Danni morali al giocatore che ha vinto soldi (falsi) al casinò

La casa di gioco municipale di Venezia condannata al risarcimento per aver consegnato a un avventore denaro contraffatto, facendolo accusare successivamente del reato di detenzione e spendita di banconote illegali

Se il Casinò consegna banconote false dovrà, poi, risarcire anche i danni per lesione alla reputazione subiti dal vincitore che, nell'utilizzare questi solidi, è stato accusato del reato detenzione e spendita di denaro . Lo ha affermato la terza sezione civile del Tribunale di Venezia nella sentenza - depositata il 16 febbraio scorso e qui leggibile tra gli allegati - con la quale ha condannato il Casinò municipale veneto al pagamento della somma di circa 29 mila euro in favore di un giocatore di chemin de fer, che aveva utilizzato una mazzetta con banconote false precedentemente vinta nella casa da gioco. Nel provvedimento in esame, ovviamente, il magistrato ha tenuto a precisare che non si vuole sostenere che fra l'attività gestita dal Casinò rientri la detenzione di moneta falsificata, ma solamente evidenziare che fra le operazioni di maneggio del denaro e l'evento oggetto di causa vi è un nesso di condizionamento tale da non poter essere reciso dal fatto doloso del soggetto rimasto non identificato . In altre parole, la responsabilità civile della casa da gioco scatta in base all'articolo 2049 del Codice civile cioè, per fatto illecito commesso dal dipendente. A tal fine, infatti, è sufficiente un rapporto di occasionalità necessaria tra il fatto dannoso e le mansioni esercitate dal dipendente, che ricorre quando l'illecito è stato compiuto sfruttando comunque i compiti da questo svolti, anche se il dipendente ha agito oltre i limiti delle sue incombenze e persino se ha violato gli obblighi a lui imposti .

Tribunale ordinario di Venezia - Sezione terza civile - sentenza 22 novembre 2005-16 febbraio 2006 Giudice Simone Svolgimento del processo Con l'atto di citazione in epigrafe indicato A. S. conveniva dinanzi al Tribunale di Venezia il Casinò Municipale di Venezia Spa. Esponeva l'attore, premesso che era un frequentatore abituale della più note Case da gioco europee, che il 10.5.1997 presso il Casinò di Venezia aveva vinto allo chemin de fer la somma di Lire 55.000.000 recatosi presso la cassa della Casa da gioco ritirò quattro mazzette da Lire 10.000.000 l'una in banconote da Lire 100.000 mazzette sigillate con fascetta recante l'indicazione della Cassa di Risparmio di Venezia in previsione di un ritorno a Venezia lasciò integre due mazzette, poi utilizzate il successivo 31 maggio 1997, salvo poi scoprire che alcune banconote nella specie, 27 erano false tratto a giudizio per i fatti di cui sopra per i reati di detenzione e spendita di denaro falso, con sentenza del 14 dicembre 2000 il Tribunale di Venezia lo aveva assolto dalle imputazioni ascritte per essere stato accertato che il denaro impiegato il 31 maggio 1997 era stato tratto da una mazzetta consegnatagli il precedente 10 maggio. Tanto premesso, l'attore chiedeva la condanna del Casinò di Venezia al risarcimento del danno per la lesione della sua reputazione derivata dal procedimento penale, che aveva trovato eco sulla stampa. Vicenda tanto più grave in considerazione del ruolo pubblico rivestito presso l'amministrazione comunale di Alcamo e presso l'assemblea regionale dell'ULSS competente per i Comuni di Alcamo, Castellammare e Calatafimi. L'attore chiedeva inoltre il ristoro delle spese sostenute in occasione del procedimento penale e la quota parte della vincita pari a Lire 2.700.000 corrisposta dal Casinò con banconote falsificate. Si costituiva il Casinò Municipale di Venezia Spa e resisteva alla domanda svolta. Deduceva il convenuto che l'assunto attoreo era inverosimile alla luce dei controlli cui erano sottoposte la banconote uscite dalle casse della casa da gioco. Ad ogni modo il Tribunale di Venezia nella sentenza di assoluzione dell'attore non aveva appurato che la mazzetta da cui erano state tratte le banconote era la stessa consegnata il 10 maggio 1997, ma che era plausibile che la mazzetta fosse la stessa. Non poteva, quindi, escludersi che nei ventuno giorni in cui la mazzetta era rimasta a disposizione dell'attore, quest'ultimo avesse potuto procedere alla sua manomissione sostituendo le banconote vere con altre false, mentre era implausbile che questo potesse essere accaduto all'interno del Casinò. Sosteneva ancora il convenuto che il procedimento penale si era aperto a seguito di una doverosa segnalazione alla polizia giudiziaria e che nulla aveva fatto per appesantire