La Dia è un titolo edilizio a tutto tondo

di Alberto Rinaldi

La Dia ha natura di vero e proprio titolo edilizio. A chiarirlo è stato il Tar Piemonte con la sentenza 1885/06 depositata lo scorso 19 aprile e qui leggibile nei documenti correlati . Pubblichiamo di seguito il contributo dell'avvocato Alberto Rinaldi, responsabile dell'Osservatorio Aiga sull'ambiente. di Alberto Rinaldi * Traendo spunto dalla sentenza 1885/06 Tar Piemonte,, il presente intervento vuole ripercorrere, seppur nella sintesi dovuta, il dibattito corrente sulla natura del più diffuso dei titoli abilitativi in edilizia, la cui importanza nel delicato rapporto tra ambiente e normativa urbanistica è intuitiva. La DIA Denunzia inizio attività , come noto, è stata introdotta nel nostro ordinamento tramite legge 241/90, con l'intento di semplificare l'attività amministrativa e in sostituzione dell'atto di consenso della Pa. Tale normativa, all'articolo 19, prevede che l'interessato possa sostituire l'atto di consenso dell'amministrazione all'esercizio di una determinata attività privata con una denuncia d'inizio attività, spetterà in seguito all'Amministrazione verificare la sussistenza dei presupposti di legge e, se del caso, intervenire tramite divieto di prosecuzione dell'attività e con provvedimenti repressivi. Nello specifico, in materia edilizia, in particolare, la DIA è disciplinata dagli articoli 22 - 23 del Tu dell'edilizia 380/01, modificati dal D.Lgs 301/02. Il T.U. n. 380/2001 ha eliminato l'autorizzazione e ha individuato gli interventi edilizi realizzabili tramite lo strumento della DIA, comunque alternativo al permesso di costruire con il D.Lgs 301/02 gli interventi soggetti alla Dia sono individuati in 1 interventi non soggetti al permesso di costruire e conformi ai regolamenti edilizi vigenti alla data d'operatività della DIA 2 le varianti ai permessi di costruire già rilasciati, a condizione che non comportino modifiche in violazione delle normative previste. Rimangono sottoposti, invece, alla scelta discrezionale dell'interessato tra DIA e permesso di costruire 1 gli interventi di ristrutturazione edilizia 2 interventi di nuova costruzione. All'interno della funzione di controllo esercitata dalla Pa possono distinguersi 2 fasi 1 la prima votata all'accertamento dei presupposti previsti dalle normative vigenti per lo svolgimento dell'attività da parte del privato questa procedura deve essere concentrata nell'arco dei 30 giorni dalla denuncia e nel caso d'assenza di un provvedimento inibitorio il privato potrà dare inizio ai lavori 2 la seconda fase consiste nell'eventuale adozione di misure inibitorie nel caso d'accertamento conclusosi con esito negativo. In merito alla natura giuridica della DIA, negli ultimi anni si è dovuto assistere ad un acceso dibattito dottrinale e giurisprudenziale in linea di massima, le linee interpretative proposte risultano essere due l'adesione all'una piuttosto che all'altra tesi comporta rilevanti conseguenze sotto il profilo della tutela per il terzo contrario all'intervento edilizio. Inizialmente, l'orientamento prevalente si limitava a riconoscere la DIA come atto privato, non valutando possibile sfociare nell'interpretazione del silenzio dell'Amministrazione quale accoglimento tacito della domanda avanzata Consiglio di Stato 4453/02 secondo tale interpretazione, la DIA non poteva essere considerata un atto amministrativo, poiché non proveniente da una Pa e soprattutto non espressione dell'esercizio di una potestà pubblica Tar Marche, 315/2003 TAR Liguria 113/03 . E ancora, l'opinione maggioritaria escludeva che la DIA originasse un provvedimento amministrativo in forma tacita, in quanto costituente un atto privato sul quale l'Amministrazione gode soltanto di un potere di controllo, riconducibile al generale intervento repressivo di cui all'art. 21 legge 241/90 CdS, Sezione sesta, 4453/02 Tar Campania Sezione prima, 5272/01 Tar Abruzzo 197/03 Tar Liguria 13/2003 . Pertanto, ipotizzare