Associazioni sportive e agriturismo: per chi vale il fisco agevolato e per chi no

Le aziende venatorie devono l'imposta straordinaria mentre chi vende i prodotti dell'orto gode dei benefici anche per i periodi precedenti al 2001

Associazioni sportive e agriturismo, la Cassazione dà una botta al cerchio e una alla botte. Infatti, con due sentenze, la 11075 e la 11076 depositate il 12 maggio scorso e qui leggibili tra gli allegati, da un lato, afferma che le aziende agrituristico-venatorie devono l'imposta straordinaria dall'altro legittima le agevolazioni fiscali per gli agriturismo anche prima del 2001, anno di modifica dell'articolo 2135 del Codice civile, sull'impresa agricola. L'imposta straordinaria, dunque, non può essere esclusa per le associazioni sportive e gli agriturismi-turistico-venatori tali organismi, hanno infatti precisato i giudici della quinta sezione, non rappresentano una trasformazione delle preesistenti riserve di caccia, adempiendo, invece, ad una funzione diversa e più complessa, inclusive delle finalità ecologistiche che le caratterizza. Due le norme interpretate nella sentenza 11075. L'articolo 8 del Dl 384/92 imposta straordinaria su particolari beni secondo cui al pagamento dei tributi straordinari, istituito per il solo anno 1992, sono tenute tutte le persone fisiche che possiedono i beni elencati dalle lettere a e c bis . Poi l'articolo 9 dello stesso decreto, secondo cui i soggetti che alla data di entrata in vigore della del presente decreto, al di fuori dell'esercizio di un'attività commerciale, gestivano, individualmente o in forma associata, aziende faunistico-venatorie ovvero fossero titolari di diritti esclusivi di pesca su corsi d'acqua o su superfici lacustri, erano tenuti al versamento del tributo . In altri termini, dall'accostamento di queste due norme emerge chiaramente la legittimità dell'imposizione fiscale nei confronti di queste organizzazioni. Più magnanima, invece la sentenza 11076, con la quale i benefici fiscali previsti, oggi espressamente, in favore degli agriturismo, lo erano anche prima della nuova formulazione dell'articolo 2135 Cc. Mancava, prima della riforma attuata con il D.Lgs 228/01, il terzo comma che ha compreso nell'ambito delle attività proprie dell'imprenditore agricolo anche la ricezione e l'ospitalità, come definite dalla legge. Infatti anche prima di questa precisazione esisteva una legge, la 730/85 secondo cui l'attività agrituristica rientrava, in linea generale, nell'ambito dell'attività dell'imprenditore agricolo e non poteva, in astratto e in generale, essere disconosciuta. Infatti, hanno precisato i giudici di Palazzaccio, anche se l'articolo 2135 Cc non conteneva quella esplicita relatio alla legge speciale sull'agriturismo, che oggi espressamente contiene, dal tenore della legge 730/85, si ricava che il nucleo di contenuti dell'attività agricola, a partire da quella data, includesse anche la ricezione e l'ospitalità . Sulla base di queste considerazioni la Suprema corte ha respinto il ricorso del ministero delle Finanze contro un agriturismo al quale era stato notificato un avviso di liquidazione al fine di recuperare la maggiore imposta di registro. d.a.

