Il cavallo di Troia

Il 14 dicembre 2016 il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione Europea hanno adottato la direttiva 2341/2016 relativa alle attività e alla vigilanza degli enti pensionistici aziendali o professionali. Si tratta della rifusione della direttiva 2003/41/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che ha subito varie e sostanziali modifiche tali da renderne necessaria la rielaborazione ai fini di chiarezza.

Il sistema di previdenza complementare. Diciamo subito che la direttiva 2003/41/CE e la direttiva 2341/2016 UE riguardano il tema della previdenza complementare. La direttiva nasce dall’esigenza di instaurare un adeguato quadro normativo comunitario per gli enti previdenziali e professionali, tale da assicurare che la loro attività sia svolta con la massima sicurezza ed efficienza. Da un lato la sicurezza delle pensioni deve essere garantita da un insieme armonizzato e coordinato di norme prudenziali che offrano garanzie volte a tutelare i diritti dei pensionati, tenuto conto del progressivo invecchiamento della popolazione. Dall’altro lato deve essere garantita l’efficienza del sistema che, in un contesto in cui i fondi pensione esercitano un ruolo importante nel finanziamento dell’economia europea e nell’integrazione dei mercati finanziari, consenta di accrescere il risparmio ai fini pensionistici, di garantire un elevato livello di prestazioni e di mantenere adeguato il modello sociale europeo. La direttiva rappresenta per l’Unione Europea un primo passo verso un sistema integrato dei regimi di previdenza complementare a livello comunitario, colmando una lacuna legislativa ancora presente nell’ambito della regolamentazione del settore dei servizi finanziari. Rimane invece di competenza dei singoli Stati la disciplina dell’organizzazione generale e delle modalità di funzionamento dei sistemi pensionistici, nonché l’entità delle prestazioni di ciascuna forma pensionistica complementare. La direttiva non mira quindi a un’omogeneizzazione dei regimi presenti nei diversi Stati membri, ma detta regola comuni che, pur tenendo conto delle differenze nazionali, consentono di assicurare un elevato grado di protezione e a rimuovere gli ostacoli persistenti alla libera circolazione dei lavoratori e dei capitali, nonché alle attività transfrontaliere delle imprese. Il contesto normativo nazionale. In Italia l’attuazione della direttiva 2003/41/CE è passata attraverso l’art. 18 l. n. 29/2006 cd. legge comunitaria 2005 il quale ha inserito nella l. n. 62/2005 cd. legge comunitaria 2004 l’art. 29- bis , delegando il Governo a recepire la direttiva 2003/41/CE. In attuazione di tale delega è stato quindi emanato il d.lgs. n. 28/2007, il cui art. 5, in particolare, ha modificato il d.lgs. n. 252/2005, inserendo gli artt. 15- bis , 15- ter e 15- quater che attengono, rispettivamente, all’operatività all’estero delle forme pensionistiche complementari italiane, all’operatività in Italia delle forme pensionistiche complementari comunitarie e alla cooperazione e scambio di informazioni fra le autorità competenti. L’ambito di applicazione della direttiva in Italia si rivolge a fondi pensione aziendali o professionali, fondi pensione aperti, piani pensionistici individuali. Restano, pertanto, esclusi dall’ambito di applicazione della summenzionata direttiva non soltanto i fondi che operano in regime di ripartizione e gli Enti che gestiscono schemi pensionistici obbligatori, ma anche quegli Enti che gestiscono schemi pensionistici basati sull’iscrizione a bilancio di mere riserve contabili e le Casse professionali soggette solo per eventuali schemi non obbligatori per una puntuale disamina si veda Modelli previdenziali e scelte impositive della Luiss, anno accademico 2010 2011 . La direttiva, a mio giudizio, è rilevante per Cassa Forense per la parte modulare della pensione che, dopo un avvio in parte obbligatorio e in parte facoltativo, è diventata meramente facoltativa. Si tratta peraltro di una serie di principi e paletti che se valgono per la previdenza complementare che è facoltativa a maggior ragione rappresentano un minimum per la previdenza obbligatoria. La direttiva 2341/2016 dovrà essere recepita da tutti gli Stati membri entro il 13 gennaio 2019 con la conseguenza che la precedente direttiva 2003/41/CE, come modificata, è abrogata a decorrere dal 13 gennaio 2019. La direttiva 2341/2016 è qui leggibile nell’allegato che contiene anche la direttiva abrogata con l’elenco delle sue modificazioni successive e la tavola di concordanza per coglierne le modifiche ed integrazioni. La direttiva 2341/2016 principi. Vediamo ora i tratti fondamentali della nuova direttiva. Essa