Per il rimborso Iva serve la firma sulla dichiarazione

Anche se l'ufficio conosce l'ammontare del debito perché aveva avuto un'integrazione della documentazione

Niente rimborso Iva senza la firma sulla dichiarazione. Anche se l'ufficio conosceva bene l'ammontare del suo debito perché aveva chiesto e ottenuto dal contribuente un'integrazione della documentazione. È quanto emerge dalla sentenza 22018/06 - depositata il 13 ottobre e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - con cui la Cassazione ha respinto il ricorso di un uomo che doveva recuperare dal Fisco oltre 15 mila euro d'Iva. La cosa che desta perplessità è che l'amministrazione ha accettato l'integrazione della documentazione pur priva di firma, perché il contribuente l'aveva dimenticata, ma non ha fatto il rimborso. Questa condotta, ha chiarito la Suprema corte, non contrasta con lo statuto del contribuente, cioè con il principio di buona fede cui sono improntati i rapporti fra gli uffici e i cittadini. Secondo gli ermellini , infatti, il quadro normativo in materia è abbastanza chiaro senza la firma la dichiarazione era, alla luce delle vecchie norme, inesistente ora è nulla ma sanabile, solo perché esiste un'altra disposizione che prevede la sanatoria entro trenta giorni dalla richiesta del fisco. Ma non per tutti l'interpretazione è così facile e immediata. La stessa Cassazione nel 1999 aveva detto, con la sentenza n. 13868, che la dichiarazione annuale Iva senza sottoscrizione non è inesistente o nulla e che, per questo, la richiesta di rimborso delle somme versate nell'anno precedente dev'essere comunque accordata. I giudici della sezione tributaria hanno ritenuto, tuttavia, di dover fare marcia indietro rispetto a questa decisione negando il rimborso e, soprattutto, la validità della dichiarazione. Qualche dubbio c'è stato anche in sede di merito. Infatti in primo grado, la commissione tributaria regionale aveva accolto il ricorso del contribuente perché aveva detto dalla documentazione prodotta e dalle difese dall'ufficio non appaiono contestate né l'entità del credito di imposta né l'attribuzione della dichiarazione, la cui mancata sottoscrizione potrebbe essere sanata anche con ricorso introduttivo . In secondo grado il gravame era stato respinto. Per non parlare, poi, della difesa del contribuente. Secondo lui, infatti, non esiste una norma che sancisce espressamente la nullità della dichiarazione per mancanza di firma dal momento che l'articolo 55 del Dpr 633/72, così com'è stato modificato nel corso degli anni, prevede tale nullità solo in riferimento all'accertamento induttivo La possibilità - si legge nel ricorso - di sanare una dichiarazione priva di sottoscrizione mediante apposizione tardiva della firma, non sarebbe prevista quale norma generale sulle dichiarazioni, ma solo come possibilità concessa al contribuente di sottrarsi all'accertamento induttivo . Un intervento delle Sezioni unite sarebbe auspicabile per colmare almeno i dubbi fra i giudici di legittimità.

