Paga bassa? I reclami (senza scadenza) del detenuto

Annullato con rinvio l'ordinanza del magistrato di sorveglianza di Ancona che aveva dichiarato inammissibile, perché tardivo, l'esposto di un carcerato sulla remunerazione del lavoro regolarmente svolto nel penitenziario

Reclami senza scadenza per il detenuto che intende contestare il compenso ricevuto per il lavoro penitenziario. Il magistrato di sorveglianza - che si trova a decidere sulla richiesta dell'internato di una maggiore retribuzione per l'attività svolta - non può infatti pretendere il rispetto del termine di dieci giorni previsto per il reclamo contro il provvedimento di sorveglianza particolare. Il motivo? Si tratta, nel secondo caso, di un termine speciale di natura perentoria fissato ad hoc che non può essere esteso a fattispecie strutturalmente distinte come quella in esame. È quanto emerge dalla sentenza 15322/06 - depositata il 3 maggio e qui integralmente leggibile tra i documenti correlati - con cui la Cassazione ha annullato con rinvio l'ordinanza del magistrato di sorveglianza di Ancona che aveva dichiarato inammissibile, perché tardivo, il reclamo di un detenuto sulla remunerazione del lavoro da lui svolto in istituto. In pratica, per il magistrato le lamentele dell'internato dovevano essere presentate entro dieci giorni dalla data di ricevimento dell'ultima busta paga, secondo il combinato disposto degli articoli 69 e 14ter dell'Ordinamento penitenziario. Ma la prima sezione penale di piazza Cavour è stata di diverso parere. Tecnicamente, dopo un'attenta analisi delle norme in esame, la Cassazione ha spiegato che l'articolo 69, comma 6, lettera a Op - che stabilisce la competenza del magistrato di sorveglianza a deliberare in ordine ai reclami presentati dai detenuti concernenti, tra l'altro, l'attribuzione della qualifica lavorativa e l'equa determinazione della mercede per il lavoro penitenziario - nel richiamare esplicitamente la procedura di cui all'articolo 14ter, intende fare riferimento al rito camerale previsto dal terzo comma e non anche al termine decadenziale di cui al primo comma . La scadenza di dieci giorni è infatti fissata dalla legge solo ed esclusivamente per proporre reclamo avverso il provvedimento che dispone o proroga il regime di sorveglianza particolare e non è possibile estenderne l'applicazione a casi diversi come quelli in materia di remunerazione del lavoro penitenziario.

Cassazione - Sezione prima penale - sentenza 12 aprile-3 maggio 2006, n. 15322 Presidente Chieffi - Relatore Canzio Osserva in fatto e in diritto 1. Il magistrato di sorveglianza di Ancona con ordinanza del 16 novembre 2005 dichiarava inammissibile, siccome tardivo, il reclamo con il quale il detenuto De Feo Pasquale chiedeva il riconoscimento delle maggiori spettanze retributive per l'attività lavorativa svolta in istituto e la condanna dell'Amministrazione al pagamento delle somme dovute per le differenze retributive , sul rilievo che il reclamo non era stato presentato entro i dieci giorni dalla data di ricevimento dell'ultima busta paga, secondo il combinato disposto degli articoli 69, comma 6 lettera a e 14ter ordinamento penitenziario. Avverso detta ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il Deo Feo, il quale, anche con successiva e articolata memoria difensiva, ha contestato tanto l'estraneità del termine di dieci giorni al reclamo in materia di remunerazione del lavoro dei detenuti, quanto la fondatezza, anche costituzionale, dell'interpretazione giurisprudenziale che attribuisce la competenza in materia al magistrato di sorveglianza, anziché al giudice del lavoro. 2. Il primo motivo di ricorso è fondato per le seguenti ragioni di ordine logico-sistematiche. L'articolo 69 comma 6 lettera a ordinamento penitenziario, in stretta coerenza col dettato dell'articolo 35 n. 2 sul diritto di reclamo dei detenuti e internati, affida al magistrato di sorveglianza la competenza a deliberare, con ordinanza impugnabile soltanto per cassazione, sui reclami dei detenuti concernenti l'osservanza delle norme riguardanti, tra l'altro, l'attribuzione della qualifica lavorativa e l'equa determinazione della mercede per il lavoro penitenziario ex articoli 20, comma 2, e 22 comma 1. Quanto al rito di adottare per la decisione sul reclamo, l'articolo 69, comma 6 richiama espressamente la procedura di cui all'articolo 14ter , la quale, pretendendo con il terzo comma la partecipazione del difensore e del Pm , s'ispira indubbiamente al modello camerale partecipato del procedimento di sorveglianza di cui agli articoli 666 e 678 Cpp. Ciò posto in ordine all'analisi del regime normativo in materia, appare giuridicamente errata la premessa interpretativa da cui muove l'impugnata ordinanza di inammissibilità, e cioè che il richiamo alla procedura dell'articolo 14ter ordinamento penitenziario non valga limitatamente alla disciplina del rito camerale secondo la previsione del terzo comma di questa norma, ma abbia una portata generale e indiscriminata, fino a ricomprendere anche il precetto decadenziale di cui al comma 1 del medesimo articolo 14ter. Ritiene, per contro, il Collegio che quest'ultima disposizione, stabilendo che l'interessato può proporre reclamo - che non sospende l'esecuzione del provvedimento - al tribunale di sorveglianza nel termine di dieci giorni dalla comunicazione del provvedimento definitivo , postula che si versi esclusivamente in tema di reclamo avverso lo specifico provvedimento che dispone o proroga il regime di sorveglianza particolare . Ne deriva, come lineare e logico corollario, che, trattandosi di termine speciale di natura perentoria, fissato a pena di decadenza del mezzo di gravame, non è consentito estenderne l'applicazione a fattispecie strutturalmente distinte, come in materia di remunerazione del lavoro penitenziario, in forza di una inammissibile operazione ermeneutica di tipo analogico. L'ordinanza impugnata va pertanto annullata con rinvio, per nuovo esame, allo stesso giudice, il quale si uniformerà al su enunciato principio di diritto. PQM Annulla l'ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al magistrato di sorveglianza di Ancona.