Contadino muore per lo scoppio del pozzo dei rifiuti: dall’Inail nessuna rendita alla vedova

Per la sussistenza del diritto alla tutela assicurativa contro gli infortuni sul lavoro è rilevante il nesso di causalità tra l’attività lavorativa ed il sinistro, che non può essere interrotto da un comportamento colposo dell’infortunato. Il nesso viene meno con un comportamento doloso o l’assunzione di un rischio elettivo.

Così ha ribadito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3173, depositata l’11 febbraio 2013. Un tragico incidente. Un contadino getta nel pozzo di pertinenza i rifiuti del fondo agricolo lavorato. Butta però anche dei contenitori di polistirolo, materiale notoriamente infiammabile, e ne provoca volontariamente la combustione. Il coperchio di ferro del pozzo è rimuovibile. Questa condotta causa uno scoppio improvviso in cui il lavoratore rimane coinvolto, perdendo in tal modo la vita. Il giudice del lavoro del Tribunale condanna l’Inail a corrispondere alla vedova ed al figlio minore assegno funerario e rendita. La Corte d’Appello accoglie l’impugnazione dell’Inail, ritenendo abnorme, rispetto allo svolgimento dell’attività protetta, il comportamento della vittima. La vedova ricorre per cassazione. Quali attività sono da considerarsi connesse a quella lavorativa? Sostiene che la bonifica del fondo dai rifiuti non biodegradabili, quali sono i contenitori di polistirolo, fosse attinente all’attività lavorativa di coltivatore svolta in quella circostanza . Chiede quindi alla S.C. se, nel valutare quali attività possano essere addotte nell’ambito del lavoro coperto da tutela assicurativa, il giudice non debba compiere un’attività integrativa di norme elastiche. Chiede inoltre se, per interrompere il nesso di causalità, non occorra, oltre alla scelta volontaria del lavoratore, anche che tale volontà sia diretta a soddisfare esigenze personali o estranee al lavoro . Le norme. La normativa di riferimento è contenuta nel d.P.R. n. 1124/1965, quale testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro. Il combinato disposto degli artt. 2 e 85 prevede che nel caso di morte in occasione di lavoro, i figli ed il coniuge superstite hanno diritto ad una rendita. Nel capo I del titolo II, gli artt. 205/209 prevedono quali lavoratori agricoli e per quali attività c’è la copertura assicurativa. La vittima ha avuto un comportamento abnorme. La Cassazione rileva che l’attività svolta nel caso specifico possa essere ricompresa tra le attività tutelate, come anche stabilito dalla corte territoriale. Ma ricostruendo l’incidente si è potuto capire che il comportamento tenuto dalla vittima è stato del tutto abnorme e svincolato dallo svolgimento dell’attività protetta, che integrava, in tal modo, l’ipotesi del rischio elettivo atto ad escludere la copertura assicurativa . Il nesso di causalità permane anche se non c’è diligenza. Si interrompe in caso di rischio elettivo. La Corte, a supporto della decisione di rigetto del ricorso, richiama la propria giurisprudenza in materia. Ricorda che l’infortunio è indennizzabile anche se non riconducibile ad un rischio tipico della prestazione lavorativa, purchè sussista tra il sinistro e la prestazione stessa un nesso causale tale da rendere l’infortunio attinente alle mansioni svolte . Tale nesso è caratterizzato dalla correlazione cronologica e topografica tra l’attività e l’incidente. Se ci si trova in questo ambito non rileva un eventuale comportamento colposo del lavoratore. Il nesso di causalità deve però essere escluso nel caso di comportamento volontario, abnorme ed arbitrario del lavoratore tale condotta interrompe il nesso eziologico che ci potrebbe essere tra svolgimento di attività lavorativa ed infortunio.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 22 novembre 2012 11 febbraio 2013, n. 3173 Presidente Miani Canevari Relatore Berrino Svolgimento del processo Con sentenza del 20/4 - 7/5/07 la Corte d'appello di Lecce ha accolto l'impugnazione proposta dall'Inail avverso la decisione del giudice del lavoro del Tribunale di Brindisi, che l'aveva condannato a corrispondere a L M. , anche nella sua qualità di esercente la potestà sul figlio minore A C. , l'assegno funerario e la rendita in favore dei superstiti per l'infortunio mortale occorso al coniuge G C. , ed ha rigettato la domanda proposta dall'avente causa di quest'ultimo. La Corte è pervenuta a tale decisione dopo aver escluso che l'attività svolta dal coltivatore diretto C.G. al momento dell'infortunio che ne causò la morte fosse riconducibile, quale attività accessoria o strumentale, alle operazioni di coltivazione del fondo e dopo aver ritenuto che in quell'occasione il medesimo lavoratore aveva tenuto un comportamento abnorme, del tutto svincolato dallo svolgimento dell'attività protetta, atto ad integrare l'ipotesi del rischio elettivo che faceva venir meno la copertura assicurativa. Per la cassazione della sentenza propone ricorso M.L. , la quale affida l'impugnazione ad un motivo di censura articolato in due punti. Resiste con controricorso l'Inail. Entrambe le parti depositano memoria ai sensi dell'art. 378 cpc. Motivi della decisione La ricorrente denunzia la violazione e falsa applicazione degli artt. 2, 85, 205, 206, 207, 208 e 209 del Testo Unico n. 1124 del 30 giugno 1965, nonché dell'ari 