Notificazioni, ingiunzione valida se il falitto non l'ha impugnata

Il contribuente e non necessariamente il curatore che non si è difeso davanti alle commissioni tributarie non potrà farlo per la prima volta dinanzi agli ermellini

Notificazioni, l'ingiunzione è valida se il fallito non l'ha impugnata. Ciò perché il contribuente ha, nel corso della procedura concorsuale, un potere di impugnazione dell'atto impositivo definito straordinario. In altre parole, se il fallito non si è difeso davanti alle commissioni tributarie non potrà farlo per la prima volta in Cassazione e dovrà pagare quanto dovuto al fisco. Lo ha stabilito la Cassazione nella sentenza 4235/06 - depositata il 24 febbraio e qui integralmente leggibile tra gli allegati - con la quale ha stabilito l'inammissibilità del ricorso di un contribuente, che intendeva far dichiarare irritualmente notificata l'ingiunzione relativa a somme a titolo di Iva, perché non riteneva di essere la persona legittimata a ricevere l'atto. In pratica, secondo il ricorrente la sua qualità di fallito implicava che l'ingiunzione doveva essere notificata al curatore del suo fallimento. Ma la Suprema corte è stata di diverso avviso per gli ermellini , infatti, anche se il ricorrente aveva ricevuto notifica dell'ingiunzione in pendenza del suo assoggettamento a procedura fallimentare , aveva comunque il potere di impugnare l'atto, in base alla legittimazione straordinaria che la stessa giurisprudenza di legittimità gli riconosce. Nel richiamare una serie di suoi precedenti, la sezione tributaria della Cassazione ricorda il seguente principio di diritto l'accertamento tributario anche in materia di Iva , ove inerente a crediti i cui presupposti si siano determinati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente o nel periodo d'imposta in cui tale dichiarazione è intervenuta, deve essere notificato non solo al curatore - in ragione della partecipazione di detti crediti al concorso fallimentare, o, comunque, della loro idoneità ad incidere sulla gestione delle attività e dei beni acquisiti al fallimento - ma anche al contribuente, il quale non è privato, a seguito della dichiarazione di fallimento, della sua qualità di soggetto passivo del rapporto tributario e resta esposto ai riflessi, anche di carattere sanzionatorio, che conseguono alla definitività dell'atto impositivo .

