L’ex socio risponde dei debiti fiscali fino all’iscrizione della cessione nel Registro delle imprese

Il socio di una S.n.c. che abbia perduto in corso di esercizio tale qualità risponde, nei confronti di terzi, delle obbligazioni sociali sorte fino alla data di cessione risultante dal certificato camerale.

Lo ha affermato la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7688 del 27 marzo 2013. Il caso. L’ex socia di una S.n.c. ricorreva avverso l’avviso di accertamento emesso per la rettifica del reddito dell’anno in cui si verificava il mutamento della compagine sociale con il subentro nella sua posizione giuridica di un nuovo socio. Il ricorso veniva rigettato e la CTR Campania confermava la decisione del primo giudice affermando che pur a fronte della presentazione di un certificato camerale che attestava la fuoriuscita della ricorrente, veniva considerata prevalente la dichiarazione della società interessata contenente la diversa indicazione secondo cui la stessa avrebbe continuato a ricoprire lo status di socio oltre quella data . La contribuente proponeva ricorso in Cassazione che riteneva i motivi di doglianza fondati. Perdita della qualità di socio. La Suprema Corte ha sottolineato come l’affermazione della CTR, secondo cui la perdita dello status di socio per effetto del trasferimento della quota andasse documentata con l’esibizione dell’atto di cessione ritenendo insufficiente il certificato rilasciato dalla Camera di Commercio, fosse in evidente contrasto con il sistema di pubblicità legale previsto dall’ordinamento.