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 31 maggio-13 ottobre 2006, n. 22018 Presidente Saccucci - Relatore Meloncelli Pm Fedeli - conforme - Ricorrente Bordi Svolgimento del processo 1. Il 15 aprile 2004 è notificato all'Ufficio di Abbiategrasso dell'Agenzia delle entrate un ricorso del signor Giancarlo Bordi per la cassazione della sentenza indicata in epigrafe che ha accolto l'appello dell'Ufficio intimato contro la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Milano n. 34/17/2000, che aveva accolto il ricorso del contribuente contro il diniego, da parte dell'Ufficio Iva di Milano, della richiesta di rimborso del credito Iva di lire 29.410.000 conseguente alla cessazione dell'attività nel 1994. 2. I fatti di causa sono i seguenti a nel 1994 il signor Giancarlo Bordi cessa la sua attività, ed evidenzia, nella dichiarazione Iva del medesimo anno, un credito di imposta di lire 29.410.000, di cui chiede il rimborso b il 22 giugno 1996 l'Ufficio Iva di Milano chiede al contribuente la documentazione necessaria ai fini del rimborso, invitandolo a sottoscrivere la dichiarazione c il 30 luglio 1996 il signor Bordi trasmette all'Ufficio Iva la documentazione richiesta, ma omette di adempiere all'invito a sottoscrivere la dichiarazione d il 7 gennaio 1997 l'Ufficio Iva, senza contestare la mancanza di sottoscrizione, richiede l'appendice di polizza, sempre ai fini del rimborso Iva e il 2 dicembre 1997 il signor Bordi presenta all'Ufficio un'autonoma istanza di rimborso d'Iva 1994, reiterata il 22 novembre 1999 f il 21 dicembre 1998 l'Ufficio notifica al contribuente un atto di contestazione per la violazione relativa alla mancata sottoscrizione della dichiarazione Iva, che, stando alle affermazioni del ricorrente, sarebbe sanata mediante definizione in via breve pagina 2 del ricorso per cassazione g il 7 marzo 1999 l'Ufficio Iva di Milano emette un provvedimento di diniego del rimborso h il ricorso del contribuente è accolto dalla Commissione tributaria provinciale di Milano, perché dalla documentazione prodotta e dalle difese dell'ufficio non appaiono contestate né l'entità del credito di imposta né l'attribuzione della dichiarazione, la cui mancata sottoscrizione potrebbe essere sanata anche con il ricorso introduttivo, né l'attribuzione della richiesta dì rimborso al contribuente i la Commissione tributaria regionale, invece accoglie, con la sentenza, ora impugnata per cassazione, l'appello con il quale l'Ufficio Iva precisa che il mancato accoglimento dell'istanza di rimborso è derivato dalla non effettuata sottoscrizione - entro 30 giorni da specifico invito rivolto al contribuente - della corrispondente dichiarazione Iva . 3. La sentenza della Commissione tributaria regionale, oggetto del ricorso per cassazione, è così motivata a la mancata sottoscrizione della dichiarazione non comporta nullità insanabile della pretesa di rimborso, ma solo improcedibilità delta pretesa creditoria sino al momento della regolarizzazione a mezzo di sottoscrizione b la necessità della sottoscrizione della dichiarazione comporta l'automatica assunzione di responsabilità in merito al suo contenuto 'ed alle connesse richieste, per cui viene così a confermarsi l'effettiva volontà del contribuente, che, proprio nella sottoscrizione della dichiarazione, trova il puntuale riscontro della propria pretesa e, con il supporto della corrispondente documentazione probatoria, da valere anche ai fini della decorrenza dei relativi interessi la quale è legata all'avvenuta presentazione di valida domanda c quest'ultima non può che essere costituita dalla presentata dichiarazione non firmata, la cui sanatoria può essere consentita solo con l'avvenuta sottoscrizione della dichiarazione, in conformità a quanto sostenuto dall'appellante Ufficio. il quale, solo dopo la realizzazione, peraltro formalmente sollecitata, della dichiarazione Iva, può, e deve, procedere allo spettante rimborso dell'esistente credito, comprensivo di eventuali interessi, decorrenti dalla data di perfezionata validità della dichiarazione fino alla data dell'effettivo pagamento. 