Luca Casarini raccomandato? No risarcito

Confermata la condanna al quotidiano leghista La Padania per aver diffamato con un articolo nel luglio del 1998 il leader dei disubbidienti

Il leader dei Disobbedienti , Luca Casarini, ha diritto ad essere risarcito per essere stato diffamato da un articolo della Padania che - nel luglio 1998 - lo aveva accusato di essere un raccomandato . Lo ha deciso la Quinta sezione penale della Cassazione con la sentenza 9592/06 depositata il 20 marzo e qui leggibile nei documenti correlati . In particolare, la Suprema corte ha rigettato il ricorso con il quale l'autore dello scritto offensivo - Fabrizio C. - sosteneva di aver fatto una critica lecita scrivendo che Casarini vanta raccomandazioni da far invidia ai vecchi dorotei democristiani che lo hanno portato ad essere consulente del ministero degli Affari Sociali e ad avere, in passato, qualche collaborazione con la Rai . L'articolo attribuiva alle raccomandazioni anche la nomina, ''nei fatti, a portavoce del Movimento del Nord-Est oltre che consigliere personale di Cacciari''. La Cassazione ha rilevato che a Casarini è stato attribuito un fatto specifico, disdicevole, anche se non illecito, di cui non e' stata minimamente fornita la prova della rispondenza al vero . In proposito i supremi giudici sottolineano che la stessa Livia Turco - ex ministro delle Pari Opportunità - testimoniò che Casarini non glielo aveva raccomandato nessuno e che lo aveva voluto a lavorare con lei dopo averlo personalmente conosciuto. In questi casi, per gli ermellini , è indubitabile che la critica diviene mero pretesto per offendere l'altrui reputazione in quanto si fonda sull'attribuzione, in termini di certezza, di un fatto che è invece rimasto non accertato . In via provvisoria - in attesa che una causa civile determini l' ammontare definitivo - il giudice di primo grado aveva assegnato a Casarini ottomila euro per la reputazione intaccata dall' accusa di essere un raccomandato . Esce così confermato il verdetto emesso dalla Corte di appello di Milano il 16 marzo 2005. Il sostituto procuratore generale della Cassazione aveva chiesto il rigetto del reclamo dell'autore dell'articolo.

