Cooperativa e soci lavoratori: è l'istituto di previdenza che deve provare la retribuzione

di Lucio Giacomardo

di Lucio Giacomardo * Con la sentenza pubblicata in allegato, la Corte di appello de L'Aquila affronta l'interessante tema delle prestazioni di lavoro dei soci nell'ambito delle Cooperative e, conseguentemente, l'individuazione della natura giuridica di dette prestazioni ai fini dei contributi previdenziali. Sull'argomento, in special modo negli ultimi tempi, diversi sono stati gli interventi dei giudici di merito e di legittimità. In particolare, merita di essere ricordata la decisione della Suprema corte di Cassazione a Su cfr. sentenza 13967/04 che, nello specifico, ha compiuto una lunga analisi della normativa relativa ai rapporti di lavoro dei soci nell'ambito delle Cooperative e, al contempo, ha riassunto i principali orientamenti della giurisprudenza sul tema. Nella circostanza, infatti, i Giudici di legittimità hanno evidenziato, quanto all'aspetto normativo, che per esaminare compiutamente i rapporti di lavoro soci - cooperative occorre tener conto in particolare delle seguenti disposizioni - Articolo 2, comma 3, Rd 1422/24 regolamento per l'esecuzione del Rd 3184/23, concernente provvedimenti per l'assicurazione obbligatoria contro l'invalidità e la vecchiaia che stabilisce che le società cooperative sono datori di lavoro anche nei riguardi dei loro soci che impiegano in lavori da esse assunti .- Articolo 2 comma 2, Rd 2270/24 regolamento per l'esecuzione del Rd 3158/23, concernente provvedimenti per l'assicurazione contro la disoccupazione involontaria . - Articolo 1, Dpr 602/70 riassetto previdenziale ed assistenziale di particolari categorie di lavoratori soci di società e di enti cooperativi, anche di fatto, che prestino la loro attività per conto della società ed enti medesimi che pevede ai lavoratori soci di società cooperative di lavoro, disciplinate dagli articoli 2511 e seguenti del Cc e dal D.Lgs del Capo provvisorio dello Stato 1577/47, le quali svolgono le attività indicate nell'allegato elenco ed ai lavoratori soci di organismi di scopi mutualistici propri delle società cooperative, le seguenti forme di previdenza ed assistenza sociale si applicano secondo le norme, entro i limiti e le modalità stabiliti dalle disposizioni legislative che regolano dette forme, nonché secondo quanto disposto nei successivi articoli - assicurazione per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, assicurazione contro la tubercolosi, assegni familiari, gestiti dall'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale - assicurazione contro le malattie e per la tutela delle lavoratrici madri, gestita dall'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro - assistenza dell'Ente Nazionale assistenza orfani lavoratori italiani - provvidenze della gestione case per lavoratori. L'allegato elenco di attività lavorative potrà essere modificato con decreto del ministero per il Lavoro e la previdenza sociale, sentite le organizzazioni sindacali interessate . Nonché, da ultimo, dell'articolo 1, comma 3, legge 142/01, secondo cui il socio lavoratore di cooperativa stabilisce con la propria adesione, o successivamente all'instaurazione del rapporto associativo, u ulteriore e distinto rapporto di lavoro, in forma subordinata o autonoma o in qualsiasi altra forma, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata non occasionale, con cui contribuisce comunque al raggiungimento degli scopi sociali. Dall'instaurazione dei predetti rapporti associativi e di lavoro in qualsiasi forma derivano i relativi effetti di natura fiscale e previdenziale e del successivo articolo 4 che al comma 1 stabilisce che ai fini della contribuzione previdenziale e assicurativa si fa riferimento alle normative vigenti previste per le diverse tipologie di rapporti adottabili nel regolamento delle società cooperative nei limiti di quanto previsto dall'articolo 6 . A tanto, come pure ricordato dalla stessa Suprema corte, deve