Amnesty: ""Sempre la stessa Italia!""

Ancora una volta il Belpaese viene accusato di aver violato i diritti umani 1425 persone rinviate in Libia in spregio al diritto internazionale nel 2005. Criticata anche la legge antiterrosirmo e le operazioni coperte effettuate dagli agenti Cia

I segnali di speranza per i diritti umani sono stati indeboliti dagli inganni e dalle false promesse dei governi che hanno più voce in capitolo . A lanciare l'allarme è stato il Rapporto 2006 di Amnesty international, presentato ieri a Roma dal presidente della sezione italiana dell'associazione Paolo Pobbiati la scheda che riguarda la situazione italiana è qui leggibile nei documenti correlati . Anche se nel Rapporto vengono nominate nazioni come la Cina, il Darfur o la Cecenia, gli Stati occidentali che si vantano di voler esportare la democrazia e i diritti civili vengono chiamati in causa con maggiore frequenza. L'organizzazione non governativa indipendente ha denunciato, come del resto ha già fatto nel Rapporto 2005, l'incapacità delle grandi potenze di trasformare in azioni concrete gli impegni dichiarati. Del resto, secondo Amnesty, l'alibi della guerra al terrorismo e l'agenzia della sicurezza, promossa da chi ha potere e privilegio, ha finito per sviare le energie e l'attenzione del mondo dalle crisi dei diritti umani in corso. La discontinua attenzione e la flebile azione delle Nazioni unite e dell'Unione africana si sono dimostrate pateticamente inadeguate rispetto a quanto occorreva fare nel Darfur, la regione del Sudan in cui sono stati commessi crimini di guerra e contro l'umanità ad opera di tutte le parti coinvolte in un conflitto che ha causato migliaia di morti e ha costretto alla fuga milioni di persone. Ma non solo, ha denunciato Pobbiati Nel 2005, l'Iraq è affondato in un vortice di violenza settaria. È questa la dimostrazione che quando le grandi potenze sono troppo arroganti per rivedere e mutare le proprie strategie, il prezzo più alto viene pagato dai poveri e da chi non ha potere in questo caso donne, uomini e bambini iracheni . Stessa sorte per Israele e i territori occupati che sono scomparsi dall'agenda internazionale acuendo così da un lato l'angoscia e la disperazione della popolazione palestinese, dall'altra le paure di quella israeliana. Non sono mancate le critiche per l'Italia ancora una volta segnalata perché non garantisce i diritti ai migranti. Il Bel Paese, inoltre, è finito nel mirino di Amnesty, insieme ad altri Paesi europei anche per le operazioni coperte utilizzate dalla Cia per arrestare, catturare, trasferire e detenere persone in segreto o consegnarle ad latri Stati, dove possono aver subito maltrattamenti e torture. Per cui il fatto che gli aeroporti di Pisa e di Ciampino siano stati utilizzati per il trasferimento di persone detenute in segreto e la loro consegna a Paesi dove hanno subito maltrattamenti è una grave violazione delle norme internazionali, sulle quali, secondo Amnesty, l'Italia ha l'obbligo di svolgere indagini approfondite. L'associazione, tuttavia, ha puntato l'indice anche contro la legge antiterrorismo del luglio del 2005 che ha modificato le norme italiane sull'espulsione per motivi di ordine pubblico e di sicurezza dello Stato, facilitando l'allontanamento di cittadini stranieri. Questa norma - si legge nel Rapporto - non richiede che la persona espulsa sia stata condannata o accusata formalmente di un reato, e non prevede una conferma giudiziaria dell'espulsione né alcuna possibilità di ricorso effettivo o protezione dal rischio di violazioni gravi dei diritti umani all'arrivo nel Paese d'origine . Amnesty ha anche osservato come il disegno di legge sulla prevenzione della tortura sia rimasto all'attenzione della presidenza della Camera, ma non abbia proseguito il suo iter. Così il nostro Paese non ha allineato la sua legislazione alla Convenzione delle Nazioni unite. Quanto ai Centri di permanenza temporanea, l'Associazione ha denunciato la violazione dei diritti umani, del resto, nel corso del 2005 almeno 1425 persone sono state rinviate da Lampedusa in Libia in Libia, in spregio delle norme di diritto internazionale e senza alcuna base legale nel diritto