la formazione di un atto di assenso implicito allo scadere del termine di 30 giorni sarebbe in contrasto con il dettato normativo, che non lo prevede espressamente, ed anche con la natura e le finalità dell'istituto in oggetto, ossia la liberalizzazione d'alcune attività private, prima subordinate al conseguimento di un titolo abilitativo. Una simile concezione ha comportato delle conseguenze innanzi tutto relativamente all'inammissibilità del ricorso volto a far dichiarare l'illegittimità del silenzio della Pa ed inoltre, l'impossibilità di impugnare gli effetti della DIA stessa CdS, 3916/05 . Infatti, considerare la DIA un atto privato comporterebbe per il terzo vedere la propria tutela subordinata alla sollecitazione dell'esercizio del potere della Pa e alla successiva impugnazione del silenzio in caso della sua inerzia art. 21bis legge 1034/71 . Questa posizione, è stato rilevato, causerebbe una lesione alla certezza delle situazioni giuridiche, in quanto al Comune sarebbe riconosciuta la facoltà di adottare provvedimenti sanzionatori in ogni tempo per ovviare a un simile rischio, alcuni Tar hanno aderito al diverso orientamento riconoscente alla DIA natura provvedimentale, spinti anche dall'estensione della DIA ad opere edilizie di rilevanza maggiore. Nello specifico, il Tar Liguria 113/03 ha riconosciuto la facoltà per il terzo leso di ottenere tutela per l'illegittimità del comportamento della Pa, colpevole di non aver inibito l'avvio delle opere pur in difetto dei requisiti fissati per legge. Il Tar Veneto 3405/03 e 4722/03 , preso atto del potere di annullamento della DIA riconosciuto in capo alla Pa, non può far altro che ricavarne da ciò la sua natura di vero e proprio titolo edilizio anche il Consiglio di Stato 6910/04 ha mostrato adesione alla tesi sopra esposta. Il Tar Lombardia 380/04 si è spinto fino ad equiparare la DIA al permesso di costruire, frutto la prima di un comportamento omissivo della Pa la seconda di un'emanazione effettiva del titolo. A seguito delle modifiche apportate alla legge 241/90 il dibattito sulla natura giuridica della DIA parrebbe essersi assestato verso quest'ultima linea interpretativa infatti, con la nuova formulazione dell'art. 19 delle legge citata, il Legislatore sembra aver preso posizione sull'argomento, eliminando lo stato di poca chiarezza che fino ad allora aleggiava sull'argomento, qualificando sostanzialmente la DIA quale titolo abilitativo tacito all'esecuzione dell'attività edificatoria Tar Abruzzo 494/05- Tar Piemonte 1885/06 infatti, l'applicazione degli istituti di autotutela 21quinquies e 21nonies legge 241/90 alla DIA porta ad escludere la tesi originaria, poiché l'Amministrazione può esercitare i propri poteri di annullamento soltanto ove questi siano indirizzati ad un proprio atto autorizzatorio, nello specifico formatosi a seguito di denuncia del privato e conseguente comportamento inerte della stessa. Il Tar Piemonte, in particolare, è ritornato sul tema della natura giuridica della DIA, arrivando ad attribuirle, con sentenza 1885/06, la qualifica di vero e proprio titolo abilitativo edilizio, andando a collidere con le precedenti sentenze 1359/05 e 1367/05 in cui aveva condiviso la tesi della natura di atto privato della DIA urbanistica e, come tale, non soggetta ad impugnazione e annullamento, abbracciando la ratio dell'intento liberatorio espresso dal legislatore tramite la normativa a favore degli interventi edilizi di minor rilievo. Nella recente pronuncia, al contrario, alla luce delle modifiche introdotte con la legge 15/2005 e con l'art. 3 Dl 35/2005, il Tribunale Amministrativo ha considerato la DIA urbanistica rientrante nella disciplina generale contemplata all'art. 19 legge 241/90 e, pertanto, ha dedotto da ciò l'applicazione alla stessa delle previsioni di cui al comma 3 dell'art. 19 anzidetto. L'Amministrazione, quindi, può esercitare il suo potere di autotutela e, di conseguenza, la DIA non può che essere qualificata