2135 cod. civ., sostenendo che male ha fatto la Corte di merito a non ravvisare nello scoppio del pozzo, che aveva determinato la morte del suo dante causa, la sussistenza del requisito della cosiddetta occasione di lavoro , posto che l'attività di bonifica del fondo dai rifiuti non biodegradabili era attinente all'attività lavorativa di coltivatore svolta in quella circostanza da G C. , sebbene si fossero rivelate erronee le modalità di esecuzione dell'operazione che condusse al suo decesso. Nel contempo la medesima si duole dell'omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza, il tutto ai sensi dell'art. 360 nn. 3, 4 e 5 cod. proc. civ A conclusione del motivo sono formulati i seguenti quesiti di diritto 1 Vero che nell'individuazione dell'attività connessa, che ai sensi dell'art. 206 D.p.r. n. 1124/65 rientra nell'attività agricola indennizzabile per gli infortuni in agricoltura il giudice deve far riferimento agli standards propri di un determinato contesto socio-economico secondo i quali si articola una determinata attività lavorativa agricola, essendo in tali casi egli chiamato a compiere un'attività integrativa di norme elastiche? 2 Vero che per l'esistenza del c.d. rischio elettivo e quindi per la rottura della noxa professionale occorre non solo una scelta volontaria del lavoratore, ma anche che la stessa sia diretta a soddisfare esigenze personali o estranee al lavoro? . Il ricorso è infondato. Occorre, infatti, tener presente che in materia di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, quando tra l'evento lesivo e la prestazione lavorativa sussista un nesso eziologico - quanto meno mediato e indiretto, e cioè una correlazione che vada al di là della mera concomitanza di tempo e di luogo - l'infortunio è indennizzabile anche se non riconducibile ad un rischio tipico della prestazione lavorativa, purché sussista tra il sinistro e la prestazione stessa un nesso tale da rendere l'infortunio attinente alle mansioni svolte, in relazione alle modalità concrete dell'evento e alle maggiori probabilità che esso si verifichi nel corso di una determinata attività lavorativa. A tal riguardo questa Corte ha già ribadito Cass. sez. lav. n. 12325 del 18/9/2000 che in tema di occasione di lavoro ciò che è rilevante, ai sensi dell'art. 2 del D.P.R. 30 giugno 1965 n. 1124, per la sussistenza del diritto alla tutela assicurativa contro gli infortuni sul lavoro è il nesso di causalità tra l'attività lavorativa ed il sinistro, condizionante l'indennizzabilità dell'infortunio subito dal lavoratore. Tale nesso presuppone non tanto una mera correlazione cronologica e topografica, o un collegamento marginale, tra prestazione di lavoro ed evento dannoso, ma richiede che questo evento dipenda dal rischio specifico proprio insito nello svolgimento delle mansioni tipiche del lavoro affidato, ovvero dal rischio, pur sempre specifico ma improprio , insito in attività accessorie ma immediatamente e necessariamente connesse, o strumentali, allo svolgimento di quelle mansioni. Ove sussista la suddetta obiettiva connessione tra attività lavorativa ed infortunio, non rileva l'eventuale comportamento colposo dell'infortunato che in ipotesi avrebbe potuto evitare, o ridurre nelle conseguenze, il sinistro con un comportamento improntato a maggiore prudenza, diligenza o attenzione , mentre invece un comportamento doloso o la sussistenza di un rischio elettivo escludono la tutela assicurativa. Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva escluso che potesse essere considerata inerente all'esecuzione del lavoro la condotta dell'assicurato, titolare di un'impresa artigiana, consistente nell'avere bruciato residui di produzione o rifiuti di cantiere utilizzando liquido infiammabile ed aveva, pertanto ritenuto ascrivibili a rischio elettivo, le ustioni che ne erano derivate e che avevano determinato il decesso dell'assicurato . Orbene, nella fattispecie in esame la Corte territoriale ha applicato puntualmente tali principi nel momento in cui, all'esito degli accertamenti istruttori adeguatamente svolti, ha posto in evidenza, con argomentazione esente da vizi di natura logico-giuridica e congruamente motivata, che il C. non si era limitato a gettare nel pozzo i rifiuti del fondo agricolo lavorato, ma aveva volontariamente provocato la combustione di materiale notoriamente infiammabile, quale il polistirolo, materiale, questo, di cui erano composti i contenitori immessi nello stesso pozzo dei rifiuti, a sua volta coperto da coperchio di ferro rimuovibile, ragion per cui tale condotta, che aveva determinato lo scoppio improvviso che causò la morte del lavoratore agricolo, non poteva ricondursi all'espletamento dell'attività accessoria o strumentale connessa alle operazioni del fondo, rappresentando, al contrario, un comportamento del tutto abnorme e svincolato dallo svolgimento dell'attività protetta, che integrava, in tal modo, l'ipotesi del rischio elettivo atto ad escludere la copertura assicurativa. Il ricorso va, pertanto, rigettato. Nulla va disposto in ordine alle spese di questo giudizio a norma dell'art. 152 disp. att. c.p.c., nel testo vigente prima delle modifiche apportate dalla L. n. 326 del 2003, atteso che il ricorso di primo grado fu depositato il 25 luglio 2001. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.