Gli agenti penitenziari ausiliari devono essere pagati di più dei carabinieri ausiliari

di Luigi Morsello

di Luigi Morsello * La sentenza in epigrafe sembra sia passata quasi del tutto inosservata e sotto silenzio. Un appartenente al Corpo di P.P. reclamava il riconoscimento del trattamento economico dovutogli, ai sensi della legge 395/90, per il servizio prestato in qualità di 'ausiliario' e spettante agli appartenenti alla Polizia di Stato, nelle corrispondenti qualifiche di cui alla tabella D - di equiparazione - allegata alla legge predetta. L'amministrazione resisteva, negando la sussistenza del diritto alla equiparazione del trattamento economico che riteneva attribuibile, sulla base della legge 395/90, alle sole qualifiche di Polizia penitenziaria ivi espressamente contemplate. La stessa riteneva, invece, applicabile la legge 198/75, che equiparava gli agenti di custodia ausiliari ai Carabinieri ausiliari. Il Tar Campania, Napoli, Sezione sesta dirimeva in diritto la questione con la sentenza, che oggi molto immodestamente si commenta, ritenendo applicabile alla fattispecie la norma di riferimento degli agenti ausiliari, che ne prevedeva la utilizzazione, e cioè la legge 231/93, che all'articolo 1, comma 2, stabilisce spettare agli agenti ausiliari di P.P. lo stesso trattamento economico spettante agli agenti di P.P. di ruolo. In forza di tale equiparazione legislativa ha riconosciuto agli ausiliari il diritto a percepire il trattamento economico previsto dalla citata tabella D della legge 395/90. Il giudice amministrativo si dilunga in una puntuale dimostrazione della fondatezza del ricorso, richiamandosi ai principi ispiratori la filosofia della legge istituiva del Corpo, non senza avere prima somministrato la dura reprimenda riportata in premessa, che non si può non condividere. È questione di diritto la verifica della applicabilità nel caso di specie del divieto, contenuto nell'articolo 1, comma 132, della legge 311/04, di adottare provvedimenti di estensione di questo giudicato non si hanno notizie di appello agli altri aventi diritto. L'opinione di chi scrive propende per la inapplicabilità di tale divieto alla fattispecie, in subordine consigliando attivare l'interruzione della prescrizione quinquennale del diritto mediante apposita istanza di riconoscimento dello stesso all'amministrazione penitenziaria. * Ispettore generale dell'Amministrazione penitenziaria

Decreto-legge 17 maggio 1993, n. 145 in GU 18 maggio, n. 114 Disposizioni urgenti concernenti l'organico del Corpo di polizia penitenziaria. Articolo 1 Il Ministro di grazia e giustizia è autorizzato ad utilizzare in posizione di rafferma, per la durata di un anno ed in eccedenza all'organico del Corpo di polizia penitenziaria di cui alla legge 395/90, e successive modificazioni, seicento militari in ferma di leva prolungata collocati in congedo entro il 31 dicembre 1992 e, in caso di vacanze, militari di leva che sono stati collocati in congedo entro la stessa data. 2. A tal fine, tra i militari di cui al comma 1 interessati alla rafferma sono formate due graduatorie, una per i militari in ferma di leva prolungata ed una per i militari di leva. Le graduatorie sono formate da una commissione presieduta da un ufficiale generale dell'Esercito e composta dal capo del personale del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, o da un suo delegato, e da un ufficiale superiore o primo dirigente per ciascuna Direzione generale del personale di truppa delle Forze armate. 3. Le graduatorie sono formate tenendo conto dell'anzianità e dei precedenti di servizio e sono approvate con decreto emanato dai Ministri di grazia e giustizia e della difesa. Si applica l'articolo 38 della legge 395/90. 4. Non possono essere utilizzati gli aspiranti che risultano inidonei al servizio o che hanno precedenti o pendenze di carattere penale. Articolo 2 1. Gli agenti di cui all'articolo 1 sono adibiti all'espletamento dei servizi esterni d'istituto. Ad essi è attribuito, salvo che sia diversamente disposto dal presente decreto, il trattamento giuridico ed economico spettante agli agenti di polizia penitenziaria di ruolo. 2. La rafferma di cui all'articolo 1 cessa di diritto decorso un anno di utilizzazione. 3. Con decreto del Ministro di grazia e giustizia può essere disposta la immediata cessazione della rafferma, anche prima del periodo di un anno, se il raffermato non tiene regolare condotta o risulta inidoneo al servizio. 4. Il servizio prestato durante la rafferma non è valutabile per l'assunzione in pubbliche amministrazioni.