alla stregua di titolo abilitativo edilizio, ossia come atto di autorizzazione che proviene dall'Amministrazione. Infatti, è facoltà dell'Amministrazione adottare provvedimenti di autotutela soltanto se la DIA viene considerata un provvedimento amministrativo tacito, formatosi tramite denuncia del privato e comportamento inerte dell'Amministrazione. Nello specifico, la sentenza oggetto di disamina concerne un ricorso n. 392/2006 promosso da alcuni comproprietari di un edificio, adiacente all'immobile interessato dagli interventi, contro il Comune di Acqui Terme per l'annullamento di un atto abilitativo tacito, formatosi a seguito di Dia da parte di un privato DIA n. 493/05/0 , avente ad oggetto lavori di ristrutturazione, risanamento e creazione di un nuovo locale accessorio, e di ogni altro atto connesso allo stesso procedimento inoltre, i ricorrenti agivano per l'accertamento dell'illegittimità del comportamento omissivo del Comune, relativamente al controllo della legittimità della denuncia e al mancato esercizio dei poteri inibitori. Tramite DIA presentata il 25 ottobre 2005 il privato comunicava l'intenzione di attuare delle opere edili di ristrutturazione i ricorrenti si rivolgevano al giudice amministrativo, ritenendosi lesi da tali interventi edificatori, contestando la legittimità della creazione di un locale accessorio mediante copertura della terrazza, trattandosi di nuova costruzione non approvabile mediante la procedura della DIA. L'organo amministrativo del Piemonte, nella sua pronuncia, riconosce e riporta in maniera sintetica i contrasti giurisprudenziali in ordine alla natura giuridica della DIA in materia edilizia. Da un lato, infatti, il Consiglio di Stato Sezione sesta, 6910/04 qualifica la DIA come istanza autorizzatoria che provoca, decorso un termine, la formazione di un provvedimento tacito di accoglimento dall'altro, il Consiglio di Stato stesso Sezione quarta, 3916/05 considera la DIA un atto privato non impugnabile davanti al giudice amministrativo. Il Tar del Piemonte, comunque, sottolinea la competenza del giudice amministrativo per le controversie in materia di DIA Sezione prima 1359/05 , competenza confermata anche dal Dl 35/2005 convertito in legge 80/2005 in via esclusiva. Alla luce delle novità legislative il Tar procede ad una revisione delle proprie posizioni infatti, secondo la visione giurisprudenziale dallo stesso avanzata, la nuova disciplina dell'art. 19 legge 241/90, rivista dall'art. 3 Dl 35/2005, non limita il proprio ambito di applicazione e sfocia nel comprendere anche la DIA urbanistica, salvo i casi di applicazione speciale degli articoli 22 e 23 del Dpr 380/01. Infatti, la nuova formulazione del comma 3 dell'art. 19 stabilisce che è fatto comunque salvo il potere dell'Amministrazione competente di assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli articoli 21quinquies e 21nonies , disciplinanti questi ultimi la revoca del provvedimento amministrativo ad efficacia durevole e l'annullamento d'ufficio del provvedimento illegittimo vi è, quindi, un riferimento espresso agli istituti di autotutela che lascia intendere una presa di posizione del Legislatore verso la qualificazione della DIA come atto abilitativo tacito Tar Abruzzo 494/05 - 498/05 al contrario, risulterebbe privo di senso il richiamo al potere di revoca e di annullamento degli atti. Il Tar Piemonte arriva a concludere con il riconoscimento di una modifica, apportata per mezzo della novella legislativa, degli effetti ricollegati alla DIA, nel caso in cui l'Amministrazione non eserciti i propri poteri inibitori tali effetti risultano simili a quelli prodotti dalla fattispecie del silenzio-assenso art. 21, comma 2bis legge 241/90 . Nel caso di specie, il Tar del Piemonte esprime condivisione per il rilievo avanzato dai ricorrenti sull'impossibilità di utilizzare lo strumento della DIA per la creazione di un locale accessorio all'immobile, non rientrante tale attività tra quelle per cui è