""Stop alla riforma per un anno""

Il plenum di Palazzo dei Marescialli ha dato il via libera al Ddl presentato da Mastella per sospendere gli effetti della normativa voluta dal precedente esecutivo. Timore per l'estinzione di molti procedimenti disciplinari

Il Consiglio superiore della magistratura ha chiesto al Guardasigilli di congelare la riforma dell'Ordinamento giudiziario per dodici mesi. Con 16 voti a favore, 4 contrari e l'astensione, come è prassi, del vicepresidente Virginio Rognoni, il plenum di Palazzo dei Marescialli, ha dato il via libera al Ddl presentato da Mastella per sospendere gli effetti della riforma dell'Ordinamento giudiziario voluta dal precedente esecutivo il documento è qui leggibile nei documenti correlati . Nel parere l'organo di autogoverno ha sottolineato l'urgenza del provvedimento prima che si possano produrre effetti irreversibili . In primo luogo si teme l'estinzione di molti procedimenti disciplinari, addirittura il 40 per cento di quelli pendenti al 31 ottobre 2006 . Proprio per questo l'assemblea di Palazzo dei Marescialli ha segnalato l'opportunità di introdurre una disciplina che riesca ad eliminare o almeno ridurre gli effetti negativi che finora si sono prodotti. Secondo il Csm i tempi di sospensione della riforma dovrebbero essere utilizzati anche per eliminare i profili di illegittimità costituzionale della legge Castelli, a cominciare dal vulnus alle prerogative dello stesso Consiglio e per sostituire il sistema dei concorsi con una normativa che preveda l'effettiva e rigorosa valutazione di professionalità . Soltanto nove giorni fa il ministro della Giustizia aveva chiesto al Csm un parere sul Ddl. E, Palazzo dei Marescialli ha risposto immediatamente alla richiesta proprio stamattina la commissione Riforma ha approvato il parere, che è stato poi presentato con procedura l'urgenza al plenum. Fondamentale appare anche la rimozione degli effetti negativi prodotti dall'entrata in vigore dei decreti delegati in primo luogo c'è il rischio di estinzione di molti procedimenti disciplinari. Ma questa è solo una delle tante difficoltà da affrontare, tanto che il Csm ha ritenuto che il termine di sospensione debba essere più ampio. Tuttavia, i consiglieri di Palazzo dei Marescialli hanno fatto presente al Guardasigilli la sempre più stretta necessità di abrogare la legge del 1990 che prevede la sostituzione dei magistrati della Segreteria e dell'Ufficio studi del Consiglio con pubblici funzionari. Per il Csm dunque le ragioni che hanno spinto il governo a intervenire sono del tutto condivisibili ed è auspicabile che il Parlamento possa rapidamente esaminare e approvare il Ddl . Proprio alla luce di tutto questo, il termine finale di sospensione, indicato dal Ddl del governo nel primo marzo del 2007, potrebbe non essere adeguato più opportuno sarebbe prevedere -suggerisce il Csm a Mastella - che la durata della sospensione che congruamente potrebbe essere determinata in un anno decorra dall'entrata in vigore della legge .