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 16 marzo-12 maggio 2006, n. 11075 Presidente Saccucci - Relatore Genovese Pm Sepe - conforme - Ricorrente Associazione sportiva venatoria Alfedena-Scontrone - Controricorrente ministero delle Finanze Svolgimento del Processo 1. In base all'articolo 36 della legge regionale Abruzzo 698/77, per le finalità perseguite da tale legge tutela ambientale e protezione faunistica , all'Associazione sportiva venatoria Alfedena-Scontrone veniva assegnato, dalla Regione, un comprensorio posto immediatamente a ridosso del Parco Nazionale d'Abruzzo. Abrogata la legge 698 dalla successiva 157/92, all'articolo 36 di quest'ultima veniva stabilito che le aziende, già autorizzate ai sensi della precedente normativa, continuassero ad essere regolate dall'atto di concessione. Ai sensi dell'articolo 16 della legge del 1991, la Regione veniva provvista del potere di istituire aziende faunistico-venatorie che, senza il perseguimento di fini di lucro, formulassero programmi di conservazione e ripristino ambientale. 2. L'Ufficio del Registro di Castel di Sangro notificava all'Associazione avviso di liquidazione perché la medesima, in violazione dell'articolo 8 Dl 384/92, convertito nella legge 438, non avrebbe presentato la denuncia e non avrebbe effettuato il versamento dell'imposta straordinaria dovuta per la gestione dell'Azienda faunistica. L' Associazione proponeva ricorso alla Ctp di Sulmona che l'accoglieva osservando che, l'articolo 9 Dl 384/92, sottoponeva a tributo solo le aziende faunistiche e venatorie non gestite da associazioni, ossia in funzione di interessi privati e non pubblicistici. 3. L'Ufficio delle entrate di Sulmona proponeva, avverso tale pronuncia, appello alla Ctr dell'Aquila che l'accoglieva. Secondo il giudice del gravame la tassazione era pretesa, anche nei confronti di una associazione, in ragione della gestione di una vera e propria azienda. 4. Avverso tale sentenza l'Associazione sportiva venatoria Alfedena-Scontrone ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi. L'Amministrazione resiste con controricorso. Motivi della Decisione 1.1. Con il primo motivo di ricorso con il quale lamenta la violazione e/o falsa applicazione dell'articolo 8, comma 8bis e 9, Dl 384/92, convertito nella legge 438/92 l'Associazione deduce che il possesso dei beni oggetto d'imposizione riguarderebbe solo le persone fisiche, le società di persone, le associazioni professionali, le società di fatto, quelle semplici e le altre, ovvero gli enti pubblici aventi per oggetto esclusivo l'esercizio dell'attività commerciale. Resterebbero escluse, pertanto, quelle altre associazioni che - come la ricorrente - non avrebbero per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciale e che rientrerebbero tra i soggetti indicati nell'articolo 87, comma 1, lettera c , Tu 917/86 atteso che le norme istitutive delle Aziende faunistico-venatorie escluderebbero il fine di lucro ed imporrebbero lo svolgimento di attività di protezione e conservazione del patrimonio ambientale e faunistico. Né l'espressione al di fuori dell'esercizio di una attività commerciale , contenuta nel comma 9, identificherebbe un'altra figura soggettiva da assoggettare a tributo, che si identificherebbe soltanto in una di quelle indicate nel precedente comma 8bis. 1.2. Con il secondo motivo di ricorso con il quale lamenta la violazione e/o falsa applicazione dell'articolo 8, comma 8bis e 9, Dl 384/92, convertito nella legge 438/92 e omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia l' Associazione deduce che lo svolgimento dell'attività istituzionale, espletata nel pubblico interesse la tutela e la cura ambientali , non potesse farla considerare come una gestione commerciale. In secondo luogo, l'Azienda non avrebbe avuto caratteristiche proprie dell'azienda faunistico-venatoria in quanto la Provincia dell'Aquila ne avrebbe istituito in una misura percentuale superiore a quel 15% voluto dalla legge e quindi, nel caso di specie, si