prevista la Dia, ma al contrario, intervento soggetto al permesso di costruire, costituendo una nuova costruzione infatti, l'edificazione di un locale sulla terrazza preesistente, con realizzazione della muratura perimetrale esterna, ha creato nuovi volumi e modificato la sagoma dell'edificio. Pertanto, l'organo giudicante conclude per l'annullamento dell'atto di assenso implicitamente formatosi a causa della sua illegittimità, accogliendo il ricorso proposto. Alla luce delle considerazioni sopra esposte, possiamo constatare come l'orientamento prevalente, condiviso da chi scrive, seppur in presenza di ancora qualche minoritaria resistenza giurisprudenziale alla recente presa di posizione, sia quello di interpretare la DIA alla stregua di un vero e proprio atto amministrativo tacito, che prenda forma autonomamente in un momento successivo trenta giorni alla presentazione della denuncia da parte del privato, salvo che la Pa non abbia esercitato il potere inibitorio per impedire il progetto di costruzione irrispettoso delle normative imposte per legge. *Responsabile dell'Osservatorio Aiga sull'ambiente

Tar Piemonte - Sezione prima - sentenza 19 aprile 2006, n. 1885 Presidente Gomez de Ayala - Relatore Goso Ricorrente Pistarino ed altri Fatto I ricorrenti sono comproprietari di un edificio nel centro storico di Acqui Terme, adiacente all'immobile condotto in locazione dal signor Pierangelo Oliveri. Sulla sommità dell'edificio dell'Oliveri si trovava, prima dell'intervento edificatorio di cui infra, una terrazza munita di ringhiera, prospettante sul cortile interno dell'immobile dei ricorrenti. Con denuncia di inizio attività d.i.a. presentata il 25 ottobre 2005, il controinteressato comunicava al Comune di Acqui Terme che avrebbe dato inizio a opere edili consistenti nella ristrutturazione di due locali adibiti a solaio, da destinarsi a vani tecnici per l'alloggiamento di macchinari e attrezzature funzionali allo studio dentistico ivi condotto dal richiedente , e alla creazione di un nuovo locale, anch'esso accessorio allo studio dentistico, mediante copertura della terrazza, con realizzazione di muratura perimetrale esterna. Il Comune di Acqui Terme chiedeva il deposito di documentazione integrativa, ma non adottava alcun provvedimento inibitorio al riguardo. A seguito di apposita istanza di accesso, gli attuali ricorrenti acquisivano, in data 27 gennaio 2006, gli atti della procedura d.i.a. Ritenendosi lesi dall'intervento edificatorio oggetto della procedura suddetta, con ricorso giurisdizionale notificato il 27 marzo 2006 adivano questo Tribunale per conseguire l'annullamento dell'atto abilitativo tacito formatosi a seguito della d.i.a. ovvero per sentir dichiarare l'illegittimità del comportamento omissivo del Comune intimato in ordine al mancato esercizio dei prescritti poteri inibitori, previa concessione di misure cautelari e con condanna del Comune al risarcimento dei danni, da liquidarsi anche in via equitativa. Questi i motivi del gravame I violazione di legge in relazione agli articoli 22 e 23, Dpr 380/01. Eccesso di potere per difetto di istruttoria. Eccesso di potere per difetto dei presupposti di fatto del provvedimento. II Violazione di legge in relazione all'articolo 873 Cc Violazione di legge in relazione all'articolo 3 NTA al PRG del Comune di Acqui Terme. Eccesso di potere per difetto dei presupposti di diritto del provvedimento. Eccesso di potere per difetto di istruttoria. III Violazione di legge in relazione all'articolo 42 NTA al PRG del Comune di Acqui Terme. Eccesso di potere per difetto dei presupposti di fatto e di diritto del provvedimento. Eccesso di potere per difetto di istruttoria. IV Violazione di legge in relazione agli articoli 7 e 8, legge 241/90. Eccesso di potere per difetto dei presupposti di fatto e di diritto del procedimento. Non si sono costituiti in giudizio il Comune di Acqui Terme e il controinteressato. Alla camera di consiglio del 19 aprile 2006, il ricorso è stato ritenuto per la decisione immediata. Diritto 1 Il Collegio, valutata la sufficienza degli elementi di prova in atti, ritiene di dover definire il giudizio con sentenza in forma semplificata, in sede di esame dell'istanza cautelare, ai sensi dell'articolo 26, commi 4 e 5, della legge 1034/71, come sostituito dall'articolo 9 della legge 205/00. Non vi è luogo, pertanto, ad esaminare l'istanza cautelare proposta in via incidentale dai ricorrenti. 