Sistema previdenziale, l'Aiga punta su una riforma strutturale

I giovani avvocati tornano a chiedere un ripensamento del contributo soggettivo che penalizza le nuove generazioni

Sistema previdenziale forense, l'Aiga punta su una riforma strutturale che ne garantisca sostenibilità ed equità. I giovani avvocati tornano a chiedere, nel documento messo a punto dalla Giunta lo scorso 10 gennaio qui leggibile nei documenti correlati , di ripensare, in attesa di un intervento complessivo, l'aumento del contributo soggettivo, che oggi penalizza inutilmente le nuove generazioni impedendo loro di destinare risorse in forme previdenziali complementari. Ma facciamo un passo indietro. Il Governo boccia la riforma di carattere parametrico della previdenza forense. Lo scorso 21 dicembre il ministero del Lavoro, d'intesa con quelli dell'Economia e della Giustizia ha respinto l'aumento del contributo integrativo nella misura dal 2 al 4 per cento proposto dalla Cassa forense, bocciando così la riforma di carattere parametrico deliberata dal Comitato dei delegati lo scorso 17 marzo 2006. Il Ministero ha spiegato, inoltre, che l'intera manovra messa a punto dalla Cassa forense, avrebbe comportato lo slittamento della dead line della crisi di soli cinque anni, dal 2027, anno in cui il saldo tra le entrate contributive e la spesa per pensioni diventerebbe negativo, al 2032. Le proposte dei giovani avvocati. Le misure introdotte dal Comitato dei delegati, ha denunciato l'Aiga, sono meramente parametriche e del tutto svincolate da un ambito di riforma complessivo dell'intero sistema e servono solo ad allontanare il momento di crisi e il paventato gap di bilancio. I giovani avvocati, tuttavia, non si sono limitati a segnalare la necessità di un complessivo ripensamento del sistema ma hanno elaborato con il contributo di tecnici e studiosi specifiche proposte. Nel percorso ipotizzato dall'Aiga si va dalla previsione nella stabilità della gestione finanziaria fino a 40 anni, al passaggio dal sistema a ripartizione a un sistema misto con inserimento di parametri propri del sistema contributivo dall'abbandono dell'ipotesi di riforma congegnata sulle misure parametriche e su quelle incidenti sulla leva delle entrate, all'intervento sul debito pensionistico attraverso un sistema di incentivi, disincentivi, superando così le difficoltà derivanti dalla pretesa intangibilità dei cosiddetti diritti quesiti. Infine, l'associazione ha pensato anche a delle agevolazioni per i più giovani e a valorizzare la previdenza complementare. Le conseguenze della bocciatura del Governo. La bocciatura da parte del Governo Prodi, secondo l'Aiga, aggrava ulteriormente la situazione, del resto, è inaccettabile che i legali, e in particolari i giovani, siano costretti a pagare un quinto di contributi in più senza alcun tangibile beneficio. Le riunioni del Comitato dei delegati. Il Comitato dei delegati, convocato per il 20 e 26 gennaio, ha l'occasione - sostengono i giovani avvocati - di rimediare ai gravi errori del recente passato. È necessario, del resto, invertire la marcia, utilizzando gli strumenti normativi di cui è titolare la Cassa forense e licenziando una riforma che assicuri al sistema sostenibilità ed equità. Inoltre, i limiti legislativi, che avrebbero impedito, secondo il Comitato, una riforma strutturale sono decaduti grazie alla Finanziaria 2007 che ha ampliato i poteri normativi degli enti previdenziali privati. Conclusioni. La maggiore autonomia regolamentare, secondo l'Aiga, è una grande opportunità da non sprecare incorrendo nel medesimo vizio capitale che, da sempre, l'Avvocatura tutta imputa al legislatore ordinario la disorganicità e la disomogeneità di riforme parziali e incoerenti. I giovani avvocati, nel ricordare ai delegati che rappresentato l'intera platea degli iscritti, ha invitato il Comitato a non insistere in una strategia che, oltre ad alimentare conflitti generazionali, si è rivelata inefficace e perdente e a proporre, invece, una riforma strutturale del sistema previdenziale che ne garantisca sostenibilità ed equità . cri.cap

