Sottoscrive una polizza sulla vita, ma è un hedge fund: riconosciuta la responsabilità precontrattuale dell’assicurazione

Le polizze unit o index linked sono prodotti finanziari e non assicurativi, perciò l’assicuratore, anche prima della riforma del 2006, ha gli stessi oneri di chi li colloca sul mercato deve ottenere il consenso informato del cliente ed astenersi dal proporgli investimenti sconvenienti.

Il Tribunale di Gela, con l’ordinanza dello scorso 2 marzo, ha stigmatizzato il comportamento dell’assicurazione che aveva fatto firmare al cliente una polizza unit linked , connessa ad un fondo d’investimento interno ad alto rischio, anziché, come richiesto, quella sulla vita ha violato i suoi doveri imposti dalla normativa in materia ed il fair play contrattuale responsabilità precontrattuale . Si ricordi che quanto sopra vale anche per le banche poiché possono vendere anche prodotti assicurativi. Il caso. Nell’aprile del 2000 il ricorrente firmava una polizza a vita a premio unico integrativa del contratto assicurativo già in essere. In realtà sottoscriveva una unit linked , connessa ad un hedge fund titolo tossico , sì che rischiava di perdere il capitale impegnato e di non riscuotere alcun premio, tanto più che il settore delle azioni mercato tecnologico e un’intervenuta fusione con un fondo azionario internazionale, rendevano l’affare sconveniente, perché esposto . Proponeva vittoriosamente un 702 bis c.p.c. per accertare la responsabilità precontrattuale dell’operatore, per far annullare il contratto ed essere indennizzato. Natura delle polizze unit od index linked e loro differenze dall’assicurazione sulla vita. In questo ultimo contratto i rischi sono assunti dall’assicuratore e sono strettamente dipendenti dalla vita dell’assicurato tutti gli eventi che vi incidono in maniera irrilevante e/o sono estranei ad essa ne escludono la configurabilità Trib. Mantova sez. II civ. del 26/6/12 . È palese, quindi, che la polizza unit linked è estranea al patto che il ricorrente pensava di aver siglato e non può essere considerata un prodotto assicurativo le incognite, connesse all’andamento del mercato borsistico, sono sostenute dal cliente. Più complesso l’inquadramento delle index linked , anche dopo la riforma introdotta dall’art. 25 Dlgs 58/98 TUF , dal Dlg 303/06 e dalla L. 262/05. Un’opinione minoritaria, infatti, rileva come in questi casi, pur avendo una elevata componente finanziaria rimangono comunque prodotti assicurativi l’assicuratore si assume sia il rischio cosiddetto demografico in quanto la prestazione è comunque dovuta al verificarsi di un evento attinente alla vita umana , sia quello delle perdite finanziarie dovute al consentire, a determinate condizioni, il riscatto anticipato della Polizza Trib. Roma, sez. III civ., n. 8666/12 su una fattispecie identica . Sono, infatti, simili ai fondi d’investimento, ma è sempre garantita la restituzione minima del capitale investito a titolo di premio e, quindi, non sono soggette alle suddette norme. Un’altra esegesi, invece, sostiene che lo siano, perché collegati al trend della borsa, escludendone, dunque, la natura assicurativa. Deve rispettare gli stessi oneri di collocamento ed offerta al pubblico la volatilità dell’andamento delle azioni può incidere sulle cedole del sottoscrittore che si assume tutti i rischi dell’affare Trib. Roma, sez. XII, nn. 6865 e 7352/11 v. fallimento di Lehman Brothers e pericolosità delle speculazioni legate a questi strumenti finanziari ed ai derivati, Trib. Cagliari n. 513/12 . L’interpretazione del Tribunale di Gela. Ha adottato questa tesi, ribadendo che sono considerati prodotti finanziari, anche prima della riforma della materia Regolamenti Consob, Codice delle assicurazioni del 2005 e la delibera Isvap 251/05 , poiché tutti i pericoli ricadono sull’investitore Trib. Verona 23 settembre 2009, Cass. n. 6061/12 . A conferma l’art. 1 TUF estende i descritti limiti anche ai prodotti non espressamente indicati nella definizione