L'agricoltore in pensione (anche se senza partita Iva) non paga l'Ici

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco L'esenzione dall'Ici sui fabbricati rurali, spetta anche ai lavoratori agricoli in pensione. Con queste conclusioni la sezione 8 della Commissione tributaria regionale del Lazio nella Sentenza 180/2005 depositata il 22 febbraio 2006 e qui leggibile tra gli allegati, confermando completamente la decisione dei primi giudici che avevano accolto il ricorso del contribuente, ha stabilito che l'esenzione dall'Ici concessa agli edifici aventi i requisiti della ruralità di cui all'articolo 9 comma 3 e tre bis, del decreto legge 557/93, convertito dalla legge 133/94, spetta anche ai lavoratori agricoli in pensione inoltre, a questi agricoltori in pensione, non dovranno essere richieste le ulteriori condizioni soggettive previste per gli agricoltori in attività conduzione del terreno, attuale utilizzazione strumentale, volume di affari . Con un ricorso presentato alla Commissione tributaria provinciale di Rieti, un contribuente contestava il silenzio rifiuto intervenuto in dipendenza della domanda presentata al Comune di Configni Rieti per ottenere il rimborso dell'Ici indebitamente versata per gli anni dal 1997 al 1999. Il ricorrente palesava la sua condizione di pensionato in agricoltura che, a suo parere, lo esentava dal pagamento del tributo Ici allo stesso modo previsto per gli agricoltori in attività. La Commissione tributaria provinciale di Rieti, riconoscendo al pensionato l' esenzione richiesta accoglieva il ricorso avverso tale sentenza, il Comune di Configni si rivolgeva alla Ctr del Lazio chiedendo la riforma della decisione. Nell'appello presentato, il Comune sosteneva che la mancanza della partita Iva in capo al richiedente e la conseguente assenza del volume di affari espressamente richiesta per constatare la prevalenza del reddito agricolo precludevano al contribuente il diritto al rimborso. La Commissione tributaria regionale del Lazio, ha rigettato l'appello presentato dal comune e confermato la sentenza di primo grado. I giudici regionali hanno motivato le loro conclusioni basandosi sulle disposizioni fornite dalla Risoluzione n 272/E del 30 dicembre 1996 che concerne il trattamento della Tarsu nelle zone agricole . Tale risoluzione, citano i giudici regionali romani, sia pure prevedendo che deve essere presente la sussistenza del carattere di ruralità del fabbricato oggetto di imposizione, esclude tuttavia l'obbligo del possesso della partita Iva, come pure, prosegue il collegio, al fine del riconoscimento dell'esenzione, esclude le ulteriori condizioni soggettive previste per gli agricoltori in attività. Conseguentemente, conclude la Commissione, ai fini dell'agevolazione richiesta sono presenti sia i requisiti oggettivi che soggettivi, per cui al contribuente compete il rimborso del tributo Ica versato. IL PRINCIPIO L'esenzione dall'Ici prevista per gli agricoltori diretti che svolgono l'attività agricola spetta anche agli agricoltori in pensione. Ai fini della citata esenzione Ici dei fabbricati rurali, gli agricoltori in pensione non dovranno verificare un volume d'affari superiore alla metà del reddito complessivo, inoltre non dovranno necessariamente possedere la Partita Iva né gli altri requisiti soggettivi.

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione 8 - sentenza 13 dicembre 2005 - 22 febbraio 2006, n. 180 Presidente Caruso - relatore Panzini Ricorrente Comune di Configni Il signor Placidi Mussolino, quale pensionato in agricoltura, presentava istanza al Comune di Configni tesa al rimborso dell'ICI pagata per gli anni dal 1997 al 1999, in relazione ad un immobile avente i requisiti della ruralità di cui all'articolo 9, commi 3 e 3bis, del Dl 557/93, convertito dalla legge 133/94. A seguito di intervenuto rifiuto al rimborso da parte dell'ente locale, il contribuente proponeva ricorso per vedersi riconoscere il proprio diritto e la Commissione tributaria provinciale di Rieti, con sentenza n. 132/1/03 depositata il 14.10.2003 ha accolto il gravarne. Il Comune di Configni avversa l'indicata sentenza, di cui chiede la riforma o l'annullamento, per i motivi che seguono - omessa pronuncia sulla necessità del possesso della partita IVA e quindi sulla realizzazione del volume di affari, al fine dei requisiti di cui alla lett. d - comma 3 - dell'articolo 9 del citato decreto-legge n. 557 del 1993 - omessa pronuncia sulla circostanza che le istruzioni per la compilazione del modello unico e 730 non escludono il requisito dei volume di affari al fine del r conoscimento della ruralità del fabbricato - erronea interpretazione della norma in questione, con riguardo alla circolare del Ministero delle finanze n. 272/E del 30.12.1996 - omessa pronuncia circa il rigetto della tesi sostenuta dal contribuente, secondo il quale per i pens onati in agricoltura si dovrebbe scindere completamente il rapporto tra fabbricato rurale e fondo agricolo, in presenza della sola condizione di pensionato per poter ottenere l'agevolazione. Osserva Le doglianze dei Comune non sono meritevoli di accoglimento e di conseguenza va integralmente confermata la sentenza di primo grado, perché ben motivata e giuridicamente esatta. In sostanza i primi giudici hanno riconosciuto il diritto alla esenzione dal pagamento dell'ICI da parte dei signor Placidi, in considerazione del requisito di pensionato per l'attività svolta in agricoltura, in aderenza al disposto normativo di cui all'articolo 9 del Dl 557/93, convertito dalla legge 133/94 e al contenuto della circolare del Ministero delle finanze n. 272/E del 30.12.1996, che escludono l'obbligo del possesso della partita IVA e comunque prevedono la sussistenza dei carattere di ruralità del fabbricato oggetto di imposizione, al fine della esenzione in questione. E poiché tali condizioni sono presenti nel caso in esame, non hanno pregio le osservazioni svolte dall'ente locale circa i prospettati omessi pronunciamenti da parte dei primi giudici, dato che essi sono stati assorbiti dal giudizio manifestato. In conclusione, i requisiti soggettivi e oggettivi al fine della esenzione dal tributo ICI, sono presenti nel caso a quo e pertanto trova piena conferma il giudizio di primo grado, nel senso che compete al contribuente il rimborso di quanto impropriamente versato all'ente locale ai fini ICI per gli anni dal 1997 al 1999 per il fabbricato rurale. Sussistono motivi, per compensare le spese. PQM Respinge l'appello del Comune. Spese compensate.