4. Il ricorso per cassazione del contribuente, integrato con memoria, è sostenuto con tre motivi d'impugnazione e si conclude con la richiesta che sia cassata la sentenza impugnata e che la causa sia decisa nel merito, con la condanna dell'Agenzia delle entrate al rimborso, in favore del contribuente, di euro 15.049,55 a titolo di Iva 1994 e alla corresponsione degli interessi per legge a decorrere dalla data di presentazione della dichiarazione, o, in subordine, dalla data di presentazione della prima istanza 2 dicembre 1997 , sino all'effettiva corresponsione, con ogni conseguente provvedimento, anche in ordine alle spese dei giudizi di merito e di cassazione. 5. L'intimata Agenzia delle entrate non si è costituita in giudizio. Motivi della decisione 6.1. Con il primo motivo d'impugnazione si denuncia la violazione e la falsa applicazione dell'articolo 55.2 Dpr 633/72. 6.2. Il ricorrente sostiene, in proposito, che il giudice d'appello avrebbe falsamente interpretato l'articolo 55.2 Dpr 633/72, perché nessuna norma in materia di Iva sancirebbe espressamente l'invalidità della dichiarazione. non sottoscritta e, soprattutto, perché non esisterebbe alcuna norma che affermi che la mancanza di firma comporti l'improcedibilità della pretesa creditoria sino al momento della regolarizzazione. La possibilità dì sanare la dichiarazione priva di sottoscrizione, mediante apposizione tardiva della firma, non sarebbe prevista quale norma generate sulle dichiarazioni, ma solo come possibilità concessa al contribuente di sottrarsi all'accertamento induttivo ex articolo 55.2 Dpr 633/72. 7.1. Con il secondo motivo di impugnazione si denuncia la violazione o la falsa applicazione dell'articolo 10 legge 212/00. 7.2. Il ricorrente sostiene, al riguardo, che la sola violazione formale della mancanza di sottoscrizione della dichiarazione, già sanzionata con atto di contestazione n. 2000730/98 del 20 ottobre 1998, definita in via breve dal contribuente, e, dunque, sanata, non giustificherebbe il disconoscimento di un credito certo, sia per mancanza di un fondamento normativo, sia per il rispetto di principi costituzionalmente garantiti richiamati dallo statuto del contribuente al suo articolo 10. Infatti, risulterebbe evidente che, quando all'ufficio risulti aliunde, da notizie comunque raccolte. la riferibilità al contribuente di un credito di imposta, disconoscerlo per la sola mancanza di sottoscrizione della dichiarazione significherebbe violare il principio di buona fede dell'amministrazione pubblica e consentirle un indebito arricchimento, in violazione di altri principi fondamentali dell'ordinamento, quali i principi di legalità e di capacità contributiva. 8.1. Con il terzo motivo di censura si denuncia la contraddittorietà della motivazione della sentenza impugnata. 8.2. Il contribuente contesta, in proposito, che la sentenza impugnata, da un lato, sostenga l'improcedibilità del rimborso per mancanza di assunzione di responsabilità della dichiarazione e, dall'altro, che s'ignori che le innumerevoli richieste di documentazione da parte dell'Ufficio, sempre puntualmente assolte dal contribuente, e le successive istanze di rimborso sarebbero senz'altro incontestabili prove della paternità della dichiarazione, che non avrebbero potuto esser trascurate dal giudice tributario. 9. I tre motivi sono così strettamente connessi dal punto di vista oggettivo, che se ne rende opportuna la trattazione congiunta. 10.1. Anzitutto si deve precisare che il giudice d'appello ha accertato in fatto che la dichiarazione dell'Iva 1994 non è stata sottoscritta dal signor Giancarlo Bordi né al momento della sua presentazione né a seguito dell'esplicito invito ad apporre tardivamente la sua sottoscrizione rivoltogli il 22 giugno 1996. Non risulta, invece, in alcun modo che il giudice d'appello abbia accertato, contrariamente a quanto asserito dal ricorrente in questa sede, che la dichiarazione sia stata da lui sottoscritta a seguito della contestazione, notificata dall'Ufficio il 21 dicembre 1998, della mancanza sottoscrizione vedasi, retro, 2.f . Le questioni di diritto che sono sollevate con il ricorso per cassazione e che devono essere esaminate dalla Corte hanno, dunque, per oggetto la rilevanza giuridica, ai fini del rimborso dell'Iva, della dichiarazione annuale non sottoscritta anche dopo l'invito all' apposizione tardiva della sottoscrizione. 