Aiga Documento della Giunta AIGA sulla riforma della previdenza forense Roma, 10 gennaio 2007 Il 21 dicembre 2006 il Ministero del Lavoro, d'intesa con quelli dell'Economia e della Giustizia, ha respinto l'aumento del contributo integrativo nella misura dal 2 al 4% proposto dalla Cassa Forense ed ha così sostanzialmente bocciato la riforma di carattere parametrico deliberata dal Comitato dei Delegati lo scorso 17 marzo 2006. L'approvazione delle altre misure prospettate, quali l'aumento della contribuzione soggettiva unitamente a quella di solidarietà, consente solo in minima parte il finanziamento previsto tanto che, per effetto di questa manovra residuale, l'entrata in crisi del sistema pensionistico forense, pacificamente prevista per l'anno 2027, slitterà soltanto di un anno! Ben misero risultato a fronte dell'ennesimo prelievo dalle tasche degli iscritti e segnatamente da quelle più povere dei Giovani Avvocati, circostanza peraltro ignorata dal Ministero dal quale sarebbe stato logico attendersi maggior coerenza sistematica. Il Ministero, inoltre, ha fatto definitivamente chiarezza sulle conseguenze della eventuale approvazione dell'aumento del contributo integrativo l'intera manovra prospettata dal Comitato dei Delegati avrebbe comportato lo spostamento della dead line della crisi di soli cinque anni. Si legge infatti nella lettera ministeriale del 21.12.2006, che ha comunicato alla Cassa il diniego alla riforma, che secondo le valutazioni fornite dalla cassa forense, il saldo tra entrate contributive e spesa per pensioni, che a normativa invariata diventerebbe negativo nell'anno 2027, sarebbe invece destinato, in seguito alle modifiche proposte, a divenire negativo nel 2032 . C'è da chiedersi, a questo punto, in base a quale supporto tecnico - scientifico i Delegati abbiano potuto sostenere che la riforma deliberata avrebbe consentito la tenuta del sistema sino all'anno 2050. In realtà, è evidente che le misure introdotte, osteggiate dai giovani, criticate dagli enti di vigilanza e votate a maggioranza in Comitato, erano volte soprattutto a sostenere gli interessi di chi oggi è già pensionato o prossimo alla pensione e continuerà ad essere beneficiario della contribuzione di tutti ad onta di qualsiasi principio di solidarietà e di equità. Peraltro, da diversi anni i Giovani Avvocati denunciano i limiti insuperabili di un approccio che non preveda modifiche strutturali un intervento meramente parametrico, svincolato da un ambito di riforma complessivo dell'intero sistema, serve solo ad allontanare il momento di crisi ed il paventato gap di bilancio. Il tutto senza risolvere il problema alla radice e gravando i giovani professionisti di ulteriori esborsi con il risultato di ampliare la violazione del patto infragenerazionale sotteso ai sistemi previdenziali e destinato ad attraversare in verticale tutte le generazioni. Fin dalla Conferenza tematica di Gardone Riviera del maggio 2004 infatti, l'Aiga aveva lanciato forti segnali d'allarme dichiarandosi d'accordo con chi, dal mondo scientifico, aveva sostenuto che il disegno della Cassa Forense appare ancora lontano da quello definibile un buon disegno previdenziale, che sia innanzitutto finanziariamente sostenibile, ma anche in grado di garantire equità tra le generazioni, di evitare distorsioni nelle scelte individuali del risparmio e capace di ripartire appropriatamente i rischi demografici ed economici e di minimizzare i rischi politici CERP, Conf.Aiga Gardone Riviera maggio 2004 . Il dialogo aperto in quel contesto e la stipula di un Protocollo d'intesa tra i presidenti di Aiga e Cassa Forense, non hanno però determinato risultati positivi, tanto che lo stesso protocollo è stato disatteso dai vertici della Cassa e l'adempimento del patto tra le generazioni, più volte ribadito nelle sedi di discussione, è rimasto lettera morta. I Giovani Avvocati, ovviamente, non si sono limitati a segnalare la necessità di un complessivo ripensamento del sistema - attraverso le argomentazioni sopra richiamate che costituiscono, significativamente, la motivazione della recentissima bocciatura ministeriale - ma hanno dedicato una serie di incontri di studio, in ambito nazionale e territoriale, al tema della previdenza forense. Anche all'esito di tali momenti di confronto, sono state elaborate specifiche proposte, con il contributo di tecnici e studiosi, attraverso le quali si è sollecitato un percorso di riforma caratterizzato dai seguenti principi 1. previsione nella stabilità della gestione finanziaria sino a 40 anni. 2. passaggio dal sistema a ripartizione ad un sistema misto con inserimento di parametri propri del sistema contributivo. 