Leasing auto quasi finito. L’amministratore di fatto commette reato cedendolo vantaggiosamente ad una propria società

In tema di bancarotta fraudolenta per distrazione, la pregressa cessione di un contratto di locazione finanziaria integra gli estremi della distrazione nel solo caso in cui determini un effettivo nocumento nei confronti dei creditori. Il danno è sicuro se resta poco da esborsare rispetto al già pagato.

Con la sentenza n. 8758, depositata il 22 febbraio, la Corte di Cassazione, ha ribadito la propria giurisprudenza in materia di bancarotta fraudolenta per distrazione. Un autonoleggio quasi fallito l’amministratore cede i contratti di leasing. I conti di una s.r.l. di autonoleggio non sono molto in regola. In prossimità del fallimento viene nominato un nuovo amministratore, affiancato di fatto da un altro. I due vengono condannati ad 1 anno e 6 mesi di reclusione per atti distrattivi in bancarotta ex art. 216 della legge fallimentare. Il fatto sono stati ceduti i contratti di leasing di 61 autoveicoli a due società facenti capo all’amministratore di fatto. Per il primo la pena è sospesa, per il secondo la pena è condonata. Nonostante il condono, l’amministratore di fatto, ricorre per la cassazione della sentenza della Corte d’Appello, che conferma la condanna statuita dal Tribunale. Il ricorrente il prezzo di cessione era buono. La Corte rigetta la maggior parte dei motivi di ricorso perché ripropositivi di questioni di fatto già correttamente valutate dai giudici di merito. Il ricorrente si lamenta del fatto che, in quanto amministratore di fatto dell’ultima ora non poteva essere a conoscenza della grave situazione debitoria della società, nella cui amministrazione non si sarebbe evidentemente invischiato se ne avesse conosciute le condizioni. Sarebbe quindi da considerarsi in buona fede, visto che non ha cercato di occultare la propria posizione di gestore di fatto. Lamenta soprattutto che erroneamente è stato valutata come economicamente lesiva la cessione dei contratti di leasing, visto che la garanzia delle auto era scaduta e che dovevano esservi fatte opere di manutenzione il prezzo sarebbe quindi stato equo. Inoltre l’utilizzo delle macchine era rimasto alla società poi fallita e, visto ciò, sarebbe da considerarsi naturale la cessione a società dello stesso gruppo, anche se sue, poiché così è risultata più semplice la gestione comune del parco auto. La perizia tecnica è una atto neutro rimesso alla discrezione del giudice. La Corte di Cassazione, legittima il diniego offerto dai giudici di merito in relazione alla richiesta di una nuova perizia tecnica sul valore delle auto, che aveva riconosciuto in misura maggiore rispetto al prezzo di cessione. Tale decisione è incensurabile in sede di legittimità se la motivazione è adeguata. Questo perché la perizia, per il suo carattere neutro sottratto alla disponibilità delle parti e rimesso alla discrezionalità del giudice, non può farsi rientrare nel concetto di prova decisiva . Con la cessione dei leasing c’è stato un provato danno economico. La Corte sottolinea poi che sono inutili le riproposizioni fattuali del ricorrente egli si è appropriato di vetture a costi di massima convenienza, pagando solo i ratei a scadere dei contratti di leasing ceduti. In proposito, la S.C. richiama la propria giurisprudenza. In tema di bancarotta fraudolenta per distrazione, la pregressa cessione di un contratto di locazione finanziaria integra gli estremi della distrazione nel solo caso in cui determini un effettivo nocumento nei confronti dei creditori . Ciò può escludersi solo se la permanenza di tale rapporto possa considerarsi un onere per il curatore, e non una risorsa positiva. Nel caso specifico è risultato dimostrato che il curatore fallimentare aveva dovuto registrare un sicuro danno da distrazione connesso al fatto che poco restava da esborsare rispetto al già pagato, e che il valore dei veicoli superava largamente l’importo delle somme ancora dovute, come accertato del perito designato dall’ufficio . Per questi motivi il ricorso viene respinto.