mira ad un'armonizzazione minima e non dovrebbe pertanto impedire agli Stati membri di mantenere o adottare disposizioni supplementari per tutelare gli aderenti e i beneficiari degli schemi pensionistici aziendali o professionali. La direttiva non concerne le questioni relative al diritto nazionale in materia di sicurezza sociale, di diritto del lavoro, di diritto tributario o di diritto contrattuale, né l'adeguatezza delle pensioni negli Stati membri. La direttiva mira a garantire una sana governance , l'informazione degli aderenti allo schema pensionistico, la trasparenza e la sicurezza delle pensioni aziendali o professionali. Gli enti pensionistici aziendali o professionali EPAP , come principio generale, dovrebbero tener conto dell'obiettivo di garantire l'equilibrio intergenerazionale degli schemi pensionistici aziendali o professionali, mirando a un'equa ripartizione dei rischi e dei benefici tra le generazioni nelle prestazioni pensionistiche aziendali e professionali. Gli EPAP costituiscono un tassello fondamentale dell'economia dell'Unione Europea, detenendo attivi per un valore di 2,5 trilioni di EUR per conto di circa 75 milioni di aderenti e di beneficiari. Occorre pertanto migliorare le pensioni aziendali e professionali ai fini di una protezione sociale sicura, durevole ed efficace, che dovrebbe garantire un livello di vita decoroso durante la vecchiaia e che dovrebbe pertanto essere al centro dell'obiettivo del rafforzamento dei modelli sociali europei. Gli Stati membri dovrebbero tutelare i lavoratori dalla povertà in età avanzata e promuovere sistemi pensionistici integrativi legati ai contratti di lavoro quale integrazione delle pensioni pubbliche. La direttiva garantisce, nello specifico, un maggiore livello di trasparenza degli schemi pensionistici nonché una pianificazione finanziaria e previdenziale informata e personalizzata e una semplificazione dell'attività transfrontaliera degli EPAP e il trasferimento degli schemi pensionistici. Le disposizioni prudenziali previste dalla direttiva sono intese sia a garantire un elevato livello di sicurezza per tutti i futuri pensionati, attraverso la prescrizione di norme prudenziali rigorose, sia a favorire una gestione sana, prudente ed efficiente degli schemi pensionistici aziendali e professionali. La direttiva non si applica agli enti che operano in base al principio della capitalizzazione nell'ambito dei sistemi di sicurezza sociale obbligatori. Un calcolo prudente delle riserve tecniche è una condizione essenziale per assicurare che l'ente possa far fronte alle sue obbligazioni di erogazione delle prestazioni pensionistiche sia nel breve che nel lungo termine. Le riserve tecniche dovrebbero essere calcolate utilizzando metodi attuariali riconosciuti e certificati da un attuario o da un altro specialista in materia. Il tasso d'interesse massimo dovrebbe essere scelto con prudenza, conformemente alla pertinente normativa nazionale. L'entità minima delle riserve tecniche dovrebbe sia essere sufficiente ad assicurare la continuazione dell'erogazione ai beneficiari delle prestazioni di cui è già iniziato il godimento, sia rispecchiare gli impegni derivanti dai diritti a pensione già maturati dagli aderenti. La funzione attuariale dovrebbe essere esercitata da persone che dispongono di conoscenze di matematica attuariale e finanziaria, commisurate alla dimensione, alla natura, alla portata e alla complessità dei rischi inerenti alle attività dell'EPAP e che sono in grado di dimostrare, con le appropriate qualifiche professionali e altri requisiti, un'esperienza pertinente. Gli EPAP sono investitori a lunghissimo termine. In generale le poste attive detenute dagli EPAP non possono essere utilizzate per scopi diversi dall'erogazione di prestazioni pensionistiche. Inoltre, per proteggere adeguatamente i diritti degli aderenti e dei beneficiari, gli EPAP dovrebbero poter scegliere un'allocazione delle attività che sia adeguata alla specifica natura e durata delle loro passività. Occorrono pertanto un'efficace vigilanza e regole di investimento fondate su un approccio che consenta agli EPAP di operare con una flessibilità sufficiente per scegliere la politica di investimento più sicura ed efficiente, e che li obblighi ad agire con prudenza. Il rispetto del principio della persona prudente esige pertanto una politica di investimento adeguata alla struttura dell'affiliazione al singolo EPAP. Basando l’investimento dei capitali sul principio della persona prudente e permettendo agli EPAP di operare in ambito transfrontaliero, si incoraggia il riorientamento del risparmio verso il settore degli schemi pensionistici aziendali e professionali contribuendo