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 19 gennaio-24 febbraio 2006, n. 4235 Presidente Favara - Relatore Genovese Pm Caliendo - difforme - Ricorrente Amoroso - Controricorrente ministero delle Finanze Svolgimento del Processo 1. L'Ufficio Iva di Napoli ordinava, con ingiunzione diretta al signor Aldo Amoroso, in data 18 maggio 1988, il pagamento di una somma a titolo di imposta ed accessori per l'anno 1982, facente seguito ad un avviso di rettifica, ai fini applicativi dell'Iva, notificato il 24 gennaio 1987. Il contribuente ricorreva avverso l'ingiunzione eccependo che la rettifica non gli era mai stata notificata e che in ogni caso difettava della legittimazione passiva. La Ctp di Napoli rigettava il ricorso in quanto le notifiche sarebbero state effettuate correttamente, sia quella dell'avviso di rettifica, nelle mani del curatore del fallimento della ditta individuale Italchimica di Amoroso Aldo, sia quella dell'ingiunzione, al contribuente tornato in bonis, a seguito della chiusura della procedura concorsuale. 2. Sosteneva invece l'Amoroso, con l'appello, che l'ingiunzione doveva essere diretta nei confronti della curatela fallimentare, atteso che la procedura concorsuale, a cui era stato assoggettato, era ancora in corso e che comunque egli non era legittimato passivo dell'ingiunzione, in quanto alla data della notifica 18 maggio 1988 , egli era fallito. La Ctr respingeva il gravame perché a la notifica dell'accertamento, diretta al curatore, non era stata opposta e perciò l'accertamento sarebbe divenuto definitivo b il fallimento sarebbe stato chiuso il 5 maggio 1987 e, quindi, al momento della notifica dell'ingiunzione, del 18 successivo, il debitore era tornato in bonis. 3. Avverso tale decisione ha proposto ricorso per cassazione il contribuente, affidato ad un unico motivo, diretto anche nei confronti dell'Ufficio Iva di Napoli, cui resiste il ministero delle Finanze, con controricorso. Motivi della Decisione 1.Con l'unico motivo di ricorso, con il quale si duole della violazione di legge e di vizi motivazionali, il ricorrente afferma che egli non era legittimato a ricevere l'atto posto che, al momento della notifica dell'ingiunzione, era fallito, contrariamente a quanto affermato dalla Commissione tributaria, e come risultante dalla certificazione allegata. 2. Il ricorso va dichiarato inammissibile. 2.1. Il contribuente pretende di essere considerato estraneo alla controversia da lui stesso promossa solo a questo fine, e al contestuale obiettivo di veder dichiarare irritualmente notificata l'ingiunzione fiscale nelle sue mani anziché in quelle del curatore del suo fallimento, che si assume ancora pendente al momento della notificazione. Il ricorrente, infatti non mette in discussione l'avviso di accertamento a suo tempo notificato al curatore e mai impugnato né lamenta una sua disinformazione al riguardo ed anzi non esplicita affatto la volontà d'impugnarlo. Egli impugna l'ingiunzione in luogo del curatore e stante il suo disinteresse. 2.2. Ma è già qui una ragione di inammissibilità del ricorso. Infatti la giurisprudenza di questa Corte ha elaborato un tessuto giurisprudenziale riguardante l'impugnazione degli avvisi notificati dall'Amministrazione finanziaria che si caratterizza per i seguenti principi a l'accertamento tributario anche in materia di Iva , ove inerente a crediti i cui presupposti si siano determinati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente o nel periodo d'imposta in cui tale dichiarazione è intervenuta, deve essere notificato non solo al curatore - in ragione della partecipazione di detti crediti al concorso fallimentare, o, comunque, della loro idoneità ad incidere sulla gestione delle attività e dei beni acquisiti al fallimento - ma anche al contribuente, il quale non è privato, a seguito della dichiarazione di fallimento, della sua qualità di soggetto passivo del rapporto tributario e resta esposto ai riflessi, anche di carattere sanzionatorio, che conseguono alla definitività dell'atto impositivo Cassazione, sentenze 3667/97, 14987/00, 6937/02 b nell'inerzia degli organi fallimentari - ravvisabile, ad es., nell'omesso esercizio, da parte del curatore, del diritto alla tutela giurisdizionale nei confronti dell'atto impositivo - il fallito è eccezionalmente abilitato ad esercitare egli stesso tale tutela alla luce dell'interpretazione sistematica del combinato disposto degli articolo 43 della legge fallimentare e dell'articolo 16 del Dpr 636/72, conforme ai principi, costituzionalmente garantiti articolo 24, comma 1 e 2 , del diritto alla tutela giurisdizionale ed alla difesa Cassazione, sentenze 3667/97, 14987/00, 6937/02 . 2.2.1. Il ricorrente, pertanto, ove anche - come assume - avesse ricevuto la notifica dell'ingiunzione in pendenza del suo assoggettamento a procedura fallimentare, aveva il potere di impugnare l'atto, in ragione della legittimazione straordinaria riconosciutagli dalla giurisprudenza di questa Corte. 2.3. Ma il ricorso è altresì inammissibile nella prospettazione dell'errore revocatorio, che si assume compiuto dalla Commissione di appello la quale, a dire del ricorrente, avrebbe ritenuto già chiuso il fallimento, al momento della consegna dell'atto fiscale, mentre la procedura come risulterebbe da apposita certificazione sarebbe stato ancora pendente. 2.3.1. Anche sotto tale profilo, il ricorso non merita sorte migliore. Non è infatti censurabile in Cassazione il vizio consistito nella svista da parte del giudice di merito in ordine ad un fatto documentato, secondo i noti principi elaborati al riguardo. Il vizio di motivazione su un punto decisivo, denunziabile per cassazione ai sensi dell'articolo 360, n. 5, Cpc, postula che il giudice di merito abbia formulato un apprezzamento, nel senso che, dopo aver percepito un fatto di causa negli esatti termini materiali in cui è stato prospettato dalla parte, abbia omesso di valutarlo in modo che l'omissione venga a risolversi in un implicito apprezzamento negativo sulla rilevanza del fatto stesso, ovvero lo abbia valutato in modo insufficiente o illogico. Qualora, invece, l'omessa valutazione dipenda da una falsa percezione della realtà, nel senso che il giudice ritiene per una svista, obiettivamente ed immediatamente rilevabile, inesistente un fatto o un documento, la cui esistenza risulti incontestabilmente accertata dagli stessi atti di causa, è configurabile un errore di fatto deducibile esclusivamente con l'impugnazione per revocazione ai sensi dell'articolo 395, n. 4, Cpc da ultima, Cassazione, sentenza 15672/05 . 2.4. La palese inammissibilità del ricorso che non rendeva necessaria la costituzione della parte vittoriosa e la condizione personale del ricorrente, inducono alla compensazione delle spese di questa fase. PQM Dichiara inammissibile il ricorso e compensa le spese di questa fase. 1