Consiglio superiore della magistratura, parere 22 giugno 2006, 184 Il Consiglio superiore ha espresso pareri su tutti i testi relativi al recente intervento legislativo di modifica della disciplina di ordinamento giudiziario, sia per quanto riguarda il disegno di legge delega, nelle sue diverse e successive stesure delibere 12 giugno 2002, 22 maggio 2003 e 15 luglio 2004 , sia su tutti gli schemi di decreti legislativi [1] . In quelle sedi sono stati evidenziati, con la necessaria ampiezza argomentativa, i profili di illegittimità costituzionale della legge delega e quindi dei decreti legislativi delegati. Si è in particolare segnalata la violazione della competenza che l'articolo 105 Costituzione attribuisce al Consiglio in relazione al meccanismo generalizzato dei concorsi, che si basa su valutazioni sostanzialmente rimesse alla Scuola e alle commissioni d'esame all'emarginazione del Consiglio nell'attività di formazione dei magistrati alla sottrazione degli uffici del Pm, alle valutazioni di legittimità e congruità dei progetti organizzativi al potere del Ministro di impugnare le nomine dei dirigenti degli uffici , la violazione dell'articolo 111 Costituzione, per l'improprio ruolo assegnato alla Corte di cassazione di vertice non del sistema delle impugnazioni ma dell'organizzazione della giurisdizione per la preponderanza nelle commissioni di concorso, e negli organi direttivi della Scuola, nonché per il titolo preferenziale attribuito ai magistrati di legittimità ai fini della nomina dei dirigenti e dell'articolo 112 Costituzione per l'esasperata gerarchizzazione degli uffici del Pm, oltre che per la denunciata abrogazione dell'articolo 7 ter dell'ord. giud. previgente . Alcuni dei più rilevanti profili di illegittimità costituzionale sono stati anche oggetto del messaggio presidenziale, ex articolo 74, 1 comma Costituzione del 16 dicembre 2004. Negli stessi pareri il Consiglio superiore ha anche evidenziato le principali ricadute negative della nuova disciplina sull'organizzazione e quindi sull'efficienza degli uffici. Poiché i rilievi svolti, sia per quanto riguarda i profili di illegittimità costituzionale che per quelli che riguardano le negative ricadute sull'efficienza del servizio giudiziario, hanno trovato accoglienza solo molto marginalmente nella legge delega e nei decreti delegati, oltre ai motivi già indicati nella relazione illustrativa del disegno di legge, necessità di una tempestiva riorganizzazione di interi settori dell'apparato giudiziario e di un ampio e profondo intervento del Consiglio superiore in numerosi e complessi ambiti si pongono anche ragioni che attengono alla necessità di porre urgentemente allo studio, senza che medio tempore si verifichino ulteriori effetti pregiudizievoli, interventi normativi idonei a dare risposta alle predette osservazioni, restituendo al Consiglio le competenze costituzionalmente previste, e con ciò sanando un vulnus nel sistema degli equilibri costituzionali, prevenendo, nel contempo, un probabile futuro contenzioso. 2. Ulteriori ragioni della necessità dell'intervento normativo. Quanto alle ulteriori motivazioni dell'intervento legislativo ritiene il Consiglio che siano del tutto condivisibili quelle indicate nella relazione al disegno di legge. Si deve soprattutto richiamare il carattere non solo vasto e complesso delle radicali modifiche nell'organizzazione degli uffici, specialmente di quelli del p.m., e nel complessivo assetto della magistratura, ma anche la necessità di un immediato ma al tempo stesso globale e coerente intervento del Consiglio per evitare effetti negativi come quelli, ad esempio, che deriverebbe da una possibile disomogeneità dei modelli organizzativi degli uffici requirenti, che provocherebbe inevitabilmente incertezze gestionali e disorientamento degli utenti del servizio giudiziario, o del blocco della mobilità orizzontale, verticale e funzionale, con conseguente prolungamento delle vacanze negli organici degli uffici giudiziari, che deriverebbe dall'applicazione del D.Lgs 160/06. Né sono di secondaria importanza la stasi di settori importanti e delicati dell'attività consiliare, come quella che riguarda le pratiche relative alle situazioni di incompatibilità ambientali, funzionali o parentali , per le quali è necessario compiere la valutazione della sussistenza dei presupposti per la trasmissione ai titolari dell'azione disciplinare astratta configurabilità di un illecito disciplinare o i pericoli di ingolfamento dell'attività del Procuratore generale della cassazione e della sezione disciplinare per la prevista immediata sopravvenienza di sette o ottocento nuovi procedimenti. Anche se i poteri del Consiglio superiore rimangono integri nel periodo prossimo alla scadenza e per quello successivo, fino