di prodotti finanziari e l’art. 100 TUF nega la loro applicazione ai prodotti assicurativi emessi da imprese assicurative . Questa deroga, però, si fonda non già sulla natura dell’emittente, ma su quella assicurativa del prodotto e non è applicabile, né ante nè post novella, alla fattispecie contra CGCE del 1 marzo 2012 C-166/11, che, però, ribadisce la vigenza della Direttiva 85/577 . Consenso informato e trasparenza dell’informazione. La riforma si basa su dati economici preesistenti, sulla funzione giuridica di questi contratti e comporta l’osservanza dei diritti e doveri tipici del collocamento dei titoli artt. 21 e 23 TUF, 27-29 Regg. Consob 11522/98 e 1060/09/CE si deve fare un profilo del cliente ed attribuirgli una classe di rischio, fornirgli tutte le dovute informazioni all’atto delle offerte e dell’adesione ai suddetti, l’operatore deve dimostrare di aver adottato la dovuta diligenza specifica e di essersi astenuto da eventuali conflitti d’interesse Trib. PR 30 gennaio 2012 etc . Questi contratti, infine, sono soggetti anche al Codice del consumo Trib. Napoli, sez. dist. Portici, 13 giugno 11 . Risarcimento danni. Nessuno di questi obblighi era stato rispettato e, seppure il cliente fosse abbastanza esperto, la denominazione del contratto era ingannevole e gli erano state taciute importanti informazioni. La responsabilità precontrattuale dell’assicurazione si ravvisa anche quando al consumatore vien fatto siglare un contratto valido ed efficace, ma sconveniente Cass. n. 19024/05, Trib. PR 17 novembre 2011 e comporta l’onere di refusione di tutti i danni conseguenziali ed ascrivibili direttamente all’illecito, non rilevando se verificatosi nella fase antecedente od alla stipula dell’accordo contestato Cass. n. 26674/07, GDP Palermo 25 gennaio 2012 . L’impresa, perciò, dovrà risarcirlo con una somma pari al controvalore delle quote sottoscritte, risultante dall’ultimo estratto conto, per il danno emergente ed il lucro cessante oltre agli interessi dalla pronuncia al saldo effettivo.

Tribunale di Gela, ordinanza 2 marzo 2013 Giudice Vortali Fatto e diritto I Con ricorso notificato nel termine assegnato, omissis premettendo di aver stipulato con omissis in data 12/4/00 una polizza vita a premio unico n omissis ad integrazione del contratto di assicurazione già in essere n omissis, proponeva un'azione di risarcimento del danno precontrattuale ex art. 1337 c.c. e, in via gradatamente subordinata, un'azione di risoluzione del contratto per inadempimento con correlativa domanda di risarcimento del danno, un’autonoma azione di risarcimento del danno, ed un'azione di nullità del contratto. Rappresentava parte ricorrente di non aver compreso al momento della sottoscrizione che il contratto proposto, e per il quale aveva versato il premio di lire 20.012.000 pari ad euro 10.335,34 , era da qualificarsi come polizza unit linked, con la previsione che la prestazione dell'assicuratore fosse collegata, nella fattispecie, al rendimento di un fondo azionario esposto, inizialmente, sul mercato dei titoli del settore tecnologico, e successivamente ad un'operazione di fusione non comunicata al ricorrente, su un fondo azionario internazionale. A fondamento delle domande spiegate, richiamava il omissis la normativa in materia di investimenti finanziari prevista dal T.U. 58/98 e dalla normativa regolamentare emanata dalla CONSOB. Instaurato il contraddittorio, si costituiva la compagnia di assicurazione contestando le domande attrici e chiedendone il rigetto. Ritenendosi possibile un'istruzione sommaria della vertenza, la cui istruttoria si palesava solo documentale, questo Giudice invitava le parti a discutere oralmente la causa, riservando la decisione con assegnazione di un termine per note di replica. II La domanda di risarcimento del danno da responsabilità precontrattuale formulata dal ricorrente ai sensi dell'art. 1337 c.c. deve essere accolta in quanto fondata. A tal proposito si rileva che la natura del prodotto assicurativo