Mantenimento dei figli: chi si sottrae perchè indigente non va in vacanza in albergo

La ricevuta di un soggiorno al mare incastra il genitore condannato per inadempienza che dopo il fallimento di un'attività commerciale si era sottratto agli obblighi dicendosi impossibilitato

Basta la ricevuta del conto dell'albergo, pagato dall'ex marito in vacanza al mare, per dimostrare che l'uomo - se avesse voluto - era in condizione di adempiere l'obbligo, stabilito dal giudice, di mantenere i figli minori affidati alla moglie separata. Lo sottolinea la Sesta sezione penale della Cassazione - con la sentenza 25560 depositata il ventiquattro luglio - confermando la condanna a tre mesi di reclusione e 500 euro di multa emessa dalla Corte di Appello di Caltanissetta nel luglio 2004 nei confronti di Nunzio F., un padre separato di 41 anni che per diverso tempo non aveva corrisposto l'assegno per i due bambini nati dall'unione con Daniela. Anche nei confronti della ex moglie, l'uomo era venuto meno al dovere di mantenimento. Si era sempre difeso dicendo che era indigente e mostrando la dichiarazione di fallimento della sua attività commerciale. Ma nel processo - per aver fatto mancare i mezzi di sussistenza ai familiari - da una testimonianza emerse che che Nunzio aveva a disposizione una macchina di grossa cilindrata e aveva trascorso una vacanza in albergo. Invano, innanzi ai giudici della Suprema Corte, l'uomo ha chiesto che fosse presa in considerazione la sua situazione di fallito con accertamenti sulla sua effettiva situazione di indigenza e di impossibilita' a rispettare gli obblighi alimentari. Gli 'ermellini' gli hanno risposto che non si vede perche' si dovrebbero compiere più approfonditi accertamenti al riguardo, una volta stabilito che il tenore di vita dell'imputato ben gli consentiva di provvedere al sostentamento dei congiunti, sia pure a prezzo di sacrifici personali .