sarebbe trattato di un ente titolare di concessione su territori a gestione programmata della caccia. La concessione rilasciata, perciò, sarebbe stata affetta da vizi rilevati dai giudici amministrativi. In ogni caso, essa non avrebbe svolto alcuna attività, essendo unici elementi certi la delimitazione di un'area territoriale e la costituzione dell'associazione, ma senza che essa avrebbe mai avuto la disponibilità dei terreni. La Ctp avrebbe accolto le osservazioni della Associazione sull'inesistenza della struttura aziendale, ma la Ctr, ribaltando la decisione, avrebbe omesso ogni valutazione al riguardo, con motivazione carente o contraddittoria. 1.3. La norma, ove interpretata in conformità alle conclusioni dell'Amministrazione fiscale, sarebbe incostituzionale, per violazione dell'articolo 53 Costituzione, posto che nessuna capacità contributiva potrebbe avere un ente avente con esclusiva finalità di ordinata gestione dell'esercizio della caccia, subordinando la partecipazione al pagamento di una modestissima quota annuale. Ciò tanto più considerando gli altri indici di capacità contributiva stabilite dalla legge auto di grossa cilindrata, aerei privati, imbarcazioni da diporto, ecc. . 2. Il ricorso è infondato e deve essere respinto. 2.1. Va respinto, anzitutto, il primo motivo, con il quale la ricorrente Associazione propone una interpretazione restrittiva dell'articolo 8 del Dl 384/92, convertito nella legge 438/92, con riferimento alle figure soggettive contribuenti disegnate dalla fattispecie impositiva. Infatti, l'articolo 8 Imposta straordinaria su particolari beni , ha stabilito che, al pagamento del tributo straordinario, istituito per il solo anno 1992, fossero tenute le persone fisiche che, alla data di entrata in vigore del decreto, possedessero uno o più tra i beni elencati alle lettere da a a cbis . Tra questi contribuenti andavano inclusi anche i soggetti di cui all'articolo 5 e all'articolo 87, comma 1, lettere a e b , del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con Dpr 917/86, e successive modificazioni, nonché alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato dei predetti soggetti per i beni indicati nel comma 1 del presente articolo comma 8-bis . Inoltre, ai sensi del comma 9, I soggetti che alla data di entrata in vigore del presente decreto, al di fuori dell'esercizio di una attività commerciale, gesti vano , individualmente o in forma associata, aziende faunistico-venatorie ovvero fossero titolari di diritti esclusivi di pesca su corsi d'acqua o su superfici lacustri , erano tenuti al versamento del tributo di cui al comma 1 nelle seguenti misure a lire 10 mila per ettaro, per le aziende faunistico-venatorie b lire 10 mila per chilometro, per i diritti esclusivi di pesca su corsi d'acqua c lire 10 mila per ettaro, per i diritti esclusivi di pesca su superfici lacustri . Dal semplice accostamento di tali parti del precetto, contenuto nell'articolo 8, cit., emerge chiara la peculiarità dell'imposizione fiscale, disposta con riferimento alle aziende faunistico-venatorie per le quali la qualità soggettiva del destinatario dell'obbligo tributario è, nel comma 9, attribuita - senza ombra di dubbio - a tutti i soggetti che, al di fuori dell'esercizio di una attività commerciale, gestiscano, individualmente o in forma associata, aziende faunistico-venatorie . Nessuna esenzione soggettiva è, pertanto, ricavabile dall'esegesi del comma 9, menzionato. A tale risultato, del resto, era già pervenuta questa Corte con le decisioni 16109 e 17771/02, dove aveva concluso che, a tale obbligo contributivo straordinario, fossero chiamati anche gli enti che, senza scopo di lucro, gestissero in forma associata aziende faunistico-venatorie, alla sola condizione che tale attività di gestione fosse in essere alla data di entrata in vigore del Dl 384/92. 