La procura a vendere a concessionario automobilistico simula una rivendita dell’usato in nome proprio da parte del concessionario stesso?

Una procura a vendere ad un concessionario automobilistico deve essere considerata tale sic et simpliciter e non anche, in mancanza di elementi univoci contrari a quanto dichiarato, atto inserito nell’ambito di un procedimento simulatorio funzionale all’attuazione di una vera e propria rivendita dell’usato da parte del concessionario in nome proprio.

Si tratta del principio affermato dalla Seconda sezione Civile della Corte di Cassazione con la sentenza n. 10055, depositata il 24 aprile 2013. Il caso . Un soggetto acquista da un concessionario una autovettura usata che, successivamente, viene posta sotto sequestro in quanto il numero di telaio era risultato contraffatto. Agisce, quindi, nei confronti del concessionario che gli aveva venduto il veicolo per la risoluzione del contratto, la restituzione del prezzo ed il risarcimento del danno il concessionario, a sua volta, coinvolge nel giudizio un altro concessionario, da cui assume di avere acquistato il bene, per essere da questi manlevato. Il terzo chiamato si difende asserendo di avere agito quale semplice mediatore in forza di una procura a vendere rilasciatagli dal precedente proprietario. L’attenzione dei Giudici, prima di merito e poi di legittimità, è posta sulla natura e sugli effetti della procura a vendere, essendo rimasta accettata dalle parti, dopo il primo grado di giudizio, la fondatezza della domanda dell’attore. La procura a vendere. Il caso è interessante per la frequenza con cui costruzioni giuridiche, come quella in esame, vengono poste in pratica. Come detto, la difesa del concessionario terzo chiamato è basata sulla tesi di avere agito non quale venditore del bene, bensì quale mero mediatore, avendo semplicemente ricevuto una procura a vendere e non essendo mai divenuto proprietario, né formalmente né sostanzialmente, del bene oggetto di compravendita. Secondo l’acquirente, invece, la procura rilasciata celerebbe, viceversa, la simulazione del passaggio di proprietà del veicolo dall’originario proprietario al concessionario, vero attore della trattativa e della conclusione dell’affare. Il ruolo delle presunzioni. Teatro dello scontro tra le parti è, in particolare, il peso da attribuire alla forma ed alla regolarità apparente, secondo l’acquirente sostanziale, secondo il venditore-mediatore delle scritture fiscali. La Cassazione è molto chiara ed esplicita nell’attribuire all’aspetto formale un valore di punto di partenza certamente importante ciò che appare come procura a vendere e come tale è stato registrato contabilmente e trattato fiscalmente deve in questi termini essere considerato. Viene quindi completamente ribaltata la prospettazione del ricorrente, il quale aveva ritenuto che una tale operazione ritenere di per se corrispondente alla realtà la regolazione fiscale rappresentasse presumptio de presumpto . La prova contraria è certamente ammessa, ma gli elementi che la sostengono debbono essere circostanziati e concorrenti nel far ritenere che le parti abbiano inteso, viceversa, simulare il proprio rapporto per nascondere una effettiva compravendita. Nell’affermare il proprio principio di diritto, la Suprema Corte richiama e condivide un proprio precedente del 2001 in materia di IVA applicabile al ricavato dalla compravendita mediata da un concessionario in forza di procura a vendere, in forza del quale anche in ipotesi di procura accompagnata dalla previsione di irrevocabilità del connesso mandato e dall’esonero del rendiconto, essa deve essere così considerata, in assenza di elementi univoci contrari a quanto dichiarato che possano comprovare l’esistenza di un diverso accordo simulatorio di un vero e proprio contratto di compravendita in capo al concessionario.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 8 marzo - 24 aprile 2013, n. 10055 Presidente Oddo Relatore Bursese Svolgimento del processo O V., con atto di citazione ritualmente notificato, citava in giudizio la NIS Car srl, deducendo di avere da essa acquistato un autoveicolo usato marca Nissan GR 4X4, successivamente sequestrato dalla polizia stradale in quanto il numero di telaio era risultato contraffatto, per cui chiedeva la risoluzione del relativo contratto di compravendita, con la restituzione del prezzo pagato ed il risarcimento del danno. Nel giudizio interveniva successivamente, su istanza della convenuta NIS CAR srl, anche la concessionaria Autocampostori