in tal modo al progresso economico e sociale. La direttiva dovrebbe garantire che gli enti dispongano di un livello adeguato di libertà d'investimento. In quanto investitori a lunghissimo termine con un basso rischio di liquidità, gli EPAP sono in una posizione adatta per investire in attività non liquide, quali le azioni, e in altri strumenti che sono dotati di un profilo economico a lungo termine e non sono scambiati in mercati regolamentati, sistemi multilaterali di negoziazione o sistemi organizzati di negoziazione entro limiti prudenti. Essi possono anche beneficiare dei vantaggi di una diversificazione internazionale. È quindi opportuno non restringere gli investimenti in azioni in valute diverse da quelle in cui sono denominate le passività e in altri strumenti dotati di un profilo economico a lungo termine e non scambiati in mercati regolamentati, sistemi multilaterali di negoziazione o sistemi organizzati di negoziazione, conformemente al principio della persona prudente in modo da tutelare l'interesse degli aderenti e dei beneficiari, salvo per motivi prudenziali. Gli EPAP dovrebbero disporre di una capacità adeguata per avere una funzione di gestione del rischio, una funzione di audit interno e, ove previsto, una funzione attuariale. Salvo ove diversamente specificato dalla presente direttiva, l'identificazione di una funzione fondamentale specifica non dovrebbe impedire a un EPAP di decidere in autonomia come organizzare concretamente tale funzione. Ciò non dovrebbe comportare requisiti indebitamente onerosi, poiché si dovrebbe tenere conto della dimensione, della natura, della portata e della complessità delle attività dell'EPAP. I soggetti che sostanzialmente gestiscono un EPAP dovrebbero soddisfare collettivamente i requisiti di competenza e onorabilità e i soggetti che svolgono funzioni fondamentali dovrebbero essere in possesso di conoscenze ed esperienza adeguate e, ove applicabile, di adeguate qualifiche professionali. È fondamentale che gli EPAP migliorino la propria gestione del rischio, tenendo conto dell'obiettivo di garantire un'equa ripartizione dei rischi e dei benefici tra le generazioni negli schemi pensionistici aziendali e professionali, affinché le potenziali vulnerabilità relative alla sostenibilità degli schemi pensionistici possano essere adeguatamente comprese e discusse con le autorità competenti. Nell'ambito del proprio sistema di gestione del rischio, gli EPAP dovrebbero elaborare una valutazione dei rischi per le proprie attività in materia di pensioni. La valutazione dei rischi dovrebbe inoltre essere messa a disposizione delle autorità competenti e dovrebbe, se del caso, includere, tra l'altro, i rischi connessi ai cambiamenti climatici, all'impiego delle risorse, all'ambiente, i rischi sociali e i rischi connessi al deprezzamento degli attivi dovuto a modifiche normative attivi non recuperabili . Ogni Stato membro dovrebbe richiedere a ciascun EPAP situato sul suo territorio di redigere conti e relazioni annuali che tengano conto di ogni schema pensionistico gestito dall'EPAP in questione e, ove applicabile, conti e relazioni annuali per ciascuno schema pensionistico. I conti e le relazioni annuali costituiscono una fonte essenziale di informazioni per gli aderenti e i beneficiari dello schema e per le autorità competenti, in quanto forniscono un quadro fedele delle attività, delle passività e della situazione finanziaria dell'EPAP, tenendo conto di ogni schema pensionistico gestito da un EPAP, secondo quanto debitamente certificato da una persona all'uopo autorizzata. Essi consentono in particolare alle autorità competenti di verificare la solidità finanziaria di un EPAP e valutare se esso sia in grado di far fronte a tutte le sue obbligazioni contrattuali. I conti annuali e le relazioni annuali dovrebbero essere pubblicati su un sito web, se possibile, o con altre modalità, quali la messa a disposizione di copie su richiesta. La politica di investimento di un EPAP è un fattore decisivo sia per la sicurezza che per la sostenibilità economica a lungo termine degli schemi pensionistici aziendali e professionali. Gli EPAP dovrebbero quindi predisporre e, almeno ogni tre anni, rivedere un documento illustrante i principi della loro politica di investimento. Tale documento dovrebbe essere messo a disposizione dell'autorità competente e, su richiesta, anche degli aderenti e dei beneficiari di ogni schema pensionistico. Gli EPAP dovrebbero informare gli aderenti con sufficiente anticipo rispetto al pensionamento circa le proprie opzioni di erogazione. Questi i principi essenziali della direttiva in commento.

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