10.2. La prima questione di diritto riguarda la necessità o meno della sottoscrizione della dichiarazione per la sua perfezione e per la sua efficacia, anche ai fini del rimborso dell'Iva a credito. La normativa che regolava il fenomeno per gli anni 1994-1995 , ai quali si riferisce la controversia in esame, può essere così determinata. La sottoscrizione della dichiarazione Iva era regolata, in origine, dall'articolo 37.1 Dpr 633/72, secondo cui Le dichiarazioni previste dal presente decreto devono essere sottoscritte dal contribuente o da un suo rappresentante legale o negoziale . L'articolo 37.1 Dpr 633/72, è stato poi modificato dall'articolo 11.1.e 1 D.Lgs 241/97, nel senso che Le dichiarazioni previste dal presente decreto devono essere sottoscritte, a pena di nullità, dal contribuente o da chi ne ha la rappresentanza legale o negoziate. La nullità è sanata se il contribuente provvede alla sottoscrizione entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito da parte dell'ufficio dell'imposta sul valore aggiunto territorialmente competente . La stessa formula è stata sostanzialmente riprodotta dall'articolo 8 Dpr 322/98, il quale ha previsto che la sottoscrizione della dichiarazione Iva sia sottoposta allo stesso regime previsto per l'Irap dall'articolo 1.3 dello stesso atto normativo La dichiarazione è sottoscritta, a pena di nullità, dal contribuente o da chi ne ha la rappresentanza legale o negoziate. La nullità è sanata se il contribuente provvede alla sottoscrizione entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito da parte dell'ufficio delle entrate territorialmente competente . L'articolo 55.2.1 Dpr 633/72, prevedeva, poi, che Le disposizioni del precedente comma [relative all'accertamento induttivo dell'Iva per l'ipotesi di omessa dichiarazione] si applicano anche se la dichiarazione presentata è priva di sottoscrizione . Esso prevedeva, in sostanza. che la mancanza di sottoscrizione comportasse sottoposizione ad accertamento induttivo dell'Iva al pari, perciò, della mancata presentazione della dichiarazione non presentare la dichiarazione e non firmare la dichiarazione, pur presentata. erano considerati comportamenti equivalenti ai fini della specie di accertamento dell'imposta cui sottoporre il contribuente. Nel 1994 l'articolo 55.2.1. Dpr 633/72, è stato modificato dall' Allegato unico alla legge 473/94, di conversione del Dl 330/94, con l'adozione della seguente formula Le disposizioni del precedente comma si applicano anche se la dichiarazione presentata è priva di sottoscrizione. e il contribuente non ha provveduto, entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito da parte dell'ufficio dell'imposta sul valore aggiunto, alla sottoscrizione . . Successivamente l'articolo 55.2 Dpr 633/72, è stato modificato dall'articolo 14.1.b D.Lgs 241/97, nel senso che sono soppresse le parole presentata è priva di sottoscrizione e il contribuente non ha provveduto, entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito da parte dell'ufficio dell'imposta sul valore aggiunto, alla sottoscrizione o . Tutto ciò premesso per ricostruire la normativa in tema di sottoscrizione della dichiarazione Iva da applicarsi alla dichiarazione del 1994, dev'essere precisato, in primo luogo, il senso che deve attribuirsi alla disposizione contenuta nell'articolo 55.2.1 Dpr 633/72, nel testo modificato nel 1994 dall'allegato unico alla legge 473/94, di conversione del Dl 330/94. La legge introduce la sanatoria della nullità della dichiarazione Iva per mancata sottoscrizione in una sede - l'articolo 55 Dpr 633/72 - che è dedicata all'accertamento induttivo. Ad essa deve, tuttavia, riconoscersi efficacia generale quanto all'oggetto della norma, cosicché lungi dal doverla considerare come ridotta a precludere l'accertamento induttivo, la si deve intendere come norma estesa a tutti i profili del rapporto giuridico tributario, come, per l'appunto, il rimborso dell'imposta e come, per esempio, i profili sanzionatori. Infatti, la