Minori contesi, decide il giudice... dell'asilo

La competenza per l'affidamento spetta al tribunale del luogo dove i bambini frequentano la scuola. Il principio è valido anche nel caso in cui il figlio sia stato trasferito su iniziativa di uno solo dei genitori

Nel caso in cui i genitori naturali di un bambino - residenti in città diverse - non si mettano d'accordo sull'affidamento, anzi alimentino le ostilità palleggiando il ragazzino da un luogo di residenza all'altro, a decidere la causa sulla potestà genitoriale sarà il giudice del posto dove il piccolo frequenta l'asilo del ciclo scolastico in corso. Questo principio vale anche nel caso in cui il ragazzino sia stato, a tradimento, trasferito in un'altra città da uno dei due genitori che lo ha sottratto al nucleo familiare dove - fino all'anno scolastico precedente - era inserito il minore. A stabilire quale sia il tribunale designato a risolvere questo genere di conflitti, è stata la Prima sezione civile della Cassazione con la sentenza 2171, depositata il 31 gennaio. Con questo verdetto la Suprema Corte ha accolto il ricorso di una mamma romana, Iva G. contro Marco C., il padre torinese di suo figlio Marco Valerio nato nella capitale nel 2000. La donna aveva portato a Roma il bambino nel settembre 2003 dopo un lungo periodo in cui il piccolo aveva vissuto nel capoluogo piemontese con il padre, accudito dalla nonna paterna, frequentando l'asilo nel 2003 ed eseguendo lì tutte le vaccinazioni luglio 2000, marzo 2001, maggio 2002 . Al termine di un periodo di vacanza, la madre naturale decide - uniteralmente - di portare con sè il piccolo a Roma dove lo iscrive all'asilo per l'anno 2003-2004. A quel punto il padre è costretto a revocare l'iscrizione alla scuola torinese, pur non avendo condiviso quella alla scuola materna di Roma . Per quieto vivere del bambino, il padre naturale non prese immediate iniziative per contrastare il trasferimento di Marco Valerio a Roma. L'uomo si rivolse alla magistratura di Torino per chiedere l'affido del piccolo e la stessa cosa fece la signora Iva, davanti ai giudici di Roma. Dato il contrasto su quale dei due tribunali fosse quello competente, è toccato alla Cassazione sciogliere il nodo. Ad avviso degli ermellini dato che la dimora del minore era stata già trasferita a Roma ed aveva acquistato carattere di stabilità, in tale città frequentando il minore da alcuni mesi l'asilo comunale , a decidere sull'affidamento sarà il Tribunale per i minorenni di Roma. Favorevole a questo orientamento è stato anche il Sostituto procuratore generale Pietro Abbritti.

Corte di Cassazione - sezione prima - sentenza 19 dicembre 2005 - 31 gennaio 2006 n. 2171 Presidente Saggio - relatore Felicetti Garibaldi contro Civra