Il custode degli immobili pignorati: tutte le innovazioni normative

di Paolo Celentano

di Paolo Celentano * Com'è ormai ampiamente noto, la legge 80/2005, di conversione del Dl 35/2005, prevede l'introduzione di numerose e talvolta importanti innovazioni normative in tema di espropriazione immobiliare che, salvo ulteriori proroghe o ripensamenti del legislatore, dovrebbero - in forza di quanto disposto dai commi 3quater e 3quinquies dell'articolo 2 del predetto Dl, come da ultimo modificato dall'articolo 8, comma 1, del Dl 115/05, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 agosto 2005, n. 168 - entrare in vigore il prossimo 1 gennaio 2006 ed applicarsi anche alle procedure che in tale data saranno ancora pendenti. Panoramica delle novità in tema di custodia degli immobili pignorati introdotte dalla legge 80/2005. Tra queste novità un rilievo non secondario rivestono quelle concernenti la scelta, i compiti e le conseguenti responsabilità del custode degli immobili pignorati, rintracciabili nelle previste modifiche degli articoli 559 e 560 Cpc, alla cui stregua 1. la regola che attualmente affida al debitore la custodia dell'immobile pignorato, salvo che il giudice dell'esecuzione, su istanza del creditore pignorante o di un creditore intervenuto e sentito il debitore, nomini all'uopo un'altra persona, viene limitata al solo caso in cui il debitore occupi l'immobile pignorato, in tutti gli altri casi dovendo il giudice dell'esecuzione nominare custode una persona diversa, ed al solo periodo temporale antecedente l'ordinanza con cui viene autorizzata la vendita o disposta la delega delle relative operazioni, con la quale il debitore rimasto custode deve di norma essere sostituito in tale funzione con il professionista delegato alle operazioni di vendita o con l'istituto di vendite giudiziarie o, nel caso in cui questo manchi, con altro soggetto v. articolo 559, comma 1, 2, 4 e 5, Cpc 2. il giudice dell'esecuzione deve provvedere alla sostituzione del custode, nel caso in cui questi non osservi gli obblighi su di lui incombenti v. articolo 559, comma 3, Cpc 3. i provvedimenti di nomina e di revoca del custode devono essere adottati dal giudice dell'esecuzione con ordinanza non impugnabile, il che vale a dire sentiti il creditore pignorante, i creditori intervenuti, il debitore e, dopo l'aggiudicazione, l'aggiudicatario, nonché il custode, allorché questi non coincida con alcuno dei predetti soggetti v. articolo 560, comma 1, Cpc 4. l'ordinanza di revoca del custode costituisce titolo esecutivo in forza del quale il nuovo custode può farsi rilasciare dal custode revocato l'immobile pignorato v. articolo 560, comma 1, Cpc 5. il custode deve adoperarsi, secondo le modalità indicate dal giudice dell'esecuzione, affinché gli interessati a presentare offerta di acquisto esaminino l'immobile posto in vendita e provvedere, non solo e non tanto alla materiale conservazione, ma piuttosto all'amministrazione ed alla gestione dell'immobile pignorato, esercitando anche le azioni occorrenti per conseguirne la disponibilità v. articolo 560, comma 5 e 6, Cpc . In realtà si tratta di innovazioni normative non eclatanti, apparendo ritagliate sulle prassi operative già invalse, sulla base della vigente normativa, presso alcuni uffici giudiziari ed evidentemente dal legislatore giudicate virtuose , ed idonee a risolvere solo alcuni dei numerosi problemi interpretativi ed applicativi che la custodia giudiziaria degli immobili pignorati pone. Il che non significa svilire la loro importanza, che va ravvisata, a mio avviso, soprattutto nella sollecitazione che con esse si vuole dare alle prassi operative più pigre purtroppo seguite dalla maggior parte degli uffici giudiziari italiani. Passiamo dunque ad esaminarle più vicino, raffrontandole alla disciplina ancora vigente ed evidenziando altresì i problemi che lasciano irrisolti. La scelta e la sostituzione del custode di immobili pignorati. Alla stregua della vigente normativa, la custodia giudiziaria dell'immobile pignorato e dei relativi accessori è, al momento del pignoramento da individuarsi, secondo alcuni, in quello in cui il pignoramento è notificato al debitore, mentre, secondo altri, occorre anche che esso sia trascritto , affidata ex lege, cioè senza bisogno di alcuno specifico provvedimento di nomina, al debitore, il quale può dal giudice dell'esecuzione essere sostituito con una persona diversa solo in un secondo momento, su istanza del creditore pignorante o di un creditore intervenuto e dopo essere stato sentito v. articoli 559 Cpc . Comune e condivisibile, anche se non del tutto pacifica, poi, è l'opinione secondo cui, in forza di quanto disposto in linea generale per la