interno . Nei primi mesi del 2006 - ha detto ancora Amnesty - è risultata immutata la prassi riguardante la detenzione sistematica dei minori immigrati e richiedenti asilo giunti alla frontiera marittima, in violazione della Convenzione delle Nazioni unite sui diritti dell'infanzia, che considera la detenzione un provvedimento eccezionale, da adottare solo in casi estremi. Al contrario, molti dei 1270 minori stranieri soli, che secondo il ministero dell'interno sarebbero giunti nel 2005 via mare presso le coste siciliane e quindi affidati ai servizi sociali, sarebbero stati detenuti in un centro per immigrati prima dell'affidamento. Infine, a finire nel mirino dell'organizzazione non governativa indipendente è anche il mancato varo nel 2005 di una legge organica sull'asilo ai migranti, lasciando così intatte le lacune in cui proliferano le possibilità di abusi dei diritti umani a danno di richiedenti asilo e rifugiati . cri.cap

Amnesty Rapporto annuale 2006 Scheda inerente alla situazione italiana Italia Repubblica italiana Capo di Stato Carlo Azeglio Ciampi Capo del governo Silvio Berlusconi Pena di morte abolizionista per i tutti i reati Statuto di Roma della Corte penale internazionale ratificato Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne e relativo Protocollo opzionale ratificati I diritti dei rifugiati sono stati minacciati dall'applicazione di una nuova legge sull'immigrazione, dalla mancanza di una legislazione specifica per tutelare i richiedenti asilo e dall'intenzione manifestata dall'Italia di costruire in Libia centri di detenzione per migranti. Nel corso dell'anno, a dispetto del diritto internazionale sui rifugiati, più di 1.425 migranti sono stati espulsi verso la Libia. Sono state comminate condanne detentive con sospensione condizionale della pena nei confronti di funzionari pubblici e personale civile per aggressione e maltrattamenti razzisti avvenuti in un centro di detenzione per migranti. Sono proseguiti i processi a carico di agenti di polizia accusati di aggressione e altri reati compiuti nel 2001 durante manifestazioni svoltesi a Napoli e, in occasione del Summit G8, a Genova. L'Italia non ha adottato misure per risolvere il problema dell'impunità all'interno delle forze dell'ordine, quali la creazione di un organismo indipendente per le denunce contro la polizia, l'inserimento del reato di tortura nel codice penale e l'obbligo per gli agenti di indossare chiaramente un qualche segno di identificazione. MINACCIA AI DIRITTI DEI RIFUGIATI Nonostante sia Stato parte della Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati, l'Italia non si è ancora dotata di una legge specifica e completa sul diritto di asilo. Nella pratica, l'asilo è disciplinato dalla legge sull'immigrazione del 1990, così come emendata nel 2002 dalla cosiddetta legge Bossi-Fini, il cui regolamento di attuazione è entrato in vigore il 21 aprile 2005. La legge ha istituito centri di identificazione per la detenzione dei richiedenti asilo e una procedura veloce per la determinazione del diritto di asilo per i richiedenti detenuti, generando preoccupazione per l'accesso alle procedure di asilo, per la detenzione dei richiedenti asilo in violazione degli standard previsti dalla normativa internazionale e per la violazione del principio del non-refoulement non respingimento che vieta di rimpatriare o espellere forzatamente i richiedenti asilo verso Paesi in cui potrebbero essere a rischio di gravi abusi dei diritti umani. È stato espresso il timore che molti delle migliaia di migranti e richiedenti asilo giunti in Italia via mare, principalmente dalla Libia, siano stati forzatamente respinti verso Paesi in cui erano a rischio di violazioni dei diritti umani. Tra gennaio e ottobre almeno 1.425 persone sono state deportate in Libia. *Tra il 13 e il 21 marzo, sull'isola di Lampedusa sono arrivati 1.235 cittadini stranieri. Il 14 marzo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ACNUR ha chiesto di poter accedere al centro di detenzione dell'isola, ma la richiesta è stata respinta per ragioni di sicurezza. Il 16 marzo il ministro dell'Interno ha riferito al Parlamento che nel centro erano stati