la posizione processuale dell'imputato, avendo scelto di non costituirsi parte civile. Radicato il contraddittorio, all'esito dell'udienza di prima comparizione erano concessi i termini per il deposito di memorie ai fini di cui all'articolo 180, comma 2, Cpc. A seguito di istruttoria orale e documentale, la causa era trattenuta in decisione sulle conclusioni epigrafate all'udienza del 27 maggio 2005, previa concessione dei termini per il deposito degli atti ex articolo 190 Cpc. Motivi della decisione 1 Assume l'attore di essere stato tratto a giudizio per i reati di detenzione e spendita di denaro falso a causa dell'illecito pagamento di una vincita avvenuta il 10 maggio 1997 mediante la dazione di quattro mazzette di Lire 10.000.000 l'una, una delle quali contenente banconote false, ossia quelle poi sequestrate in occasione dei fatti del 31 maggio 1997. Rispetto alla narrazione contenuta nell'atto introduttivo, i fatti oggetto di causa sono decisamente più articolati. Infatti, l'imputazione a carico del S. ha riguardato non solo l'episodio del 31 maggio 1997, ma anche quello del 10 maggio 1997. Anche in tale occasione, come si evince dalla sentenza del 14 dicembre 2000 del Tribunale di Venezia, sezione seconda penale, dai controlli eseguiti era risultato che altre 22 banconote da Lire 100.000, con numeri di serie prossimi a quelli riportati sulle banconote del 31 maggio 1997, erano false. Di qui, considerata la presenza del S. in data 10 maggio 1997, per induzione l'estensione dell'imputazione. Sennonché, sul piano della cronologia, salvo quanto sostenuto dall'attore, ed avallato nella sentenza penale, in relazione ai fatti del 31 maggio 1997, la ricostruzione si complica alla luce di quanto riferito dal S. in sede di spontanee dichiarazioni alla Pg cfr. il docomma del fascicolo del convenuto . L'attore narra nell'atto di citazione di aver vinto il 10 maggio 1997 Lire 55.000.000 e di aver ricevuto dalla cassa del Casinò 4 mazzette di Lire 10.000.000 l'una, mentre non si come siano stati pagati i restanti quindici milioni. Al riguardo, la teste R. moglie dell'attore ha riferito in questa sede di non essere stata presente alla vincita della somma di Lire 55.000.000, ma di aver visto presso la cassaforte dell'albergo le mazzette di denaro. In realtà, quel giorno la vincita fu pagata mediante assegno, come riferito concordemente in questa sede dai testi S. e G Il dato trova riscontro nella dichiarazione dell'attore del 31 maggio 1997, quando ricorda di essersi recato l'11.5.1997 presso il Casinò di Venezia in compagnia della moglie, dove giocò al tavolo dello chemin de fer, per poi recarsi alla cassa per cambiare delle fiches d'importo complessivo pari a Lire 43.000.000, che erano la rimanenza di un assegno fatto il 10. u.s. per la somma di Lire 55.000.000 . Il S. ha aggiunto che quel giorno attese mezz'ora insieme ad altri clienti prima di poter cambiare le fiches, ricevendo due mazzette di Lire 10.000.000 l'una, mentre altre due mazzette, sempre di Lire 10.000.000, l'una furono date alla moglie del S. . Questo per ragioni connesse alla normativa antiriciclaggio. Dalla svolta istruttoria, soprattutto da quanto dichiarato dal teste S., anche in sede di istruttoria civile, il successivo 31 maggio 1997 il S., in compagnia del quale si era portato presso il Casinò di Venezia, aveva con sé due mazzette ancora chiuse con la fascetta. Che si trattasse delle mazzette relative alla vincita precedente il teste lo riferisce de relato actoris. Per converso, in ordine alla presenza della fascetta, se in sede penale lo Spinò ha riferito la circostanza cfr. pag. 83 del verbale stenotipico del 17 dicembre 1998 , in sede civile ha dichiarato non lo so . Ad ogni modo, a corroborare il più risalente ricordo del teste sovviene quanto dichiarato dal teste F. cfr. 4 del verbale stenotipico dell'udienza del 28 aprile 1999 , ossia l'addetto al tavolo di gioco che ricevette la mazzetta di denaro dal S., a lui noto per le pregresse frequentazioni del Casinò di Venezia. Siffatta puntualizzazione permette di stabiLire con certezza che la presenza delle banconote false può farsi risaLire alla consegna avvenuta l'11 maggio 1997, mentre la presenza della fascetta consente di escludere qualsiasi manomissione da parte dell'attore, il quale, al cospetto della macchinetta di controllo si è appreso che al tavolo dello chemin de fer è possibile giocare con denaro contante , ben difficilmente, se solo fosse stato consapevole della falsità, si sarebbe esposto al rischio di essere scoperto come poi in fatto accaduto. Sulla base di tali rilievi è possibile