudici di appello che hanno, con puntuale ed analitica motivazione, confermato le riprese fiscali di cui è controversia anche con riferimento al ricavo non contabilizzato dell'automezzo che rinvia ai precisi riferimenti tipologici e temporali contenuti nel relativo avviso , bensì sulle ragioni ed i criteri di indagine adottati dall'Ufficio negli accertamenti fiscali senza - peraltro - alcuna precisazione di quali passi della decisione della Commissione tributaria regionale che ne ha convalidato le risultanze abbiano erroneamente interpretato o pretermesso le norme di legge applicabili in materia. Invero, chi si duole di carenze o lacune giuridiche nella disamina compiuta dal giudice del merito, non può limitari a svolgere censure apodittiche di erroneità e/o inadeguatezza ovvero si omesso approfondimento di determinati temi di indagine, prendendo in considerazione emergenze istruttorie suscettibili di diverse valutazioni e traendone semplicemente conclusioni contrarie a quelle sulle quali è pervenuto il giudice a quo, ma deve sottoporre a revisione critica specifica gli elementi asseritamene in contrasto con i principi di legge che regolano la fattispecie. Del che non è vi è traccia nell'espositiva del ricorso che contiene generiche doglianze rivolte all'operato dell'Ufficio. 3. Conclusivamente il ricorso va respinto ed il ricorrente - soccombentecondannato a pagare all'Amministrazione finanziaria costituiva le spese del presente giudizio che si liquidano come da dispositivo. PQM La Suprema corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione della spese del presente giudizio in favore dell'Amministrazione finanziaria che liquida in euro 3100 di cui euro 3000 per onorari oltre accessori di legge e spese prenotate a debito.