Dalla ripubblicizzazione alla riprivatizzazione delle Casse di previdenza private

Dopo mesi di audizioni la Commissione parlamentare di controllo sulle attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale ha partorito un topolino, leggibile nella bozza di relazione con testo unificato in materia di enti previdenziali privati qui allegato.

La Commissione bicamerale da atto che dal punto di vista legislativo nell’ultimo decennio moltissime norme in materia di previdenza e di finanza pubblica hanno contributo a definire per le Casse un quadro normativo diverso dall’originario disegno del legislatore di cui al d.lgs. n. 509/1994. Per la Commissione bicamerale siamo di fronte al fenomeno della ripubblicizzazione sul piano legislativo delle casse di previdenza dei professionisti anche se tale processo di ripubblicizzazione, culminato con l’inserimento delle stesse nell’elenco ISTAT, non è stato univoco, in quanto accanto a disposizioni di ripubblicizzazione ne sono state introdotte altre derogatorie alla disciplina pubblicistica. Da tale contraddittorietà normativa ed interpretativa, per la Commissione bicamerale, emerge con chiarezza la necessità di procedere ad un riordino della legislazione relativa alle Casse. La Commissione pur dando atto che se la realtà delle singole professioni giustifica una pluralità e una separazione degli ordini, non automaticamente lo stesso modello deve essere replicato per la gestione della funzione previdenziale, che si sostanzia in un’attività a carattere amministrativo e finanziario e che da un eventuale accorpamento a carattere pluricategoriale potrebbe trarre indubbi benefici. I benefici attesi riguardano una maggiore solidità della gestione di enti aventi dimensioni adeguate e in possesso di conoscenze qualificate per i profili di gestione richiesti la sussistenza di economie di scala per lo svolgimento di tali funzioni lo snellimento delle procedure operative una maggiore capacità gestionale, per enti di adeguate dimensioni, rispetto alle complesse scelte dell’investimento sui mercati mobiliari e immobiliari . Alla luce di ciò era lecito attendersi la spinta verso l’accorpamento di tutte le Casse in un’unica Cassa di previdenza per tutti i professionisti. Ma così non sarà. Infatti, la Commissione bicamerale pur stimolando il processo di accorpamento fra gli enti prevede solo il divieto della costituzione di nuovi enti mono categoriali e l’avvio di un processo di accorpamento, da effettuarsi nel tempo di cinque anni, per gli enti aventi un numero di iscritti inferiore a 60 mila. L’accorpamento dovrà avvenire secondo criteri di affinità e similarità delle professioni, che spesso nella pratica sono connesse fra loro o presentano problemi analoghi. Il tutto ci sembra in clamoroso contrasto con quanto affermato dalla stessa Commissione bicamerale per la quale la frammentazione implica poi un’indubbia complicazione del contesto operativo e un incremento dei costi di funzionamento si pensi alla pluralità di organi collegiali esistenti fra tutte le Casse, alla tendenza all’elevata consistenza numerica degli organi e alle conseguenti remunerazioni , con la moltiplicazione delle procedure interne e dei rapporti con le autorità pubbliche di controllo. Le stesse procedure di vigilanza e di controllo da parte delle autorità pubbliche sono indubbiamente rese più complesse dovendo moltiplicare per 20 le medesime attività. Senza tacere del fatto che in particolare l’esistenza di 20 enti diversi, implica che ognuno abbia una propria gestione finanziaria e del patrimonio, in alcuni casi secondo un modello di gestione diretta attraverso le strutture amministrative dell’ente, in altri casi secondo una modalità di affidamento in outsourcing a operatori finanziari esterni le ridotte dimensioni patrimoniali di molte casse riducono il loro peso di contrattazione nella gestione dei rapporti finanziari sul mercato, e rende difficile accrescere la trasparenza delle scelte finanziarie, considerando peraltro che il patrimonio complessivo degli enti previdenziali privati ammonta a circa 70 miliardi di euro e costituisce pertanto una massa finanziaria considerevole, tanto da rendere legittimo definire il settore, dal punto di vista degli investimenti, come la gestione del risparmio previdenziale . Anche in ordine al trattamento fiscale la Commissione bicamerale dimostra scarsa incisività limitandosi ad armonizzare la tassazione della previdenza privata con quella dei fondi pensione senza incidere sul modello di tassazione. Com’è noto la tassazione della previdenza privata è riconducibile a un modello di tassazione ETT esente, tassato, tassato e non al sistema di tassazione EET esente, esente, tassato . La Commissione da atto che la situazione della finanza pubblica, anche in rapporto agli impegni del patto di stabilità comunitario, non rende oggi praticabile il passaggio dal sistema ETT al sistema EET ma che tale soluzione potrebbe essere adottata in futuro in occasione di una rivisitazione complessiva del settore previdenziale. Se non lo si fa oggi, in occasione della rivisitazione del sistema, è come dire che non si farà mai! Convincenti invece gli interventi di razionalizzazione del sistema dei controlli affidati alla COVIP lasciando ai Ministeri vigilanti l’approvazione delle delibere delle Casse e alla Commissione parlamentare di controllo il compito di verificare l’efficienza complessiva del settore in relazione alle esigenze degli utenti, all’equilibrio delle gestioni, all’utilizzo dei fondi disponibili, anche con finalità di finanziamento dell’economia reale. Così come la creazione di un fondo di garanzia tra gli enti. La situazione dei professionisti in Italia è la seguente Il welfare ieri, oggi e domani, Paolo Feltrin, Borgo Egnazia, 3 marzo 2017 . La Commissione bicamerale di controllo non ha affrontato il problema, oggi dibattuto, della natura giuridica della contribuzione previdenziale e del fatto che la previdenza obbligatoria di primo pilastro dovrebbe essere uguale per tutti i lavoratori, gestita e garantita dallo Stato. Ritornare alla riprivatizzazione non significa essere lungimiranti in previdenza.