Il commercialista in pensione non deve alcun contributo di solidarietà

Il contributo di solidarietà pagato dai commercialisti in pensione è illegittimo perché lesivo dell’affidamento dell’assicurato a conseguire una pensione di consistenza proporzionale alla quantità dei contributi versati.

Ad affermarlo è stata la Corte di Cassazione con l’ordinanza del 5 febbraio scorso, n. 2750/2013. Il caso. La Corte di appello accoglieva la domanda di un commercialista, nei confronti della propria Cassa Nazionale di Previdenza, dichiarando illegittima l’applicazione, da parte della Cassa stessa, del contributo di solidarietà sulla pensione in godimento. La Cassa, vista la decisione di secondo grado, ricorre per la cassazione della stessa. Leso l’affidamento dell’assicurato? La S.C., ribadendo quanto già affermato con la sentenza n. 25212/2009, precisa che in materia di trattamento previdenziale, gli enti previdenziali privatizzati nella specie, la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Dottori Commercialisti non possono adottare atti o provvedimenti che impongano una trattenuta nella specie, un contributo di solidarietà su un trattamento già determinato in base ai criteri ad esso applicabili, dovendosi ritenere tali atti incompatibili con il rispetto del principio del pro rata , nonché lesivi dell’affidamento dell’assicurato a conseguire una pensione di consistenza proporzionale alla quantità dei contributi versati . Contributo di solidarietà in pensione. Niente da fare per la Cassa, che si vede rigettare il ricorso e condannare al pagamento delle spese.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile L, ordinanza 20 novembre 2012 5 febbraio 2013, n. 2750 Presidente/Relatore La Terza Fatto e diritto Con la sentenza impugnata la Corte d'appello di Torino accoglieva la domanda proposta da S. L. nei confronti della Cassa Nazionale Previdenza Assistenza Dottori Commercialisti, dichiarando la illegittimità dell'applicazione, da parte della Cassa, a partire dal 2004 in poi, del contributo di solidarietà sulla pensione in godimento Avverso detta sentenza la Cassa soccombente ricorre con due motivi. S. L. resiste con controricorso Letta la relazione resa ex art. 380 bis cod. proc. civ. di manifesta infondatezza del ricorso Lette le note di entrambe le parti Ritenuto che i rilievi di cui alla relazione sono condivisibili Quanto al primo motivo, multa dalla sentenza impugnata che il professionista aveva chiesto, con il ricorso di primo grado, la restituzione del contributo di solidarietà applicato, dal 2004 per euro 9.740,85, oltre gli ulteriori importi maturati dopo il novembre 2006. Con ciò la pretesa atteneva anche a tutto il periodo successivo al novembre 2006. A fronte della sentenza di primo grado, che aveva parzialmente accolto la domanda, perché aveva deciso per la legittimità del prelievo a partire dal primo gennaio 2007, il professionista aveva spiegato appello incidentale, che la Corte adita ha accolto, condannando la Cassa alla restituzione delle somme trattenute a titolo di contributo di solidarietà a partire dal gennaio 2007 Se tele é la vicenda processuale, non si ravvisa alcuna ultra petizione, perché la pretesa fatta valere con il ricorso introduttivo atteneva al prelievo senza determinazione di tempo, concerneva ciò la restituzione delle somme già trattenute e la illegittimità delle trattenute a venire. Nel merito questa Corte ha già deciso la questione con la sentenza n. 25212 del 30/11/2009, con cui si è affermato In materia di trattamento previdenziale, gli enti previdenziali privatizzati, nella specie la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Dottori Commercialisti possono adottare - in funzione dell'obbiettivo di assicurare l'equilibrio di bilancio e la stabilità della gestione - atti o provvedimenti che, lungi dall'incidere sui criteri di determinazione del trattamento pensionistico, impongano una trattenuta nella specie, un contributo di solidarietà su un trattamento che sia già determinato in base ai criteri ad esso applicabili, dovendosi ritenere tali atti incompatibili con il rispetto del principio del pro rate - che è stabilito in relazione alle anzianità già maturate , le quali concorrono a determinare il trattamento medesimo - e lesivi dell'affidamento dell'assicurato a conseguire una pensione di consistenza proporzionale alla quantità dei contributi versati . Nello stesso senso si sono pronunziate le altre sentenza n. 25029 e 25030 del 2009. Né la trattenuta può considerarsi legittima a seguito della entrata in vigore dell'art. 1 comma 763 della legge 296/2006, perché detta norma incide sul sistema del pro rata, che quindi è estraneo alla tematica del contributo di solidarietà che interessa la presente causa. Nessuna influenza può avere poi la invocata delibera della Cassa del 28.10.2008, perché di essa non si è trattato in sede di merito, giacché la tesi ivi sostenuta dalla Cassa era solo che l'art. 1 comma 763 della legge 296/2006 aveva reso legittima l'applicazione del contributo di solidarietà. Il ricorso va quindi rigettato. Le spese seguono la soccombenza. P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese liquidate in euro quaranta per esborsi e duemilacinquecento per compensi professionali, con accessori di legge.