2.2. Invero, la ricorrente associazione, sembra voler conseguire l'esenzione dal carico fiscale anche con riferimento alla natura del compendio patrimoniale, assumendo che non si sarebbe trattato di una vera e propria azienda ma solo di una concessione su territori a gestione programmata della caccia, affidati ad un ente privo di finalità commerciali. È quanto forma, sotto vari profili, oggetto della doglianza riconducibile al secondo mezzo di ricorso. Ma anche questa censura, che -come si dirà- è anche parzialmente inammissibile, non è affatto fondata. 2.2.1. Infatti, le Aziende Faunistico-Venatorie, introdotte nel nostro ordinamento dalla legge n. 968 del 1977, non rappresentano una trasformazione delle preesistenti riserve di caccia , adempiendo esse, invece, ad una funzione diversa e più complessa, inclusive delle finalità ecologistiche sottolineate dalla associazione ricorrente si veda, al riguardo, la sentenza di questa Corte 5099/97 . Infatti, la stessa legge 968, all'articolo 36, stabilisce, da un lato, la proroga provvisoria delle concessioni di riserva per non oltre un triennio dalla sua entrata in vigore, e, da un altro, la possibilità di trasformazione in Aziende Faunistiche, per quelle sole riserve di specifico interesse ambientalistico e faunistico, per il che è esclusa, insieme ad ogni automatico meccanismo di trasformazione, ogni automatica successione delle Aziende in questione, nei rapporti delle Riserve e nel loro regime. Analoghe conclusioni, circa l'assenza di qualsivoglia meccanismo successorio, vanno svolte in relazione all'ipotesi in cui fondi appartenenti ad un consorzio di proprietari , vengano successivamente inclusi in un'Azienda faunistica. Ne consegue che, onde definire diritti ed obblighi dei soggetti associati in un'Azienda Faunistico Venatoria, deve farsi riferimento unicamente alla legge statale, e a quelle regionali da questa espressamente previste, ai regolamenti di attuazione, ed agli statuti delle Aziende medesime. Orbene, con riferimento a questa diversità di statuti, indubbiamente esistente tra le aziende faunistico-venatorie che senza fini di lucro , sono soggette a tassa di concessione regionale, per prevalenti finalità naturalistiche e faunistiche con particolare riferimento alla tipica fauna alpina e appenninica, alla grossa fauna europea e a quella acquatica e che richiedono il rilascio di concessioni ove corredate di programmi di conservazione e di ripristino ambientale al fine di garantire l'obiettivo naturalistico e faunistico , ma in cui la caccia è consentita nelle giornate indicate dal calendario venatorio secondo i piani di assestamento e di abbattimento e le aziende agri-turistico-venatorie nelle quali sono consentiti l'immissione e l'abbattimento per tutta la stagione venatoria di fauna selvatica di allevamento il legislatore ha inteso ricomprendere, tra le aziende oggetto della fattispecie impositiva straordinaria, sia le une che le altre, avendo nominato solo le prime le aziende faunistico-venatorie ma - in realtà - volendo comprendere all'interno di tale categoria anche le seconde le aziende agri-turistico-venatorie , caratterizzate da un indubbio tasso di commercialità . 2.2.2. Tanto premesso, vanno respinte le doglianze proposte contro l'applicazione della fattispecie impositiva, ratione obiecti, e vanno dichiarate inammissibili le altre censure, pure esposte con il secondo motivo, con le quali s'intende aprire una verifica fattuale in questa sede, ove non è consentito, ex articolo 360 Cpc sulle caratteristiche di quella singola azienda faunistico-venatoria e sulla presunta illegittimità della concessione rilasciata a favore della stessa Associazione ricorrente. Peraltro, nella già richiamata sentenza 17771/02, questa Corte aveva rilevato già a proposito di altra associazione ricorrente, che non poteva avere alcun rilievo la circostanza che l'associazione sia stata eventualmente costituita illegittimamente, essendo rilevante la gestione de facto dell'azienda faunistico-venatoria ad una certa data . Gestione de facto, il cui accertamento in questa sede non può più trovare ingresso. 