3. abbandono dell'ipotesi di riforma congegnata sulle misure parametriche ed in particolare su quelle incidenti sulla leva delle entrate. 4. intervento sulla leva delle uscite ovvero sul debito pensionistico attraverso un sistema di incentivi, disincentivi, superando le difficoltà derivanti dalla pretesa intangibilità dei c.d. diritti quesiti. 5. agevolazioni per i più giovani e valorizzazione della previdenza complementare. Tali proposte, inserite perfettamente nel solco di quanto evidenziato dagli organismi di controllo degli enti gestori della previdenza NUSVAP, COVIP, Commissione Bicamerale di Controllo e persino dalla Corte dei Conti, con relazioni tutte convergenti sul punto di una evidente insostenibilità del sistema , sono state totalmente ignorate dal Comitato dei Delegati. Il 17 marzo 2006, infatti, il parlamentino della Cassa Forense ha approvato a maggioranza non va dimenticato che 42 Delegati su 80 sono beneficiari di pensione! l'innalzamento del contributo integrativo dal 2 al 4%, unitamente ad altri interventi parametrici indicati genericamente come strutturali, così operando una vera e propria mini controriforma contro i pareri tecnici e istituzionali più qualificati, contro le aspettative delle giovani generazioni ad una riforma condivisa del sistema e, soprattutto, contro il patto di solidarietà infragenerazionale, riproponendo un vecchio disegno che la stessa Cassa Forense aveva in passato accantonato. La bocciatura da parte del Governo Prodi, che non può definirsi inaspettata va sottolineato, significativamente, che neppure il precedente governo approvò la riforma, pur avendone la possibilità nell'ultimo scorcio di legislatura, come tanti delegati ritenevano scontato accadesse , aggrava ulteriormente la situazione, essendo inaccettabile che gli Avvocati, ed i giovani in particolare, debbano pagare un quinto di contributi in più senza alcun tangibile beneficio. Il Comitato dei Delegati, convocato per i prossimi 20 e 26 gennaio 2007, ha l'occasione per rimediare ai gravi errori del recente passato si impone una decisa inversione di marcia, utilizzando gli strumenti normativi di cui è titolare l'Ente di previdenza e licenziando una riforma che assicuri al sistema sostenibilità ed equità. L'argomento dei limiti legislativi di riferimento, che avrebbe impedito, secondo il Comitato, una riforma strutturale è caduto, peraltro, nel momento in cui l'attuale legge finanziaria ha ampliato i poteri normativi degli enti previdenziali privati, a distanza di soli sei mesi da quando la Cassa aveva, molto tardivamente, cominciato ad invocarli lo studio della riforma è in itinere dall'anno 2001 ed il Comitato ha impiegato ben cinque anni per scoprire di non avere, forse, forza normativa sufficiente a realizzarla . La maggior autonomia regolamentare è una grande opportunità da non sprecare incorrendo nel medesimo vizio capitale che, da sempre, l'Avvocatura tutta imputa al legislatore ordinario la disorganicità e la disomogeneità di riforme parziali e incoerenti. Proseguire ulteriormente sulla linea intrapresa, come paventato dal Presidente della Cassa Forense, oltre che improduttivo, anche per effetto della modifica inerente la stabilità della gestione finanziaria oggi correttamente elevata a 30 anni , significa aggravare una situazione oltremodo difficile e spezzare definitivamente il patto infragenerazionale che deve presiedere ogni ambito previdenziale. Piuttosto, nelle more di un intervento complessivo, va ripensato l'aumento del contributo soggettivo, che oggi risulta inutilmente afflittivo e penalizza fortemente i giovani impedendo loro di destinare risorse in direzione di forme previdenziali complementari. L'Aiga, nel ricordare ai Delegati la funzione di rappresentanza dell'intera platea degli iscritti, invita il Comitato a non insistere in una strategia che, oltre ad alimentare conflitti generazionali, si è rivelata inefficace e perdente ed a proporre, invece, una riforma strutturale del sistema previdenziale che ne garantisca sostenibilità ed equità.