concludere con il ritenere che l'inserimento delle banconote false deve essere avvenuto l'11 maggio 1997, posto che il denaro raccolto il giorno prima, comprese le 22 banconote da Lire 100.000 risultate false, era già stato verificato. In questo contesto, poco rileva sapere con certezza chi e come, all'interno della casa da gioco, abbia collocato le banconote. Certo è che di tale inserimento la convenuta in base all'articolo 2049 Cc deve essere chiamata a rispondere. Tale affermazione si giustifica in considerazione della stretta relazione tra le mansioni alle quali il personale addetto al maneggio del denaro all'interno del Casinò era stato adibito ed il fatto generatore dell'evento oggetto di causa, legame da intendersi, non già in termini di nesso di causa, ma di occasionalità necessaria, posto che le mansioni svolte dal primo hanno reso possibile la produzione dell'evento dannoso cfr. Cassazione 2-7-2002, Cerullo Sezione lavoro, 89/2002 6970/01 . Nesso di occasionalità necessaria da ritenersi non interrotto neppure dall'attività criminosa posta in essere dal dipendente, sempre che quest'ultima l'attività del dipendente si manifesti come esplicazione dell'attività dell'ente cfr. Cassazione 15930/02 . Non si vuole in questa sede sostenere che fra l'attività gestita dalla convenuta rientri la detenzione di moneta falsificata, ma solamente evidenziare che fra le operazioni di maneggio del denaro e l'evento oggetto di causa vi è un nesso di condizionamento tale da non poter essere reciso dal fatto doloso del soggetto rimasto non identificato. Si ripete, ai fini della responsabilità civile per fatto illecito commesso dal dipendente, è sufficiente un rapporto di occasionalità necessaria tra il fatto dannoso e le mansioni esercitate dal dipendente, che ricorre quando l'illecito è stato compiuto sfruttando comunque i compiti da questo svolti, anche se il dipendente ha agito oltre i limiti delle sue incombenze e persino se ha violato gli obblighi a lui imposti Cassazione 2-7-2002, Cerullo, nella specie è stata annullata la decisione che aveva escluso la responsabilità civile del ministero della pubblica istruzione per gli atti di violenza sessuale compiuti dal maestro di una scuola elementare in danno di sue alunne . In altri termini, ai fini dell'esonero della responsabilità, il datore di lavoro, il quale risponde oggettivamente del fatto commesso dal suo dipendente, deve provare la totale estraneità del fatto rispetto alle mansioni affidate, ossia l'inesistenza del rapporto di occasionalità necessaria e, quindi, che le incombenze affidate non abbiano in alcun modo agevolato la condotta dell'agente, a nulla rilevando lo scopo assolutamente personale del tutto svincolato dall'interesse del preponente. In questa prospettiva, la norma in questione troverebbe scarsa applicazione e non assolverebbe alla sua funzione di incentivo al controllo sull'operato dei preposti. 2 Lamenta l'attore in primo luogo di essere stato sottoposto ad un procedimento penale, dal quale è stato assolto con sentenza irrevocabile. Procedimento penale, quest'ultimo, che ha comportato un notevole esborso, anche per aver presenziato a tutte le udienze. Sulla base della documentazione in atti cfr. doc. del fascicolo attoreo è possibile liquidare, ritenuta la congruità degli esborsi, la somma complessiva di euro 2.100 ai valori dell'epoca per vitto, alloggio e trasferimenti, mentre nulla è dato sapere in merito alle spese sostenute per la difesa. Sempre ai valori dell'epoca deve essere liquidata la somma di euro 1.395 pari al totale delle banconote poi risultate false e consegnate in occasione della precedente visita presso il Casinò di Venezia. Di maggior rilievo, sul piano della natura della posizione soggettiva lesa, è l'ulteriore posta di danno reclamata, ossia la lesione dell'integrità morale dell'attore, sottoposto, suo malgrado, ad un procedimento penale per fatti a lui estranei. Non è in discussione che in questa sede venga in rilievo, nella prospettiva della rilettura in chiave costituzionale dell'articolo 2059 Cc, la lesione dell'integrità morale dell'individuo prevista dall'articolo 2 Cost. non solo nella percezione interna, ma anche nella dimensione critica connessa all'ambiente sociale di appartenenza. Alla piena risarcibilità di una siffatta voce di danno non patrimoniale non osta il fatto che la convenuta sia oggi chiamata a rispondere in base all'articolo 2049 Cc, dovendo quest'ultima farsi carico delle conseguenze pregiudizievoli di carattere patrimoniale e non patrimoniale derivanti dall'inclusione all'interno della mazzetta delle banconote