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza 17 ottobre 2012 - 27 marzo 2013, n. 7688 Presidente Pivetti Relatore Crucitti Svolgimento del processo La Commissione Tributaria della Regione Campania, con sentenza n. 4171/06, depositata in data 8.2.2006, rigettava l'appello proposto da A. L. avverso la sentenza di primo grado che, a sua volta, aveva rigettato il ricorso proposto dalla contribuente avverso avviso di accertamento emesso per la rettifica dei reddito relativo all'anno 1997 da partecipazione societaria nella società in nome collettivo E. I Giudica di appello argomentavano la decisione rilevando che la contribuente non aveva fornito prova idonea della perdita della qualità di socio non ritenendo all'uopo sufficiente la produzione di certificato camerale a fronte delle diverse risultanze della contabilità sociale dalle quali emergeva la sua qualità ai socia per tutto l'anno 1997. Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso, affidato a due motivi, A. D Ha resistito con controricorso Agenzia delle Entrate. Motivi della decisione 1. Con il primo motivo, ai sensi dell'art. 360 1 comma n. 3 e n. 5 cpc, si deduce violazione dell' art. 5 del d.p.r. 22.12.1986 n. 317 nonché dell'art. 2697 e seguenti c.c., omessa ed insufficiente ed illogica motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. Secondo la prospettazione difensiva l'esame complessivo delle norme che regolano la materia oggetto di contenzioso conduce a ritenere che, se nel corso di un esercizio sociale di una s.n.c. si verifica il mutamento della composizione della compagine sociale con il subentro di un socio nella posizione giuridica di un altro, i redditi della società devono essere imputati esclusivamente al contribuente che sia socio al momento dell' approvazione del rendiconto. In tale ottica si censura la sentenza della C.T.R. per avere, pur a fronte di un certificato camerale attestante la fuoriuscita dalla società della ricorrente sin dal mese di marzo 1997, considerato prevalente la dichiarazione presentata dalla società interessata contenente la diversa indicazione secondo cui la ricorrente avrebbe continuato a ricoprire lo status di socio per l’intero anno 1997 e, quindi, erroneamente ritenuto che il rapporto di imposta sarebbe rimesso alla mera determinazione della società con la conseguenza che il reddito così non verrebbe più attribuito a chi è veramente socio ma a colui che viene individuato come tale dalla società. 2. Con il secondo motivo si deduce violazione dell'art. 2188 e ss. c.c., dell'art. 2697 c.c., dell'articolo c.p.c., degli artt. 1 e 7 del d.lgs. 3.12.1992 n. 546 nonché omessa insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto decisivo e controverso per il giudizio. La ricorrente censura l'affermazione della CTR secondo cui la perdita dello status di socio per effetto del trasferimento della quota andasse documentata con l'esibizione del relativo atto di cessione ritenendo non sufficiente il certificato rilasciato dalla Camera di Commercio. Tale argomentazione, secondo la prospettazione difensiva, sarebbe in evidente contrasto con il sistema di pubblicità legale accolto dall' ordinamento laddove l'iscrizione nel registro delle imprese da luogo ad una pubblicità dichiarativa con la conseguenza che le risultanze dello stesso sono opponibili ai terzi e, quindi, anche all' Amministrazione finanziaria. I motivi che, per la loro complementarietà, possono essere trattati congiuntamente sono fondati. La perdita della qualità di socio nella società di persone in conseguenza di recesso, esclusione, cessione della quota integrando modificazione dell'atto costitutivo per la società in nome collettivo art. 2295 c.c. n. 1 è soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese a pena di inopponibilità ai terzi, a meno che si provi che questi ne fossero a conoscenza art. 2300 c.c. comma 3 . Così il regime di cui agli artt. 2290 e 2300 c.c., in forza del quale il socio di una società in nome collettivo che cede la propria quota risponde, nei confronti dei terzi, delle obbligazioni sociali sorte fino al momento in cui la cessione sia stata Iscritta nel registro delle imprese o fino al momento anteriore in cui il terzo sia venuto a conoscenza della medesima, è di generale applicazione, non riscontrandosi alcuna disposizione di legge che ne circoscriva la portata al campo delle obbligazioni di origine negoziale con esclusione di quelle che trovano la loro fonte nella legge cfr .Cass. n. 20 4 47/2011 id. n. 2215/200 6 id. 2.2.2007 n. 2284 id. sez. 1 ,v. 12.4.2010 n. 8649 - con riferimento all' obbligo di fonte legale relativo al versamento di contributi previdenziali . Tanto premesso in forza delle previsioni di cui agli artt. 2257, 2290 e 2300 c.c., il socio di una società in nome collettivo che abbia perduto tale qualità risponde, nei confronti dei terzi, delle obbligazioni sociali sorte fino al momento in cui la cessione sia stata iscritta nel registro delle imprese o fino al momento anteriore in cui il terzo sia venuto a conoscenza della cessione ed è appena il caso di rilevare che l'Amministrazione finanziaria assume la posizioni - di soggetto terzo rispetto al rapporto sociale ed all’atto di cessione delle quote sociali posto in essere dal socio di una società di persone . L'indicata pubblicità costituisce, dunque, fatto impeditivo di una responsabilità altrimenti normale che deve essere allegata e provata dai socio che opponga la cessione al fine di escludere la propria responsabilità per le obbligazioni sociali con la conseguenza che rientra tra i poteri ufficiosi del giudice valutare, a fronte di una tale deduzione difensiva, se l'anzidetto onere sia stato o meno assolto cfr. Corte Cass. 5^ sez. 1.2.2006 n. 2215 analogamente, relativamente alla ipotesi di recesso volontario del socio, Cass. 5^ sez. 26.2.2002 n. 2312 id. 2.8.2002 n. 11569 . Nel ritenere che la cessazione della qualità di socio da parte dell' odierna ricorrente, quale risultante dal prodotto certificato camerale, non fosse opponibile all' amministrazione finanziaria siccome contrastante con la diversa dichiarazione resa dalla società, rivestente mera dichirazione di scientia, non ha fatto corretta applicazione di detti principi. Ne consegue la cassazione della sentenza e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, può procedersi alla decisione nel merito della controversia con l’accoglimento del ricorso introduttivo e l'annullamento dell'avviso di accertamento oggetto di causa. Le spese dei gradi di merito - attesa la particolarità della vicenda processuale - vanno integralmente compensate tra le parti mentre in ossequio al principio di soccombenza le spese processuali di questo grado, liquidate come in dispositivo, vanno poste a carico della controricorrente. P.Q.M. In accoglimento del ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito accoglie il ricorso introduttivo proposte dalla contribuente. Condanna Agenzia delle Entrate al pagamento in favore della ricorrente dei compensi di lite che liquida in complessivi euro 3.000,0 0 oltre ,accessori ed euro 200 per esborsi. Compensa integralmente tra le parti le spese dei precedenti gradi.