aggiungersi l'articolo 45, comma 1, Costituzione, il quale precisa che la Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualistico senza fine di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità e l'articolo 2512 Cc, nel testo novellato dal D.Lgs 6/2003 che disciplina le società cooperative a mutualità prevalente , ossia quelle che, tra l'altro, svolgono la loro attività prevalentemente in favore dei soci, consumatori o utenti di beni e servizi e si avvalgono prevalentemente delle prestazioni lavorative dei medesimi. Quanto alla giurisprudenza, gli stessi Giudici di legittimità hanno ricordato come, in tempi meno recenti, sul presupposto che lo scopo della mutualità, caratteristico delle cooperative e consistente nella fornitura di beni e servizi ai soci a condizioni più favorevoli di quelle del mercato, eliminasse la distinzione fra imprenditore datore di lavoro e lavoratori occupati nell'impresa e perciò la stessa configurabilità di un rapporto di lavoro. In particolare, secondo tali argomentazioni, capitale e organizzazione del lavoro facevano capo agli stessi lavoratori, fra i quali erano poi ripartiti gli utili di gestione, onde l'apporto lavorativo del socio rimaneva assorbito dal vincolo associativo. Escluso il lavoro, subordinato ed autonomo, rimaneva altresì esclusa la tutela previdenziale. Di questo orientamento può considerarsi espressione la sentenza delle Su 1530/89 resa in materia di incompatibilità fra avvocatura e impieghi privati ed escludente l'astratta configurabilità di un rapporto di impiego privato fra cooperativa e socio avvocato. La contrapposizione fra rapporto sociale e rapporto di lavoro è presente anche in Corte costituzione 334/95 e 30/1996, in materia di non spettanza al socio lavoratore dei diritti al trattamento di fine rapporto ed all'intervento del relativo fondo di garanzia, nonché in Corte costituzione 451/98, in tema di privilegio generale sui beni mobili del datore di lavoro relativamente ai crediti per le retribuzioni ed il trattamento ora detto. Gli stessi Giudici di legittimità, inoltre, sottolineano come un orientamento giurisprudenziale successivo ammise la compatibilità fra lavoro e rapporto associativo ma limitò la tutela previdenziale a ai soli soci lavoratori, subordinati o autonomi, impegnati in lavori assunti dalla società per conto terzi, vale a dire in lavori non immediatamente utilizzabili al fine mutualistico, oppure b ai soci lavoratori subordinati o ancora c alle particolari categorie di soli lavoratori ai quali il Dpr 602/70 attribuisce alcune forme di previdenza sociale. Questa giurisprudenza si fondava sull'articolo 2, comma 3, Rd 1422/24, secondo cui le società cooperative sono datori di lavoro anche nei riguardi dei loro soci, che impiegano in lavori da esse assunti Cassazione 8370/97 . La compatibilità ora detta è ammessa anche dalle Su 10906/98, che riconduce al rito del lavoro le controversie fra soci e cooperative di produzione e lavoro, in considerazione della progressiva estensione operata dal legislatore di istituti e discipline propri dei lavoratori subordinati da ultimo ai fini della procedura dell'intervento straordinario di integrazione salariale e di quella di mobilità ex articolo 8, Dl 148/93, convertito in legge 236/93 , dovendo alla graduale applicazione al socio cooperatore della tutela sostanziale propria del lavoratore subordinato corrispondere un'analoga estensione della tutela processuale. Così riassunta la situazione, i Giudici di legittimità precisano che le disposizioni sopra richiamate devono essere interpretate alla luce della mutata realtà delle Cooperative e, soprattutto, alla stregua degli articoli 1 e 4 della legge 142/01, dell'articolo 9, comma 1 della legge 30/2003, dell'articolo 2512 Cc, nel nuovo testo, tenuto conto che la necessità di assimilare qualsiasi regime lavorativo a quello della subordinazione porta ad una forzata unificazione, ossia ad una fictio iuris, ma in realtà non necessaria . Non vi è dubbio, del resto, che l'articolo 