2.3. Resta da esaminare il profilo di illegittimità costituzionale, eccepito con il terzo motivo di ricorso. Con esso si lamenta un'imposizione cui non farebbe riscontro alcuna capacità contributiva lesione del principio contenuto nell'articolo 53 della Costituzione . 2.3.1. Ma anche tale profilo non può trovare accoglimento, per non essere l'eccezione non manifestamente infondata . Si è già detto sopra che la fattispecie impositiva ha incluso, al suo interno, sia le aziende faunistico-venatorie come quella gestita dall'Associazione sportiva ricorrente sia le aziende agri-turistico-venatorie, aventi anche finalità commerciali. Ma, in realtà, l'imposta straordinaria sui cd. beni di lusso non ha inteso colpire la capacità contributiva espressa in relazione all'attività commerciale, ma solo al possesso, indirettamente desunto da alcuni beni indice , di una certa capacità reddituale. Sotto questo profilo, infatti, l'esercizio di attività sportive costose quale è la caccia esercitata attraverso strutture aziendali perseguenti la tutela del territorio e delle specie animali selvatiche che ivi si riproducono è sicuramente indice del possesso di una apprezzabile capacità contributiva, sia pure espressa attraverso il pagamento di quote associative necessarie al funzionamento dell'organismo gestore l'associazione . Senza contare che la giurisprudenza del Giudice delle Leggi, ha affermato, con riferimento a tali tipi di imposte, che trattandosi di una imposizione straordinaria e circoscritta ad un solo anno, e per giunta reale, non concreta alcun vizio di illegittimità costituzionale la previsione di un'aliquota proporzionale, invece che progressiva, giacché all'ordinamento tributario nel suo complesso, non al singolo tributo, si riferisce la progressività indicata nell'articolo 53 Costituzione e del resto il principio di progressività, se inteso nel senso che l'aliquota aumenta con il crescere del reddito, presuppone un rapporto diretto fra imposizione e reddito individuale del contribuente, ravvisabile solo nelle imposte persona sentenza 159/85 . Secondo la Consulta, infatti, l'articolo 53 Costituzione, rettamente interpretato, non impone diversamente da quanto presupposto dal giudice rimettente una tassazione fiscale uniforme, con criteri assolutamente identici e proporzionali per tutte le tipologie di imposizione ordinanza 341/00, resa in riferimento al cd. contributo per l'Europa, avente - secondo la Corte - elementi di marcata differenziazione, rispetto all'Irpef - quale imposizione una tantum . 3. Il rigetto del ricorso impone di regolare le spese di questa fase secondo il principio di soccombenza, come da dispositivo. PQM Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in complessivi Euro 1.100,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre alle spese generali ed accessori, come per legge. 5

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 16 marzo-12 maggio 2006, n. 11076 Presidente Saccucci - Relatore Genovese Pm Sepe - conforme - Ricorrente ministero delle Finanze Ufficio Registro di Siena - Controricorrente Fattoria dei Barbi e del Casato Srl ed altri Svolgimento del processo 1. All'atto della costituzione della società Fattoria dei Barbi e del Casato Srl, avvenuta nel corso dell'anno 1988, la signora Francesca Colombini Cinelli, conferiva l'azienda agricola di sua proprietà, con valore dichiarato. In sede di registrazione, l'atto veniva assoggettato ad imposta di registro nella misura del 1%, ai sensi dell'articolo 4, lettera a , punto 3, della Tariffa, parte I, allegata al Dpr 131/86, con esenzione dall'Invim. Secondo l'Ufficio, che notificava un avviso di liquidazione tendente al recupero dell'imposta di registro nella misura ordinaria e dell'Invim, e un avviso di accertamento di rettifica del valore dichiarato, una parte dei fabbricati conferiti, precisamente taverna ristorante, norcineria ed alcuni fabbricati destinati ad attività agrituristiche , non potevano ritenersi compresi nell'azienda agricola. 