Ricorsi: che succede se non vengono depositati in commissione tributaria? Una risoluzione del consiglio di presidenza

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema * IL DECRETO PRESIDENZIALE DI CUI ALL'ARTICOLO 27 DEL D.LGS 546/92 L'articolo 27 del D.Lgs 546/92, in applicazione del principio processuale secondo cui si deve dare la precedenza alle questioni pregiudiziali rispetto al merito della controversia configura una attività preliminare, non ad impulso di parte, finalizzata a consentire al giudice tributario di prendere cognizione d'alcuni aspetti patologici del ricorso che impediscono l'esame del merito della controversia cd. assorbimento delle questioni di merito .Trattasi di una misura d'accelerazione del processo e d'economia processuale La risoluzione n. 2 del 31 gennaio 2006 del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria Orbene, nella realtà operativa, talvolta, il contribuente inoltra il ricorso all'ufficio finanziario senza, poi, effettuare il deposito in segreteria, in difformità di quanto previsto dall'articolo 22 del D.Lgs 546/92 oppure deposita il ricorso presso la Commissione tributaria, senza la preventiva notifica, consegna o spedizione del ricorso stesso all'ufficio o all'ente impositore.In merito a tali fattispecie, con riferimento all'esame preliminare del Presidente della Commissione Tributaria Provinciale, ex articolo 27 del D.Lgs 546/92, la risoluzione n. 2 del 31 gennaio 2006 del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria ha precisato quanto segue. RICORSO NON DEPOSITATO IN CT Per quanto attiene alla prima fattispecie di ricorso non depositato in CT, il rapporto processuale sorge, indipendentemente dal deposito in commissione a norma dell'articolo 22 del D.Lgs 546/92, proprio all'atto della notifica, consegna o spedizione del ricorso all'organo che ha emesso l'atto impugnato. Infatti, l'articolo 20 del D.Lgs 546/92 stabilisce che il ricorso è proposto mediante notifica a norma dei commi 2 e 3 del precedente articolo 16, il quale ultimo rimanda, a sua volta, agli articoli 137 e seguenti del Cpc in tema di notificazione. Quindi il ricorso, una volta proposto con le modalità sopraindicate, è giuridicamente esistente ed il decreto presidenziale d'inammissibilità per mancato deposito in Commissione tributaria definisce il giudizio. Tale scelta interpretativa risulta confermata dalla Corte di cassazione la quale, con sentenza 12154/04, ha chiarito che con la notifica dell'atto di citazione o dell'appello il rapporto processuale tra le parti è costituito e il successivo deposito degli atti presso la segreteria della Commissione tributaria non fa altro che perfezionare il rapporto nei confronti del giudice, il quale in mancanza di tale adempimento non può affermare che l'azione non sia stata esercitata e che il procedimento sia nullo o addirittura giuridicamente inesistente. RICORSO SOLO DEPOSITATO IN CT Per quanto attiene alla seconda fattispecie di ricorso solo depositato in CT, non è condivisibile quell'orientamento secondo cui la mancata effettuazione, nelle forme di legge, della notifica alla controparte debba far considerare il ricorso giuridicamente inesistente, non essendosi mai costituito rapporto processuale sentenza 7814/03 . La mancata notifica all'Ufficio tributario del ricorso, semplicemente presentato alla Commissione adita, non costituisce il contraddittorio ed in tal caso, ai sensi degli articoli 21 e 22 del D.Lgs 546/92,sussiste l'inammissibilità del ricorso rilevabile d'ufficio, con la conseguente definitività dell'atto impugnato. Infatti, si devono distinguere le condizioni di ammissibilità del ricorso dalle condizioni che impongono al giudice di provvedere con un atto giurisdizionale decreto, sentenza o ordinanza che sia . La necessità di una pronuncia giudiziaria nasce, cioè, con la sottoposizione al giudice di un documento qualificabile come ricorso la preventiva notifica alla controparte dell'atto introduttivo costituisce solo, nella maggior parte delle procedure, un requisito di ammissibilità. Ma la inammissibilità deve pur sempre essere dichiarata dal giudice con gli effetti preclusivi previsti dalla legge e la pronuncia del giudice di inammissibilità per mancata notifica presuppone la esistenza di un ricorso si veda la sentenza 21726/05 con cui la Corte di cassazione ha dichiarato la inammissibilità di un ricorso non notificato ad alcuno . D'altronde non esiste alcun criterio che consenta di distinguere le ipotesi di mancata notifica da quelle in cui la notifica è da ritenersi giuridicamente inesistente ad esempio perché eseguita ad ufficio non legittimato . Quindi anche il provvedimento con cui viene dichiarata la inammissibilità del ricorso per la mancata notifica definisce comunque un ricorso Ipotesi diversa è quella in cui l'atto sottoposto al