1, comma 3, legge 142/01 permette al socio lavoratore di affiancare al rapporto associativo quello di lavoro, subordinato, autonomo o d'altro genere, compreso quello parasubordinato l'articolo 9, comma 1, legge 30/2003 ammette la conclusione dei detti contratti anche non in forma distinta e, quel che più conta ora, l'articolo 4, comma 1, legge 142/01 connette la contribuzione previdenziale ai diversi tipi contrattuali lavoristici. Quanto alla sentenza in commento, la Corte di appello de L'Aquila fa discendere dalla impossibilità di una totale equiparazione della posizione del socio a quella di un lavoratore subordinato conseguenze anche di tipo processuale, attesa la ripartizione dell'onere probatorio. Ed infatti, se, come scrivono i Giudici de L'Aquila la posizione di un socio di cooperativa, e per di più di una cooperativa non avente scopo di lucro, è ben diversa dalla condizione del lavoratore subordinato e, soprattutto, se è vero, come è vero, che la equiparazione, ai fini previdenziali, al lavoratore subordinato, comporta le conseguenze illustrate tale equiparazione non può parificare il socio di cooperativa al lavoratore dipendente anche per quanto concerne il regime probatorio, e le presunzioni, che derivano dallo status di lavoratore subordinato, il quale è, di per sé, ben differente dalla condizione di un socio di cooperativa. In guisa che, concludono gli stessi Giudici, mentre non è assolutamente credibile che il lavoratore dipendente, il quale lavora per trarre dal lavoro i mezzi di sostentamento, rinunci volontariamente alla retribuzione, se non per motivi specifici, e provati, ben può ritenersi che un soggetto si associ ad una cooperativa, e renda ad essa prestazioni lavorative, per motivi diversi dall'intento di ottenere un corrispettivo , con la conseguenza, dal punto di vista processuale, che non può ritenersi che incomba sulla cooperativa l'onere di provare che i soci non sono stati pagati perché tali erano i patti, e tale l'assetto della cooperativa, e non per un mero inadempimento di obbligazioni peraltro esistenti ciò in quanto non sussiste una presunzione di onerosità, da superate, come sussiste, invece, per i rapporti di lavoro subordinato . * Avvocato - Cultore di Istituzioni di Diritto Privato Università degli Studi di Napoli 3

Corte d'appello dell'Aquila - Sezione lavoro - sentenza 1 dicembre 2005-12 gennaio 2006 Presidente e relatore Jacovacci Ricorrente Inpgi - Controricorrente Coop Arl Editoriale La Verità Svolgimento del processo Il riassumente Inpgi pretende il pagamento di contributi previdenziali e sanzioni siccome dovuti dalla cooperativa resistente. La cooperativa ebbe a proporre opposizione avverso decreto ingiuntivo del 9 luglio 1998, emesso per il pagamento dei contributi e degli accessori dal Pretore di Roma, Giudice del Lavoro l'opposizione venne accolta in primo grado, con sentenza del 10 dicembre 1999, confermata dalla Corte d'appello di Roma, Sezione Lavoro, con sentenza del giorno 6 novembre 2000. Su ricorso dell'Inpgi la sentenza d'appello è stata cassata dalla Corte suprema, e rinviata a questa Corte, con la sentenza in epigrafe indicata. Motivi della decisione L'Inpgi pretende i contributi previdenziali per l'attività lavorativa di sei giornalisti soci della cooperativa resistente. La sentenza di Cassazione e rinvio ha affermato il principio di diritto secondo il quale i contributi sono dovuti anche per i soci lavoratori, equiparati ai fini previdenziali ai lavoratori subordinati dall'articolo 2 del Rd 2270/24 cfr. Cassazione 5450/00 e Su 13967/04 . Nessun contributo è peraltro dovuto se ed in quanto nessun compenso sia stato percepito dai soci lavoratori. Ma ciò vale soltanto nella ipotesi di prestazione lavorativa gratuita, e non nella diversa ipotesi di mancato pagamento di un corrispettivo peraltro giuridicamente dovuto Cassazione 120/89 . E quindi la decisione della controversia dipende dal punto se la mancata remunerazione era imputabile all'andamento della gestione economica