ammessi funzionari libici, per identificare i trafficanti di esseri umani. Secondo quanto riferito, il giorno seguente sono state espulse 180 persone, scortate in volo da agenti delle forze dell'ordine italiane fino alla capitale libica Tripoli. Il 18 marzo l'ACNUR ha sottolineato che, se al momento delle visite dei funzionari libici nel centro fossero stati presenti richiedenti asilo libici, tali visite avrebbero contravvenuto i principi basilari della tutela dei rifugiati. Il 14 aprile il Parlamento Europeo ha espresso preoccupazione per le espulsioni dei migranti da Lampedusa attuate tra l'ottobre 2004 e il marzo 2005. Il 10 maggio la Corte Europea dei diritti umani ha ordinato alle autorità italiane di sospendere la prevista espulsione di 11 migranti che erano giunti a Lampedusa a marzo. Nei Centri di permanenza temporanea e assistenza CPTA sono stati detenuti migliaia di cittadini stranieri senza permesso di soggiorno, mentre da alcuni di tali centri sono state segnalate aggressioni verso detenuti da parte di agenti delle forze dell'ordine e personale di sorveglianza. Sono state anche segnalate condizioni di sovraffollamento e mancanza di igiene assistenza medica inadeguata unita a somministrazione eccessiva e illegale di sedativi e difficoltà per i detenuti a ottenere assistenza legale e accesso alle procedure di asilo. Condizioni analoghe sono state riferite nei Centri di identificazione, di nuova creazione, dove sono stati trattenuti centinaia di richiedenti asilo. AGGIORNAMENTI Nel mese di luglio il tribunale di Lecce ha condannato 16 persone accusate di aggressione e maltrattamenti razzisti avvenuti nel novembre 2002 ai danni di detenuti nel CPTA Regina Pacis, in Puglia. Il direttore del centro, un prete cattolico, e due dei carabinieri addetti alla sicurezza sono stati condannati a 16 mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena. Gli altri imputati, sei dipendenti amministrativi, due medici e altri cinque carabinieri, hanno ricevuto condanne dai 9 ai 16 mesi di reclusione, anch'esse con sospensione della pena. DETENZIONE PER PROCURA Nel corso dell'anno fonti non ufficiali hanno riferito della decisione dell'Italia di costruire tre strutture di detenzione in Libia, nelle località di Gharyan, vicino a Tripoli, di Sheba, nel deserto, e di Kufra, vicino al confine con Egitto, Sudan e Ciad. Sono stati espressi timori che i diritti umani dei migranti potessero essere seriamente messi a rischio. La Libia non ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati, né il suo Protocollo, e non riconosce la presenza di rifugiati e richiedenti asilo sul suo territorio, né lo status ufficiale dell'ACNUR. BRUTALITÀ DELLA POLIZIA L'Italia ha continuato a non voler introdurre nel proprio codice penale il reato di tortura così come definito dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Inoltre, non ha adottato alcuna misura per creare un istituto nazionale indipendente per la tutela dei diritti umani o un organo indipendente che accolga le denunce contro la polizia e ne individui le responsabilità. Le operazioni di mantenimento dell'ordine pubblico non sono risultate in linea con il Codice europeo di etica per la polizia che, ad esempio, richiede agli agenti di indossare in modo ben visibile qualche segno di identificazione, come il numero di matricola, per far sì che possano essere individuati e chiamati a rispondere delle proprie azioni. AGGIORNAMENTI OPERAZIONI DI POLIZIA DURANTE MANIFESTAZIONI DEL 2001 Sono proseguiti i processi nei confronti di agenti di polizia impegnati nelle operazioni di controllo dell'ordine pubblico durante le manifestazioni di Napoli del marzo 2001, e del Summit G8 di Genova nel luglio 2001. *È proseguito il processo, avviato nel dicembre 2004, contro 31 agenti di polizia imputati per reati commessi durante la manifestazione di Napoli, che andavano dal sequestro di persona alle lesioni personali e alla violenza privata. *Nel mese di marzo la Procura della Repubblica di Genova ha presentato prove di maltrattamenti verbali e fisici ai danni delle persone trattenute nella struttura detentiva temporanea di Bolzaneto in cui, durante il Summit G8, furono condotti più di 