La balena non nuota da sola

La grande attenzione al fenomeno di Blue Whale è prevalentemente emotiva. Qui annotazioni tecnico giuridiche.

Risonanza mediatica. In linea di massima, a seguito del servizio di una nota trasmissione televisiva, non c’è spazio di informazione che non abbia riservato approfondimenti al fenomeno di un videogioco che manipolerebbe le menti dei più giovani inducendoli all’autolesionismo ed al suicidio. Parliamo di Blue Whale . Non è questa la sede per valutare se l’avvenuta diffusione di taluni dettagli, al di là di una connotazione apparentemente morbosa della comunicazione, possa innescare meccanismi di emulazione, né si può definire chi abbia recepito ed in quale ottica l’allarme lanciato. Fatto certo è che si tratti di fenomeno all’indice. I tasselli al posto giusto. La dimensione del problema è di certo esorbitante rispetto a singoli punti di vista, che non possono esaurirne la comprensione, meno che mai individuare efficaci rimedi. La complessità della vicenda consiglia inevitabilmente una riduzione del campo di riflessione. Ferme le iniziative già avviate, sul piano della prevenzione si parla di una campagna di sensibilizzazione di adulti e bambini, presente anche sui social networks e della repressione c’è un pool presso la Procura di Milano che assicura indagini approfondite e promette risposte , si può convenientemente tracciare un profilo tecnico giuridico che rischia di essere sottovalutato, quali che ne siano le conseguenti implicazioni. Annotazioni penalistiche. Sicuro riferimento normativo per la vicenda della Blue Whale è tra l’altro l’art. 580 c.p., che incrimina l’istigazione e l’aiuto al suicidio. Ogni Paese ha le sue norme penali, ma il titolo di reato è in qualche misura comune. Assunto ricorrente ed inevitabile è che si possa, e perciò debba, indagare su eventuali responsabili delle sollecitazioni alla morte rivolte ai più giovani. A margine si pone un aspetto altrettanto centrale, da non etichettare come sofisticazione dei giuristi. Si tratta, come da titolo, dall’evidenza per la quale la balena non nuota da sola . Nel lessico giuridico, ricorrono senz’altro i presupposti per valutare un’estensione di responsabilità ad altri soggetti, che la fenomenologia della balena azzurra coinvolge indiscutibilmente. Il tema è quello del concorso di persone nel reato, della corresponsabilità dei concorrenti, nonché del concorso in reato plurisoggettivo improprio . Dogmatica a parte tra un minuto segnalerò alcune ricadute operative dei cenni alle categorie indicate purtroppo si tratta dei genitori e delle persone che hanno la cura e la responsabilità dei più giovani persone che vivono accanto alle vittime della balena e che devono fare di tutto per non rendersi complici del suo operato. Sia chiaro nessuno arriverebbe mai a pensare che le suggestioni del gioco siano condivise da persone affettivamente vicine ai bambini, e in generale da coloro i quali abbiano responsabilità educative verso di loro, ma è tempo di ricordarci che talvolta l’inerzia diventa omissione penalmente rilevante, e che si può concorrere in un fatto illecito anche in forma omissiva, non facendo qualcosa che si deve fare sulla base dei doveri giuridici posti a carico dell’agente. La logica dell’omissione la conosciamo è quella dell’omissione di soccorso, anche se il paradigma assiologico è differente. Nell’omissione di soccorso il nostro ordinamento recepisce richiamo un’idea sviluppata da un noto filosofo del diritto barese il dovere di solidarietà, mentre nel campo dei rapporti familiari conosciamo importanti agganci costituzionali ed assiologici per i doveri di solidarietà familiare, cura dei figli, e tanto altro da non poter essere introdotto incidentalmente. Le ricadute operative sono presto dette. Risponde di un reato, a norma dell’art. 110 c.p., chiunque concorre in esso, laddove l’espressione concorrere e concorso presenta una latitudine semantica, ed applicativa, senz’altro utile/idonea a colpire condotte atipiche. Vale a dire, per chi non pone in essere la condotta tipizzata come criminosa sollecitare a farsi del male fino al punto di togliersi la vita ci può essere una corresponsabilità, presenti i requisiti del concorso. Difficile escludere l’eventualità di un concorso nel reato di cui all’art. 580 c.p. per tutti coloro i quali dall’interno della balena diano impulsi ai più giovani, ma fino a che punto estendere la responsabilità? La balena non nuota da sola. Dispiace dover pensare che i genitori, o le persone vicine ai più piccoli, possano fare troppo poco rispetto ai propri doveri dobbiamo ritenere che questo non sia accaduto e che non accadrà mai nondimeno, la normativa impone oggi di prendere particolarmente sul serio i doveri educativi e genitoriali, prima che sia troppo tardi.