sottoscritto dal omissis in data 12/4/00 è pacifica, aderendo sul punto parte resistente alla ricostruzione offerta dal ricorrente in ordine alla riconducibilità della polizza stipulata alla categoria delle polizze unit linked, a premio unico di un capitale espresso in quote del Fondo interno omissis Technology Equity . Di tali prodotti deve predicarsi la natura finanziaria, posto che nelle polizze unit linked, come emerge anche dalla documentazione versata in atti, la prestazione a carico della società di assicurazioni è collegata al valore del fondo interno prescelto dal contraente e come tale assimilabile ad un fondo comune d’investimento, senza alcuna garanzia di esito positivo della gestione e connotata da un livello di rischiosità dipendente dal tipo di fondo scelto dal contraente tra quelli appositamente costituiti dalla stessa compagnia di assicurazioni. Tale qualificazione consente di individuare i comportamenti in buona fede che avrebbero dovuto tenere le parti nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto le norme di condotta eventualmente violate , alla luce delle divergenti tesi espresse dalle parti in ordine all'applicabilità alla fattispecie in esame della normativa di cui al T.U. 58/98 in materia di strumenti finanziari e del Regolamento CONSOB 11522/98. Ora, è ben vero che la fattispecie soggiace alla disciplina applicabile ai prodotti del tipo unit linked in epoca antecedente al Dlgs. n. 205 del 2005, Codice delle assicurazioni private all'introduzione dell'art. 25 bis sui prodotti finanziario - assicurativi nel Dlgs. n. 58 del 1998 Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria alla coeva soppressione dell'art. 100, lett. f , dello stesso T.U., che espressamente escludeva i prodotti assicurativi emessi da imprese di assicurazione dall’ambito applicativo delle norme sull'intermediazione finanziaria alle deliberazioni Consob nn. 15915/07 e 16840/09, a loro volta modificative della delibera n. 11971/99 alla delibera ISVAP n. 551 del 1 marzo 2005, che estende a tali prodotti le garanzie di informazione e trasparenza a tutela dell'assicurato sostanzialmente corrispondenti a quelle previste dai regolamenti Consob per gli strumenti finanziari. Tuttavia, ritiene questo Giudice che vada comunque applicata al caso di specie la disciplina pro tempore vigente contenuta nel T.U. 58//98 e nel regolamento CONSOB 11522/98, alla luce della natura finanziaria del prodotto sottoscritto dal omissis Segnatamente, l’art. 1 del T.U.F. già nella formulazione originaria definiva i prodotti finanziari come gli strumenti finanziari ed ogni altra forma di investimento di natura finanziaria comma I lett. u consentendo quindi l'applicazione delle norme in materia di intermediazione finanziaria anche ai prodotti non espressamente indicati nel comma II, contenente la definizione di strumenti finanziari . Tali disposizioni devono pertanto ritenersi la chiave di lettura per interpretare in modo corretto le statuizioni di cui al successivo art. 100 lett. T.U.F., il quale prevedeva ancora che le disposizioni in materia di sollecitazione all'investimento non si applicassero ai prodotti assicurativi emessi da imprese di assicurazione . Va invero affermato che l'esclusione si basava non già sull'identità dell'emittente impresa di assicurazione bensì sulla natura assicurativa del prodotto nel caso sub iudice si deve pertanto affermare che i contratti unit linked o index linked, anche prima dell'entrata in vigore della l. n. 262 del 2005 e del d.lg. n. 303 del 2006, non potendosi considerare alla stregua di normali prodotti assicurativi ma piuttosto come forma di investimento di natura finanziaria, rientravano nel campo di applicazione del T.U. 58/98 e del regolamento CONSOB n. 11522/98. Va anche precisato che gli interventi legislativi successivi abrogazione della lettera f dell'art. 100, introduzione dell’art. 1 lett. w bis e art. 25 bis T.U.F. nascono dalla ricognizione di dati economici preesistenti e