Manca la documentazione di rifugiato? Il questore deve avvertire lo straniero

Altrimenti è illegittimo il no alla richiesta di soggiorno. Respinto il ricorso del ministero dell'Interno

Se la questura nega il permesso di soggiorno a un cittadino straniero solo perché non è stato in grado di documentare con apposita attestazione rilasciata dall'Alto commissariato delle Nazioni unite lo status di profugo di guerra deve motivare il diniego. A chiarirlo è stata la sesta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 4601/06 depositata lo scorso 20 luglio e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha dichiarato inammissibile il ricorso del ministero dell'Interno che si era visto annullare dal Trga Bolzano il provvedimento con cui aveva rifiutato a un uomo il permesso di soggiorno, poiché lo straniero non aveva saputo dimostrare, con apposita documentazione rilasciata dall'Acnur Alto commissariato delle Nazioni unite , operante nel territorio dell'ex Jugoslavia, il proprio status di profugo di guerra. I giudici di Bolzano, del resto, avevano annullato il diniego sostenendo che la questura non aveva comunicato al cittadino straniero l'inizio del procedimento, ma non solo. Il provvedimento, inoltre, non era stato ampiamente motivato. Il dicastero, tuttavia, ha impugnato la sentenza del Trga Bolzano solo nella parte in cui censura la questura per non aver avvertito in alcun modo lo straniero e non anche nella parte in cui lamenta il difetto di motivazione dell'atto di rifiuto del permesso di soggiorno. Pertanto, niente da fare per il ministero dell'Interno il suo ricorso è inammissibile. cri.cap

Consiglio di Stato Sezione sesta - decisione 16 maggio-20 luglio 2006, n. 4601 Presidente Giovannini - Estensore Cafini Ricorrente ministero dell'Interno Fatto e diritto 1. Con il ricorso proposto in primo grado il sig. N. C., cittadino extracomunitario appartenente all'ex Federazione iugoslava, chiedeva l'annullamento del provvedimento in data 26.10.1994 con cui il Questore di Bolzano aveva denegato nei suoi confronti il permesso di soggiorno, richiesto per motivi umanitari, per non avere saputo documentare, con apposita attestazione rilasciata dall'ACNUR, operante nel territorio dell'ex Jugoslavia, di essere effettivamente profugo di guerra. A sostegno del gravame l'interessato deduceva, con tre motivi di diritto, censure di violazione di legge in particolare, degli artt. 3, 7 e segg. L. numero /1990 e degli artt. 4 e 5 D.L. numero /1989, conv. in L. numero /1990 e di eccesso di potere sotto svariati profili, in particolare, per difetto di motivazione. 1. 1. Con la sentenza in epigrafe specificata, il Tribunale adito ha accolto il proposto gravame, avendo ritenuto fondati il motivo relativo alla dedotta violazione dell'art. 7 L. 241/1990, sotto il profilo della mancata partecipazione all'istruttoria, e al denunciato difetto di motivazione del provvedimento impugnato in prime cure. 1.2. Avverso tale sentenza è interposto l'odierno appello, con il quale il Ministero ricorrente si limita ad affermare che nella specie non sussisteva la necessità dell'invio, da parte dell'Amministrazione, dell'avviso del procedimento, ai sensi dell'articolo L. numero /1990, come avrebbe affermato il Tribunale, essendo il provvedimento impugnato atto vincolato e non essendo dunque tenuta l'autorità procedente, per costante giurisprudenza, a comunicare allo straniero detto avviso. L'appellato non si è costituito in giudizio. 1.3. Alla pubblica udienza del 16 maggio 2006 la causa è stata ritenuta per la decisione. 2. Con il ricorso in esame ministero dell'Interno si limita a sostenere che nella specie non occorreva l'invio dell'avviso di procedimento, come se, nella pronuncia gravata, il Tribunale adito avesse ritenuto la necessità dell'invio dell'avviso stesso e, per ciò soltanto, avesse annullato l'atto impugnato. Null'altro, oltre a ciò, deduce avverso la gravata decisione l'Amministrazione appellante, che, dunque, non censura la statuizione centrale, posta alla base della sentenza impugnata, cioè quella relativa alla riscontrata mancanza di motivazione, in accoglimento dello specifico motivo formulato dall'interessato. 2.1. Ciò posto, il Collegio ritiene che il ricorso non possa essere accolto. Da una parte, infatti, non vi è cenno nella sentenza de qua dell'accoglimento della censura di violazione dell'art. 7 della legge numero /1990 - su cui si incentra unicamente il profilo dedotto nell'appello - ammettendo anzi la sentenza stessa che nella specie non era necessario l'invio di alcun avviso, perché il procedimento era stato avviato ad istanza dell'interessato medesimo. Dall'altra, nessun rilievo viene mosso, invece, dall'Amministrazione appellante contro la statuizione della sentenza in epigrafe relativa all'accoglimento del dedotto difetto di motivazione, in quanto il provvedimento impugnato sarebbe stato motivato dalla sola allusione che la mancanza dell'attestato rilasciato da un Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite ACNUR avrebbe fatto ritenere pretestuosi i motivi umanitari addotti, motivazione questa che non integrava, ad avviso dei primi giudici, le rigorose previsioni legislative in materia, considerato anche che la Direttiva del Presidente del Consiglio in data 14.4.1994 prevedeva, per i cittadini dell'ex Jugoslavia, una serie di condizioni per potere considerare profugo chi proveniva da quel territorio e il possesso dell'attestazione dell'ACNUR era solo una di tali condizioni. Dal che consegue che, anche se, per mera ipotesi, dovesse attribuirsi valore all'unico rilievo mosso nell'appello sopra specificato, la sentenza gravata resterebbe comunque insuscettibile di annullamento in quanto basata sull'altra incontestata statuizione relativa al riscontrato difetto di motivazione avverso la quale nulla è stato dedotto dal Ministero ricorrente. 2.2. Pertanto, l'appello deve essere dichiarato inammissibile. Ricorrono giusti motivi per compensare integralmente tra le parti le spese di giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, pronunciando definitivamente sul ricorso in appello in epigrafe specificato, lo dichiara inammissibile. Compensa tra le parti le spese del giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. Così deciso in Roma, il 16 maggio 2006 dal Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale - sezione VI - nella Camera di Consiglio.