Licenziamento disciplinare: non si può procedere per assenza ingiustificata se si sospetta che non c'è volontarietà

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino È illegittimo il comportamento dell'amministrazione che ha adottato la sanzione disciplinare del licenziamento per arbitraria e ingiustificata assenza dal servizio, di cui all'articolo 25, comma 4, del Ccnl del comparto ministeri, sottoscritto il 16 maggio 1995, senza aver previamente effettuato ulteriori approfondimenti della situazione di fatto concernenti l'equilibrio psichico del dipendente, al fine di accertare la volontarietà della condotta del dipendente sanzionato. Il principio appena esposto è contenuto nella sentenza 2251/06 depositata lo scorso 20 aprile e qui leggibile nei documenti correlati del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione quarta. In merito alla specifica questione, la citata norma contrattuale dispone che la sanzione disciplinare del licenziamento con preavviso si applica per assenza arbitraria ed ingiustificata dal servizio per un periodo superiore a dieci giorni consecutivi lavorativi. Prima di esaminare la vicenda giunta all'attenzione dei giudici di Palazzo Spada, è opportuno, tuttavia, far presente, ove necessario, che, ancorché definito in sentenza vigente , tenuto conto dell'epoca dei fatti, il Ccnl preso in esame dal collegio non è quello attualmente vigente per il comparto ministeri, considerato che in data 12 giugno 2003 è stato sottoscritto il nuovo Ccnl, che proprio sulla materia disciplinare ha inciso più che su ogni altro istituto. Quest'ultimo Ccnl ha previsto, tra l'altro, il licenziamento con preavviso per l'assenza ingiustificata ed arbitraria protrattasi per un periodo superiore a quindici giorni, in caso di mancata ripresa del servizio nel termine prefissato dall'amministrazione con una sorta di diffida in tal senso. C'è da dire, comunque, che il principio enunciato nella sentenza in esame ha piena valenza anche con riferimento alle attuali disposizioni contrattuali, riguardando comportamenti della Pa che non risultano disciplinati dal nuovo Ccnl. Il ricorso al Consiglio di stato è stato proposto dall'Amministrazione delle finanze, per l'annullamento della sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Campania , con cui i giudici napoletani avevano accolto il ricorso di un dipendente, licenziato per assenza ingiustificata dal servizio, ai sensi dell'articolo 25, comma 4, del vigente Ccnl del comparto ministeri. I giudici partenopei avevano ritenuto giusta la doglianza dell'interessato che lamentava la omessa effettuazione di ulteriori approfondimenti della situazione di fatto concernenti il proprio equilibrio psichico, al fine di accertare la volontarietà dell'assenza in questione, chiedendo, di conseguenza, di dichiarare la illegittimità del comportamento dell'amministrazione. Il Ministero appellante afferma che non vi era alcun obbligo per l'Amministrazione di disporre una nuova visita medica, che la documentazione in atti non lasciava presupporre la esistenza di disturbi psichici del dipendente in questione, tenuto anche conto che in sede di precedente visita medica collegiale, in data 26 luglio 1974, il medesimo era stato giudicato idoneo in modo assoluto e permanente a qualsiasi proficuo lavoro , che il provvedimento di licenziamento, pertanto, sarebbe stato adottato sulla base di risultanze oggettive in ordine alla scarsa considerazione mostrata dal predetto dipendente verso i doveri d'ufficio, scaturite dall'approfondita istruttoria compiuta dagli organi competenti. Nel rigettare le tesi della difesa, il collegio richiama quanto già sottolineato nella sentenza di primo grado, rilevando come nel corso dell'istruttoria disciplinare l'ufficio avesse richiesto alla competente Asl di accertare l'effettivo stato di salute del dipendente inquisito, sofferente di crisi ansioso-depressive. All'impossibilità dell'Azienda sanitaria di provvedere nel senso della richiesta, per mancanza