giudice non possa essere qualificato come ricorso ad esempio costituisca una lamentela di carattere generico non puntualizzabile su uno specifico rapporto tributario. RIFLESSI NELL'AMBITO DELL'ATTIVITA' DI RISCOSSIONE È evidente che la scelta interpretativa della risoluzione n 2/2006 del Consiglio di Giustizia Tributaria comporta che la definitività dell'accertamento, rilevante per l'iscrizione a ruolo a titolo definitivo ex articolo 14 del Dpr 602/73, relativo ad un ricorso non depositato in CT oppure solo depositato in CT, non è configurabile a seguito dell' avvenuta mera scadenza del termine di impugnativa, decorrente dalla notificazione dell'avviso di accertamento effettuata dall'ufficio, poiché occorre tener conto del provvedimento presidenziale ex articolo 27 del D.Lgs 546/92 di declaratoria della inammissibilità e dell'eventuale successivo reclamo, ex articolo 28 del D.Lgs 546/92, avverso il provvedimento presidenziale . La pendenza d'impugnazione contro l'avviso di accertamento è segnata dalla presentazione di atto potenzialmente idoneo a devolvere alla competente C.T. il sindacato sul provvedimento impositivo e, pertanto, occorre prescindere dall'eventualità che tale atto sia affetto da vizi d'inammissibilità ostativi all'esame del merito vd. Corte di cassazione, Sezione prima, sentenza 873/96 quando manca un presupposto processuale il rapporto si costituisce ugualmente intorno al dovere del giudice di provvedere, ancorché al solo scopo di dichiarare l'invalidità del rapporto stesso. Il rapporto processuale in primo grado si instaura nel momento della proposizione del ricorso nel termine di 60 giorni siffatta instaurazione impedisce che l'accertamento diventi definitivo prima della pronuncia finale passata in giudicato La proposizione del ricorso instaura il rapporto processuale ed impedisce la definitività dell'accertamento fino alla conclusione del processo. La sanzione processuale correlata al mancato deposito dell'atto ricorso è l'inammissibilità del ricorso, non certo la sua inesistenza. Con la notifica del ricorso all'ufficio si costituisce il rapporto processuale fra le parti e da essa decorre il termine di trenta giorni ai fini degli adempimenti per la costituzione in giudizio del ricorrente La notifica del ricorso instaura il contraddittorio fra le parti, ma non è ancora in grado di radicare il processo che richiede la partecipazione del giudice Costituzione è, dunque, l'atto con cui il ricorrente si presenta in modo formale, nel processo davanti alla commissione tributaria, nella sua pratica concretezza. Il deposito perfeziona il rapporto processuale nei confronti del giudice, il quale tuttavia non può affermare, in mancanza del deposito. che l'azione non sia stata esercitata .La pendenza di un processo tributario, che si verifica anche nell'ipotesi di ricorso solo depositato in CT, impedisce all'ufficio di procedere all'iscrizione a ruolo a titolo definitivo prima del provvedimento presidenziale ex articolo 27 del D.Lgs 546/92 di declaratoria della inammissibilità e dell'eventuale successivo reclamo, ex articolo 28 del D.Lgs 546/92, avverso il provvedimento presidenziale . L'ufficio può procedere, viceversa,all'iscrizione a ruolo a titolo definitivo in caso d'inesistenza del ricorso, la quale è ravvisabile a fronte della radicale carenza, riscontrabile in ogni tempo e sede, dei requisiti di forma o di contenuto indispensabili per la sua riconducibilità nella previsione di cui all'articolo 18 del D.Lgs 546/92 .Per l'atto introduttivo del processo privo di elementi talmente essenziali da non fondare l'obbligo del giudice di pronunciarsi su di essa si può parlare di atto inesistente. * Dirigente Agenzia delle Entrate

Consiglio di presidenza della giustizia tributaria Risoluzione numero 2 del 31 gennaio Compenso aggiuntivo per i decreti di inammissibilità del ricorso ex articolo 27 del D.Lgs 546/92 Il Dipartimento per le Politiche Fiscali, UAR, Reparto III, Coordinamento e Supporto alle Commissioni tributarie, con nota n. 23795 del 14 aprile 2005, ha posto a questo Consiglio di Presidenza il quesito in merito all'attribuzione del compenso aggiuntivo, di cui all'articolo 13, comma 2, del D.Lgs 545/92, nell'ipotesi di provvedimenti presidenziali di definizione del procedimento per inammissibilità del ricorso, ex articolo 27 del D.Lgs 546/92, nei seguenti casi 1. quando il contribuente inoltra il ricorso all'ufficio finanziario senza, poi, effettuare il deposito in segreteria, in difformità di quanto previsto dall'articolo 22 dello stesso decreto 2. quando il ricorso viene solo depositato presso la Commissione tributaria, senza la preventiva notifica, consegna o spedizione del ricorso stesso all'ufficio o all'ente impositore. 