Nessuna agevolazione nei contatti tra un padre sordomuto e suo figlio, Polonia condannata

I giudici di Strasburgo sottolineano l’importanza per un bambino di mantenere e sviluppare il legame con la propria famiglia e l’interesse superiore di questo a salvaguardare il legame con entrambi i genitori. La mancata adozione di misure volte a facilitare i contatti tra padre e figlio viola il diritto al rispetto della vita privata e familiare sancito dall’art. 8 Cedu.

Così ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo con sentenza pubblicata il 10 gennaio 2017, nel caso Kacper Nowakowski contro Polonia application n. 32407/13 . Il caso. Una coppia di polacchi affetti da deficit auditivi lui era anche muto divorziava dopo la nascita di un figlio affetto dallo stesso handicap. Le autorità nazionali stabilivano che il figlio avrebbe abitato con la madre e che il padre poteva vederlo soltanto due ore alla settimana. Successivamente, l’uomo chiedeva di estendere il suo diritto di visita in modo tale da permettergli di rafforzare il legame con il figlio. In particolare, domandava che le visite avvenissero in un luogo diverso dal domicilio della madre e senza la presenza di quest’ultima, in ragione del fatto che ella aveva cercato di ridurre il numero di visite e che l’atmosfera in tali circostanze era solitamente molto tesa. Il Tribunale rigettava la domanda del padre sostenendo che una tale concessione non perseguiva l’interesse superiore del figlio. Una tal decisione si basava principalmente sull’handicap del bambino e la grande dipendenza di quest’ultimo dalla madre. Inoltre, i giudici nazionali ritenevano necessaria la presenza della madre durante le visite del padre in ragione del fatto che ella sapeva usare sia la comunicazione verbale che il linguaggio dei segni, mentre il padre utilizzava solo quest’ultimo allorché il bambino comunicava invece solo verbalmente. Inoltre, nel pronunciarsi sul diritto di visita nel caso di specie, il tribunale non riteneva discriminatorio prendere in considerazione tali difficoltà di comunicazione e anzi considerava inutile imporre ai genitori una terapia familiare come invece raccomandato da alcuni esperti. L’uomo adiva allora la Corte europea sostenendo che l’interesse superiore del figlio richiedeva di estendere il diritto di visita e che in particolare fosse discriminatorio il rigetto della sua domanda poiché fondato unicamente sul suo handicap. Il conflitto tra i genitori. A tal proposito i giudici di Strasburgo sottolineano l’importanza per un bambino di mantenere e sviluppare il legame con la propria famiglia e l’interesse superiore di questo a mantenere i contatti con entrambi i genitori. La Corte analizza in seguito i motivi che hanno condotto i giudici polacchi a rigettare la richiesta del padre di estendere il suo diritto di visita, in particolare il grave conflitto che intercorreva tra i genitori e l’handicap che affligge padre e figlio. In riferimento al primo motivo, le autorità polacche erano a conoscenza della tensione esistente tra i due genitori e gli esperti nominati per pronunciarsi sul diritto di visita del padre avevano consigliato di conseguenza una terapia familiare, sottolineando la necessità che le visite si svolgessero in maniera differente da quanto stabilito in origine. A tal proposito i giudici europei constatano che i giudici nazionali hanno trascurato l’opinione degli esperti, oltre a non aver preso in considerazione altri strumenti giuridici nazionali in grado di facilitare i contatti tra il padre e il figlio. In particolare, nel momento in cui si pronunciavano sul diritto di visita, le autorità polacche avrebbero dovuto adottare della misure volte a conciliare gli interessi divergenti delle parti, sempre tenendo conto dell’interesse superiore del figlio. L’handicap. Per quanto riguarda l’handicap del padre che si ripercuoteva nelle sue comunicazioni con il figlio, la Corte constata che la soluzione dei giudici nazionali si fondava sulla presunta necessaria presenza della madre durante le visite del padre, in quanto ella poteva comunicare sia con il linguaggio dei segni che verbalmente. A tal proposito, la Corte ritiene che una tal decisione non prendeva in considerazione la tensione che intercorreva tra i genitori, né l’atteggiamento ostile della madre volto a minimizzare il ruolo del padre. Inoltre, i tribunali nazionali non avevano affatto preso in conto la possibilità di adottare delle misure più adatte alla disabilità dell’uomo, anzi addirittura enfatizzavano le difficoltà comunicative tra padre e figlio piuttosto che riflettere sui modi per superarle. Infine, la Corte di Strasburgo ritiene che negare un’estensione dell’esercizio del diritto di visita rischiava di indebolire fortemente il legame tra l’uomo e suo figlio. Di conseguenza, i giudici europei constatano che la mancata adozione da parte delle autorità polacche di misure volte ad agevolare i contatti del padre con il figlio viola l’ 8 CEDU.

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