Mentire per proteggere un figlio non configura favoreggiamento

La Suprema corte accoglie il ricorso di una madre che era stata condannata a due mesi per aver rilasciato dichiarazioni false per evitare al figlio gravi conseguenze

Non è punibile per favoreggiamento personale quel genitore che, per difendere il figlio, rilascia dichiarazioni false e reticenti alle forze dell'ordine. Il reato in esame, infatti, rientra tra quei casi per cui l'articolo 384 del Codice penale Casi di non punibilità prevede espressamente, al primo comma, la non punibilità per chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé medesimo o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento nella libertà o nell'onore . È quanto affermato dalla sesta sezione penale della Cassazione che, facendo corretta applicazione della norma sostanziale, ha annullato senza rinvio una decisione del Gup del Tribunale di Udine sentenza 29769/06, depositata ieri e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati . In particolare, a rivolgersi alla Suprema corte è stata una donna straniera, Marisa H., condannata a due mesi di reclusione per aver mentito ai Carabinieri al fine di proteggere il figlio accusato di ricettazione ed evitargli l'arresto. Gli ermellini hanno accolto il suo ricorso sottolineando che non andava ritenuta punibile, essendo evidente che la sua condotta fu determinata dalla necessità di evitare al figlio le gravi ed inevitabili conseguenze sulla libertà e sull'onore che gli sarebbero derivate dall'accertamento della sua colpevolezza .

Cassazione - Sezione sesta penale up - sentenza 10 maggio-6 settembre 2006, n. 29769 Presidente Criscuolo - Relatore Cortese Pm Ciampoli - Ricorrente Hudorovich Fatto Con sentenza in data 17 dicembre 2004 il Gup del Tribunale di Udine applicava ex articolo 444 Cpp a Hudorovich Marisa la pena di due di reclusione per il delitto di cui all'articolo 378 Cp. Propone ricorso l'imputata, deducendo che la sua condotta non è punibile ex articolo 384 Cp, in quanto posta in essere per la necessità di proteggere il figlio H. C., imputato di concorso nel delitto ex articolo 648 Cp. Diritto Il ricorso è fondato. Come, invero, risulta in atti, H. C., accusato di concorso nel delitto di ricettazione, in relazione al quale furono rese ai Carabinieri le dichiarazioni false e reticenti che hanno dato luogo al presente procedimento, è figlio della prevenuta. La stessa, quindi, andava e va ritenuta non punibile per il reato ascritto, a sensi del comma 1 dell'articolo 384 Cp, essendo evidente che la sua condotta fu determinata dalla necessità di evitare al figlio le gravi e inevitabili conseguenze sulla libertà e sull'onore che gli sarebbero derivate dall'accertamento della sua colpevolezza per il delitto ex articolo 648 Cp. L'impugnata sentenza deve, pertanto, essere annullata senza rinvio. PQM Annulla senza rinvio la sentenza impugnata, trattandosi di persona non punibile ai sensi dell'articolo 384, comma 1 Cp.