2 In via pregiudiziale, il Collegio è chiamato a vagliare l'ammissibilità del gravame e a delimitare esattamente l'oggetto del giudizio. 2.1 I ricorrenti, infatti, contestano sostanzialmente la legittimità dell'intervento edificatorio intrapreso dal controinteressato a seguito della denuncia di inizio attività presentata in data 25 ottobre 2005, in relazione alla quale il Comune di Acqui Terme non ha esercitato nei termini il proprio potere inibitorio. Essi, però, consapevoli dei contrasti giurisprudenziali in ordine alla natura giuridica della d.i.a. in materia edilizia, senza prendere specifica posizione al riguardo, impugnano, da un lato, il titolo abilitante tacitamente formatosi sulla d.i.a. e, dall'altro, contestano anche la legittimità del comportamento inerte dell'amministrazione, astenutasi dall'inibire l'attività edificatoria asseritamente contra legem. Tale problema non si riverbera, in ogni caso, sull'ammissibilità del gravame, poiché le prospettazioni dei ricorrenti consentivano alle controparti di esplicare pienamente le proprie difese in giudizio. 2.2 Un sintetico accenno alle incertezze che si registrano in materia impone di rammentare come le opinioni giurisprudenziali in ordine alla natura giuridica della d.i.a. oscillino tra due estremi da una parte, la tesi che qualifica la d.i.a. come istanza autorizzatoria che, per effetto del decorso del tempo, provoca la formazione di un porovvedimento tacito di accoglimento CdS, Sezione sesta, 6910/04 e, dalla parte opposta, quella che considera la d.i.a. alla stregua di atto soggettivamente e oggettivamente privato, come tale non impugnabile dinanzi al giudice amministrativo CdS, Sezione quarta, 3916/05 . 2.3 Anche aderendo alla seconda delle tesi indicate, comunque, le controversie in materia di d.i.a. risultano riservate alla competenza giurisdizionale del giudice amministrativo, in quanto la condotta inerte dell'amministrazione che riceve la presentazione della denuncia non costituisce mero comportamento, ma è riconducibile all'ambito dei poteri pubblicistici cfr. Tar Piemonte, Sezione prima, 1359/05 . Il Dl 35/2005, convertito nella legge 80/2005, ha, poi, devoluto ogni controversia relativa all'applicazione dei commi 1, 2 e 3 dell'articolo 19 della legge 241/90 trattasi delle disposizioni recanti la disciplina generale della d.i.a. alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. 2.4 Ciò premesso, si rammenta come la Sezione, con le sentenze 1359/05 e 1367/05, avesse aderito alla tesi che configura la d.i.a. in materia urbanistica quale atto privato, avente il significato sostanziale di una comunicazione rivolta all'amministrazione allo scopo di consentire la verifica della regolarità dell'intervento edificatorio che il denunciante intende intraprendere. Decisiva, in tal senso, era parsa la considerazione della ratio ispiratrice della disciplina normativa, volta alla liberalizzazione delle attività edilizie dei privati con un minor grado di impatto sul territorio ferma restando la necessità di attivare i poteri inibitori dell'amministrazione laddove l'intervento difetti dei necessari presupposti di legittimità . Ne consegue che la presentazione della d.i.a. e il decorso dello spatium temporis previsto dalla legge non determinavano, secondo le pronunce richiamate, la formazione del silenzio-assenso o, comunque, di un titolo abilitativo tacito all'esecuzione dell'opera. 