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 12 ottobre 2012 22 febbraio 2013, n. 8758 Presidente Ferrua Relatore Micheli Ritenuto in fatto 1. Il 20/11/2009, la Corte di appello di Trento confermava la sentenza del Tribunale della stessa città, emessa in data 17/07/2008 nei confronti di P M. e R N. , con la quale gli imputati erano stati condannati alla pena di anni 1 e mesi 6 di reclusione ciascuno, all'esito di rito abbreviato condizionato pena sospesa per il N. , e condonata per il M. per addebiti di bancarotta concernenti la gestione della Adige Service S.r.l., dichiarata fallita nel omissis . Quanto alla specifica posizione del M. , ritenuto amministratore di fatto dell'anzidetta società, la Corte evidenziava che plurime deposizioni testimoniali ne confermavano detta veste, resa peraltro economicamente significativa proprio dalla condotta di distrazione specificamente contestata questa era infatti consistita nella cessione dei contratti di leasing di cui la società fallita era parte, operando nel settore degli autonoleggi e disponendo di numerose vetture anche attraverso quegli strumenti negoziali, ad altre società facenti capo allo stesso M. Travelcar s.r.l. e Neworld s.a.s. , entrate così in possesso di 61 veicoli per molti dei quali alla Adige Service erano rimasti soltanto pochi ratei di locazione finanziaria da onorare. Inoltre, era stato appurato che le scritture contabili della società fallita non erano state più tenute dal giugno 2002. La Corte di appello disattendeva i motivi di impugnazione avanzati nell'interesse del M. , fondati sul rilievo che l'imputato si era occupato della società solo nell'ultimo periodo mentre il dissesto era stato provocato dalla gestione di chi vi aveva operato in precedenza, in particolare da tale M.A. che aveva separatamente definito la propria posizione processuale , nonché sulla circostanza che le cessioni dei contratti di leasing non avrebbero dovuto essere valutati come episodi di distrazione, ma al contrario quali occasioni di alleggerimento della posizione debitoria della Adige Service ad avviso dell'appellante, infatti, il valore complessivo dei mezzi ceduti, da calcolare in ragione dell'usura e della già maturata svalutazione, doveva considerarsi almeno pari, se non inferiore, alle rate ancora da onorare in tal modo, alla ditta era stato consentito di continuare ad utilizzarli senza dover sostenere alcun costo . Secondo i giudici di secondo grado, tuttavia, per quanto fosse pacifico il venire in essere dello stato di insolvenza sotto l'amministrazione del Mo. , doveva intendersi provato che costui, nell'ultimo periodo, avesse mirato a liberarsi della società e di un ormai gravoso ruolo di rappresentante legale, facendo intervenire soggetti compiacenti che avrebbero dovuto gestire i seguiti verso la completa dissoluzione aziendale . In tale quadro, assumeva particolare rilevanza proprio la figura del M. , che pur non avendo rivestito funzioni formali si era trovato ad affiancare un nuovo amministratore di diritto - il già ricordato R N. - che era risultato agli stessi organi della procedura concorsuale del tutto ignaro della situazione della società, tanto da doversi intendere una vera e propria testa di legno al servizio dell'amministratore di fatto M. . Un notevole numero di testimoni, le cui dichiarazioni venivano riportate nei passi essenziali nel corpo della motivazione della sentenza della Corte territoriale, avevano poi precisato che era stato appunto il M. a presiedere alle operazioni di cessione dei contratti di leasing, peraltro realizzate - in favore di altre società facenti capo allo stesso imputato - in modo che non vi fosse alcun corrispettivo per la Adige Service s.r.l. nella ricostruzione compiuta dai giudici di appello, giostrando sull'apparente vantaggio che con le cessioni dei contratti di leasing si era affrancata la Adige Service dal dover pagare i canoni residui, si erano sottratti gli autoveicoli alla società, confiscando di fatto al futuro curatore fallimentare le possibilità di sindacare le convenienze. Solo a lui, infatti, sarebbe spettato stabilire se concludere o meno i pagamenti delle residue rate di leasing, e mai si sarebbe dovuta produrre la situazione per la quale egli si era trovato senza i beni e senza nemmeno avere in cassa alcun controvalore . Richiamata la giurisprudenza di legittimità che reputa ravvisabile ipotesi di reato ex art. 216 legge fall., nei casi di sottrazione o manomissione di beni oggetto di leasing, la Corte di appello di Trento sottolineava che dagli accertamenti compiuti non era affatto emerso che i veicoli in questione non costituissero arricchimento per le società cessionarie in quanto deteriorati o recanti ancora scritte pubblicitarie della Adige Service da un lato, non risultava in alcun modo che fossero pur parzialmente inidonei all'uso dall'altro, le insegne della società poi fallita erano in concreto presenti solo su 16 automezzi e sarebbe stato possibile coprirle con minimi accorgimenti di spesa irrisoria senza neppure