srl da cui essa pretendeva di essere manlevata per avere acquistato dalla medesima il veicolo in questione, poi risultato irregolare. Il giudice adito poi divenuto Tribunale di Lecco , con sentenza n. 592/2003 accoglieva la domanda del V. , condannando la NIS CAR al pagamento della somma di Euro 15.235,48 ed inoltre anche la menzionata domanda di manleva, per cui condannava l'Autocampostori srl a tenere indenne essa srl NIS CAR dalle somme che era tenuta a corrispondere, per effetto della pronuncia, al nominato V Il tribunale riteneva invero l'Autocampostori srl non semplice intermediaria, ma come vera e propria acquirente-venditrice dell'automobile irregolare . Avverso la sentenza proponeva appello soltanto la concessionaria l'Autocompostori srl, ribadendo che l'autoveicolo di cui trattasi era stato venduto dal suo proprietario direttamente alla NIS CAR, per cui quest'ultima non aveva titolo per la manleva nei suoi confronti, avendo assunto il ruolo di semplice intermediaria. Resisteva l'appellata, e l'adita Corte d'Appello di Milano, con sentenza n. 429/06 depositata in data 22.2.2006, in riforma dell'appellata decisione, rigettava la domanda di manleva de qua e condannava la NIS Car a rimborsare alla l'Autocompostori srl le spese del doppio grado. Secondo la corte distrettuale, sulla base delle emergenze istruttorie, doveva ritenersi che il veicolo era stato ceduto dal proprietario B. alla NIS CAR e non all’Autocampostori srl che dunque aveva assunto il ruolo di semplice intermediaria tant'è che la procura a vendere il veicolo venne rilasciata dal menzionato B. in favore della stessa NIS CAR e non dell'Autocampostori. Per la cassazione di tale pronunzia, ricorre la NIS C AR srl sulla base di un solo mezzo l'Autocampostori srl resiste con controricorso, formulando altresì ricorso incidentale, al quale replica con controricorso la Nis Car. Motivi delle decisione In via preliminare occorre procedere alla riunione dei ricorsi ex art. 335 c.p.c Passando all'esame del ricorso principale con il primo ed unico motivo la ricorrente denunzia il vizio di motivazione sull'esistenza del contratto di vendita di autovettura intervenuto tra la NIS CAR e l'Autocampostori srl e sul conseguente diritto di manleva della prima . Sostiene che la corte milanese ha fondato il suo convincimento su mere presunzioni anzi su praesmptio de praesupto infatti dalla mancanza di riscontro documentale e contabile non poteva presumersi che non vi era mai stato un contratto di trasferimento del veicolo tra le due società, contratto per il quale non è richiesta la forma scritta. Osserva inoltre l'esponente, che il B. , originario proprietario dell'auto in discorso, con le sue dichiarazioni testimoniali peraltro non correttamente interpretate dal giudicante attesa la mancanza del fascicolo d'ufficio aveva riferito di avere ricevuto dalla Autocampostori il corrispettivo della vendita e che a tal fine non si era recato presso la MS Car, ma si era limitato a rilasciare la relativa procura presso un'agenzia automobilistica. D'altra parte, il rilascio di una procura a vendere non sarebbe equipollente ad una manifestazione di consenso alla compravendita ed il fatto che la stessa era stata rilasciata in favore della MS Car non necessariamente poteva far presumere un passaggio diretto della proprietà del veicolo che escludesse quello intervenuto tra il B. e l'Autocamp astori. Ad avviso del Collegio il motivo non ha pregio. Intanto non costituisce presumptio de presumpto ritenere - come ha fatto il giudice distrettuale - che le società commerciali nell'esercizio della loro attività imprenditoriale rispettino gli obblighi fiscali e contabili a prescindere dalla libertà di forma dei contratti relativi alle operazioni da esse compiute vendita di veicoli , atteso che tutto ciò, nella fattispecie, non esonerava il venditore dal fatturare la vendita ed il compratore dall'annotarla sui libri contabili. Quanto alla menzionata procura a vendere del B. , il suo rilascio in favore della Nis Car non è equipollente ad una manifestazione del consenso alla compravendita questo però non poteva far presumere un passaggio diretto della proprietà del veicolo che escludesse quello intervenuto tra il B. e l’Autocampostori. A proposito della fattispecie in tema di procura a vendere rilasciata a concessionario automobilistico, si è così espressa la S.C. In tema di IVA, il principio secondo cui, per l'applicazione dell'imposta, si deve aver riguardo agli effetti che l'atto è idoneo a produrre, va coniugato con