Astensione forense: uno sciopero soreliano

di Roberto Zazza

di Roberto Zazza * Dire che il DL Bersani costituisce un attacco proditorio alle libere professioni, per fiaccarle, prima di imporre una normativa generale vantaggiosa per il sistema imprese e dimentica del settore civile, e quindi della maggior parte dei cittadini è osservazione ormai banale. È più utile qui invece analizzare l'incidenza del DL Bersani sulle articolazioni interne all'Avvocatura. La norma ha infatti accelerato inevitabilmente il processo di disarticolazione interno all'Avvocatura, favorendo la creazione di una el te basata sul diritto commerciale ed i grandi affari, separata dalla stragrande maggioranza degli Avvocati destinati a dividersi un mercato povero, con a disposizione strutture pubbliche miserrime e strozzato da una insopportabile concorrenza tariffaria per carità di patria non voglio toccare il tema della qualità del servizio . Ma i più penalizzati saranno quei professionisti di fascia media che verranno inevitabilmente attratti la più gran parte nel magma del proletariato professionale e solo pochi dei quali invece si ritaglieranno un ruolo di caudatari, magari in franchising come preconizzava tal avv. Cappelli su una nota rivista giuridica dei grandi studi associati. Gli esiti della manifestazione del 21/07 u.s. a Roma hanno dato piena conferma alla tesi. Mentre all'Adriano infatti erano presenti tutte le componenti dell'Avvocatura più o meno volontariamente coese dalla necessità di essere, o almeno apparire unite di fronte ad un nemico ritenuto comune, componenti che hanno concesso alla platea quel tanto di retorica che era inevitabile chi e quanti erano i presenti sotto Palazzo Chigi? Certamente meno della metà dei 2.000 che affollavano la sala. Non erano presenti certamente i componenti e i soci dei grandi studi, né lo erano comunque gli Avvocati di prima fascia , per anzianità o censo né i membri della rappresentanza istituzionale dell'Avvocatura. Mancavano però anche moltissimi degli Avvocati che esercitano nelle aree privilegiate del paese o che rappresentano modelli di esercizio della professione, dato non solo di censo ma anche culturale che potremo definire di classe media. Erano insomma presenti e attivi per la maggior parte gli Avvocati che esercitano in aree particolarmente disagiate, o in settori attualmente sotto attacco e quelli più giovani e perciò più esposti anche nell'immediato alle conseguenze nefaste del DL Bersani. Certamente un corteo spontaneo è indice di una reazione rabbiosa ed emotiva, ma non rappresenta ancora l'emersione di una leadership del tutto nuova. Se ne stanno però creando i presupposti, con il rischio in mancanza di risposte opportune dall'interno del ceto forense che emergano derive populiste e di contrasto al necessario processo di modernizzazione della professione, i cui costi non possono però essere scaricati sulle componenti più deboli del ceto. La risoluzione della questione sociale interna all'Avvocatura non può essere postergata a normative generali o ritenuta estranea alla trattativa globale sulla modernizzazione che è la sfida alla quale l'Avvocatura intera non può sottrarsi. La soluzione si può trovare solo in una conferenze nazionale sulla giustizia, ove tariffe e pubblicità trovino i giusti luoghi e contrappeso insieme però alle questioni fondamentali struttura, congruità dei fondi pubblici, circoscrizioni giudiziarie, norme sull'accesso e la formazione, coinvolgimento dell'Avvocatura nella gestione del servizio giustizia, definizione del concetto di consumatore, controllo sugli enti intermedi, legge uniforme sulla paragiurisdizione, sviluppo di un sistema credibile e garantito di ADR, difesa civica Un modello quindi tutto nuovo di esercizio delle professioni forense non più incentrato sulla giurisdizione, ma sulla giustizia come servizio ai cittadini ed al territorio. * Avvocato