una concreta possibilità di pregiudizio sul piano di una astratta concorrenza, visto che i gestori di cedente e cessionaria erano le medesime persone fisiche, il che escludeva altresì la possibilità di considerare fisiologico uno sconto praticato a stock . La Corte dava quindi atto della congruità del valore complessivo dei veicoli di cui ai contratti di leasing, come ricostruito dal perito nominato in precedenza 215.000,00 Euro, in luogo dei 180.000,00 segnalati dal consulente del M. , in ordine agli automezzi ceduti alla Travelcar, e 213.000,00 circa quanto ai beni entrati nella disponibilità della Neworld, dato sostanzialmente non contestato dalla difesa . In proposito, la richiesta di rinnovazione dibattimentale volta all'esperimento di una nuova perizia veniva considerata non accoglibile e del tutto dissonante, tenuto conto della natura dei rito prescelto . 2. Avverso la predetta sentenza propone ricorso il difensore di P M. , articolato in due motivi. 2.1 Con il primo motivo si deduce mancata assunzione di una prova decisiva, con riguardo alla necessità di accertare il valore reale degli automezzi oggetto delle contestate cessioni dei contratti di leasing, non essendovi in merito alcun elemento di sicura affidabilità nella relazione peritale già in atti era stato infatti lo stesso perito nominato nel processo di primo grado a segnalare di aver calcolato detto valore senza tenere conto del grado di usura dei veicoli, mentre invece - come già argomentato nell'atto di appello - il consulente di parte aveva offerto un quadro della situazione molto più preciso e con riferimenti specifici al settore della vendita dei mezzi usati dalle aziende che praticano il noleggio . L'assunzione della prova richiesta - una nuova perizia d'ufficio, ovvero l'esame del consulente di parte - avrebbe colmato le lacune, tenendo presente fra l'altro che dalle stesse testimonianze ritenute decisive dalla Corte in particolare, quella di G.G. era emerso come fosse prassi della Adige Service s.r.l. acquistare le vetture mediante contratti di leasing a lunga scadenza, salvo poi alienare anticipatamente gli stessi mezzi per evitare di sostenere i costi di manutenzione non coperti da garanzia ciò significava che le auto cedute alla Travelcar ed alla Neworld, rimaste in carico alla società fallita dopo il primo anno dalla stipula dei contratti di leasing e non più in garanzia, non avrebbero potuto considerarsi in perfetta efficienza. 2.2 Con il secondo motivo il ricorrente si duole della contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione della sentenza impugnata, nella parte in cui viene data per ammessa una compiuta conoscenza da parte del M. circa lo stato d'insolvenza della Adige Service, atteso che viene dato atto dalla Corte territoriale che lo stesso ex commercialista della società Dott. Z. aveva dichiarato che le scritture contabili durante la gestione Mo. non erano attendibili, ed erano state mostrate al N. ed al M. proprio dal precedente amministratore, rimastone in possesso pertanto, non sarebbe possibile accreditare al M. una consapevolezza della situazione debitoria che certamente aveva percepito come pesante ma che non aveva inteso come irreversibile , visto al contrario l'argomento logico secondo cui egli aveva tutto da perdere nell'accollarsi una situazione senza via di scampo . La buona fede del M. sarebbe altresì ricavabile dalla circostanza che egli non ha mai inteso occultare la propria presenza nella concreta gestione della Adige Service, pur non avendovi mai assunto cariche formali, ed è pertanto da considerare semplicemente quale vittima di un raggiro perpetrato dal Mo. . Il ricorrente censura inoltre la ricostruzione offerta in sentenza quanto al valore dei veicoli ceduti, laddove non tiene conto dei costi che le società cessionarie avrebbero dovuto accollarsi per rimuovere le scritte che recavano ancora la ragione sociale della cedente, situazione che comportava di fatto una pubblicità in favore di una ditta comunque concorrente dovendosi tenere conto delle distinte persone giuridiche, e non già delle persone fisiche in ipotesi interessate alla gestione dell'una o dell'altra stante ad esempio la stima relativa ai mezzi ricevuti dalla Travelcar, come offerta dal perito d'ufficio e dal consulente di parte, si dovrebbe seriamente reputare che quella differenza di 35.000,00 Euro sarebbe stata coperta dai costi necessari per la riverniciatura e le riparazione di 16 autovetture. La Corte di appello, con argomentazioni apodittiche, avrebbe comunque escluso la correttezza di