all'insediamento del nuovo Consiglio articolo 30, 2 comma legge 195/58 , e, pertanto non si verifica alcun vuoto di potere dal punto di vista formale, è indubbio che il periodo di transizione, tra vecchio e nuovo Consiglio, con il concitato aumento delle procedure da definire, da un lato, e la necessità di un certo rodaggio dei nuovi componenti, dall'altro, non è favorevole all'approfondimento di problematiche interpretative e applicative molto ampie e complesse e alla ricerca di articolate soluzioni soddisfacenti sul piano organizzativo e della normazione secondaria. Le problematiche applicative, come pure è ben messo in evidenza nella relazione al disegno di legge, sono aggravate dal fatto che i decreti legislativi solo molto parzialmente prevedono una necessaria disciplina transitoria. Questa circostanza, oltre ad aggravare le difficoltà organizzative, in quanto pone sul tappeto immediatamente la totalità dei problemi applicativi, invece di scaglionarli nel tempo, può provocare effetti irreversibili, come ad esempio l'estinzione di un rilevante numero di procedimenti disciplinari a seguito della riduzione ad un anno del periodo entro il quale la sezione disciplinare deve definire i giudizi. Tale numero è stato calcolato in circa il venti per cento dei procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore del D.Lgs 109 oltre a un altro venti per cento entro il 31 ottobre 2006. Dall'individuazione delle ragioni che impongono l'intervento normativo deriva, evidentemente, anche l'urgenza del provvedimento. Scartata dal Governo l'ipotesi del ricorso alla decretazione d'urgenza certamente è auspicabile che il Parlamento possa rapidamente esaminare ed approvare il disegno di legge. 3. L'analisi della norme del disegno di legge articolo 1. Scendendo all'analisi delle singole disposizioni nelle quali si articola il disegno di legge si osserva quanto segue. Con l'articolo 1 viene disposta la sospensione dell'efficacia delle disposizioni contenute nei decreti legislativi 106/06 - recante Disposizioni in materia di riorganizzazione dell'Ufficio del pubblico ministero, a norma dell'articolo 1, comma 1, lett. d , della legge 150/05 , entrato in vigore il 18 giugno 2006 -, del 23 febbraio 2006, n. 109 - concernente la Disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati, delle relative sanzioni e della procedura per la loro applicabilità, nonché modifica della disciplina in tema di incompatibilità, dispensa dal servizio e trasferimento di ufficio, a norma dell'articolo 1, comma 1, lett. f , della legge 150/05 , entrato in vigore il 19 giugno 2006 - e del 5 aprile 2006, n. 160, recante Nuova disciplina dell'accesso in magistratura nonché in materia di progressione economica e di funzioni dei magistrati, a norma dell'articolo 1, comma 1, lett. a , della legge 150/05 , che entrerà in vigore il 28 luglio 2006. L'efficacia di tutte le norme contenuta in questi tre decreti è sospesa fino al 1 marzo 2007. La sospensione dell'efficacia dei decreti delegati citati costituisce lo strumento idoneo per raggiungere le finalità indicate nella relazione al disegno di legge e quella più ampia, ma egualmente indispensabile, individuata al numero 1, evitando il verificarsi di situazioni pregiudizievoli per il buon andamento del servizio giudiziario e consentendo l'apprestamento di eventuali interventi normativi correttivi. Deve anzi osservarsi che per il raggiungimento di dette finalità il termine di sospensione previsto dall'articolo 1 potrebbe non essere adeguato, non solo per una approfondita riflessione sui profili più generali, ma anche per la risoluzione dei molti problemi che il Consiglio ha già individuato. Per esemplificare, oltre ad alcune norme di immediata applicabilità articolo 3, 5 e 6 del D.Lgs 106/06 concernenti rispettivamente la disciplina dei visti, i rapporti con i media ed i poteri di controllo del Procuratore Generale, molte altre norme richiedono interventi per superare i seri problemi di applicabilità che sorgono, a cominciare da quelli derivanti dall'esigenza di garantire una certa omogeneità degli assetti organizzativi delle Procure. Ugualmente la stessa osservazione si impone per il D.Lgs 160/06, i cui articoli 25, 49 e 55, gli unici a dettare lumi sulla fase transitoria, sembrano del tutto insufficienti ad assicurare la piena futura attuazione della riforma, fortemente caratterizzata da aspetti di farragginosità e di ingestibilità, già denunciati nei precedenti pareri. Parimenti, ed anzi a maggior ragione, dicasi per le norme in materia di illecito disciplinare, caratterizzata dall'assoluta mancanza di una normativa transitoria, il che pone problemi rilevantissimi sia sul piano sostanziale per la mancanza di principi generali applicabili alla successione di norme nel tempo sia