2. Gli atti di accertamento e di liquidazione venivano impugnati sia dalla società e che dalla signora Francesca Colombini Cinelli, davanti alla Commissione tributaria di I grado di Siena. La controversia avente ad oggetto l'avviso di liquidazione veniva definito dai contribuenti, ai sensi dell'articolo 53 della legge 413/91, con estinzione del giudizio. Nel secondo giudizio, quello proposto in conseguenza dell'impugnazione dell'avviso di accertamento, la Commissione di I grado di Siena ritenne congruo il valore iniziale dei beni, come accertato dall'Ufficio, ed anche corretto che gli stessi fossero ricompresi nell'azienda agricola. 3. L'Ufficio proponeva appello, sostenendo che, dopo la definizione della causa pregiudiziale, in base al condono, non si poteva mettere in discussione la non appartenenza dei beni all'azienda agricola, che gli stessi comunque non ne facevano parte e che il loro valore, maggiore di quello dichiarato, era quello accertato dall'Ute. 4. La Ctr di Firenze confermava la decisione di prime cure affermando che l'attività agrituristica, al cui esercizio erano destinati gli immobili in contestazione, doveva ritenersi ricompressa tra le attività connesse richiamate dall'articolo 2135 Cc, alla luce della legge 730/85. 5. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l'Amministrazione finanziaria, con ricorso affidato a un unico motivo, contro il quale resistono i contribuenti, con controricorso. Motivi della decisione 1. Con l'unico motivo di ricorso con il quale lamenta la violazione e la falsa applicazione degli artt. 4, lettera a, punto 3, della Tariffa, parte I allegata al Dpr 131/86, dell'articolo 2135, comma 2, Cc e dell'articolo 2 legge 730/85 il ministero delle Finanze deduce che l'attività agrituristica non poteva ritenersi connessa all'esercizio dell'agricoltura, trattandosi di attività commerciale affittacamere, ristorazione, ecc. . L'esenzione dall'Invim e l'aliquota ridotta di imposta di registro sarebbero concesse solo per i conferimenti di aziende agricole, nel cui novero non potrebbero essere inclusi gli immobili destinati ad attività commerciali, ancorché queste ultime fossero svolte dallo stesso soggetto esercente l'attività agricola. 2. Il ricorso, che è infondato, deve essere respinto. 2.1. La questione sottoposta all'esame della Corte riguarda la pretesa dell'Amministrazione fiscale che ha escluso l'esenzione dall'Invim e l'applicazione dell'aliquota ridotta dell'imposta di registro, in relazione al conferimento di beni aziendali in una società a responsabilità limitata esercente l'attività agricola beni utili all'esercizio della connesse attività agrituristiche. Secondo l'Amministrazione erariale, non potrebbero far parte dei beni aziendali per uso agricolo quegli immobili che siano utili all'esercizio dell'agriturismo, quantunque svolto dallo stesso imprenditore che eserciti anche l'agricoltura dei fondi su cui insistono gli stessi beni. 2.2.Poiché i fatti si riferiscono all'anno 1988, è evidente che il diritto applicabile non può essere costituito dall'articolo 2135, terzo comma, Cc, così come modificato ad opera dell'articolo 1 D.Lgs 228/01, che recita Si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dell'allevamento degli animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge . A tale data, infatti, la formulazione dell'articolo 2135 Cc era certamente priva del terzo comma, sopra riportato, che ha compreso - nell'ambito della attività proprie dell'imprenditore agricolo - anche la ricezione ed ospitalità come definite dalla legge , ma essa andava integrata con le previsioni della legge speciale del 1985. Ossia con la legge 730/85 Disciplina dell'agriturismo , avente articolo 1 quale finalità dell'intervento il potenziamento e la salvaguardia dell'agricoltura, in armonia con gli indirizzi di politica agricola della CEE e con il piano agricolo nazionale, con i piani agricoli regionali e con i piani di sviluppo regionali , perciò sostenuta anche mediante la promozione di forme idonee di turismo nelle campagne, volte a favorire lo sviluppo ed il riequilibrio del