sostituzione del custode dall'articolo 66 Cpc, il debitore, al pari di ogni altra persona cui sia affidata la custodia giudiziaria dell'immobile pignorato, può essere dal giudice dell'esecuzione sostituito con un'altra persona anche d'ufficio, previa la sua audizione e quella del creditore pignorante e dei creditori intervenuti, nonché, dopo l'aggiudicazione, dell'aggiudicatario, ovvero a seguito di una propria istanza - e, qualora abbia diritto al compenso, purché sussistano gravi motivi v. articolo 66, comma 2, Cpc - sentiti il creditore pignorante ed i creditori intervenuti, nonché, dopo l'aggiudicazione, l'aggiudicatario. Trattandosi di un munus di natura pubblicistica ed in considerazione delle responsabilità che comporta, deve, tuttavia, ritenersi che in nessun caso possa assumere l'incarico di custode dell'immobile pignorato chi non abbia raggiunto la maggiore età salvo, forse, che si tratti di un minore emancipato autorizzato all'esercizio di un'impresa commerciale il quale sia parte del procedimento di esecuzione , l'interdetto, l'inabilitato, chi si trovi in stato di interdizione dai pubblici uffici o il fallito. Nei casi in cui il debitore rientri in una di tali categorie di soggetti, pertanto, deve ritenersi che la custodia giudiziaria dell'immobile pignorato o spetti ex lege a chi è affidata la cura degli interessi patrimoniali del medesimo debitore o rimanga vacante fino a quando il giudice dell'esecuzione non provveda ad affidarla ad un soggetto idoneo ad assumerla. A parte tali casi, il debitore, essendo costituito custode ex lege dei beni pignorati, non può ricusare l'incarico, ma può solo chiedere di essere sostituito, sicché il suo eventuale rifiuto di accettare l'incarico dovrà considerarsi inefficace e non impedirà che egli assuma gli obblighi e le responsabilità proprie del custode. Dubbio è, invece, in mancanza di univoche indicazioni normative, se il soggetto nominato dal giudice dell'esecuzione custode di immobili pignorati in sostituzione del debitore possa rifiutarsi di assumere l'incarico. A mio avviso, per la soluzione positiva depongono - l'assenza di norme come quelle dettate dagli articoli 63 Cpc, 221, comma 3, e 143, comma 4, Cpp., che sanciscono, rispettivamente, l'obbligo del consulente tecnico d'ufficio, del perito e dell'interprete nominato nell'ambito di un procedimento penale di assumere l'incarico, tranne che sussista un giusto motivo di astensione - l'articolo 29 l.f., che sanziona con la sola decadenza dalla nomina la mancata accettazione dell'incarico da parte del curatore fallimentare, le cui funzioni ricomprendono quelle del custode di beni pignorati - gli articoli 67, comma 1, Cpc e 388 e 388bis Cp, che puniscono le inadempienze del custode che abbia assunto l'incarico, con ciò lasciando intendere che la comunicazione della nomina non è sufficiente ad investire il custode delle relative funzioni - la fattispecie incriminatrice di cui all'articolo 366 Cp, che, prevedendo esplicitamente tra i soggetti attivi del delitto di rifiuto di uffici legalmente dovuti chi, nominato dall'autorità giudiziaria custode di cose sottoposte a sequestro dal giudice penale, rifiuti di assumere l'incarico, induce a ritenere che dal novero di tali soggetti siano esclusi gli altri custodi e, in particolare, quelli di beni pignorati. Non va taciuto, però, che la previsione del comma 3 di tale ultimo articolo, che estende l'ambito di applicazione del delitto di rifiuto di uffici legalmente dovuti ad ogni altra persona chiamata ad esercitare una funzione giudiziaria , potrebbe indurre ad un'opposta conclusione. Posto quanto s'è detto sulla necessaria preventiva audizione degli interessati e quanto disposto dall'articolo 66, ult. comma, Cpc, la sostituzione - o, qualora la si ritenga possibile, la nomina - del custode deve essere disposta con un'ordinanza che lo stesso articolo 66, ult. comma, Cpc definisce non impugnabile e che, secondo l'opinione prevalente, non può essere oggetto nemmeno di un ricorso alla Corte di cassazione ex articolo 111 v. Cassazione, 11201/92 207/73 o di un regolamento di competenza v. Cassazione, 2394/73 , anche se non manca qualche pronunzia che ne afferma l'impugnabilità mediante un'opposizione agli atti esecutivi, ammettendo, quindi, il ricorso alla Corte di cassazione ex articolo 111 Costituzione avverso la sentenza conseguentemente emessa, nel caso in cui si contesti non già l'opportunità della sostituzione del custode, bensì il potere del giudice di disporla in tal senso Cassazione, 6254/82, Contra Cassazione, 6064/95 1606/79 . Per effetto dell'entrata in vigore delle modifiche apportate agli articoli 559 e 560 Cpc, invece, il giudice dell'esecuzione - una volta che il procedimento