dall’osservazione della funzione economico-giuridica assolta dai contratti in questione così Cass. 6061 del 18/4/12 , non innovando peraltro la disciplina che già in precedenza poteva ricavarsi in via interpretativa. Alla luce delle considerazioni testé illustrate, deve essere accertata nel caso di specie l'applicazione della normativa all'epoca vigente per un ordinario prodotto finanziario ed, in particolare, degli artt. 21 e 23 del TUF obbligo per gli operatori di acquisire dai clienti le informazioni necessarie e di tenerli sempre adeguatamente informati inversione dell'onere della prova, nei giudizi risarcitori, circa l'adozione della specifica diligenza prevista , nonché degli artt. 27, 28 e 29 del Reg. Consob 11522/98 obbligo di profilatura dell’investitore circa la sua esperienza, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi e la sua propensione al rischio obbligo per l'intermediario di astenersi dall'effettuare operazioni non adeguate per tipologia, oggetto, frequenza o dimensione obbligo di segnalare il conflitto di interessi . III Ciò stabilito, si osserva che non è contestato dalla compagnia resistente che la profilatura dell’assicurato investitore non era stata affatto compiuta e che, ad ogni buon conto, la scelta era caduta su un prodotto ad elevata rischiosità, essendo legato all'andamento di un fondo di tipo azionario, che investiva prevalentemente in strumenti finanziari rappresentativi del capitale di rischio si veda regolamento del Fondo omissis Equity in atti . Non coglie nel segno, sotto tale aspetto, la difesa delle omissis tesa ad evidenziare come il omissis abbia sottoscritto successivamente altro prodotto simile a quello per cui è causa, provvedendo poi al suo riscatto. Da tali circostanze non può invero desumersi che nel 2000 il ricorrente avesse nel settore finanziario una certa esperienza, la quale è evidentemente il portato di scelte pregresse e non future e di conoscenze proprie ovvero maturate grazie ad informazioni ricevute. Attesa l’inversione dell'onere probatorio, avrebbe la compagnia resistente dovuto dimostrare di aver posto in essere la dovuta diligenza prima della sottoscrizione della polizza, ed il cui contenuto concreto non può definirsi a priori, ma assume diversa ampiezza a seconda del profilo del cliente, e segnatamente della sua conoscenza della materia finanziaria e della sua propensione al rischio. Sotto il profilo dell'adeguatezza della tipologia dell'investimento poi, si osserva che può presumersi che il omissis intendesse aderire ad una polizza vita, caratterizzata da meccanismi di determinazione della prestazione dell'assicuratore del tutto diversi da quelli afferenti il prodotto sottoscritto e da una causa previdenziale. Invero, può valorizzarsi in tal senso, sia la denominazione proposta di assicurazione sulla vita contenuta nel modulo utilizzato dalla compagnia assicuratrice, sia la dicitura la polizza integra il contratto n omissis, che faceva riferimento ad altro contratto di assicurazione sulla vita già vigente inter partes. Pertanto l'assicuratore avrebbe dovuto segnalare inadeguatezza dell’operazione rispetto agli obiettivi perseguiti dal cliente e astenersi dall'eseguirla, in assenza di specifico e consapevole ordine per iscritto. Infine, appare non rispettata altresì la norma sul conflitto di interesse di cui all'art. 27 Reg. CONSOB 11522/98, a mente del quale gli intermediari autorizzati non possono effettuare operazioni con o per conto della propria clientela se hanno direttamente o indirettamente un interesse in conflitto, anche derivante da rapporti di gruppo, dalla prestazione congiunta di più servizi o da altri rapporti di affari propri o di società del gruppo, a meno che non abbiano preventivamente informato per iscritto l’investitore sulla natura e l’estensione del loro intereresse nell'operazione e l’investitore non abbia acconsentito espressamente per iscritto all'effettuazione dell'operazione . Tutte le segnalate omissioni hanno condotto alla