Cassazione - Sezione sesta penale up - sentenza 24 marzo - 24 luglio 2006, n. 25560 Presidente De Roberto - relatore Conti Ricorrente Fazio Fatto Con la sentenza in epigrafe, la Corte d'appello di Caltanissetta confermava la sentenza in data 8 marzo 2000 del tribunale di Nicosia, appellata da Fazio Nunzio, condannato alla pena di mesi tre di reclusione e lire 1 milione di multa, oltre al risarcimento dei danni subiti dalla parte civile, in quanto responsabile del reato di cui all'articolo 570 cpv. n. 2 Cp, perché faceva mancare i mezzi di sussistenza alla moglie Fazio Daniela e ai figli minori Giuseppe e Rosita non corrispondendo l'assegno di mantenimento fissato all'atto della separazione consensuale né provvedendo in altro modo alle esigenze di vita dei congiunti in Capizzi, dal 9 luglio 1999 fino alla sentenza di condanna in primo grado . Osservava la Corte di appello che era stato accertato che l'imputato non aveva corrisposto l'assegno di mantenimento a partire dal luglio 1999 e che successivamente si era limitato a pagare qualche visita medica dei figli o ad acquistare qualche capo di vestiario per i medesimi. La condizione di fallito dell'imputato non valeva a dimostrare la sua incapacità economica, tenuto anche conto del dispendioso tenore di vita del Fazio, come dichiarato anche dal teste Fonseca. Ricorre per cassazione personalmente l'imputato, il quale deduce, con un primo motivo, l'erronea applicazione dell'articolo 570 Cp, rilevando - quanto all'omesso versamento dell'assegno fissato a favore della moglie separata, che ciò integrava un mero illecito civile, non essendo tale condotta riconducibile al dovere di assistenza morale e materiale tra i coniugi, che viene meno con la separazione - quanto alla omessa corresponsione dei mezzi di sussistenza a favore dei figli minori, che non era stato accertato né la capacità economica dell'imputato, che versava in una condizione di grave dissesto economico nel quale erano stati coinvolti anche i genitori, né lo stato di bisogno dei figli, posto che l'imputato aveva loro corrisposto mensilmente la somma di lire 600 mila, provvedendo anche alle loro necessità di vestiario, cure mediche, spese scolastiche i minori avevano beneficiato della somma proveniente da un assicurazione accesa proprio a loro favore gli stessi avevano goduto dell'assistenza da parte dei nonni materni, che godevano pensioni per lire 2.500.000 mensili e dei redditi lavorativi della madre. Con secondo motivo, il ricorrente denuncia la vioIazione degli articoli 192 comma 1 e 546 lett. e Cpp, dato che i giudici di merito non avevano effettuato alcun accertamento né sullo stato di bisogno dei congiunti né sulla capacità economica dell'imputato, limitandosi a riportare le dichiarazioni del teste Fonseca circa l'utilizzo da parte del Fazio di un'auto di grossa cilindrata e circa una vacanza trascorsa da lui in albergo. Con un terzo motivo, si deduce sotto altro profilo la violazione delle medesime disposizioni dì legge, non avendo i giudici di appello dato conto delle ragioni per le quali ritenevano inattendibili le affermazioni rese in dibattimento dall'imputato circa la sua incapacità di adempiere integralmente all'obbligo di versare l'assegno di mantenimento nonché circa la insussistenza dello stato di bisogno dei figli. Diritto Il ricorso, al limite dell'ammissibilità, appare infondato. Contrariamente a quanto dedotto, la mancata corresponsione dei mezzi di sussistenza in favore del coniuge separato ha rilevanza penale, a norma dell'articolo 570 comma 2 n. 2 Cp, salvo che la separazione sia ad esso addebitabile v. Cassazione, Sezione sesta, up, 27 gennaio 2000, Di Vittorio . Del resto, in base all'articolo 156 Cc, il coniuge cui non sia addebitabile la separazione conserva il diritto di ricevere dall'altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, salvo che abbia adeguati redditi propri e in questo quadro trova razionale giustificazione la norma penale in esame, sia pure limitata all'ipotesi di mancata somministrazione dei mezzi dì sussistenza, che, come è noto, ha un ambito pi ristretto di quella relativa al mantenimento v., tra le altre, Cassazione, Sezione sesta, up, 7 marzo 2002, Milazzo Id., u.p. 10 aprile 2001, Halton . E' stata anche accertata mancata somministrazione di mezzi adeguati al sostentamento dei minori, a favore dei quali l'imputato si limitò a sostenere spese saltuarie, relative a cure mediche o ad acquisti di capi di vestiario. E' evidentemente generica la deduzione dell'imputato secondo cui i figli avrebbero beneficiato di una somma, non meglio precisata, erogata da una compagnia assicuratrice sulla base dì un contratto da lui stipulato. Ed è irrilevante che i minori, che non godevano di redditi propri, abbiano ricevuto assistenza economica dai nonni materni e dalla madre, posto che, come deriva da costante giurisprudenza, tale evenienza non elide la responsabilità del genitore che a ciò non abbia provveduto tra le tante, Cassazione, Sezione sesta, u.p. 13 ottobre 1999, Fiorucci Id., 17 febbraio 1999, Cardo . Quanto alla capacità economica dell'imputato, giustamente ì giudici di merito hanno ritenuto irrilevante la sua condizione di fallito in presenza di concreti indici di un tenore di vita incompatibile con uno stato di indigenza, attestato da una testimonianza. Non si vede perché i giudici avrebbero dovuto compiere pi approfonditi accertamenti al riguardo, una volta stabilito che il tenore di vita dell'imputato ben gli consentiva di provvedere al sostentamento dei congiunti, sia pure a prezzo di sacrifici personali. Al rigetto del ricorso consegue. a norma dell'articolo 616 Cpp, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. PQM Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.