Tragedia in autostrada: uomo colpito da una vettura. Nessun addebito possibile, se il limite è rispettato

Confermata la rimozione di ogni accusa nei confronti dell’uomo che si è trovato ad investire mortalmente un altro uomo, capitato sulla sua traiettoria a seguito di un tamponamento. Ciò che risulta decisivo è il fatto che egli abbia rispettato il limite di velocità previsto in autostrada. Non è pensabile chiedere una velocità ancora più ridotta solo richiamandosi all’orario notturno e alla visibilità fornita dalla luce artificiale.

Limite di velocità come unico riferimento per l’automobilista, soprattutto in autostrada. Anche perché esso è definito pure tenendo presenti condizioni, orari e visibilità. Per questo, nessun addebito è possibile nei confronti dell’automobilista che, di notte, colpisce un altro automobilista, sbalzato dalla propria vettura a seguito di un incidente Cassazione, sentenza n. 10662/2013, Quarta Sezione Penale, depositata oggi . Drammatico impatto. A far rabbrividire è il tragico incidente che si verifica in autostrada, e che causa, purtroppo, la morte di un uomo, e a colpire è anche la dinamica Secondo la ricostruzione dell’episodio, a seguito di un tamponamento, il conducente del veicolo tamponato viene sbalzato fuori dalla propria vettura, e finisce nella corsia più esterna, quella di sorpasso, laddove arriva a velocità sostenuta, ma entro i limiti, un altro automobilista, che, nonostante la brusca frenata, non riesce ad evitare la collisione . Gravissima l’accusa omicidio colposo. Ma per il giudice dell’udienza preliminare non vi è luogo a procedere , perché nessuna colpa era riscontrabile, visto e considerato che l’addebito, di non tenere una velocità adeguata e arrestare tempestivamente il veicolo in ragione della visibilità derivante dall’ora notturna e della scarsa illuminazione, si scontrava con il dato del mancato superamento del limite di velocità autostradale , anche perché, sottolinea il Gup, poteva essere previsto un limite inferiore a quello ordinario in presenza di particolari condizioni . Limite uber alles. E questa prospettiva, così come delineata dal Gup, viene condivisa anche dai giudici della Cassazione, i quali, difatti, rigettano in toto le opposizioni e le critiche mosse dal Procuratore della Repubblica, da un lato, e dalla parte civile, dall’altro, opposizioni e critiche mirate ad evidenziare il fatto che anche nei tratti autostradali, la velocità deve essere regolata per evitare eventuali negligenze altrui in presenza di condizioni particolari, quali scarsa visibilità, traffico intenso, conformazione della strada e che, quindi, i limiti massimi di velocità non escludono l’obbligo del conducente di tenere, all’occorrenza, una velocità più moderata rispetto al limite imposto . Per i giudici di Cassazione, però, come già per il Gup, nessuna colpa è addebitabile all’automobilista, perché essa deve essere legata a una condotta violatrice di regole cautelari , mentre, in questa vicenda, risulta ampiamente rispettato dall’uomo il limite di velocità imposto in autostrada . Eppoi, bisogna tener presente che la disciplina relativa alla gestione delle autostrade e alle particolari norme di circolazione ad esse relative, nonché l’assoggettamento delle medesime a sorveglianza e controlli particolari, determinano l’affidamento degli automobilisti in assenza di particolari segnalazioni, nella specie mancanti, in ordine all’assenza di ingombri della carreggiata . Tirando le somme, non vi è addebito possibile nei confronti dell’automobilista che viaggiando a una velocità ampiamente contenuta nei limiti prescritti in autostrada, ha incontrato un ingombro imprevedibile per la tipologia di strada percorsa , né, aggiungono i giudici in conclusione, è pensabile che egli dovesse procedere a una velocità inferiore a quella tenuta in ragione delle condizioni di ora notturna e ridotta visibilità per l’illuminazione artificiale, trattandosi di condizioni normali e consuete, certamente tenute in considerazione al momento della previsione del limite .