espropriativo sia stato incardinato innanzi a lui, dovrà subito sostituire, anche d'ufficio, il debitore che non occupi l'immobile pignorato con altra persona nella funzione di custode dell'immobile medesimo - qualora custode dell'immobile pignorato sia rimasto il debitore, con l'ordinanza con cui è autorizzata la vendita dell'immobile innanzi a lui o è disposta la delega delle relative operazioni ad un notaio, ad un avvocato ovvero ad un dottore commercialista o esperto contabile, dovrà affidare la custodia dell'immobile medesimo al professionista delegato al compimento di tali operazioni ovvero ad uno degli istituti autorizzati all'amministrazione degli immobili pignorati o, in mancanza, ad altro soggetto, salvo che, per la particolare natura dell'immobile staggito, ritenga che la sostituzione del debitore sia inutile. Il che significa che il debitore, pur continuando ad assumere ex lege la custodia giudiziaria dell'immobile pignorato, dovrà essere di norma sostituito in tale funzione con altro soggetto, appena il procedimento di esecuzione sarà stato incardinato innanzi al giudice dell'esecuzione, nel caso in cui non occupi l'immobile, e, al più tardi, nel momento in cui sarà autorizzata la vendita o disposta la delega delle relative operazioni, nel caso in cui invece lo occupi ed induce ad immaginare che, nella prassi, i giudici dell'esecuzione, in tutti i casi in cui prevederanno o decideranno di delegare la vendita dell'immobile pignorato, tenderanno a sostituire subito nelle funzioni di custode il debitore con il professionista che sarà poi o che verrà contestualmente delegato alla vendita. Inoltre, il nuovo comma 3 dell'articolo 569 Cpc prevede che il giudice dell'esecuzione debba provvedere alla sostituzione del custode che non osservi gli obblighi su di lui incombenti, così volendo presumibilmente eliminare qualsiasi discrezionalità del giudice dell'esecuzione nella valutazione dell'opportunità della sostituzione del custode inadempiente ai propri doveri e della gravità delle inadempienze del custode. In ogni caso, anche alla stregua della riforma, la forma del provvedimento di sostituzione del custode sarà quella dell'ordinanza, di cui è specificamente prevista la non impugnabilità. Il che dovrebbe escludere che essa possa essere oggetto di un'opposizione agli atti esecutivi, ma, ovviamente, non risolve il problema della sua ricorribilità innanzi alla Corte di cassazione ex articolo 111 Costituzione. Realmente innovativa pare, invece, la previsione contenuta nel nuovo comma 1 dell'articolo 560 Cpc secondo cui l'ordinanza di revoca del custode costituisce titolo esecutivo per il rilascio , cioè, più precisamente, per il rilascio dell'immobile pignorato da parte del custode revocato dall'incarico in favore del nuovo custode. L'ammissibilità della nomina di più custodi. L'intrasmissibilità delle funzioni del custode. I coadiutori del custode. Assai dubbia mi pare la possibilità di nominare più custodi cioè dei concustodi dell'immobile pignorato. La legge non nega espressamente tale possibilità, ma non mi pare questa una ragione sufficiente per ammetterla. In effetti, il legislatore dà per scontato che il custode di ciascun bene pignorato sia uno solo e questa considerazione ed il rilievo delle evidenti esigenze di unitarietà nell'espletamento dell'incarico e nell'individuazione del soggetto cui incombono le inerenti responsabilità mi pare che depongano per l'inammissibilità di una concustodia. Le esigenze pratiche eventualmente derivanti dalla natura dei beni pignorati e dalla relativa complessità dei compiti inerenti alla loro custodia possono più sicuramente ed opportunamente risolversi consentendo al custode di avvalersi di collaboratori. Benché le sue funzioni, corrispondendo ad un munus publicum, debbano ritenersi intrasmissibili ed essere, perciò, da lui esercitate personalmente, nulla vieta, infatti, che il custode si avvalga, ai fini dell'espletamento dell'incarico, sotto la sua responsabilità e previa l'autorizzazione del giudice, di uno o più collaboratori, fissi od occasionali, e, in particolare, di persone esperte in materie che egli non conosca e non possa pretendersi che conosca. Ovviamente, nel caso in cui i beni pignorati siano più d'uno, nulla vieta che per ciascuno di essi venga nominato un diverso custode. Anzi tale soluzione sarà, dopo l'entrata in vigore della riforma di cui alla legge 80/2005, quella normale allorché la procedura esecutiva riguardi più beni immobili, solo uno dei quali occupato dal debitore. I compiti del custode di immobili pignorati. La vigente disciplina dice poco o nulla sia sui compiti del custode in generale, sia riguardo agli specifici compiti del custode di immobili