di idonea commissione medica, l'amministrazione procede ugualmente all'irrogazione della sanzione disciplinare, preoccupandosi esclusivamente dell'approssimarsi del termine perentorio per la conclusione del procedimento disciplinare. In una situazione in cui il comportamento dell'inquisito aveva quanto meno fatto sorgere dubbi in ordine alla situazione di precario equilibrio psichico attuale del medesimo, tanto che si era provveduto a chiedere il giudizio di un organo tecnico al riguardo, il collegio ritiene che la richiesta di parere medico non era da considerarsi mero scrupolo , di carattere meramente incidentale ed eventuale - come sostenuto dalla difesa -, ma era da considerasi un atto istruttorio necessario per accertare l'effettiva esistenza dei presupposti previsti per l'irrogazione di una sanzione disciplinare così grave, quale, appunto, il licenziamento. Per i giudici di Palazzo Spada, inoltre, l'approssimarsi della scadenza del termine per concludere il procedimento disciplinare, cosa che ha indotto l'amministrazione ad irrogare subito la sanzione, non giustifica certamente l'agire dell'amministrazione, dimostrando, anzi, che per ragioni procedimentali non ci si è preoccupati di valutare in modo approfondito le condizioni e il comportamento del dipendente. Sulla base di tali osservazioni, il Consiglio di Stato conferma quanto già deciso dal Tar Campania. In caso di assenza arbitraria e ingiustificata dal servizio, in effetti, la norma contrattuale non prevede che l'amministrazione debba fare qualche specifico controllo, prima di irrogare la sanzione disciplinare. I due termini arbitraria e ingiustificata , tuttavia, contengono in sé i presupposti per poter irrogare la sanzione. Una assenza dovuta a particolare patologia, in qualche modo a conoscenza dell'amministrazione, come nel caso specifico, non è certamente volontaria, e di conseguenza non è, almeno soggettivamente, né arbitraria né ingiustificata. Questione delicata, tuttavia, in casi del genere, è quando l'amministrazione non è a conoscenza, nemmeno incidentalmente, della situazione del dipendente, qualunque essa sia, o perché lo stesso non è in grado di comunicarlo, o per mancanza di parenti che possano provvedere a tale incombente. In questi casi, in mancanza di qualsivoglia notizia, non sembra che l'Ufficio disciplina debba operare una qualche indagine sulla sorta del dipendente, ma dovrà senz'altro agire nel senso della norma contrattuale, irrogando la sanzione prevista, non dovendosi minimamente preoccupare del come e del perché di un'assenza che, quanto meno oggettivamente, risulterà, appunto, ingiustificata e arbitraria. Non mancano, comunque, casi di giusto licenziamento per assenza volontaria e prolungata dal servizio, dovuta a motivi più vari, non sempre legati a cause di forza maggiore . Questi appena ipotizzati sembrerebbero casi solo accademici ma che, invece, trovano frequentemente riscontro nella realtà del pubblico impiego, ambiente dove ciò che sembra solo teorico, trova spesso la sua naturale concretizzazione. * Avvocato

Consiglio di Stato - Sezione quarta - decisione 7 febbraio-20 aprile 2006, n. 2251 Presidente Venturini - Estensore Lodi Ricorrente ministero delle Finanze Fatto Con atto notificato il 19 ottobre 1999 e depositato il successivo 5 novembre, l'Amministrazione delle finanze ha proposto appello avverso la sentenza del Tar Campania - Napoli, n. 8559/96, che aveva accolto il ricorso proposto dal signor Pasquale Pastore per l'annullamento del provvedimento di licenziamento, per assenza ingiustificata dal servizio, ai sensi dell'articolo 25, comma 4, del vigente Ccnl del comparto ministeri. Il Giudice di primo grado ha ritenuto fondata, in particolare, la doglianza dell'interessato relativa alla omessa effettuazione di ulteriori approfondimenti della situazione di fatto concernenti l'equilibrio psichico del dipendente, ai fini di accertare la volontarietà dell'assenza in questione. Il Ministero appellante afferma che non vi