false. Proprio perché si è al cospetto di un bene per definizione facente parte del patrimonio morale di ogni individuo, il danno, nonostante i dicta di Cassazione 8828 e 8827/03, può ritenersi ancora oggi in re ipsa, salvo poi dover apprezzare nel concreto il tipo di pregiudizio subìto. In altri termini, accanto al profilo interno dell'onore, indiscutibilmente leso, non emergono elementi per accreditare una particolare propalazione della notizia fra i concittadini dell'attore. Gli articoli di stampa prodotti dall'attore si riferiscono alla ridiscesa nell'arena politica dell'attore, ma nulla è dato sapere in ordine all'effettiva divulgazione della notizia. Questo, tuttavia, non esclude che l'evento in sé non abbia avuto una sua rilevanza esterna, posto che, quantomeno, al cospetto del personale addetto al Casinò il S. dovette subire l'onta di essere considerato uno spacciatore di moneta falsa, tanto più che l'attore era noto nell'ambiente della Casa da gioco veneziana. Non senza considerare il rilievo interno alla famiglia dell'attore. A questo deve aggiungersi la possibile propalazione della notizia, senza per questo volerne insinuare l'inclinazione al pettegolezzo, derivante dalla chiamata a testimoniare dello S. Da tanto discende che in considerazione della gravità dell'addebito mosso al S. e del carattere doloso del fatto di cui la convenuta, sia pure indirettamente, è chiamata a rispondere, ed in assenza di altri significativi indici in ordine al livello di divulgazione della notizia, è possibile liquidare in favore dell'attore la somma di euro 25.000 all'attualità. Il danno subìto dall'attore, pertanto, deve essere liquidato in complessivi euro 28.495. Sull'importo di euro 3.495, inoltre, è dovuta la rivalutazione dal fatto alla presente sentenza, giungendo ad euro 4.136,47. Infatti, come da tempo rilevato dalla Cassazione nell'ambito dei debiti valore non è possibile provvedere al computo degli interessi sul capitale interamente rivalutato, posto che così facendo si finisce per attribuire il corrispettivo per la tardiva erogazione del dovuto evitando che di tale ritardo possa avvantaggiarsi il debitore lucrando interessi o evitando gli oneri connessi al ricorso al mercato del credito , ossia gli interessi comunemente denominati compensativi, su un valore affatto diverso da quello da ripristinare, dovendo per contro farsi riferimento alla somma via via rivalutata di anno in anno cfr. Cassazione 12304/95 Su 1712/95 6209/90 . Sta di fatto che negli interventi più recenti la Cassazione, nel rimarcare la distinzione sul piano funzionale tra rivalutazione ed interessi, ha evidenziato che, in assenza di allegazione e di prova, sia pure mediante il ricorso ad elementi di carattere presuntivo, in ordine al pregiudizio derivante dalla tardiva disponibilità del dovuto rispetto al tasso di svalutazione della moneta, non è possibile riconoscere gli interessi, che costituiscono una mera modalità liquidatoria del danno da lucro cessante. Da tanto discende che in assenza di allegazione circa il divario tra redditività media del denaro e tasso di svalutazione nel periodo in considerazione non sarà possibile riconoscere in via automatica gli interessi in aggiunta alla già disposta rivalutazione del credito cfr. Cassazione 2059/04 12452/03 . Sull'importo totale pari ad euro 29.136,47 saranno dovuti gli interessi legali dalla presente sentenza al saldo. In accoglimento della domanda attorea, la Casinò Municipale di Venezia Spa, in persona del legale rappresentante pro tempore, deve essere condannata al pagamento in favore di S. A., a titolo di risarcimento danni, della somma di euro 29.136,47, oltre gli interessi legali dalla presente sentenza al saldo. Le spese di lite, liquidate in funzione di quanto riconosciuto, seguono la soccombenza. Sentenza provvisoriamente esecutiva per legge. PQM Il Tribunale, definitivamente pronunciando nella causa in epigrafe riportata, respinta ogni altra domanda o eccezione, così provvede 1 accoglie la domanda attorea e per l'effetto condanna la Casinò Municipale di Venezia Spa, in persona del legale rappresentante pro tempore, al pagamento in favore di S. A., a titolo di risarcimento danni, della somma di euro 29.136,47, oltre gli interessi legali dalla presente sentenza al saldo 2 condanna la convenuta, in persona del legale rappresentante pro tempore, alla rifusione in favore dell'attore delle spese di lite, liquidate in complessivi euro 5.978,17, di cui euro 498,17 per spese, euro 1.750 per diritti, euro 3.730 per onorari, oltre Iva e Cpa se dovuti per legge 3 sentenza provvisoriamente esecutiva per legge.