Legge 7 giugno 1975, n. 198 in GU 14 giugno, n. 155 Incorporamento di unità di leva nel Corpo degli agenti di custodia, quali volontari ausiliari. Articolo 2 Le guardie di custodia ausiliarie sono soggette alle norme sullo stato giuridico dei militari di truppa del Corpo degli agenti di custodia, in quanto applicabili, nonchè alle norme di servizio e disciplinari previste dal regolamento di tale Corpo, alle norme del regolamento di disciplina militare per l'Esercito ed alla legge penale militare. Le guardie di custodia ausiliarie assumono la qualifica di agenti di polizia giudiziaria e di agenti di custodia al termine del corso di addestramento di cui all'art. 1 della presente legge con la medesima decorrenza è loro attribuito il trattamento economico previsto dalle norme vigenti per il carabiniere ausiliario.

Tar Campania - Sezione sesta - sentenza 24 gennaio 2005, n. 1794 Presidente Pagano - relatore Zeuli Ricorrente Passaro - controricorrente ministero di Grazia e Giustizia Fatto Con atto notificato in data 11 dicembre 1998 e depositato il successivo giorno 22 il ricorrente chiedeva l'annullamento del provvedimento indicato in epigrafe. L'istante, dipendente dell'amministrazione intimata, con mansioni di agente ausiliario chiedeva che gli venisse riconosciuto - ai sensi della legge 395/90 - il diritto al trattamento spettante agli appartenenti della Polizia di Stato, nelle corrispondenti qualifiche di cui alla tabella D allegata alla predetta legge. L'amministrazione intimata, alla quale egli si era rivolto con apposita istanza, aveva contestato tale diritto ritenendo, in primo luogo, che, non essendo la qualifica degli ausiliari del corpo di polizia penitenziaria prevista nella tabella allegata alla citata legge 395, non sussisteva un diritto all'equiparazione del trattamento, attribuibile, sulla base del testo legislativo, alle sole qualifiche di Polizia penitenziaria espressamente contemplate dalla legge. In ogni caso, l'amministrazione aveva ritenuto che al ricorrente spettasse piuttosto il trattamento previsto per i Carabinieri ausiliari, ai quali, ai sensi della legge 198/75, erano equiparati gli Agenti di custodia ausiliari. Tanto premesso, il Passaro deduceva l'illegittimità del provvedimento di diniego dell'amministrazione, e l'erroneità dell'interpretazione stessa, per violazione di legge. Si costituiva l'amministrazione intimata, confutando l'avverso dedotto e chiedendo il rigetto del ricorso. All'udienza pubblica del 24 gennaio 2005, il ricorso veniva introitato in decisione. Diritto Il ricorso è fondato e merita accoglimento. Per quanto riguarda il trattamento giuridico-economico degli appartenenti al ruolo della Polizia Penitenziaria, la legge 395/90 ha stabilito una tendenziale equiparazione dei gradi gerarchici di quel Corpo, con quelli previsti dall'ordinamento del personale della Polizia di Stato, equiparazione che ha provveduto a dettagliare mediante l'apposita tabella D, allegata al testo di legge. Il ricorrente invoca l'applicazione di quest'ultima norma. L'amministrazione gli oppone, in replica, che la sua qualifica professionale - Agente ausiliario del corpo di polizia penitenziaria, trattenuto in servizio al termine del primo anno di prestazione - non é espressamente contemplata da detta tabella D e dunque che quest'ultima non può trovare applicazione, neppure in via analogica, esistendo altra normativa - quella prevista dall'articolo 2 della legge 198/75, - che disciplina direttamente tale fattispecie. L'assunto del resistente non é condivisibile. Tanto si desume innanzitutto dalla norma di riferimento che inquadra la posizione lavorativa del Passaro che è da rinvenirsi nell'articolo 1 della legge 231/93. Quest'ultima legge si è infatti preoccupata di regolamentare anche il trattamento giuridico ed economico di questa tipologia di lavoratori subordinati, stabilendo che ad essi spetta lo stesso trattamento giuridico ed economico spettante agli agenti di polizia penitenziaria di ruolo Articolo 2 comma 1 legge 231/93 . In considerazione di quest'equiparazione, agli agenti ausiliari deve riconoscersi il diritto a percepire il trattamento economico previsto, dalla tabella D allegata al D.Lgs. 395/90 per gli agenti di ruolo della Polizia Penitenziaria. La quale ultima tabella, come detto, a