tesi del contribuente di applicare un'interpretazione restrittiva della disposizione innovativa su base topica, cioè limitata solo all'accertamento induttivo per la sede scelta dal legislatore per collocare la disposizione, contrasta, prima di tutto, con la natura stessa della sanatoria, che, eliminando la causa dell'inefficacia della grave specie della nullità, non consente, in mancanza di un'esplicita previsione legislativa, di cui dovrebbe valutarsi rigorosamente la ragionevolezza, la protrazione di qualche profilo di inefficacia. La tesi topica restrittiva contrasta, poi, con l'irragionevolezza della limitazione, perché è palesemente illogico che la sanatoria della nullità della dichiarazione, la quale non può che avere effetti positivi per il contribuente, venga, in mancanza di un'esplicita esclusione da parte del legislatore, negata per tutti gli altri possibili effetti, con la conseguenza che si realizzerebbe un'ipotesi di disuguaglianza oggettiva nei confronti dello stesso soggetto, che sarebbe illogicamente sottoposto a trattamento diverso a seconda del profilo del rapporto giuridico tributario obblighi, obbligazioni, accertamento, rimborso, sanzioni e così via . Ne deriva che nel 1994-1995 la dichiarazione tributaria Iva, nulla per mancanza di sottoscrizione, poteva essere sanata con la sottoscrizione tardiva, apposta entro trenta giorni dall'invito rivolto al contribuente dall' ufficio tributario competente, secondo la tecnica poi adottata nel 1997 e nel 1998 e collocata, come s'è veduto, nella sede generale del regime della dichiarazione, cioè nell'articolo 37.1 Dpr 633/72. Sulla questione è andata di diverso avviso la Sezione civile prima di questa Corte nella sentenza 13868/99, la quale ha ritenuto, modificando l'orientamento precedentemente espresso Corte di cassazione 2662/92 6764/94 7951/95 , che debba escludersi che, prima dell' entrata in vigore delle modifiche apportate all'articolo 37 Dpr 633/72, dall'articolo 11 D.Lgs 241/97, la dichiarazione annuale Iva presentata dal contribuente priva di sottoscrizione fosse giuridicamente inesistente o comunque nulla e che, conseguentemente, la richiesta di rimborso delle somme versate in eccesso nell' anno precedente, eventualmente inserita in tale dichiarazione ai sensi dell'articolo 30, comma 2, Dpr 633/72 fosse per tale ragione radicalmente e irrimediabilmente priva di effetti . La decisione s'è basata a sulla diversità del regime dell'Iva rispetto a quello previsto per l'imposta sui redditi, in quanto il testo originario dell'articolo 37 Dpr 633/72, si limitava a prescrivere che le dichiarazioni dovevano essere sottoscritte dal contribuente, mentre l'articolo 8 Dpr 600/73, per la dichiarazione dei redditi, comminava la nullità per la dichiarazione che non fosse stata sottoscritta, rosi come nello stesso rapporto si ponevano l'articolo 55.2 Dpr 633/72, e l'articolo 41 Dpr 600/73 b sull'inaccettabilità della tesi dell'inesistenza della dichiarazione non sottoscritta, perché essa ometterebbe di considerare che la comminatoria di nullità rappresenta solo uno dei mezzi per assicurare l'effettività. delle norme imperative, potendo in alcuni casi essere ritenuta sufficiente la predisposizione di un diverso rimedio Cassazione 13393/91 5270/82 , rappresentato nella specie dalla possibilità di procedere ad accertamento induttivo - che, in linea di massima. la sottoscrizione degli atti giuridici rileva non quale requisito di validità, ma quale mezzo di prova, neppure esclusiva, della paternità del documento, come è confermato da una serie di norme articoli 2106, 2701, 2108, 2709 Cc le quali confermano che un documento può essere imputato ad una persona determinata anche in mancanza di sottoscrizione Cassazione 7234/96 9394/97 - che la dichiarazione annuale Iva consiste nel riepilogo di operazioni attive e passive compiute dal contribuente nell'anno solare precedente, già registrate in contabilità e confluite nelle liquidazioni e nei versamenti periodici effettuati in detto periodo articolo 28, Dpr 633/72 e, come tali, a lui riferibili in modo inequivocabile . Questo collegio ritiene di doversi discostare dal precedente