territorio agricolo, ad agevolare la permanenza dei produttori agricoli nelle zone rurali attraverso l'integrazione dei redditi aziendali ed il miglioramento delle condizioni di vita, a meglio utilizzare il patrimonio rurale naturale ed edilizio, a favorire la conservazione e la tutela dell'ambiente, a valorizzare i prodotti tipici, a tutelare e promuovere le tradizioni e le iniziative culturali del mondo rurale, a sviluppare il turismo sociale e giovanile, a favorire i rapporti tra la città e la campagna . Nell'ambito di tali interventi promozionali la definizione di attività agrituristiche è fornita dall'articolo 2 della legge che così si esprime Per attività agrituristiche si intendono esclusivamente le attività di ricezione ed ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile, singoli od associati, e da loro familiari di cui all'articolo 230bis del Cc, attraverso l'utilizzazione della propria azienda, in rapporto di connessione e complementarità rispetto alle attività di coltivazione del fondo, silvicoltura, allevamento del bestiame, che devono comunque rimanere principali. Lo svolgimento di attività agrituristiche, nel rispetto delle norme di cui alla presente legge, non costituisce distrazione della destinazione agricola dei fondi e degli edifici interessati. Rientrano fra tali attività a dare stagionalmente ospitalità, anche in spazi aperti destinati alla sosta di campeggiatori b somministrare per la consumazione sul posto pasti e bevande costituiti prevalentemente da prodotti propri, ivi compresi quelli a carattere alcolico e superalcolico c organizzare attività ricreative o culturali nell'ambito dell'azienda. Sono considerati di propria produzione le bevande e i cibi prodotti e lavorati nell'azienda agricola nonché quelli ricavati da materie prime dell'azienda agricola anche attraverso lavorazioni esterne . Per lo svolgimento di tali attività è possibile e necessario utilizzare articolo 3 anche i locali siti nell'abitazione dell'imprenditore agricolo ubicata nel fondo, nonché gli edifici o parte di essi esistenti nel fondo e non più necessari alla conduzione dello stesso . 2.3. Sulla base di tale diritto applicabile ratione temporis, l'attività agrituristica rientrava, in linea generale, nell'ambito dell'attività dell'imprenditore agricolo e non poteva, in astratto e in generale, essere disconosciuta. Infatti, anche se l'articolo 2135 Cc non conteneva quella esplicita relatio alla legge speciale sull'agriturismo, che oggi espressamente contiene onde il terzo comma di tale previsione non costituisce tanto una innovazione sotto la considerazione di tale attività, quanto, piuttosto, sotto il più ampio profilo dell'inclusione delle attività paraindustriali dell'imprenditore , dal tenore della legge 730/85, si ricava che il nucleo di contenuti dell'attività agricola, a partire da quella data, includesse anche la ricezione ed ospitalità . La previsione dell'articolo 2135 Cc, infatti, andava integrata con l'articolo 2 della legge 730/85, che affermava al secondo comma il principio secondo cui lo svolgimento di attività agrituristiche, nel rispetto delle norme di cui alla presente legge, non costituisce distrazione della destinazione agricola dei fondi e degli edifici interessati e, perciò, ne permetteva l'attrazione alla sola condizione che l'utilizzazione della azienda fosse caratterizzata da un rapporto di connessione e complementarità rispetto alle attività di coltivazione del fondo, silvicoltura, allevamento del bestiame, che devono comunque rimanere principali. Ma, a tal proposito, riguardante cioè i limiti applicativi, in concreto verificabili, di quella disciplina, nessuna contestazione risulta essere stata avanzata dall'Amministrazione finanziaria ed essa, in ogni caso, non forma oggetto di dibattito in questa sede. 3. Il ricorso dell'Amministrazione, pertanto, deve essere respinto. 4. Le spese di questa fase si compensano per la novità della questione. PQM Rigetta il ricorso. Compensa le spese di questa fase del giudizio. 3