sua volta ribadisce il diritto di questi a percepire il trattamento economico spettante agli agenti della Polizia di Stato. In presenza di questa disposizione non si comprende donde tragga fondamento la diversa interpretazione dell'amministrazione che, come detto, ritiene applicabile, al caso di specie, la disposizione di cui all'articolo2 comma 2 della legge 198/75, che estende, agli agenti ausiliari di custodia, il trattamento economico previsto per i Carabinieri ausiliari. Tale opzione esegetica è da ritenersi vieppiù erronea, laddove si consideri che 1. la norma applicata dall'amministrazione non è più vigente, dal momento che la qualifica da essa contemplata, Carabiniere ausiliario al termine della ferma , è stata abrogata e sostituita da quella di Carabiniere effettivo contemplata dall'articolo 4 comma 2 del D.Lgs. 198/95. 2. L'amministrazione omette di considerare il profondo mutamento intervenuto, - nella natura del rapporto lavorativo degli appartenenti al Corpo della polizia penitenziaria, rispetto a quella configurabile, in passato, in relazione agli Agenti di custodia, figura ormai soppressa. Cambio di prospettiva, che è chiaramente disvelato dalla legge 395/90 e che tuttavia non sembra essere stato colto dall'amministrazione, che ricorre ad un'interpretazione analogica agente ausiliare di custodia = agente ausiliare di Polizia penitenziaria che sembra piuttosto negare questo, per la verità evidentissimo, postulato. Sul punto basti ricordare che la legge istitutiva del Corpo di Polizia Penitenziaria, - la legge 395/90 del 15 dicembre 1990 - era mossa dal dichiarato intento di sopprimere il vecchio corpo di polizia addetto all'Amministrazione penitenziaria, quello degli Agenti di Custodia , corpo appartenente all'ordinamento militare, e di sostituirlo con una nuova istituzione, composta da personale civile. In ossequio a tale filosofia ispiratrice, la detta legge, all'articolo 1 prevedeva tra l'altro, al comma 2 che Il Corpo di polizia penitenziaria è posto alle dipendenze del ministero di Grazia e giustizia, Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, è un corpo civile, ha ordinamento, organizzazione e disciplina rispondenti ai propri compiti istituzionali. Al comma 3. Ferme restando le proprie attribuzioni, il Corpo fa parte delle forze di polizia. Ed, infine al comma 4 che per tutto quanto non espressamente disciplinato nella presente legge, si applicano, in quanto compatibili, le norme relative agli impiegati civili dello Stato. Era chiara, cioè, l'intenzione del legislatore di convertire il rapporto di lavoro dei vecchi agenti di custodia, da relazione di tipo militare, a disciplina inquadrabile nel pubblico impiego. Tale ratio ispiratrice, è di per sé sola idonea a confutare l'assunto interpretativo dell'amministrazione intimata, che - sottovalutando, evidentemente, questo aspetto - ritiene applicabile per analogia agli Agenti di Polizia Penitenziaria, la norma dettata dalla legge 198/75 con riferimento agli Agenti di custodia. Tale contraddizione è ancor più marcata, allorquando si consideri che lo stesso articolo 2 della legge 198/75 stabiliva che anche gli Agenti Ausiliari di custodia, erano soggetti alle norme sullo stato giuridico dei militari, alle norme del regolamento di disciplina militare per l'Esercito ed alla legge penale militare, così ribadendo proprio quanto il legislatore del 1990 ha invece inteso escludere. In conclusione, l'invocata operatività della norma di cui al comma 2 dell'articolo2 legge 198/75 - anche in assenza di una chiara norma quale quella contenuta nell'articolo 2 della legge 131/93, che addirittura la rende contra legem - appare comunque immotivata. Da tali considerazioni conseguono l'annullamento del provvedimento impugnato il diritto del ricorrente a percepire, a decorrere dal compimento del primo anno di servizio, il trattamento economico previsto per gli appartenenti alla Polizia di Stato, in possesso della qualifica di Agente di ruolo. Non v'è pronuncia sulle spese, non essendoci costituzione dell'amministrazione intimata. PQM Il Tar per la Campania, Sezione sesta, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe 13533/98 Rg , proposto da Giovanni Passaro accoglie il ricorso. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa. ?? ?? ?? ?? 3 3