una valutazione effettuata a stock, da considerare invece legittima e rispondente alle regole del mercato indipendentemente dalla circostanza se la società cessionaria fosse stata o no riconducibile all'imputato o ad altri soggetti interessati nella gestione della Adige Service. In ultima analisi, pertanto, il vizio della motivazione deriva dal rilievo che è invece la ricostruzione difensiva l'unica ad essere supportata da basi logiche, in quanto se le autovetture fossero rimaste nella disponibilità formale della Adige Service la situazione debitoria sarebbe ulteriormente peggiorata, non foss'altro per la necessità di fare fronte ai ratei ancora da scadere, mentre con la soluzione adottata - che prevedeva un contratto di joint venture - la società poteva continuare ad utilizzare gli stessi veicoli in accordo con le società Travelcar e Neworld ed era altresì naturale che quel contratto fosse stato concluso con altre società dello stesso gruppo, essendo ben più semplice in quel caso la possibilità di un accordo per l'utilizzo in comune del parco auto . 3. Con atto depositato il 05/10/2012, il difensore del M. propone inoltre motivi nuovi di ricorso, tutti afferenti il secondo tra i motivi già sviluppati. Producendo copia della sentenza del Tribunale di Milano n. 3775/08, relativa ad un'accusa di truffa che il precedente titolare della società fallita aveva mosso al N. ed allo stesso M. , il ricorrente ribadisce l'impossibilità di ritenere provato in capo all'imputato il dolo necessario per la configurabilità di condotte di bancarotta, atteso che sarebbe al contrario dimostrato che - il M. , nel dicembre 2002, non si era visto consegnare dal Mo. alcuna scrittura contabile - il Mo. aveva dichiarato, contestualmente all'accordo per la cessione delle quote, che il passivo della Adige Service ammontava solo a 55.000,00 Euro, mentre la sola esposizione verso l'erario era in realtà pari ad oltre un milione - era stata la stessa società di leasing la Daimler Chrysler a proporre alla Travelcar del M. , già sua cliente, di subentrare nei contratti esistenti con la Adige Service, oramai ritenuta a rischio di insolvenza, tanto che un impiegato della Daimler Chrysler - Placido Penna - aveva fatto incontrare direttamente il Mo. e il M. , fino a quel momento perfetti sconosciuti. La difesa insiste altresì nel rilievo della buona fede del M. , palesatosi come amministratore di fatto fino a redigere una memoria indirizzata allo stesso giudice delegato sulle cause del fallimento, evidenziando in proposito che la designazione del N. come amministratore di diritto non poteva certamente essere interpretata come un accorgimento per occultare la presenza dell'imputato. Considerato in diritto 1. Il ricorso non può trovare accoglimento. 1.1 Quanto al primo motivo, non sembra dirimente la circostanza, per quanto enfatizzata dalla Corte territoriale, che l'istanza di rinnovazione del dibattimento interveniva in un processo dove era stato lo stesso imputato ad avanzare richiesta di rito alternativo, visto che si trattava pur sempre di un giudizio abbreviato condizionato, ex art. 438, comma 5, cod. proc. pen. è invece significativo prendere atto che nella stessa ricostruzione difensiva non sembra vi siano concrete contestazioni circa i valori di stima effettuati dal perito. Per le auto di cui ai contratti ceduti alla Neworid non si segnalano divergenze di valore rispetto a quanto attestato dal perito, salvo discutere della congruità di un prezzo complessivo praticato a stock] per le vetture destinate alla Travelcar, vi sarebbe invece una differenza di 35.000,00 Euro rispetto alla valutazione offerta dal consulente di parte, ma si vorrebbe eliminare il dato con una irragionevole imputazione di quella discrasia a lavori di riverniciatura e l'ipotesi che non fossero invece percorribili i ben più economici rimedi segnalati dai giudici di merito afferisce ad una questione di mero fatto o manutenzione che non è in alcun modo dimostrato fossero necessari piuttosto, è singolare dover registrare che secondo il M. , non essendo state aggiornate le riparazioni dopo la scadenza della garanzia annuale, si sarebbe trattato di auto non sicure per i clienti dell'autonoleggio, come a voler ammettere che egli - anche per la Travelcar, in ragione della più volte invocata joint venture che consentiva l'uso di quelle macchine sia alla cedente che alla cessionaria - fosse solito mettere in circolazione vetture in non perfetta efficienza. Va altresì ricordato che, in virtù di un indirizzo giurisprudenziale ormai consolidato, la perizia, per il suo carattere neutro sottratto alla disponibilità delle parti e rimesso alla discrezionalità del giudice, non può farsi rientrare nel concetto di prova decisiva ne consegue che il relativo provvedimento di diniego non è sanzionabile ai sensi dell'art. 606 comma primo lett. d cod. proc. pen., in quanto giudizio di fatto che se sorretto da adeguata motivazione è insindacabile in Cassazione Cass., Sez. IV, n. 14130 del 22/01/2007, Pastorelli, Rv 236191 . 