200 arrestati. I detenuti avevano denunciato di essere stati colpiti con schiaffi, calci, pugni e sputi sottoposti a minacce, anche di stupro, e insulti, anche di natura sessuale e oscena e privati di cibo, acqua e sonno per lunghi periodi. Il 16 aprile sono stati decisi 45 rinvii a giudizio per imputazioni varie nei confronti di agenti di polizia, carabinieri, agenti di custodia e personale sanitario. Il processo è iniziato l'11 ottobre. *Il 6 aprile è iniziato il processo a carico di 28 agenti di polizia, tra cui alcuni funzionari di grado superiore, coinvolti in una irruzione notturna in una scuola di Genova durante le manifestazioni del 2001. Nel corso del raid quasi 100 persone vennero ferite e tre di esse entrarono in coma. Gli agenti sono stati accusati di vari reati, tra cui lesioni gravi e percosse, falsificazione e occultamento di prove e abuso d'ufficio. Nessuno è stato sospeso dal servizio. Decine di altri agenti delle forze dell'ordine ritenuti coinvolti in aggressioni fisiche, a quanto pare non hanno potuto essere identificati. MALTRATTAMENTI NELLE CARCERI Negli istituti di pena non è mutata la situazione di sovraffollamento cronico e insufficienza di personale, unita a un'alta incidenza di suicidi e atti di autolesionismo. Sono pervenute molte segnalazioni di condizioni sanitarie carenti e di assistenza medica inadeguata e non è diminuita l'incidenza di malattie infettive e problemi di salute mentale. Nel corso dell'anno sono proseguiti procedimenti penali nei confronti di un gran numero di membri del personale carcerario, relativi a maltrattamenti di singoli detenuti o, talvolta, di gruppi di reclusi. Alcuni processi si sono contraddistinti per gli eccessivi ritardi. Le accuse si riferivano a presunti abusi psicologici e fisici ai danni di detenuti, in alcuni casi condotti in maniera sistematica e talvolta equivalenti a tortura. MONITORAGGIO INTERNAZIONALE A gennaio il Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione contro le donne ha reputato inadeguate le misure adottate dall'Italia per risolvere il problema della bassa partecipazione delle donne alla vita pubblica. Il Comitato ha raccomandato che nella legislazione pertinente sia inclusa una definizione di discriminazione contro le donne, per allineare l'Italia alla Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne. Il 28 ottobre il Comitato diritti umani delle Nazioni Unite, in risposta al rapporto presentato dall'Italia sull'applicazione del Patto internazionale sui diritti civili e politici, ha raccomandato la creazione di un organismo nazionale indipendente per la tutela dei diritti umani. Il Comitato ha sollecitato maggiori sforzi sia per garantire che i presunti maltrattamenti compiuti da agenti dello Stato siano oggetto di indagine immediata e imparziale, sia per eliminare la violenza domestica. Il Comitato ha anche espresso preoccupazione riguardo al diritto di asilo e ha richiesto informazioni dettagliate in merito agli accordi di riammissione conclusi con altri Paesi, compresa la Libia. Inoltre ha sollecitato l'Italia a garantire l'indipendenza della magistratura dal potere esecutivo e ha evidenziato le proprie preoccupazioni per il sovraffollamento delle carceri. CORTE PENALE INTERNAZIONALE Nonostante l'importante ruolo svolto dall'Italia nella redazione dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale e la ratifica del medesimo, già avvenuta nel 1999, a fine anno le autorità non avevano ancora promulgato norme attuative che consentirebbero di indagare e processare presso i tribunali nazionali reati inseriti nel diritto internazionale o di cooperare con la Corte penale internazionale nel corso delle sue inchieste. RAPPORTI DI AI Italy Temporary stay, permanent rights - The treatment of foreign nationals detained in temporary stay and assistance centres AI Index EUR 30/004/2005 Italy Lampedusa, the island of Europe's forgotten promises AI Index EUR 30/008/2005 Italy Law reform needed to implement the Rome Statute of the International Criminal Court AI Index EUR 30/009/2005 Europe and Central Asia Summary of Amnesty International's concerns in the region, July-December 2004 Italy AI Index EUR 01/002/2005