giurisprudenziale del 1999, cui sono già seguite, peraltro, altre difformi pronunce specifiche in materia di Iva Corte di cassazione 14506/01 17158/05 , per le seguenti ragioni. Anzitutto, non merita di essere condivisa l'opinione secondo la quale alle disposizioni contenute negli articolo 2706-2709 Cc debba riconoscersi efficacia generale. Infatti, già sono di per sé decisive, perché derivanti dalla natura della dichiarazione, le considerazioni poc'anzi esposte sulla sottoscrizione della dichiarazione ad esternazione scritta come elemento essenziale della sua struttura, con la conseguenza che la mancata sottoscrizione impedisce di individuare il soggetto dichiarante e impedisce, in linea di principio, di imputare la dichiarazione ad un determinato soggetto anche nell'ipotesi che esso sia indicato nel testo come il suo autore. Questo è il principio fondamentale in tema di regime sostanziale della dichiarazione scritta, rispetto al quale sono meramente ripetitive, e perciò sostanzialmente inutili, le disposizioni normative che ne prescrivano la sottoscrizione, così come sono da considerare derogatorie tutte le norme in tema di prova che se ne discostino proprio al fine di consentire l'imputazione di una dichiarazione non sottoscritta incorporata in un documento. In secondo luogo, la diversità di disciplina dettata per l'Iva e per le imposte sui redditi non è determinante per la risoluzione del problema, perché la previsione della nullità della dichiarazione non sottoscritta, di per sé altrimenti equivalente alla dichiarazione inesistente o non presentata, acquista significato solo in quanto se ne preveda, a determinate condizioni, la sanabilità o in quanto, come accade per l'articolo 55.2 Dpr 633/72, si stabilisca che si debba esercitare uno speciale potere di accertamento tributario. Infine, prova troppo l'argomento secondo cui la dichiarazione relativa ad un rapporto giuridico tributario i cui dati oggettivi e contenutistici trovassero i loro presupposti in scritture contabili potrebbe anche non essere firmata. Infatti, se fosse così, ogni dichiarazione tributaria potrebbe essere sostituita dalla trasmissione all'ufficio competente delle scritture contabili, mentre la dichiarazione è il risultato dell'adempimento dell'obbligo di condensare in maniera ordinata il contenuto complesso delle scritture contabili con tutte le elaborazioni necessarie al fine dell'aggregazione dei dati e della loro qualificazione al fine della determinazione della qualità e della quantità dell'oggetto dell'imposta e della qualità e del contenuto dell'imposta per la quale si formula dichiarazione. La dichiarazione è, dunque, un comportamento semantico ben diverso, sia dal punto di vista strutturale sia dal punto di vista funzionale, rispetto ai documenti contabili sui quali sia basata e non può quindi esser condivisa l'opinione secondo cui la sua sottoscrizione non sarebbe necessaria al fine della perfezione. 10.3. Il contribuente sostiene anche, nel suo ricorso, che la dichiarazione non sottoscritta dovrebbe comunque essere a lui imputata, perché sarebbero Stati adottati una serie di comportamenti suoi e dell'ufficio tributario quelli qui indicati nel 2.c , d , e ed 1 , che univocamente dovrebbero portare a ritenere che egli abbia fatto propria la dichiarazione non sottoscritti. In altri termini, si pone la questione di diritto relativa all'equipollenza tra sottoscrizione della dichiarazione e altri comportamenti, propri e/o altrui. La soluzione che dev'essere data è negativa. Infatti, si deve tener presente che il legislatore, in applicazione di un principio generale, scaturente immediatamente dalla natura delle cose e che potrebbe, perciò, anche essere implicito, ha esplicitato r obbligo per il contribuente di sottoscrivere la dichiarazione annuale Iva. Tale vincolo sorge, comunque, in primo luogo dalla natura di dichiarazione del comportamento da imputare, cioè dal fatto che il contribuente deve adottare una combinazione di segni del codice linguistico italiano in secondo luogo. esso nasce dalla necessità che per tale comportamento semantico è prescritta l' esternazione scritta del codice, cioè della sua forma