2.2 Il secondo motivo di ricorso riguarda, sostanzialmente, profili di mero fatto. Il ricorrente mira infatti a sottoporre al giudizio di legittimità aspetti che riguardano la ricostruzione del merito della vicenda e l'apprezzamento del materiale probatorio, già adeguatamente valutati sia dal Tribunale che dalla Corte di appello. Alla Corte di Cassazione deve invece ritenersi preclusa la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata e l'autonoma adozione di nuovi o diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, ritenuti maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa, dovendo il giudice di legittimità soltanto controllare se la motivazione della sentenza di merito sia intrinsecamente razionale e capace di rappresentare e spiegare l’iter logico seguito. Quindi non possono avere rilevanza le censure che si limitano ad offrire una lettura alternativa delle risultanze probatorie, e la verifica della correttezza e completezza della motivazione non può essere confusa con una nuova valutazione delle risultanze acquisite la Corte, infatti, non deve accertare se la decisione di merito propone la migliore ricostruzione dei fatti, né deve condividerne la giustificazione, ma limitarsi a verificare se questa giustificazione sia compatibile con il senso comune e con i limiti di una plausibile opinabilità di apprezzamento v., ex plurimis, Cass., Sez. IV, n. 4842 del 02/12/2003, Elia . Né i parametri di valutazione possono dirsi mutati per effetto delle modifiche apportate all'art. 606 cod. proc. pen. con la legge n. 46 del 2006, essendo stato affermato e più volte ribadito che anche all'esito della suddetta riforma gli aspetti del giudizio che consistono nella valutazione e nell'apprezzamento del significato degli elementi acquisiti attengono interamente al merito e non sono rilevanti nel giudizio di legittimità se non quando risulti viziato il discorso giustificativo sulla loro capacità dimostrativa e [ ], pertanto, restano inammissibili, in sede di legittimità, le censure che siano nella sostanza rivolte a sollecitare soltanto una rivalutazione del risultato probatorio Cass., Sez. V, n. 8094 dell'11/01/2007, Ienco, Rv 236540 . Non ha dunque pregio concreto tornare a ribadire che il M. avrebbe avuto tutto da perdere nell'accollarsi una situazione compromessa, visto che il percorso argomentativo seguito dalla Corte di appello si fonda sull'opposta considerazione che egli attraverso la Travelcar o la Neworld giungeva comunque ad appropriarsi di vetture a costi di massima convenienza, pagando solo i ratei a scadere delle stesse né può apparire dirimente, per poterne inferire vizi di manifesta illogicità della motivazione della sentenza impugnata, la presa d'atto dell'esistenza di tensione di rapporti, come pure di contenziosi giudiziaria fra l'imputato e il più volte ricordato Mo. . La recente giurisprudenza di questa Sezione ha affermato il principio secondo cui in tema di bancarotta fraudolenta per distrazione, la pregressa cessione di un contratto di locazione finanziaria integra gli estremi della distrazione nel solo caso in cui determini un effettivo nocumento nei confronti dei creditori, il che è escluso quando la permanenza del rapporto negoziale nel patrimonio affidato al curatore costituisca in concreto, dal punto di vista economico, un onere e non già una risorsa positiva Cass., Sez. V, n. 3612 del 06/11/2006, Tralicci, Rv 236043 v. anche Cass., Sez. V, ord. n. 9427 del 03/11/2011, Cannarozzi . E nel caso di specie, a seguito di apprezzamenti in fatto non sindacabili in questa sede, risulta dimostrato che il curatore fallimentare aveva dovuto registrare un sicuro danno da distrazione connesso al fatto che poco restava da esborsare rispetto al già pagato, e che il valore dei veicoli superava largamente l'importo delle somme ancora dovute, come accertato dal perito designato dall'ufficio pag. 14 della sentenza impugnata . 2. Il rigetto del ricorso comporta la condanna del M. al pagamento delle spese del presente giudizio di cassazione. P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.