pignorati. Dall'articolo 560 Cpc si ricava, infatti, solo che il custode di un immobile pignorato non può, senza l'autorizzazione del giudice dell'esecuzione, dare in locazione l'immobile medesimo né, nel caso in cui sia il debitore, continuare ad abitarlo ovvero, nel caso in cui sia persona diversa dal debitore, consentire al debitore di continuare ad abitarlo. Il che, unitamente alla previsione dell'istituto dell'amministrazione giudiziaria degli immobili pignorati di cui agli articoli 592 e ss. Cpc, ha indotto i più ad attribuire alla custodia giudiziaria di immobili pignorati finalità meramente conservative, cioè di semplice conservazione dell'immobile pignorato nella sua consistenza fisica, ed a trascurare gravemente i profili attinenti alla conservazione della sua consistenza economica, cioè del suo valore e della sua redditività. Già alla luce della vigente normativa, non dovrebbe dubitarsi, invero, che anche il custode di un'immobile pignorato, nonostante il termine con cui il legislatore ne sintetizza la figura, non può limitarsi a e, in certi casi, nemmeno deve preoccuparsi di conservare l'integrità materiale di ciò che è oggetto del suo incarico, ma deve preoccuparsi di conservarne - e, se possibile, incrementarne - il valore economico e, ove si tratti di beni fruttiferi, di percepirne e conservarne i frutti, anche se ciò comporta la necessità di alterarne l'integrità e/o la situazione materiale. Altrimenti opinando, non avrebbe senso la previsione dell'estensione del pignoramento ai frutti dell'immobile pignorato v. articolo 559, comma 1, Cpc e rimarrebbe svilito il fine cui mira la procedura espropriativa, che è quello di soddisfare nella maggior misura possibile i creditori, precipuo interesse dei quali è, pertanto, la conservazione della consistenza economica più che di quella materiale del bene pignorato. Compito fondamentale del custode di immobili pignorati come, d'altronde, di qualsiasi custode o amministratore giudiziario di beni, cioè di quiddità prese in considerazione per il loro valore economico è, dunque, in linea generale, quello di conservare ed amministrare, quale longa manus dell'autorità giudiziaria o, se si preferisce, quale organo ausiliario di giustizia sicché gli va riconosciuta la qualifica di pubblico ufficiale , i beni affidatigli, sostituendosi al loro titolare, secondo il fondamentale canone della diligenza del buon padre di famiglia arg. ex articolo 67, comma 2, Cpc , al fine di preservarne e, se possibile, incrementarne il valore economico, che è ciò che, in effetti, veramente rileva. Proprio per questa ragione non può escludersi la possibilità che il custode compia anche atti di disposizione dei beni affidatigli, ove ciò sia necessario o anche solo opportuno come, ad esempio, nel caso dei frutti naturali deteriorabili dell'immobile pignorato al fine di salvaguardarne il valore economico. In questa prospettiva, le disposizioni di cui al secondo ed al comma 3 dell'articolo 560 Cpc assumono una valenza interpretativa assai significativa per distinguere gli atti che il custode di immobili pignorati può compiere solo previa l'autorizzazione del giudice delegato da quelli che invece può compiere senza bisogno di tale autorizzazione. Da tali disposizioni si ricava, infatti, che il custode ha bisogno dell'autorizzazione del giudice dell'esecuzione per concedere in godimento ad altri o godere direttamente gli immobili pignorati ed i loro accessori e, più in generale, per compiere tutti gli atti che abbiano un maggior rilievo giuridico-economico, come, ad esempio, quelli traslativi o costitutivi di diritti reali o quelli con i quali il custode assuma l'obbligo di compiere atti per cui v'è bisogno dell'autorizzazione del giudice dell'esecuzione o per omettere gli atti necessari ad impedire la rinnovazione tacita di rapporti la cui instaurazione richiede tale autorizzazione, mentre può compiere da solo gli atti che abbiano minore rilievo giuridico-economico, come, ad esempio, riscuotere e depositare presso una banca il denaro costituente il ricavato della locazione ovvero il prezzo della vendita dei frutti naturali deperibili degli immobili pignorati, benché, essendo il denaro una res fungibile, il depositario ne divenga proprietario con l'obbligo di restituire il tantundem. Quanto, poi, agli atti compiuti dal custode senza l'autorizzazione, ove richiesta, del giudice, prevalente e condivisibile è la tesi che ne afferma l'inefficacia relativa, cioè nei soli confronti delle parti della procedura esecutiva e di chi si sia visto assegnare il bene sequestrato, ai quali soltanto spetta, pertanto, di farla valere. Peraltro, va segnalato come comunemente si ammetta la possibilità che l'atto compiuto dal