Foto segnaletiche sui giornali, la sola curiosità del pubblico non le giustifica

Il Tribunale di Milano dà ragione al Garante che aveva bloccato ulteriori pubblicazioni di immagini di persone anche una nota attrice coinvolte in vicende di stupefacenti e prostituzione

Un segnale chiaro sugli abusi in materia di pubblicazione di foto segnaletiche sui giornali senza che ve ne sia alcuna necessità, né di carattere informativo né per ragioni di prevenzione. Un segnale chiaro che arriva dal Tribunale milanese che, dando ragione al Garante, ha respinto il ricorso di un quotidiano nazionale contro il provvedimento con il quale l'Authority per la privacy ordinava di non pubblicare ulteriormente le foto di alcune persone arrestate nel corso di un'indagine per vicende di droga e di prostituzione. Le foto, dicono in sostanza le motivazioni dei giudici, non devono essere pubblicate per dare soddisfazione alla mera curiosità del pubblico, bensì solo quando esigenze di giustizia e di polizia lo rendano opportuno. La vicenda è ricordata, tra l'altro, nell'ultima Newsletter del Garante qui leggibile come documento correlato , ove si mettono in rilievo anche altre precisazioni contenute nella sentenza milanese. Ad esempio la circostanza che le foto segnaletiche sono idonee, in quanto tali, a rivelare lo stato di detenzione dei soggetti ripresi, enfatizzando quindi attraverso l'aspetto visivo la notizia della misura restrittiva ciò comporta una lesione della dignità della persona, anche quella sottoposta ad arresto o detenuta e per quale anche il Codice deontologico dei giornalisti prevede una tutela adeguata. In particolare, riferendosi alla pubblicazione della foto segnaletica di una nota attrice coinvolta nella vicenda giudiziaria, il Tribunale ha osservato che tale pubblicazione era da considerarsi eccedente all'esigenza informativa e rispondente ad una meno nobile curiosità del pubblico , ciò anche considerando che l'immagine ripresa per ragioni di polizia giudiziaria rivelava una notevole alterazione dello stato fisico della donna rispetto al periodo della sua maggiore notorietà come attrice. E quindi con effetti ancora più gravi, in termini di lesione della sua immagine e dignità personale.

Garante per la protezione dei dati personali Newsletter 13-19 giugno 2005, n. 258 Norme antiriciclaggio e garanzie per le persone Foto segnaletiche e dignità della persona Norme antiriciclaggio e garanzie per le persone Informazioni agli interessati sull'uso dei dati e archivio dedicato Avvocati, notai, commercialisti, banche, ma anche gallerie d'arte e case d'asta, devono trattare solo dati personali pertinenti ed effettivamente necessari dei clienti che effettuano operazioni di valore superiore ai 12500 euro e devono informarli sull'uso che verrà fatto di questi dati. Necessaria la creazione, presso ogni categoria o singolo operatore, di un apposito archivio dedicato solo alla conservazione delle informazioni antiriciclaggio raccolte nome, cognome, data, tipo di operazione ecc. . E' quanto chiede il Garante in un parere, di cui è relatore Giuseppe Chiaravalloti, inviato al Ministero dell'economia e delle finanze. Il ministero aveva posto all'attenzione del Garante tre schemi di regolamento, con i quali si introducono disposizioni in materia di obblighi antiriciclaggio a carico di numerose categorie ed attività che potrebbero, secondo il legislatore, essere usate a fini di riciclaggio di proventi derivanti da attività illecite. Proprio l'ampliamento della normativa ad attività e libere professioni che riguardano migliaia di cittadini ha indotto il Garante a sottolineare l'esigenza di attuare gli obblighi antiriciclaggio nel rispetto dei principi di necessità e proporzionalità dei trattamenti dei dati prescritti dal Codice della privacy. Il Garante richiama in particolare l'attenzione sulle cautele da adottare nell'acquisizione, conservazione ed eventuale segnalazione dei dati trattati. Il Garante invita, inoltre, il Ministero a rivedere alcune disposizioni, sulla creazione di diversi tipi di archivi, che paiono in contrasto con la prevista adozione di un archivio unico da parte dalle categorie interessate, nel quale raccogliere solo le informazioni acquisite nell'adempimento degli obblighi antiriciclaggio allo scopo di facilitare la conservazione e i controlli. Per la tenuta e la gestione di tale archivio unico le categorie interessate possono avvalersi eventualmente anche di centri di servizio esterni in questa ipotesi, però, il Garante raccomanda che le informazioni vengano conservate separate per singolo operatore, avendo cura che ne sia garantita la sicurezza e la segretezza. In merito, infine, alla segnalazione di operazioni sospette all'Ufficio italiano cambi da parte di avvocati, notai, commercialisti, il Garante chiede di specificare nel dettaglio cosa si intenda per operazione, poiché l'attuale definizione non consente di individuare con certezza i casi da segnalare e comporta il rischio di omissioni o di comunicazioni ingiustificate. Foto segnaletiche e dignità della persona Un sentenza del tribunale di Milano conferma la decisione del Garante Il tribunale di Milano dà ragione al Garante e stabilisce che non si possono pubblicare le foto segnaletiche per soddisfare la curiosità del pubblico, ma devono esserci specifiche esigenze di giustizia e di polizia. Con una sentenza, di cui si sono apprese di recente le motivazioni, il tribunale ha respinto il ricorso di un noto quotidiano nazionale contro un provvedimento del Garante che aveva ordinato al giornale di non pubblicare più le foto segnaletiche di alcune persone arrestate nel corso di un'indagine su stupefacenti e prostituzione in corso a Roma nel novembre del 2003. Tra le foto pubblicate vi era anche quella di una nota attrice italiana. Nel provvedimento il Garante - in linea con un proprio consolidato orientamento - affermava che la pubblicazione delle foto segnaletiche, avvenuta senza che ricorressero i necessari fini di giustizia e di polizia, configurava una violazione di legge con grave pregiudizio per la dignità delle persone coinvolte. Nell'accogliere la tesi del Garante, il tribunale ha riconosciuto l'insussistenza dei presupposti che legittimano la pubblicazioni delle immagini diffuse dal quotidiano. Ha precisato, inoltre, che le foto segnaletiche sono idonee di per sé a rivelare lo stato di detenzione, enfatizzando visivamente la notizia della misura restrittiva della libertà personale. Ciò comporta una grave lesione della dignità della persona, anche di quella arrestata o carcerata, il cui rispetto è invece riconosciuto dal Codice deontologico dei giornalisti. Con riguardo alla fotografia dell'attrice, il tribunale ha osservato inoltre che la sua pubblicazione era da considerarsi eccedente, rispondente ad una meno nobile curiosità del pubblico piuttosto che ad una reale esigenza informativa ciò ove si consideri anche che tale immagine rivelava una notevole alterazione dello stato fisico dell'artista rispetto al periodo migliore della sua carriera. La sentenza si pone in linea di continuità con un'altra pronuncia del Tribunale 26 giugno 2003 e, da ultimo, con l'orientamento espresso dalla Corte europea dei diritti dell'uomo Strasburgo 11 gennaio 2005, decisione 50774/99 .