1. Per quanto attiene alla prima fattispecie, questo Consiglio, già nella seduta del 13 luglio 2004, con delibera n. 8219/2004 CDP/VIII, ha espresso il proprio parere, deliberando che non vi sono ragioni per escludere il diritto al citato compenso aggiuntivo in presenza di detta ipotesi. Tale interpretazione risulta conforme alla normativa processuale di settore. Infatti, l'articolo 20 del D.Lgs 546/92 stabilisce che il ricorso è proposto mediante notifica a norma dei commi 2 e 3 del precedente articolo 16, il quale ultimo rimanda, a sua volta, agli articoli. 137 e seguenti del codice di procedura civile in tema di notificazione. Pertanto, il rapporto processuale sorge, indipendentemente dal deposito in commissione a norma dell'articolo 22, stesso provvedimento, proprio all'atto della notifica, consegna o spedizione del ricorso all'organo che ha emesso l'atto impugnato. Quindi il ricorso, una volta proposto con le modalità sopraindicate, è giuridicamente esistente ed il decreto presidenziale d'inammissibilità per mancato deposito definisce il giudizio ed è assoggettabile al compenso aggiuntivo previsto dall'articolo 13, comma 2, del D.Lgs 545/92. Tale orientamento risulta confermato dalla Corte di Cassazione la quale, con sentenza 2 luglio 2004, n. 12154, ha chiarito che con la notifica dell'atto di citazione o dell'appello il rapporto processuale tra le parti è costituito e il successivo deposito degli atti presso la segreteria della Commissione tributaria non fa altro che perfezionare il rapporto nei confronti del giudice, il quale in mancanza di tale adempimento non può affermare che l'azione non sia stata esercitata e che il procedimento sia nullo o addirittura giuridicamente inesistente. 2. Per quanto attiene alla seconda fattispecie, il Dipartimento, tenendo conto della citata sentenza della Suprema Corte, ritiene che la mancata effettuazione, nelle forme di legge, della notifica alla controparte possa far considerare il ricorso giuridicamente inesistente, non essendosi mai costituito rapporto processuale e cita un'altra pronuncia della stessa Corte sentenza 7814/03 , in cui si afferma che la mancata notifica all'Ufficio tributario del ricorso, semplicemente presentato alla Commissione adita, non costituisce il contraddittorio e che in tal caso, ai sensi degli articoli 21 e 22 del D.Lgs 546/92, l'inammissibilità del ricorso è rilevabile d'ufficio, con la conseguente definitività dell'atto impugnato. In tale stessa fattispecie è del parere che nessun compenso sia dovuto. Di diverso avviso è, invece, questo Consiglio, il quale ritiene che si debbano distinguere le condizioni di ammissibilità del ricorso dalle condizioni che impongono al giudice di provvedere con un atto giurisdizionale decreto, sentenza o ordinanza che sia . Atto giurisdizionale da cui consegue la applicabilità del compenso. La necessità di una pronuncia giudiziaria nasce, cioè, con la sottoposizione al giudice di un documento qualificabile come ricorso la preventiva notifica alla controparte dell'atto introduttivo costituisce solo, nella maggior parte delle procedure, un requisito di ammissibilità. Ma la inammissibilità deve pur sempre essere dichiarata dal giudice con gli effetti preclusivi previsti dalla legge e la pronuncia del giudice di inammissibilità per mancata notifica presuppone la esistenza di un ricorso si veda la sentenza 21726 del 9 novembre 2005 con cui la Corte di cassazione dichiara la inammissibilità di un ricorso non notificato ad alcuno . D'altronde non esiste alcun criterio che consenta di distinguere le ipotesi di mancata notifica da quelle in cui la notifica è da ritenersi giuridicamente inesistente ad esempio perché eseguita ad ufficio non legittimato . E dunque, logicamente, si dovrebbe escludere la necessità di un provvedimento e la applicabilità del compenso in caso di notifica materialmente eseguita ma inesistente. Ritiene quindi il Consiglio che anche il provvedimento con cui viene dichiarata la inammissibilità del ricorso per la mancata notifica definisca comunque un ricorso agli effetti del comma 2 dell'articolo 13 del D.Lgs 545/92. Ipotesi diversa è quella in cui l'atto sottoposto al giudice non possa essere qualificato come ricorso ad esempio costituisca una lamentela di carattere generico non puntualizzabile su uno specifico rapporto tributario. Si invitano, pertanto, i Signori Presidenti di commissione a voler porre in essere quanto disposto nella presente risoluzione, al fine di provvedere ad un'uniformità di comportamento nell'attività giurisdizionale delle Commissioni tributarie. Si comunichi al Presidente del Consiglio dei Ministri, al ministro dell'Economia e delle Finanze ai sensi dell'articolo 29 del D.Lgs 545/92, nonché al Dipartimento per le Politiche Fiscali ed ai Presidenti delle Commissioni tributarie regionali e provinciali, i quali ne cureranno la comunicazione a tutti i componenti delle rispettive Commissioni.