custode senza la necessaria autorizzazione del giudice sia da quest'ultimo ratificato con efficacia ex tunc con un provvedimento successivo e lamentato che, nella pratica, è assai frequente, da una parte, l'assenza di chiare e precise direttive all'operato del custode da parte del giudice e, dall'altra, una eccessiva timidezza dei custodi, che spesso ricorrono al giudice anche quando non ve ne sarebbe alcun bisogno allo scopo di ottenere una preventiva e deresponsabilizzante copertura del proprio operato. Comunque, nella soluzione degli innumerevoli problemi che la pratica pone, occorre tener presente che il custode a non è un rappresentante legale generale, un sostituto universale del titolare del debitore, il quale non perde per effetto del sequestro la propria capacità giuridica o di agire o la propria generale legittimazione ad agire b è, invece, il rappresentante di un ufficio, il titolare di un munus publicum avente ad oggetto la gestione di un patrimonio autonomo o separato , costituito dal compendio dei beni pignorati, provvisoriamente sottratto a chi ne aveva la disponibilità in attesa della definizione della procedura espropriativa e, in quanto tale, è titolare di una legittimazione, funzionalmente limitata, ad agire in nome dell'ufficio che rappresenta e per conto di chi spetta, cioè del soggetto cui i beni pignorati verranno poi attribuiti o restituiti c non è titolare di un diritto reale sugli immobili pignorati, né esercita un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o di altro diritto reale sui beni sequestrati, di cui, pertanto, non può essere considerato possessore, ma mero detentore, sia pur autonomo. In virtù e nei limiti della sua funzione, il custode è inoltre legittimato ad agire, previa l'autorizzazione del giudice dell'esecuzione, e può essere convenuto e, in quest'ultimo caso costituirsi, se autorizzato dal giudice dell'esecuzione, in giudizio, in nome dell'ufficio o, se si preferisce, del patrimonio separato costituito dal compendio dei beni pignorati e per conto di chi spetta, nelle controversie concernenti la conservazione e l'amministrazione dei beni pignorati v. Cassazione, 8146/97 , comprese quelle volte a fargli conseguire la disponibilità di tali beni necessaria a consentirgli lo svolgimento delle sue funzioni, sicché, ad esempio, non è legittimato a partecipare alle controversie promosse da terzi che accampino la proprietà o altro diritto reale sugli immobili pignorati. Siffatta legittimazione processuale del custode, però, evidentemente opera solo nei confronti dei terzi, non essendo egli, in quanto organo ausiliario del giudice, legittimato ad impugnare i provvedimenti emessi da quest'ultimo ovvero a stare in giudizio nei procedimenti di impugnazione di tali provvedimenti promossi dalle parti del procedimento nel cui ambito è intervenuta la sua nomina cfr. Cassazione, 381/84 . Va, peraltro, rilevato che non v'è una norma corrispondente a quella di cui all'articolo 31, co. 1, l.f., che vieta al curatore del fallimento di assumere la veste di avvocato o di procuratore nei giudizi che riguardano il fallimento, sicché, in linea di principio, nulla vieta al custode di esercitare lo ius postulandi, ove abbia le qualità all'uopo richieste dalla legge, nei giudizi concernenti la conservazione e l'amministrazione dei beni affidatigli. L'esigenza di tenere distinte la funzione gestoria e quella difensiva, evidentemente sottesa alla citata norma fallimentare, mi pare, però, di valenza generale e, dunque, se non estensibile per analogia, quanto meno ragione sufficiente per indurre il giudice della custodia ad impedire che il custode cumuli nella sua persona entrambe dette funzioni. Ciò posto, le novità della riforma di cui alla legge 80/2005 sul tema dei compiti del custode di immobili pignorati, contenute nei nuovi quinto e comma 6 dell'articolo 560 Cpc, appaiono davvero poco significative dal punto di vista normativo nella parte in cui sanciscono il riconoscimento del contenuto gestorio e non meramente conservativo delle funzioni del custode, attribuendogli esplicitamente il potere-dovere di provvedere all'amministrazione ed alla gestione dell'immobile pignorato e di esercitare le azioni previste dalla legge ed occorrenti per conseguirne la disponibilità, ricavabile, per quanto s'è detto, già da un'attenta lettura dell'attuale disciplina. Più rilevante appare, invece, l'attribuzione al custode di immobili pignorati e posti in vendita dell'ulteriore compito, di carattere evidentemente eccedente la funzione gestoria, di adoperarsi, secondo le modalità stabilite dal giudice dell'esecuzione e, dunque, su autorizzazione di quest'ultimo, anche con la collaborazione di terzi, affinché gli interessati