e, quindi, che essa è incorporata in un documento cartaceo. Ne deriva che l'individuazione dell'autore della dichiarazione, cioè del soggetto dichiarante, è effettuata sia attraverso l'indicazione degli estremi necessari per la sua identificazione dati anagrafici e codice fiscale sia, e necessariamente. anche attraverso la sottoscrizione del testo della dichiarazione. L'imposta della dichiarazione Iva è così grande, sia per il contribuente sia per l'amministrazione tributaria, che il legislatore, nell'originaria legislazione del 1972 articolo 37.1 e 55.2 Dpr 633/72 ha ritenuto che la mancanza di sottoscrizione della dichiarazione equivalga alla sua mancata presentazione, cioè all'inesistenza della dichiarazione. Solo nel 1994 il legislatore ha 1ittenuato il rigore della sua valutazione e ha stabilito che la mancanza di sottoscrizione della dichiarazione ne comporti la nullità, che sarebbe la forma più grave di invalidità, tra le cui conseguenze, rientrerebbe anche la mancanza di qualsiasi effetto della dichiarazione e la sua insanabilità se non se ne fosse prevista normativamente la sanabilità, com' è stato fatto appunto nella legislazione del 1994, poi confermata dalla legislatore del 1997 e del 1998. Ma la previsione della sanabilità della nullità è una norma derogatoria, che dev'essere, quindi, interpretata restrittivamente, cosicché non si possono dare strumenti di sanatoria diversi da quelli espressamente indicati dalla legge, tanto più quando li si facessero consistere, come suggerisce il contribuente, in comportamenti indeterminati, che dovrebbero essere individuati dal giudice caso per caso, cioè in relazione alle circostanze variabili con cui si realizza ciascuna specie ultima oggetto di giudizio, con le inevitabili conseguenze di inflazione giurisprudenziale e di possibili contrasti interpretativi. Il legislatore ha, invece, attenuato il rigore iniziale, proprio del regime dell'inesistenza della dichiarazione non sottoscritta, ed ha introdotto il regime della nullità sanabile attraverso una collaborazione tra l'ufficio tributario, che rileva ]a mancanza di sottoscrizione e imita il contribuente a compiere, ora per allora, il comportamento necessario per l'imputazione della dichiarazione, e il contribuente, che ha a disposizione un breve termine per aderire all'invito. Se, poi, il contribuente insiste nel non sottoscrivere la dichiarazione, l'ufficio tributario è tenuto a considerarla nulla, senza poter attribuire equipollenza ad altri comportamenti, propri e/o del contribuente. Del tutto sfocata è, pertanto, la censura ipotizzata con riferimento all'articolo 10.1 legge 212/00, perché il principio della collaborazione e della buona fede, da esso enunciato, è una norma giuridica che ha come destinatari, non solo l'ufficio tributario, ma anche il contribuente. Tale principio, che era già stato attuato in materia di dichiarazione Iva con le normative del 1994, del 1997 e del 1998, distribuendo ragionevolmente il carico comportamentale tra i due soggetti del rapporto giuridico tributario nel senso che s'è poc'anzi descritto, è stato osservato per la sua parte dall'ufficio tributario, mentre il contribuente non ha svolto il compito cui era stato chiamato dalla legge, prima, e, correttamente, poi, in sede attuativa, dall'ufficio competente. A maggior ragione. infine, non può riconoscersi fondamento all'ipotesi, pure prospettata dal ricorrente, e l'indebito arricchimento da parte dell'amministrazione pubblica. Essa, infatti, ha il dovere di verificare la certezza della provenienza delle dichiarazioni che comportino l'erogazione di danaro pubblico, come il rimborso d'imposta, secondo le modalità prescritte dalla legge, il cui rigore è garanzia, non solo della responsabilità per l'ufficio tributario e per i suoi agenti, ma anche per il contribuente. 11. Le considerazioni esposte inducono a ritenere infondati tutti i motivi d'impugnazione proposti dal contribuente e a rigettare. conseguentemente il suo ricorso. 12. La mancata costituzione in giudizio dell'intimata Agenzia delle entrate esime dalla pronuncia sulle spese processuali relative al giudizio di cassazione. PQM La Corte rigetta il ricorso.