su quello processuale ad esempio in tema di decadenze . Per non dire della norma in tema di applicazione dell'articolo 2 della legge delle guarentigie o degli articoli 18 e 19 ord. giud. Ancora più ampi e delicati saranno poi i problemi da risolvere se si intendesse, come il Consiglio superiore ha sempre auspicato, procedere alla sostituzione del sistema dei concorsi con un rigoroso ed efficiente sistema di valutazioni di professionalità. Deve anche osservarsi che la determinazione del termine finale della sospensione dell'efficacia dei decreti delegati di cui si tratta al 1 marzo 2007 fa sorgere il pericolo che non possa essere interamente utilizzato il termine stesso, dovendo tenersi conto anche del tempo necessario per l'approvazione del disegno di legge. Più opportuno sarebbe prevedere che la durata della sospensione che congruamente potrebbe essere determinata in un anno decorra dalla data di entrata in vigore della legge. Un' ulteriore osservazione a questo punto si impone. Poiché, infatti, alla data dell'approvazione del disegno di legge si saranno già prodotti alcuni effetti dei decreti delegati entrati in vigore, e poiché certamente si tratta di effetti probabilmente non previsti e, comunque, non desiderabili come ad esempio l'eventuale estinzione di un consistente numero di procedimenti disciplinari, il blocco dell'attività della Procura generale della Cassazione e della sezione disciplinare e la stasi dell'attività consiliare in tema di accertamento delle situazioni di incompatibilità il Consiglio ritiene che sarebbe opportuno introdurre anche una disciplina idonea a eliminare, o quanto meno a minimizzare, gli effetti negativi già prodotti medio tempore. 4. Segue articolo 2. Con l'articolo 2, si dispone che all'articolo 1, comma 3, primo periodo, della legge 150/05, le parole entro i novanta giorni successivi alla scadenza del termine di cui al comma 1 sono sostituite con l'indicazione di diversa scadenza, fissata al 1 giugno 2007. Le norme di coordinamento e la disciplina transitoria, pertanto, potranno essere adottate, nelle forme e nei modi di cui ai commi 4 e 5 dell'articolo 1 della legge n. 150, anche oltre l'iniziale termine finale del 31 ottobre 2006, fino al 1 giugno 2007. Si tratta di norma consequenziale al differimento dell'efficacia dei decreti delegati, sulla quale non c'è alcun rilievo da fare se non quello che in caso di ampliamento del termine di differimento dovrebbe essere, ovviamente, ulteriormente spostato anche il termine per l'emanazione della disciplina transitoria e di coordinamento. 5. Segue articolo 3. L'articolo 3 del Ddl dispone che fino al 28 febbraio 2007 si applica il comma secondo dell'articolo 30 del Dpr 916/58, nel testo risultante dalla modifica di cui all'articolo 14 della legge 74/1990 . La norma concerne il collocamento fuori ruolo ed il successivo rientro in ruolo dei Consiglieri togati del Consiglio superiore della Magistratura. L'articolo 14 della legge 74/1990, modificando l'articolo 30 del Dpr 916/58, disponeva che i magistrati eletti al Csm e collocati fuori ruolo, alla scadenza del mandato dovessero rientrare in ruolo con destinazione di regola nell'ufficio di provenienza, eventualmente anche in soprannumero, ovvero in altro ufficio per il quale abbiano espresso disponibilità . Tale disposizione è stata sostituita dalla legge 44/2002, il cui articolo 13 prevede l'obbligo, senza eccezioni, per i consiglieri togati uscenti di riprendere il servizio nell'ufficio di provenienza e nelle funzioni precedentemente esercitate con divieto, per due anni a far data dalla cessazione dell'appartenenza al Consiglio, di accedere a funzioni direttive o semidirettive a meno che non siano quelle già esercitate o a funzioni non giudiziarie, a meno che non si tratti di nuove e diverse funzioni elettive. La norma proposta consente quindi al Consiglio di nuova nomina il tempo necessario e sufficiente per collocare i consiglieri uscenti non più soltanto nell'ufficio e nelle funzioni di provenienza ma anche in altre funzioni ivi compreso un nuovo collocamento fuori ruolo per le quali vi sia stata un'espressa manifestazione di disponibilità da parte dell'interessato. Deve ricordarsi che, in ordine alla modifica dell'articolo 30 del Dpr 916/58 attuata con la legge n. 44 del 2002, sono state espresse a suo tempo forti riserve, sia perché la norma appare ispirata a una generica logica di sospetto di favoritismi nella concreta destinazione dei componenti togati alla scadenza della consiliatura, sia perché diretta a introdurre una disciplina sostanzialmente punitiva e penalizzante nei confronti degli eletti, inevitabilmente connessa a una valutazione non positiva dell'esercizio di una funzione elettiva, che invece appare indispensabile per la corretta attuazione