a presentare offerta di acquisto possano esaminare gli immobili staggiti, che par rendere particolarmente opportuno, nel caso in cui il giudice dell'esecuzione preveda o decida di procedere alla vendita mediante delega ad un professionista, l'affidamento ad un unico notaio, avvocato, dottore commercialista o esperto contabile della custodia giudiziaria e della delega alla vendita o, quanto meno, l'emanazione da parte del giudice dell'esecuzione di direttive ed istruzioni tese a raccordare tale attività del custode con quella del professionista delegato alla vendita. Le spese per la conservazione e l'amministrazione degli immobili pignorati. Gravemente lacunosa è e tale rimarrà anche dopo l'entrata in vigore della riforma di cui alla legge 80/2005 la disciplina legale delle spese concernenti la conservazione e l'amministrazione degli immobili pignorati. La novella, anzi, presumibilmente accrescerà la rilevanza pratica dei relativi problemi, finora rimasto nell'ombra soprattutto a causa del carattere meramente conservativo per lo più attribuito alle funzioni del custode di immobili pignorati. Logica vuole che il custode di immobili pignorati, dovendo provvedere alla conservazione ed all'amministrazione dei beni affidatigli, possa farlo anche stipulando contratti e, dunque, assumendo debiti, che, però, non è chiaro con quali risorse debbano essere onorati. In mancanza di più precise indicazioni normative, sarà, dunque, il giudice dell'esecuzione - secondo quanto ora disposto in via generale dell'articolo 8, comma 1, del testo unico delle spese di giustizia approvato con il D.Lgs 115/02 che ha abrogato l'articolo 90 Cpc - a stabilire con quali risorse si debba far fronte alle spese necessarie o utili per la conservazione e l'amministrazione degli immobili pignorati che il custode non sia disposto e non mi pare possa essere costretto ad anticipare. All'uopo, potrà, dunque, certamente farsi ricorso alle rendite dei beni pignorati e, in caso di loro insufficienza, alle anticipazioni delle parti del procedimento esecutivo, che, però, non mi pare che possano essere costrette ai relativi esborsi, ovvero alla stipulazione da parte del custode di contratti di finanziamento. Non mi sembra, pertanto, che possa integralmente condividersi l'affermazione rintracciabile in un'ormai risalente sentenza della Corte di cassazione Cassazione, 2875/76 , secondo cui, nel caso in cui i beni pignorati non possano essere custoditi senza spese, queste devono essere anticipate dal creditore procedente su provvedimento del giudice dell'esecuzione o, qualora tale provvedimento non sia stato emesso o non venga eseguito ed il custode non si dimetta, anticipate in proprio da quest'ultimo, che ne chiederà il rimborso in sede di liquidazione del suo compenso ovvero, su autorizzazione del giudice, potrà prelevarle dai redditi ricavate dai beni pignorati, non potendo assumere obbligazioni nei confronti di terzi impegnando direttamente verso costoro il creditore procedente. Non si vede, invero, quale possa essere il fondamento normativo dell'asserito obbligo del custode di provvedere in proprio all'anticipazione delle spese occorrenti per la conservazione e l'amministrazione dei beni pignorati e, d'altronde, per quanto s'è detto in precedenza, non mi pare che il custode possa liberamente dimettersi. Né vedo ostacoli insormontabili all'assunzione da parte del custode di immobili pignorati, non già in proprio, ma quale titolare dell'ufficio che rappresenta, di obbligazioni nei confronti di terzi, che ben potranno essere soddisfatte in prededuzione nell'ambito della procedura esecutiva con il ricavato della vendita degli immobili pignorati o con i relativi frutti. Sicché l'unico vero problema mi pare quello di stabilire su chi ricadano tali debiti una volta che la procedura esecutiva si sia conclusa senza che essi siano stati soddisfatti. Problema, questo, che, in mancanza di precisi dati normativi, mi sembra che debba essere risolto imputando i debiti legittimamente assunti dal custode per la conservazione e l'amministrazione dei beni pignorati al debitore esecutato, così come espressamente stabilito dall'articolo 95 Cpc per le sole spese anticipate dal creditore procedente e dai creditori intervenuti. Il rendiconto e le responsabilità del custode di immobili pignorati. Come ogni incaricato di gestire affari altrui, il custode di immobili pignorati deve rendere il conto della sua gestione. Per effetto del rinvio all'articolo 593 Cpc contenuto nel comma 1 dell'articolo 560 Cpc, egli, infatti, ogni tre mesi, salvo che un termine più breve sia stabilito dal giudice, deve presentare il conto parziale e, alla cessazione dell'incarico, deve presentare il conto finale della