era alcun obbligo per l'Amministrazione di disporre una nuova visita medica e che, comunque, la determinazione impugnata era stata adottata in piena aderenza alle risultanze oggettive ed alla documentazione esistente sul caso. Si è costituto il predetto signor Pastore, deducendo l'infondatezza del gravame in fatto e diritto. La causa è passata in decisione all'udienza pubblica del 7 febbraio 2006. Diritto Il Giudice di primo grado ha ritenuto fondata la doglianza del ricorrente in ordine alla illegittimità del comportamento dell'Amministrazione che ha adottato la sanzione disciplinare del licenziamento per arbitraria e ingiustificata assenza dal servizio, di cui all'articolo 25, comma 4, del vigente Ccnl, senza previo accertamento della volontarietà della condotta del dipendente sanzionato. L'Amministrazione appellante sostiene che la documentazione in atti non lasciava presupporre la esistenza di disturbi psichici del dipendente in questione, tenuto anche conto che in sede di precedente visita medica collegiale in data 26 luglio 1974 il medesimo era stato giudicato idoneo in modo assoluto e permanente a qualsiasi proficuo lavoro il provvedimento di licenziamento, pertanto, sarebbe stato adottato sulla base di risultanze oggettive in ordine alla scarsa considerazione mostrata dal predetto dipendente verso i doveri d'ufficio, scaturite dall'approfondita istruttoria compiuta dagli organi competenti. La Sezione non ritiene che le argomentazioni dell'Amministrazione possano essere condivise. Come sottolineato in prime cure, nel corso del procedimento disciplinare l'ufficio istruttore aveva richiesto alla competente Asl di accertare l'effettivo stato di salute del dipendente inquisito, sofferente di crisi ansioso-depressive. Poiché l'Azienda sanitaria aveva risposto di non poter evadere la richiesta, per la mancanza di idonea commissione medica, l'Amministrazione procedeva senz'altro alla irrogazione della sanzione disciplinare, visto l'approssimarsi del termine perentorio per la conclusione del procedimento disciplinare. È quindi evidente che, come ammesso dalla difesa dell'Amministrazione e come sottolineato nella sentenza appellata, il comportamento dell'inquisito aveva quanto meno fatto sorgere dubbi in ordine alla situazione di precario equilibrio psichico attuale del medesimo, tanto che si era provveduto a chiedere il giudizio di un organo tecnico al riguardo. In tale situazione, pertanto, contrariamente a quanto affermato dalla difesa dell'appellante, la richiesta di un parere medico non poteva considerarsi come iniziativa per mero scrupolo , di carattere meramente incidentale ed eventuale , rispondendo, invece, l'espletamento di tutti gli accertamenti del caso, all'esigenza del compimento di una istruttoria completa ed esauriente sulla esistenza effettiva dei presupposti normativamente previsti per la irrogazione della gravissima sanzione disciplinare di cui si tratta. La circostanza che l'Amministrazione sia stata indotta a non effettuare ulteriori accertamenti in proposito, a causa dell'approssimarsi del termine concesso per l'istruttoria, non sembra, poi, che possa giustificare tale omissione, dimostrando al contrario che, per ragioni attinenti esclusivamente agli adempimenti procedimentali, si è ritenuto di trascurare gli approfondimenti istruttori necessari per consentire una corretta valutazione delle condizioni attuali e del comportamento dell'inquisito. Per le ragioni sopra esposte l'appello deve essere respinto, in quanto infondato. Sussistono, tuttavia, giusti motivi per disporre l'integrale compensazione delle spese del giudizio tra le parti. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione quarta , definitivamente pronunciando sul ricorso meglio specificato in epigrafe - respinge l'appello e, per l'effetto, conferma la sentenza impugnata - dichiara integralmente compensate fra le parti le spese del presente grado di giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 1 - 2 - N.R.G. 9309/1999 MA