Cassazione - Sezione quinta penale up - sentenza 20 gennaio-20 marzo 2006, n. 9592 Presidente Lattanzi - Relatore Didone Pg Delehaye - Ricorrente Comencini Motivi della decisione La Corte di appello di Milano, con sentenza del 16 marzo 2005 ha confermato la sentenza del Tribunale di Monza in data 14 maggio 2002 con la quale Comencini Fabrizio è stato condannato alla pena di giustizia e al risarcimento del danno in favore della parte civile perché ritenuto responsabile del reato previsto e punto dagli articoli 595 comma 1, 2 e 3 Cp legge 47/1948 perché quale autore dell'articolo dal titolo Dai sindaci al Nordest, altro flop per Cacciari che porti jella? pubblicato sul quotidiano La Padania in data 29 luglio 1998, offendeva la reputazione dei Canarini Luca, particolarmente affermando il tutto condito da presenze inquietanti come il leader centri sociali veneti, tal Luca Canarini, che vanta non solo un curriculum da autonomo di tutto rispetto, ma anche singolari raccomandazioni da far invidia ai vecchi dorotei democristiani che lo hanno portato ad essere consulente dal ministero degli Affari sociali, ad avere in passato anche qualche collaborazione con la Rai, ad essere nominato nei fatti portavoce oggi del Movimento del Nordest oltre che consigliere personale di Cacciari. È questo, in chiave darwiniana, l'anello mancante tra la prima e la seconda Repubblica? . Con le aggravanti di avere commesso il reato con il mezzo della stampa e con attribuzione di fatti determinati. In Paterno Dugnano, articolo pubblicato il 29 luglio 1998. Contro la sentenza della corte territoriale l'imputato ha proposto ricorso per cassazione con il quale denuncia manifesta illogicità della motivazione per avere la corte affermato la dimensione squisitamente politica della critica prodotta dal Comencini e, quindi, l'evidente valenza politica delle opinioni espresse dall'imputato, riconoscendo che la parte offesa appartiene alla medesima area politica dell'allora ministro degli Affari sociali e che il querelante è persona priva di titoli specifici e per avere nel contempo rilevato la mancanza di prova della verità storica del fatto attribuito, ossia l'aver ottenuto l'incarico grazie a singolari raccomandazioni . È la Corte stessa a confermare che l'incarico di studio assegnato al Canarini è frutto di una legittima scelta politica e quindi di una raccomandazione politica in re ipsa, che risulta singolare proprio alla luce della veridicità delle predette circostanze. Osserva la Corte che il ricorso è infondato. Va ricordato, invero che in tema di diffamazione a mezzo stampa, la valutazione del contenuto diffamatorio di un articolo rientra nel potere del giudice di merito ed è incensurabile in sede di legittimità, se congruamente motivata Sezione quinta, sentenza 6924/01 così come la valutazione del carattere di critica e di satira di un articolo costituisce in linea di massima l'oggetto di una valutazione insindacabile da parte della Corte di cassazione, purché i criteri di valutazione adottati dal giudice di merito risultino corretti Sezione quinta, 15595/04, Presidente Foscarini - estensore Lattanzi . Nella concreta fattispecie la Corte di merito ha correttamente osservato che doveva essere escluso che la frase già ritenuta offensiva dal giudice di primo grado potesse ritenersi espressione di legittima critica politica evidenziando come, pur se l'articolo querelato tratta una tematica di interesse politico in ordine al quale l'articolista esprime le proprie critiche l'insuccesso di un'iniziativa di alleanza politica dell'allora sindaco di Venezia , tuttavia nel contesto di argomento di carattere politico era stato introdotto un preciso riferimento al querelante di indubbia valenza offensiva . Tale, essendo, l'affermazione secondo cui il querelante vanta singolari raccomandazioni da far invidia ai vecchi dorotei democristiani che lo hanno portato asd essere consulente del ministero degli Affari sociali, ad avere in passato anche qualche collaborazione con la Rai ad essere nominato consigliere personale di CAcciri. Essa - secondo la Corte territoriale - fornisce al lettore un'immagine negativa della persona inducendo a ritenere che il conferimento degli incarichi menzionati è stato determinato da forti spinte politiche secondo la logica degli accordi di spartizione. In sostanza, secondo la sentenza impugnata, ai è attribuito al querelante un fatto specifico, disdicevole, anche se non illecito, di cui non è stata minimamente fornita la prova della rispondenza al vero, avendo il querelante negato di avere ottenuto incarichi grazie a raccomandazioni e, con specifico riferimento all'incarico per progetto di monitoraggio ed interlocuzione con realtà giovanili dell'aggregazione informale ed autogestita di cui alla lettera dell'allora ministro per la Solidarietà sociale Livia Turco datata 16 febbraio 1998, la Corte territoriale, con apprezzamento incensurabile in sede di legittimità, ha accertato che la stessa onorevole Turco ha escluso che la persona del querelante sia stata segnalata da parte di terzi evidenziando le modalità che hanno condotto alla conoscenza del querelante ad area politica vicina a quella dell'on. Livia Turco e la frase della stessa on. Turco poi certo c'è una parte più politica e non c'è dubbio che l'intento era anche un intento politico , secondo la corte territoriale si tratta di circostanze che non provano la verità storica del fatto attribuito l'avere ottenuto l'incarico grazie a singolari raccomandazioni . La sentenza impugnata, pertanto, ha correttamente applicato il principio secondo il quale se il diritto di critica si differenzia da quello di cronaca essenzialmente in quanto il primo non si concretizza, come l'altro, nella narrazione i fatti, bensì nell'espressine di un giudizio o, più genericamente, di un'opinione che, come tale, non può pretendersi rigorosamente obiettiva, posto che la critica, per sua natura, non può che essere fondata sull'interpretazione, necessariamente soggettiva, di fatti e comportamenti, tuttavia il limite all'esercizio di tale diritto deve intendersi superato, quando l'agente trascenda ad attacchi personali, diretti a colpire, su un piano individuale, senza alcuna finalità di pubblico interesse, la figura morale del soggetto criticato, giacché, in tal caso, l'esercizio del diritto lungi dal rimanere nell'ambito di una critica misurata ed obiettiva, trascende nel campo dell'aggressione alla sfera morale altrui, penalmente protetta Sezione quinta, sentenza 935/99 . Ed è indubitabile che la critica diviene mero pretesto per offendere l'altrui reputazione, anche se inserita all'interno di una determinata analisi socio-politica, allorquando - come nella concreta fattispecie - si fondi sull'attribuzione a taluno, in termini di certezza, di un fatto che è invece rimasto non accertato, posto che costituisce causa di giustificazione soltanto la critica che rispetti la verità dei fatti e non anche quella che si sviluppi attraverso l'arbitrario inserimento di circostanze non vere cfr. Sezione prima, sentenza 2210/96 . PQM Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.