2.5 Le novità legislative sopravvenute in materia impongono, però, di rimeditare le acquisizioni suindicate. Si fa riferimento alle modifiche normative introdotte dapprima con la legge 15/2005 e, poi, con l'articolo 3 del Dl 35/2005, convertito nella legge 80/2005. 2.6 In primo luogo, si rileva che la disciplina dettata dall'articolo 19 della legge 241/90, nel testo sostituito dall'articolo 3 del Dl 35/2005, non esclude più la d.i.a. in materia urbanistica, come avveniva nella formulazione originaria del disposto normativo che autolimitava espressamente il proprio ambito di applicazione in relazione alle concessioni edilizie. Se ne deduce, pertanto, che la d.i.a. in materia urbanistica è oggi soggetta alla disciplina generale di cui all'articolo 19 della legge 241/90, laddove essa, in forza del principio di specialità, non debba cedere il passo all'applicazione degli articoli 22 e 23 del Dpr 380/01. È appena il caso di precisare che il diverso nomen utilizzato dal legislatore per riferirsi ai due istituti la definitiva versione dell'articolo 19 della legge 241/90 è rubricata dichiarazione di inizio attività e non più denuncia non può essere sintomatico di alcuna diversità sostanziale dei medesimi. 2.7 Tanto precisato, deve soffermarsi l'attenzione sulla nuova formulazione del comma 3 dell'articolo 19 citato che, fra le altre previsioni, stabilisce che è fatto comunque salvo il potere dell'amministrazione competente di assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli articoli 21quinquies e 21nonies . Le due disposizioni richiamate, introdotte dall'articolo 14 della legge 15/2005, disciplinano, rispettivamente, la revoca del provvedimento amministrativo ad efficacia durevole e l'annullamento d'ufficio del provvedimento illegittimo. Il riferimento espresso agli istituti dell'autotutela decisoria induce, quindi, a ritenere che il legislatore abbia voluto assumere una posizione specifica in ordine alla vexata quaestio della natura giuridica della d.i.a., nel senso che la previsione dell'adottabilità di provvedimenti di secondo grado sottende la qualificazione della d.i.a. rectius degli effetti della d.i.a. come atto abilitativo tacito formatosi a seguito della denuncia del privato e del conseguente comportamento inerte dell'amministrazione cfr. Tar Abruzzo, Pescara, 494/05, e 498/05 . Seppure tale interpretazione possa apparire poco coerente con l'originaria ratio ispiratrice dell'istituto, essa è comunque imposta dal canone ermeneutico dell'interpretazione utile, giacché, in caso contrario vale a dire, escludendo che la d.i.a. determini la formazione di un atto abilitativo tacito , risulterebbe privo di senso il richiamo alle disposizioni che disciplinano il potere di revoca e di annullamento dell'atto inopportuno o illegittimo. 2.8 Non persuadono, al riguardo, le eccezioni già prospettate in giurisprudenza contro la qualificazione della d.i.a. imposta dalla novella legislativa. Si fa riferimento alla sentenza del Tar Lombardia, Milano, Sezione seconda, 3819/05, che sottolinea come l'articolo 19 della legge 241/90, dettando la disciplina generale della d.i.a., abbia comunque fatte salve, al comma 4, le discipline di settore, con la conseguenza che, per la d.i.a. nel campo edilizio, dovrebbe aversi esclusivo riguardo alla disciplina dettata dagli articoli 22 e segg.ti del Dpr 380/01. Il citato comma 4, però, si riferisce espressamente ai termini per l'inizio dell'attività del privato e per l'adozione dei provvedimenti inibitori da parte dell'amministrazione. Esso non riguarda, pertanto, gli istituti dell'autotutela decisoria per i quali vale, anche in materia urbanistico-edilizia, il richiamo agli articoli 21quinquies e 21nonies della legge 241/90. 