del disegno costituzionale del governo autonomo della magistratura. Non altrimenti potrebbe essere letta una disciplina che vieta perfino la partecipazione degli ex componenti ai concorsi reali per il conseguimento di funzioni direttive e addirittura il collocamento fuori ruolo, dipendente da incarichi che non sono nella disponibilità del Consiglio. Del resto non può ignorarsi che gli accorgimenti adottati dal C.S.M. per evitare eventuali abusi del concorso virtuale o, meglio, per limitare il perseguimento di indebiti vantaggi attraverso l'uso del concorso virtuale come il divieto di utilizzazione del concorso virtuale per conseguire posti direttivi, semidirettivi, della Direzione nazionale antimafia e per l'accesso a tutte le funzioni di Cassazione sono più che adeguati per fugare ogni sospetto. Tuttavia il testo di legge in questione potrebbe far sorgere il dubbio che possano essere superate le limitazioni ora indicate. A tal fine potrebbe essere opportuna una riscrittura della norma, in modo da abrogare definitivamente il testo dell'articolo 13 della legge 44/2002 dettando direttamente, senza il rinvio alla legge 74/1990, una disciplina corrispondente a quella in tale legge prevista, ferme restando, quindi, le limitazioni all'utilizzazione del concorso virtuale. 6. Segue articolo 4. L'articolo 4 dispone che all'articolo 1, comma 6, primo periodo, del Dl 361/95, convertito, con modificazioni, dalla legge 437/95, le parole è differita alla data di entrata in vigore del nuovo ordinamento giudiziario sono sostituite dalle seguenti è differita alla data di efficacia dell'ultimo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega di cui alla legge 150/05 . Gli articoli 7 e 7 bis della legge 195/58, nella versione conseguente all'entrata in vigore della legge 74/1990, prevedono che i magistrati addetti alla segreteria e all'Ufficio Studi e Documentazione, siano sostituiti con funzionari da selezionare mediante concorsi pubblici . Ma l'efficacia di tali disposizioni è stata successivamente sospesa ripetutamente fino a che con l'articolo 1, comma 6, primo periodo, del Dl 361/95, convertito, con modificazioni, dalla legge 437/95, si è disposto che l'applicazione delle indicate norme della legge 74/1990 fosse differita alla data di entrata in vigore del nuovo ordinamento giudiziario. La norma proposta sposta in avanti il termine fino alla data di efficacia dell'ultimo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega. La soluzione proposta non è del tutto soddisfacente. Innanzi tutto perché non è pacifico che la disciplina dettata dalla legge 150/05 e dai successivi decreti delegati possa essere qualificata come nuovo ordinamento giudiziario , trattandosi di una modificazione ampia, ma non totale della vigente disciplina di ordinamento giudiziario. Si pensi solo al fatto che non sono stati toccati interi settori, come quello della magistratura onoraria, né è stato oggetto di una nuova disciplina la composizione e il sistema elettorale del Consiglio superiore. Inoltre è molto problematica l'individuazione del dies ad quem del differimento dell'entrata in vigore della legge 74/90. In realtà, se il legislatore condividesse la valutazione dell'indispensabilità dell'apporto professionale dei magistrati per l'attività della segreteria e dell'ufficio studi, come peraltro avviene per altri Consigli superiori europei, l'occasione sarebbe propizia per abrogare del tutto una disciplina transitoria che è in vigore ormai da tre lustri e insieme ad essa abrogare anche gli articoli 7 e 7 bis della legge 195/58, come modificata con la legge 74/1990. Tale anomala durata del regime transitorio, peraltro, è indice sufficientemente univoco che il legislatore è incline a condividere il giudizio positivo sulla presenza dei magistrati alla Segreteria e all'ufficio Studi, sia sotto il profilo dell'apporto di una professionalità difficilmente sostituibile con quella di pubblici funzionari, sia sotto il profilo dell'osservanza delle garanzie costituzionali di indipendenza ed autonomia della magistratura. In conclusione, salve le marginali perplessità espresse in ordine ad alcuni aspetti tecnici, il Consiglio esprime una valutazione ampiamente positiva del complessivo intervento normativo, sia per le ragioni che lo ispirano che per le soluzioni proposte. Note [1] Delibera 20 dicembre 2005, circa lo schema di decreto concernente l'organizzazione degli uffici del pubblico ministero oggi d.lgs. n. 106/2006 delibera 11 gennaio 2006, circa lo schema di decreto riguardante l'accesso in magistratura e la progressione economica e di funzioni dei magistrati oggi d.lgs. n. 160/2006 delibera del 18 gennaio 2006, in ordine alla disciplina sostanziale e processuale degli illeciti disciplinari ed altro oggi d.lgs. n. 109/2006 .