sua gestione. Sia i conti parziali che il conto finale vanno depositati, insieme ai documenti giustificativi, nella cancelleria del giudice dell'esecuzione, il quale fisserà un'udienza convocandovi le parti ed il custode. All'esito di tale udienza, ove non siano insorte contestazioni, il giudice approverà il conto altrimenti provvederà a risolvere le contestazioni insorte con ordinanza non impugnabile, nemmeno, secondo l'opinione dominante per la quale si vedano Cassazione, Su, 1289/75 15835/00 12463/99 870/96 5824/93. Contra Cassazione, 4008/80 , mediante un ricorso straordinario per cassazione ex articolo 111 Costituzione. Anche per quel che concerne i conti che è tenuto a rendere il custode di immobili pignorati si pone il problema della loro struttura se, cioè, debbano consistere nella mera indicazione delle entrate derivanti dalla gestione dei beni sequestrati e delle uscite corrispondenti a spese occorse per la loro conservazione e/o amministrazione e, eventualmente, delle attività es. crediti non riscossi e delle passività es. debiti non pagati residue, ovvero debbano comprendere anche una vera e propria relazione sulle modalità di espletamento dell'incarico, sulle ragioni delle scelte operate, sui risultati sperati ed ottenuti, eccetera. Non è questa la sede per affrontare questo problema, la cui soluzione è destinata a rifluire sull'individuazione delle norme generali sul giudizio di conto e sul giudizio ordinario applicabili a questo speciale giudizio di conto, sugli effetti e sull'impugnabilità del provvedimento di approvazione del conto e sul contenuto e gli effetti e sull'impugnabilità dell'ordinanza che risolve le contestazioni sollevate. Va, tuttavia, segnalato che, in linea generale, la giurisprudenza di legittimità è fermamente orientata verso la tesi più rigorosa, affermando che l'obbligo di rendiconto non può esaurirsi nella rappresentazione dei dati contabili e dei risultati finali dell'attività svolta, ma deve anche giustificare il modo in cui questa è stata svolta cfr., tra le tante Cassazione, 4568/92 10528/90 2634/82 , anche se, poi, con scarsa coerenza, sostiene che l'ordinanza che risolve le contestazioni ha natura meramente ordinatoria ed endoprocedimentale e, dunque, non preclude il successivo esercizio di un'azione di responsabilità nei confronti del custode e non è ricorribile per cassazione ai sensi dell'articolo 111 Costituzione v. Cassazione, 12463/99 . Il custode, infatti, è civilmente responsabile, secondo i principi in tema di responsabilità contrattuale, dei danni arrecati a colui al quale il bene pignorato sia stato poi attribuito o restituito o, più in generale, alle parti del procedimento di esecuzione, ove, nell'espletamento dell'incarico, non osservi gli specifici obblighi e divieti a lui imposti dalla legge ovvero le direttive e gli ordini impartitigli dal giudice o, comunque, la diligenza del buon padre di famiglia. È, inoltre, civilmente responsabile, secondo la disciplina dell'illecito aquiliano, dei danni ingiustamente arrecati a terzi nell'espletamento dell'incarico, anche se deve ritenersi che il terzo, per ottenere il ristoro di tali danni, possa altresì agire nei confronti dell'ufficio di custodia, cioè del patrimonio separato comprendente il compendio dei beni pignorati, ferma la possibilità per le parti del procedimento in cui è stato nominato di far valere la responsabilità contrattuale del custode. Dei debiti legittimamente assunti dal custode nei confronti di terzi per effetto dell'attività negoziale connessa all'espletamento delle sue funzioni risponderà, invece, in primo luogo, il patrimonio separato da lui rappresentato, nonché, per quanto s'è detto in precedenza, illimitatamente, il debitore esecutato. Sotto il profilo penale, poi, il custode è responsabile, ai sensi degli articoli 388 e 388bis Cp, nel caso in cui indebitamente rifiuti, ometta e ritardi un atto del proprio ufficio ovvero per dolo o per colpa, cagioni o agevoli la distruzione, la sottrazione, la dispersione o il deterioramento dei beni affidatigli. Occorrerà, però, la querela della persona offesa, da individuarsi, di norma, durante la procedura esecutiva, in ciascuna delle parti o nel custode eventualmente nominato in sostituzione e, una volta conclusa la procedura esecutiva, nella parte cui sono stati attribuiti o restituiti i beni pignorati, salva l'eventuale legittimazione di altri soggetti. Per il caso in cui il custode non esegua, anche solo per colpa, l'incarico assunto, l'articolo 67, comma 1, Cpc prevede, poi, che il giudice possa condannarlo al pagamento di una pena pecuniaria cui deve riconoscersi natura almeno lato sensu amministrativa non superiore a 10 euro. Il compenso del custode di