Quale tutela del segreto professionale nelle cause che coinvolgono il socio-cliente dello studio legale associato?

Nell’ambito di verifiche fiscali e dell’adozione di misure coercitive contro società clienti di uno studio legale associato e contro un suo socio, dirigente e contabile delle stesse, lo studio ha legittimità processuale a tutela dei propri interessi, con la possibilità di invocare il segreto professionale solo per la fase di ricerca dei documenti presso i suoi locali per il resto sono tutelati nell’ambito del mandato difensivo .

In caso contrario si riscontrerebbe una deroga all’art. 13 in combinato con l’art. 8 Cedu. La perquisizione ed il sequestro di documenti nello studio avvenuta alla presenza e sotto il controllo dei soci, del titolare e del rappresentante dello studio esclude dunque la deroga dell’art. 8 per violazione del segreto professionale, dato che sono rispettate le garanzie processuali dell’indagato. È quanto stabilito dalla CEDU nel caso Lindstrand Partners già Hagenfeldt Advokatbyr AB c. Svezia ric.18700/09 del 20 dicembre 2016. Si noti la novità rispetto a casi analoghi si discute sulla legittimazione processuale dello studio a tutelare i propri interessi e quelli dei clienti pur non essendo parte del procedimento tributario de qua . Il caso. Nell’ambito di un’inchiesta su vari reati fiscali omesso versamento dell’IVA e dei contributi previdenziali, evasione fiscale etc. l’AGE indagò su tre aziende svedesi, risultate, poi, riconducibili al socio di uno studio legale, oggi ricorrente. In considerazione delle difficoltà di ottenere documenti utili alle indagini e dell’urgenza di agire senza preavviso, onde evitare il rischio di distruzione o di sottrazione di documenti utili all’indagine, l’autorità chiese al TAR di perquisire sia l’appartamento dell’indagato che lo studio. I due sopralluoghi avvennero alla presenza dell’indagato e di un altro socio dello studio legale, nonché del titolare/difensore delle parti e di un terzo neutrale designato dallo studio. Veniva dunque contestato il fatto che tra il materiale sequestrato ci fossero un disco rigido ed una copia di una chiavetta USB, appartenente allo studio ed usata dall’indagato per lavorare alle pratiche da casa, contente informazioni coperte da segreto professionale riferibili anche ad altri clienti estranei a tali verifiche fiscali in realtà era impossibile stabilire la proprietà di questi mezzi di comunicazione per la CEDU ciò esclude ogni deroga all’articolo protocollo 1 inammissibili le censure sull’articolo Cedu . Tutti i ricorsi contro le misure coercitive furono vani. Vani anche i ricorsi sull’inutilizzabilità di questi documenti segretati rigettata l’analoga richiesta del ricorrente anche contro la perquisizione dei suoi locali allo studio legale veniva negata la legittimazione processuale dato che dette misure interessavano solo le ditte-clienti ed il socio. Quando è legale sequestrare documenti coperti da segreto? La nozione di domicilio tutelata dall’art. 8 Cedu è molto ampia dato che riguarda sia la privata abitazione dell’interessato che il luogo di lavoro od ove esercita la professione. D’altro canto è riconosciuta una tutela severa del segreto professionale, in quanto attiene al rapporto privilegiato tra cliente e legale, volto al buon andamento della giustizia ed alla tutela dei diritti protetti dall’articolo Cedu. Viste le suddette difficoltà il domicilio professionale dell’indagato coincideva con l’appartamento e lo studio associato, sì che era corretta la ricerca di detto materiale in quelle sedi. La legge svedese, per altro, l’autorizza presso lo studio di un legale e, quindi, era rispettato il principio di legalità. L’autorizzazione aveva subito inoltre il vaglio del TAR e le contestate ricerche erano avvenute alla presenza e sotto il controllo dei soci del ricorrente, per altro delegati a ciò dalla cliente inquisita, del titolare difensore degli indagati e di un terzo neutrale designato dallo studio. Durante le perquisizioni c’era stata una prima scrematura escludente documenti riservati, mentre per quelli sequestrati non è stata data prova che fossero coperti da segreto professionale. Sono stati rispettati, quindi, tutti i parametri per escludere l’arbitrarietà di questa interferenza nell’art. 8 base legale, scopo legittimo e sua necessarietà in una società democratica . In ogni caso la prassi costante della CEDU esclude la deroga di questa norma se, come nella fattispecie, sono rispettate le garanzie processuali delle parti e del legale/studio Yuditskaya ed altri c. Russia e Sérvulo & amp Associados - Sociedade de Advogados , RL c. Portogallo . Legittimazione processuale dello studio associato. Nella fattispecie se da un lato è stata esclusa la deroga all’art. 8, ciò non esclude l’interesse dello studio a tutelare il segreto professionale ed i propri interessi. La CEDU però distingue le due fasi del procedimento tributario in esame la ricerca dei documenti richiesta dall’AGE e quella relativa alla richiesta di esclusione dei documenti riservati. L’esigenza di tutelare il segreto professionale e la peculiarità di questa ricerca senza preavviso portano a riconoscere un interesse giustificato e legittimo in capo allo studio, cui non doveva essere negata la legittimazione processuale, tanto più che non esistono rimedi interni per tutelare i propri interessi come ,ad esempio, per quanto riguarda la lesione della reputazione lo studio aveva infatti dovuto cambiare nome e quelli del cliente per quanto sinora esplicato c’è stata una deroga all’art. 13 in combinato con l’art. 8 solo per questa prima fase. Nella seconda fase relativa alla richiesta di esclusione dei documenti coperti da segreto nell’esercizio del suo mandato difensivo lo studio legale ha potuto efficacemente esporre alle Corti le proprie ragioni sul punto, difendere anche i suoi interessi ed esercitare le garanzie processuali.

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