stipulazione di un contratto che parte ricorrente non avrebbe stipulato attesa la natura previdenziale dell'interesse perseguito, come sopra evidenziato con conseguente emersione di responsabilità precontrattuale in capo alla società resistente, di cui deve disporsi la condanna al risarcimento del danno ex art. 1337 cc. Va infatti condiviso il principio in orza de qua e, in tema di intermediazione finanziaria, la violazione dei doveri di informazione del cliente e di corretta esecuzione delle operazioni che la legge pone a carico dei soggetti autorizzati alla prestazione dei servizi di investimento finanziario può dar luogo a responsabilità precontrattuale, con conseguenze risarcitorie, ove dette violazioni avvengano nella fase antecedente o coincidente con la stipulazione del contratto di intermediazione destinato a regolare i successivi rapporti tra le parti Cass. S.U. 19 dicembre 2007, n. 26724 . Nella determinazione del quantum risarcibile, occorre rammentare che la polizza unit linked per cui è causa è ancora in essere fra le parti e che dall'estratto conto al 12/3/12 depositato, si desume che il controvalore delle quote assicurate è pari ad euro 2.365,63. E’ noto che in materia di responsabilità precontrattuale si afferma c e i risarcimento del danno deve essere parametrato all’interesse negativo, circoscritto alle spese inutilmente sopportate nel corso delle trattative in vista della conclusione del contratto danno emergente oltre che alla perdita di ulteriori occasioni di stipulare contratti altrettanto o maggiormente vantaggiosi lucro cessante . Tuttavia, con l'estensione della fattispecie di cui all'art. 1337 c.c. ai contratti validi ma dannosi, si è affermato che in caso di responsabilità precontrattuale relativa alla conclusione di un contratto valido ed efficace ma sconveniente, il risarcimento del danno pur non potendosi commisurare al pregiudizio derivante dalla mancata conclusione del contratto, neppure può coincidere con la tradizionale figura dell'interresse negativo commisurato alle spese vanamente sostenute ed alle occasioni alternative mancate a causa della trattativa poi risultata inutile, bensì deve ragguagliarsi al minor vantaggio o al maggior aggravio economico subito dalla vittima per il comportamento sleale della controparte, salva la prova di ulteriori danni che risultino collegati a tale comportamento da un rapporto rigorosamente conseguenziale e diretto Cass. Sezione, I, n. 19024/2005 . Nel caso di specie, rispetto all'intento perseguito dal contraente la polizza, rappresentato dalla volontà di integrare il precedente contratto di assicurazione sulla vita già in essere, la perdita del capitale rappresenta un evento del tutto inaspettato, che non si sarebbe verificato qualora il contratto sottoscritto fosse stato una vera e propria polizza vita. Per tale ragione il pregiudizio risarcibile deve essere determinato nella misura di euro 7.969,71, corrispondente alla differenza tra il valore iniziale del capitale sottoscritto ed il valore attuale della quota, così come documentato in atti, oltre interessi dal giorno della pronuncia al saldo. IV Le spese seguono la soccombenza. Tenuto conto del valore, della natura e complessità della controversia, del numero e dell’importanza e complessità delle questioni trattate, del pregio dell'opera prestata, dei risultati del giudizio e dei vantaggi, anche non patrimoniali, conseguiti dal cliente, le spese vanno liquidate in complessivi euro 2.100,00, di cui euro 550,00 per la fase di studio, euro 300,00 per la fase introduttiva, euro 550,00 per la fase istruttoria ed euro 700,00 per la fase decisoria. P.Q.M. visto l'art. 702 ter c.p.c. 1 condanna omissis a corrispondere a omissis la somma di euro 7.969,71, oltre interessi dal giorno della pronuncia al saldo 2 condanna omissis a rimborsare a omissis le spese del giudizio che si liquidano in complessivi 2.254,65, di cui euro 2.100,00 per compensi ed euro 154,65 per esborsi, oltre I.V.A. e c.p.a. come per legge.