immobili pignorati. Assai scarna è la disciplina normativa concernente il compenso del custode di immobili pignorati, nonostante l'entrata in vigore del testo unico delle spese di giustizia di cui al D.Lgs 115/02, che ne sarebbe stata la naturale sede e che, invece, ha addirittura introdotto elementi di confusione, poiché - pur definendo, all'articolo 3, co. 1, lettera n , la categoria degli ausiliari del magistrato in guisa tale da includervi tutti i custodi di nomina giudiziale e, dunque, anche il custode di immobili pignorati - ha, poi, agli articoli 58 e 59, previsto una disciplina di massima riguardo ai criteri di determinazione del compenso, definito indennità , spettante ai custodi di beni sottoposti a sequestro probatorio, preventivo o conservativo penale o a sequestro giudiziario o conservativo civile distinta da quella concernente, in via generale, il compenso spettante agli ausiliari del magistrato, contenuta negli articoli da 49 a 57, senza far alcuna specifica menzione del custode di immobili pignorati, cui pure certamente spetta, oltre al rimborso delle spese anticipate per la custodia e la conservazione dei beni affidatigli, il rimborso delle spese sostenute per l'espletamento dell'incarico e, ove non sia il debitore esecutato, un compenso arg. ex articolo 559, comma 1, Cpc . Il predetto testo unico ha, peraltro, rinviato ad un decreto del Ministro della giustizia, da emanarsi di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, ma, allo stato, non ancora emanato, l'approvazione delle tabelle dell'indennità spettante ai custodi di beni sottoposti ai tipi di sequestro sopra indicati e stabilito, all'articolo 276, che, nel frattempo, tale indennità è determinata sulla base delle tariffe esistenti presso la prefettura, ridotte secondo equità, e, in via residuale, secondo gli usi locali . Ora, siccome non par dubbio che l'attività del custode di beni pignorati sia equiparabile, ai fini in questione, a quella del custode di beni sottoposti a sequestro penale o civile e, in particolare, a quella del custode di beni sottoposti a sequestro conservativo, può certamente riconoscersi che la disciplina dettata dal testo unico delle spese di giustizia in tema di modalità e di criteri di liquidazione dell'indennità spettante al custode di beni sottoposti a sequestro conservativo penale o civile possa essere applicata per analogia al compenso spettante al custode di immobili pignorati. Tuttavia, non essendo ancora stato emanato il decreto ministeriale previsto dall'articolo 59 del predetto testo unico e non costando l'esistenza di tariffe prefettizie per la determinazione dell'indennità spettante ai custodi di beni sottoposti a sequestro conservativo o giudiziario, le cui funzioni e le cui responsabilità sono, di norma, ben più rilevanti di quelle del custode di beni sottoposti a sequestro amministrativo, il residuale rinvio dell'articolo 276 del predetto testo unico agli usi locali pare del tutto inidoneo ad individuare concretamente i criteri da utilizzare, sia pur in via analogica, per la liquidazione dell'indennità spettante al custode di immobili pignorati e, dunque, ad orientare la discrezionalità del giudice dell'esecuzione e la scelta di accettare l'incarico da parte del custode da questi nominato. Comunque, alla stregua delle disposizioni del testo unico delle spese di giustizia che fanno riferimento alla indennità di custodia senza ulteriori specificazioni, ma probabilmente intendendo direttamente riferirsi a quella spettante, ai sensi dei citati articoli 58 e 59, ai custodi di beni oggetto di sequestro penale o civile, non par dubbio che la liquidazione del compenso spettante al custode di immobili pignorati postuli l'istanza dell'interessato e la conclusione dell'incarico, prima del quale al medesimo custode, però, possono essere concessi acconti v. articolo 72 Tusg e debba essere effettuata dal giudice dell'esecuzione con un decreto motivato e provvisoriamente esecutivo v. articoli 65, comma 2, Cpc e 168 Tusg avverso il quale sarà possibile proporre opposizione al presidente del tribunale ove pende il procedimento di esecuzione, a norma dell'articolo 170 Tusg, e successivamente - ritengo - ricorso innanzi alla Corte di cassazione e che la relativa spesa dovrà essere sostenuta dalla parte a cui carico il giudice abbia eventualmente posto la relativa anticipazione, salvo il suo ricupero sul ricavato della vendita o sui frutti degli immobili pignorati, sui quali in definitiva dovrà gravare, e non potrà essere anticipata dall'Erario, nemmeno nel caso in cui la parte a carico della quale sia stata posta dal giudice dell'esecuzione sia stata ammessa al patrocinio a spese dello Stato v. articolo 131 Tusg . * Magistrato