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 4 dicembre 2012 7 marzo 2013, n. 10662 Presidente Sirena Relatore Esposito Ritenuto in fatto Con sentenza del 26 gennaio 2010 il GUP del Tribunale di Rieti dichiarava non luogo a procedere nei confronti di S.D., imputato del reato omicidio colposo, in cooperazione con M.A., il primo alla guida dell’autovettura Alfa Romeo Mito e il secondo alla guida dell’autovettura Suzuki, in danno di T.F., fatto del 15/3/2010. Al S., in particolare, veniva addebitata l’inosservanza delle norme sulla circolazione stradale e segnatamente l’art. 141 cds, a causa della velocità di Km 110 ritenuta eccessiva e pericolosa in relazione alla scarsa visibilità per orario notturno e illuminazione pubblica scarsa. In fatto era accaduto che, in tratto di autostrada composto di tre corsie di cui quella centrale per la marcia, quella di destra per l’emergenza e quella di sinistra per il sorpasso, il M. non si avvedeva in tempo utile che sulla stessa corsia davanti a sé viaggiava il T. a bordo del proprio autoveicolo Fiat Bravo e lo tamponava. Il T., che non indossava le cinture di sicurezza, veniva proiettato fuori dal veicolo. Intanto sopraggiungeva sulla corsia di sorpasso la vettura Suzuki condotta dal S., il quale, pur avendo azionato l’apparato frenante, non riusciva a evitare la collisione con la parte anteriore centrale dell’autovettura fiat Bravo e il corpo del T., che invadevano entrambi la predetta corsia. Il giudizio di non luogo a provvedere era fondato sul duplice rilievo che non era stata accertata e non era più accertabile l’esistenza del nesso causale tra la condotta dell’imputato e il decesso, non essendo stato stabilito se le lesioni mortali fossero derivate dal primo o dal secondo urto e che non era ravvisabile la colpa dell’imputato, posto che l’addebito di non tenere una velocità adeguata e arrestare tempestivamente il veicolo in ragione della visibilità derivante dall’ora notturna e la scarsa illuminazione si scontrava con il dato del mancato superamento del limite di velocità autostradale ben potendo essere previsto un limite inferiore a quello ordinario in presenza di particolari condizioni . Avverso la sentenza propongono ricorso per cassazione la parte civile e il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Roma. La parte civile deduce l’inosservanza e o erronea applicazione degli artt. 589 e 141 codice della strada o, comunque, l’illogicità e o contraddittorietà della motivazione. Osserva che il giudice del merito non aveva considerato che il principio di cui all’art. 141 deve trovare applicazione anche nei tratti autostradali, dovendo la velocità essere regolata per evitare eventuali negligenze altrui in presenza di condizioni particolari, quali scarsa viabilità, traffico intenso, conformazione della strada. Rileva che non era stato tenuto in conto il disposto di cui all’art. 142 comma 5 c. str., in forza del quale in tutti i casi in cui sono fissati limiti di velocità restano fermi gli obblighi stabiliti dall’art. 141 , norma che stabilisce l’interdipendenza tra gli artt. 141 e 142 c.d.s., significando che i limiti massimi di velocità di cui all’art. 142 c.d.s. comunque non escludono l’obbligo del conducente di tenere all’occorrenza una velocità più moderata rispetto al limite imposto. Deduce, inoltre, illogicità e o contraddittorietà della motivazione risultante dal procedimento con riguardo alla ritenuta maggiore gravità dell’impatto con l’auto del M. Osserva che il Giudice non aveva considerato che dagli esiti delle indagini era emerso che a seguito del secondo urto il T. aveva riportato una gravissima lesione cranica. con la conseguenza che il dibattimento non poteva reputarsi inutile. Il Procuratore Generale a sua volta deduceva che dalle indagini era risultato che l’evento dannoso era stato cagionato dalle condotte tenute dagli imputati, apertamente in contrasto con le disposizioni del codice della strada. Deduceva, inoltre, l’illogicità e le contraddittorietà della motivazione per aver ritenuto l’evento imputabile al solo M., svalutando le conclusioni della Polizia Stradale e del consulente in ordine alla concorrente responsabilità del S. Rilevava che la motivazione era illogica nel punto in cui attribuiva al solo M. la responsabilità, pur affermando che non era possibile stabilire se le lesioni mortali riportate dalla vittima fossero state cagionate dal primo impatto o dal secondo. Denunciava, inoltre, contraddittorietà della motivazione perché per un verso il GUP sembra voler prosciogliere il S. ex art. 425, 1 c.p.p., per altro verso sembra far riferimento all’art. 425 n. 3, laddove rileva l’insufficienza e contraddittorietà degli elementi idonei a sorreggere l’accusa. Considerato in diritto Le impugnazioni sono infondate e vanno rigettate. Correttamente il giudice del merito ha ritenuto non riferibile alcun addebito di colpa all’imputato. La responsabilità penale per colpa postula, infatti, la sussistenza di una condotta violatrice di regole cautelari. Tale condotta non è ravvisabile nella specie, posto che risulta ampiamente rispettato dal S. il limite di velocità imposto in autostrada, mentre, nel contempo, la disciplina relativa alla gestione delle autostrade e alle particolari norme di circolazione ad esse relative art. 175 e 176 nonché l’assoggettamento delle medesime a sorveglianza e controlli particolari, determinano l’affidamento dell’utente, in assenza di particolari segnalazioni nella specie mancanti, in ordine all’assenza di ingombri della carreggiata. Non si vede, di conseguenza, quale addebito in forza dell’art. 141 c.d.s. possa essere mosso al S., il quale, viaggiando a una velocità ampiamente contenuta nei limiti prescritti in autostrada 110 km orari , ha incontrato un ingombro imprevedibile per la tipologia di strada percorsa. Né è possibile affermare che al predetto fosse richiesto di procedere a una velocità inferiore a quella tenuta in ragione delle condizioni di ora notturna e ridotta visibilità per l’illuminazione artificiale, trattandosi di condizioni normali e consuete, certamente tenute in considerazione al momento della previsione del limite. La rilevata mancanza di addebiti di colpa fa apparire superfluo qualsiasi approfondimento eventualmente conseguente all’istruttoria dibattimentale riguardo al nesso causale e rende, pertanto, irrilevante la seconda censura posta dalla parte civile, oltre al rilievo del Procuratore Generale riguardo alla formula utilizzata, essendo palese il ritenuto esonero del ricorrente da colpa. Per tutte le ragioni esposte i ricorsi vanno rigettati, con onere in capo alla parte civile del pagamento delle spese processuali. P.Q.M. La corte rigetta i ricorsi e condanna la parte civile T.S. al pagamento delle spese processuali.