che non consentiva riparto di utili, ovvero se era frutto di un patto collettiva, in forza del quale i soci si erano vincolati a dare gratuitamente la loro prestazione lavorativa sentenza di rinvio, pag. 3 . Orbene, che la remunerazione non vi sia stata è circostanza necessaria, anche se non sufficiente, perché possa essere ritenuta la gratuità del rapporto, e la conseguente esenzione dall'obbligo contributivo. Ed è circostanza che deve essere ritenuta assodata, siccome data per scontata dalla sentenza di rinvio, che sul punto conferma quanto ritenuto dalla sentenza di appello cassata. Rimane quindi da giudicare in punto inadempimento o insolvenza ovvero gratuità. A questo proposito l'Inpgi sostiene che, essendo i soci di cooperativa equiparati ai lavoratori dipendenti, vale anche per essi la presunzione di onerosità della prestazione lavorativa, che deve essere superata da una prova piena, precisa, ed addirittura documentale. La tesi non appare corretta. Infatti la posizione di un socio di cooperativa, e per di più di una cooperativa non avente scopo di lucro, è ben diversa dalla condizione del lavoratore subordinato. E se è vero, come è vero, che la equiparazione, ai fini previdenziali, al lavoratore subordinato, comporta le conseguenze illustrate e sancite dalla sentenza di rinvio, tale equiparazione non può parificare il socio di cooperativa al lavoratore dipendente anche per quanto concerne il regime probatorio, e le presunzioni, che derivano dallo status di lavoratore subordinato, il quale è, di per sé, ben differente dalla condizione di un socio di cooperativa. Sicché, mentre non è assolutamente credibile che il lavoratore dipendente, il quale lavora per trarre dal lavoro i mezzi di sostentamento, rinunci volontariamente alla retribuzione, se non per motivi specifici, e provati, ben può ritenersi che un soggetto si associ ad una cooperativa, e renda ad essa prestazioni lavorative, per motivi diversi dall'intento di ottenere un corrispettivo. È per tale motivo che non può ritenersi che incomba sulla cooperativa l'onere di provare che i soci non sono stati pagati perché tali erano i patti, e tale l'assetto della cooperativa, e non per un mero inadempimento di obbligazioni peraltro esistenti ciò in quanto non sussiste una presunzione di onerosità, da superate, come sussiste, invece, per i rapporti di lavoro subordinato. È ben vero che alla cooperativa deve peraltro farsi carico dell'onere di dedurre e di chiarire, desumibile da tutto il sistema processuale, ed in particolare dagli articoli 414 n. 4 e 416 comma 3 Cpc, ma una volta che la cooperativa abbia dedotto la gratuità, abbia fatto riferimento allo statuto ed ai verbali, e l'assunto non risulti contrastato da alcun elemento probatorio contrario, e neppure da qualche argomentazione convincente, o quantomeno tale da ingenerare perplessità sul punto, non è dato accollare al presunto debitore ulteriori oneri processuali. Si dovrà invece procedere ad una valutazione ispirata dal principio della ricerca della verità effettiva, ricerca demandata al giudice ai sensi dell'articolo 421 Cpc, e che implica, altresì, un potere di valutazione che tenga conto di tutte le circostanze rilevanti, e tra le altre, nel caso di specie, dell'assoluta assenza, in una vicenda processuale pur a lungo protrattasi, di qualsiasi elemento ed argomento che possa indurre a ritenere una onerosità del rapporto con i soci, ed un inadempimento della cooperativa, mentre invece tutto converge nel senso di un rapporto gratuito. È per tale motivo che la pretesa dell'Inpgi non può essere accolta. Appare equo, in considerazione della peculiarità del caso l'Inpgi ben poteva, originariamente, ritenere la sussistenza della obbligazione contributiva disporre la integrale compensazione, tra le parti, delle spese legali, a norma dell'articolo 92 Cpc. PQM La Corte respinge l'appello, e compensa tra le parti le spese legali della cassazione e del presente appello, confermando per il resto le precedenti sentenze. 1