2.9 In conclusione, ritiene il Collegio che la novella legislativa abbia modificato, non tanto la natura della d.i.a. - che si configura soggettivamente quale atto del privato e, dal punto di vista oggettivo, costituisce semplice comunicazione indirizzata alla pubblica amministrazione circa l'intendimento di realizzare l'attività di interesse per il denunciante - ma gli effetti che vi si ricollegano qualora la competente amministrazione non eserciti, nel termine di decadenza previsto dalla legge, i propri poteri inibitori, formandosi, in tal caso, un atto di assenso implicito, oggetto di possibile caducazione in via di autotutela da parte della stessa amministrazione ovvero da parte del giudice adito dal controinteressato. Tali conclusioni trovano conferma nel nuovo disposto dell'articolo 21, comma 2bis, della legge 241/90, introdotto in sede di conversione dalla legge 80/2005, che, riferendosi espressamente alle attività iniziate dal privato ai sensi dell'articolo 19, assimila gli effetti della d.i.a. alla fattispecie del silenzio assenso ex articolo 20, accomunando le due ipotesi nella categoria degli atti di assenso. 2.10 Trapiantando le suaccennate considerazioni nel caso in esame, deve essere dichiarata l'inammissibilità, per assenza dell'oggetto, della domanda di accertamento dell'illegittimità del comportamento inerte del Comune di Acqui Terme in ordine al controllo di legittimità della d.i.a. presentata dal controinteressato. È, invece, ammissibile e deve essere scrutinata la domanda, proposta in via alternativa dai ricorrenti, di annullamento dell'atto abilitativo tacito formatosi sulla d.i.a. medesima. 3 Nel merito, è fondato e meritevole di accoglimento il primo motivo di ricorso, con il quale gli esponenti contestano l'assoggettabilità dell'iniziativa edificatoria del controinteressato al regime della d.i.a. Tale iniziativa consta sostanzialmente di due diversi interventi la ristrutturazione di due locali nel sottotetto dell'edificio, attualmente adibiti a solaio, per realizzarvi vani tecnici e accessori destinati ad ospitare le attrezzature funzionali alla conduzione dello studio dentistico, e la creazione di un nuovo locale, anch'esso accessorio, mediante copertura della terrazza esistente. In ordine al primo intervento, i ricorrenti non muovono rilievi specifici. Essi contestano, invece, la legittimità della creazione di un locale accessorio mediante copertura della terrazza, allegando trattarsi di nuova costruzione, non assentibile mediante la procedura della d.i.a. Il rilievo è meritevole di condivisione. Non vi è dubbio, infatti, che l'edificazione di un locale sulla terrazza preesistente, con realizzazione della muratura perimetrale esterna in laterizio, abbia creato nuovi volumi e modificato la sagoma dell'edificio. Tale attività edilizia, pertanto, non può essere ricondotta al novero degli interventi assentibili mediante d.i.a., individuati per esclusione dall'articolo 22 del Dpr 380/01, dovendo essere qualificata come nuova costruzione soggetta al previo rilascio del permesso di costruire. Ne consegue l'illegittimità dell'atto di assenso implicitamente formatosi sulla d.i.a. che, per l'effetto, deve essere annullato. 4 Gli altri motivi di gravame proposti dai ricorrenti possono essere assorbiti, anche per evitare che lo scrutinio del secondo e del terzo motivo, con i quali viene denunciato il contrasto della nuova costruzione con la normativa urbanistica vigente, possa precostituire vincoli anomali nei confronti del futuro, possibile dispiegarsi dell'attività amministrativa. 5 Non può essere accolta, infine, la domanda di risarcimento dei danni proposta dai ricorrenti, per l'assoluta genericità e l'assenza di qualsivoglia principio di prova a sostegno dell'istanza. 6 In conclusione, il ricorso deve essere accolto, limitatamente alla domanda di annullamento dell'atto di assenso formatosi sulla d.i.a. deve essere respinta, invece, la domanda di risarcimento dei danni. È opportuno disporre la compensazione delle spese del grado, sussistendo giusti motivi. PQM Il Tar per il Piemonte, Sezione prima, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe con sentenza succintamente motivata, lo accoglie, nei limiti di cui in motivazione. Respinge l'istanza di risarcimento dei danni. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Amministrazione.