quello, più generale, dettato in tema di interpretazione dei contratti, e cioè quello che tenga conto delle dichiarazioni delle parti onde accertarne il reale intento negoziale. Ne consegue che una procura a vendere rilasciata ad un concessionario automobilistico, anche se eventualmente accompagnata dalla previsione di irrevocabilità del connesso mandato e dall'esonero dall'obbligo di rendiconto, deve essere considerata tale, sic et simpliciter, e non anche, in mancanza di elementi univoci contrari a quanto dichiarato, atto inserito nell'ambito di un procedimento simulatorio funzionale all'attuazione di una vera e propria rivendita dell'usato da parte del concessionario in nome proprio non potendosi, all'uopo, neppure richiamare, in relazione alla diversa struttura dell'imposizione sul valore aggiunto, la regola dettata dall'art. 33 del d.P.R. 131/1986 in tema di imposta di registro , sicché le vendite in tal guisa effettuate dai concessionari automobilistici sulla base di tali procure non possono che dare origine a mere commissioni imponibili IVA per i concessionari stessi Cass. a 12786 del 19/10/2001 . Per il resto le deduzioni della ricorrente si risolvono in mere valutazioni di merito tendenti a contestare le scelte discrezionali del giudicante, che invero sembrano attendibili e possono essere condivise, attesa la congrua motivazione della sentenza, che ha tenuto conto della dichiarazione preliminare del menzionato teste , priva di vizi logici e giuridici. È bene ricordare che, secondo la giurisprudenza di questa S.C.,il difetto di motivazione, è configurabile soltanto quando dall'esame del ragionamento svolto dal giudice del merito e quale risulta dalla sentenza stessa impugnata, emerga la totale obliterazione di elementi che potrebbero condurre ad una diversa decisione ovvero quando è evincibile l'obiettiva deficienza, nel complesso della sentenza medesima, del procedimento logico che ha indotto il predetto giudice, sulla scorta degli elementi acquisiti, al suo convincimento, ma non già, invece, quando vi sia difformità rispetto alle attese ed alle deduzioni della parte ricorrente sul valore e sul significato attribuiti dal giudice di merito agli elementi delibati, poiché, in quest'ultimo caso, il motivo di ricorso si risolverebbe in un'Inammissibile istanza di revisione delle valutazioni e dei convincimenti dello stesso giudice di merito che tenderebbe all'ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, sicuramente estranea alla natura e alle finalità del giudizio di cassazione Cass. n. 2272 del 02/02/2007 Cass. n. 3436 del 16/02/2006 Cass. n. 3186 del 14/02/2006 . Passando al ricorso incidentale, con esso l'Autocampostori srl si duole della mancata condanna della NIS CAR alla restituzione, nel secondo grado del giudizio, delle somme ricevuto dall'appellata in esecuzione della sentenza di primo grado a lei favorevole e per la quale era stata formulata specifica domanda nelle conclusioni sottoposte alla Corte d'Appello art. 112 c.p.c. omessa pronuncia . A questo riguardo la NIS Car srl ha replicato con controricorso, sostenendo di avere invece integralmente restituito all'Autocampastori, le predette somme che erano state richieste autonomamente con separata procedura monitoria, per cui la domanda sarebbe inammissibile e non potrebbe trovare accoglimento anche per carenza d'interesse in quanto già integralmente soddisfatta con pagamento attestato dai documenti 5 e 6 prodotti . Ad avviso del collegio la doglianza non ha pregio. Si osserva in proposito che a mente dell'art. 336 c.p.c. la richiesta di restituzione di somme corrisposte in esecuzione della sentenza di primo grado, non costituisce domanda nuova ed è perciò ammissibile in appello la stessa deve peraltro essere formulata, a pena di decadenza, con l'atto d'appello, se proposto successivamente all'esecuzione della sentenza, essendo invece ammissibile la proposizione nel corso del giudizio soltanto qualora l'esecuzione della sentenza sia avvenuta successivamente alla proposizione dell'impugnazione Cass. n. 10124 del 30/04/2009 Cass. n. 16152 del 08/07/2010 . Tutto ciò non è stato specificato dalla ricorrente, di talché il ricorso incidentale dev'essere disatteso. Conclusivamente sia il ricorso principale che quello incidentale devono essere disattesi. Attesa la reciproca soccombenza, si ritiene di compensare le spese processuali. P.Q.M. la Corte riunisce i ricorsi e rigetta sia il ricorso principale che quello incidentale, compensando interamente le spese processuali di questo giudizio.