Inappellabilità, entra in vigore e finisce subito alla Consulta

Sollevate due eccezioni di incostituzionalità nel primo giorno di applicazione. Una a Milano, respinta un'altra a Firenze, accolta. Dure le reazioni dei penalisti

Come debutto non è stato male. Appena la legge sull'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento è entrata in vigore ha subito incassato la prima eccezione di incostituzionalità. Due per l'esattezza, una presentata a Milano, ma respinta, ed una a Firenze. I giudici della terza sezione della Corte d'appello fiorentina, dopo neanche un'ora di camera di consiglio, hanno accolto un'eccezione sollevata dal sostituto procuratore generale, Marcello Scialoja, per un processo fissato in mattinata e subito sospeso nel quale è imputato un marocchino di 24 anni, H.S. assolto in primo grado a novembre del 2003 dall'accusa di mancata esibizione di documenti, con la motivazione che il fatto non costituisce reato . Secondo le disposizioni della legge 46/2006, passata alle cronache come la legge Pecorella dal nome del primo firmatario del provvedimento, H.S. non dovrebbe più passare all'esame della Corte d'appello, ma vista l'eccezione sollevata dal procuratore, il processo adesso si congela in attesa della decisione della Consulta. Secondo il Pg, la legge sull'inappellabilità, laddove stabilisce limiti all'appello alle sentenze di proscioglimento, viola l'articolo 111 della Costituzione sulla parità delle parti nel processo, perché penalizza in maniera sensibile solo il pubblico ministero . Le nuove disposizioni inoltre contrasterebbero con l'articolo 112 della Costituzione sull'obbligatorietà dell'azione penale a carico del Pm, essendo il potere di impugnazione una estrinsecazione dell'azione penale . Infine la legge che vieta al procuratore di presentare appello a meno che non emergano prove decisive, contrasterebbe col principio di ragionevolezza, fissato sempre dalla Carta costituzionale sotto due profili. Secondo Scialoja sarebbe irragionevole una disciplina che vieta al Pm totalmente soccombente di proporre appello, quando invece è legittimato se la sua soccombenza sia soltanto parziale o quando, in caso di condanna, ritenga che l'imputato debba essere prosciolto. Inoltre, vietare per legge al pubblico ministero di cercare, mediante l'appello, di correggere un più o meno evidente errore valutativo del giudice di merito o di rimuovere una decisione ingiusta non può che significare porre irragionevolmente un ostacolo a che l'esercizio della giurisdizione tenda effettivamente a realizzare le esigenze di giustizia . H.S. era stato denunciato per non aver esibito un documento d'identità valido, assolto nel 2003, aveva poi fatto perdere le sue tracce. Ieri il suo difensore d'ufficio, Giuseppe Larango, si è detto sorpreso del ricorso in appello per un caso del genere, ma molto più della decisione del sostituto procuratore generale e poi dei giudici. Larango ha anche aggiunto di essere certo che le questioni presentate a Firenze saranno molto simili a quelle che altri rappresentanti delle diverse procure d'Italia sono pronti a sostenere. La Pecorella - ha aggiunto - si fermerà fino a quando la Corte costituzionale non risolverà la questione, nel frattempo però il tempo passa e la giustizia, a mio parere, non ne guadagna moltissimo . A Milano, la seconda Corte d'appello ha respinto, dopo cinque ore di camera di consiglio, l'eccezione sollevata dal sostituto procuratore generale, Laura Bertolè Viale, nel processo d'appello per le cosiddette tangenti idrogeologiche, versate per l'assegnazione di lavori di sistemazione in zone della Lombardia colpite da frane e alluvioni. Dopo l'intervento del procuratore, gli avvocati Pier Maria Corso e Carlo Gilli, difensori di due imputati assolti in primo grado, hanno preso la parola opponendosi alle argomentazioni della procura generale con diverse motivazioni. Successivamente, il presidente del collegio, Roberto Pallini, ha letto in aula la lunga ordinanza che ha accolto in pieno la motivazione oppositoria dell'avvocato Corso, dichiarando inammissibile l'appello presentato contro gli assolti in primo grado. Il collegio giudicante, dopo aver dichiarato non separabili le posizioni degli imputati assolti da quelli condannati, ha rinviato a tempo indeterminato il processo. Ora la procura avrà 45 giorni di tempo per preparare il ricorso in Cassazione. Resta molto duro il commento dell'Unione delle Camere penali dopo la notizia arrivata da Firenze. C'è una chiara resistenza di una parte della magistratura ad applicare la legge Pecorella, che se si tradurrà i ostruzionismo i penalisti sono pronti a reagire anche scioperando ha detto il presidente Ucpi Ettore Randazzo. La legge - ha continuato - è in linea con il principio costituzionale del giusto processo e rispetta sia il diritto di difesa, sia le convenzioni internazionali . Secondo Randazzo inoltre non ci sarebbe nessuna violazione del principio di parità delle parti perché la presunzione di non colpevolezza dell'imputato garantisce il suo diritto a impugnare una sentenza di condanna e di avere un secondo grado di merito, non certamente quello del Pm di ripetere la sua tesi, dopo un giudizio pieno e nel contraddittorio delle parti che ha assolto l'imputato . La magistratura, secondo il presidente dei penalisti sta per mettere in atto quella resistenza preannunciata nelle dichiarazioni di autorevoli esponenti istituzionali della magistratura che lasciavano intendere che la legge sarebbe stata interpretata in senso ostruzionistico. Contro questo ostruzionismo ci batteremo in maniera ferma, anche scioperando . Voci di corridoio danno per pronte nei cassetti altre eccezioni di incostituzionalità che potrebbero essere presentate a giorni. Dopo le note del Quirinale che aveva rinviato alle Camere la prima stesura del testo, ora bisognerà attendere quelle della Consulta. p.a.