Con il tramonto della naja obbligatoria scompare anche il reato di chi ha rifiutato le stellette per motivi di coscienza. Dopo un anno il Palazzaccio cambia idea

di Aldo Natalini

di Aldo Natalini A seguito dell'istituzione del servizio militare professionale, realizzata dalla legge 331/2000 entrata definitivamente a regime il 31 ottobre 2005 , deve ritenersi abolito il servizio militare obbligatorio in tempo di pace e, di conseguenza, abrogato il delitto di rifiuto di prestare lo stesso da parte dei cittadini ad esso tenuti per chiamata di leva, ai sensi dell'articolo 14, comma 2, legge 230/1998. Col duplice corollario, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, Cp, che, da un lato, non è punibile la condotta di chi in precedenza, quando detto servizio era obbligatorio, ha rifiutato di prestarlo e, dall'altro, vengono a cessare l'esecuzione e gli effetti penali della condanna eventualmente subita. Questo l'importante principio di diritto enucleabile nella sentenza 7628/06 qui disponibile nei documenti correlati , con cui la prima sezione della Cassazione, accogliendo il ricorso di un giovane che aveva rifiutato di indossare la divisa per motivi di coscienza, ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna perché il fatto non è previsto dalla legge come reato . Il precedente della sentenza 12316/05. Va detto che già lo scorso anno la Suprema Corte era intervenuta per la prima volta sulla questione degli effetti dell'abrogazione del servizio militare obbligatorio sulle violazioni, anteriormente commesse, delle norme penali che sanzionano, in vario modo, il rifiuto delle stellette con la sentenza 12316/05 pubblicata su D& G n. 16/2005, con commento di Aldo Natalini, Dire signornò può ancora costare caro , la Cassazione aveva già statuito come l'abolizione del servizio militare di leva abbia ridisegnato la fattispecie penale del delitto di rifiuto della relativa prestazione eliminando il disvalore sociale della condotta incriminata. Sennonché, nella stessa occasione, lo stesso giudice di legittimità precisò pure che il reato de quo era da considerarsi ancora in vigore per tutti i giovani nati prima del 1985 e già chiamati alle armi, per i quali il servizio militare resta[va] obbligatorio sino al 31 ottobre 2005 data di cessazione dal servizio dell'ultimo contigente chiamato alle armi il 31 dicembre 2004 . In termini analoghi si era espresso, poi, successivamente il Palazzaccio, quando ribadì che, l'abolizione del servizio militare di leva prevista dall'articolo 1, comma 6, della legge 331/2000 comporta in linea di principio la non punibilità della condotta di chi in precedenza ha rifiutato il servizio militare obbligatorio , fermo restando però che, in attesa dell'attuazione della disposta sostituzione dei militari in servizio obbligatorio di leva con i volontari di truppa secondo le modalità stabilite con apposito D.Lgs, il reato rimane configurabile fino al 30 ottobre 2005, data di cessazione del servizio dell'ultimo contingente chiamato alle armi così Cassazione, 23788/05, Marini . Il dictum gli effetti abrogativi dell'abolizione del servizio militare. Oggi invece il giudice nomofilattico giunge ad una conclusione radicale, senza operare più alcun distinguo temporale. Al fine di verificare se trovi o meno applicazione, nella specie, l'articolo 2 Cp, comma 2, Cp nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato , gli ermellini di Piazza Cavour muovono da un dato di partenza noto, ricavandolo dalla propria giurisprudenza l'istituto della successione delle leggi penali nel tempo riguarda le norme che definiscono la struttura essenziale e circostanziata del reato e conseguentemente, ai fini dell'applicabilità dell'articolo 2 Cp, si deve tenere conto anche di quelle fonti normative che, pur non comprese nel precetto penale, ne integrano tuttavia il contenuto così, per tutte, Cassazione, sezione terza, 1 febbraio - 10 marzo 2005, Pitrella, rv. 231228 e Cassazione, sezione terza, 12 marzo - 14 maggio 2002, Pata, rv. 221943 . Ciò posto - cadenza oggi la Corte regolatrice - è di tutta evidenza, alla stregua di quanto si è detto, che la normativa in tema di leva obbligatoria è decisiva per individuare il contenuto e i limiti della fattispecie delittuosa di rifiuto della prestazione del servizio militare . La conseguenza che trae allora la Corte regolatrice pare obbligata l'abolizione del servizio militare obbligatorio a seguito dell'introduzione di forze armate esclusivamente professionali, realizzata dalla legge 331/2000, articolo 1, comma 6 , abroga il delitto di rifiuto di prestare detto servizio da parte dei cittadini ad esso tenuti per chiamata di leva e determina - in forza dell'articolo 2 Cp, comma 2 - la non punibilità della condotta di chi in precedenza, allorché detto servizio era obbligatorio, ha rifiutato di prestarlo ovvero la cessazione dell'esecuzione e degli effetti penali della condanna eventualmente intervenuta cfr., in senso conforme, Cassazione, sezione prima, 10 febbraio - 31 marzo 2005, Pg in proc. Caruso, rv. 231721 nonché Cassazione, sezione prima, 6 maggio - 24 giugno 2005, Taboni, rv. 231763 e, con riferimento ad ipotesi affini, Cassazione, sezione terza, 4 febbraio - 27 marzo 2003, Pertot, rv. 224243, secondo cui sussiste abolitio criminis del reato di contrabbando doganale Dpr 43/1973, articolo 282 consistente nell'omissione del pagamento del dazio ad valorem del 6% gravante sull'alluminio in pani proveniente dalla Repubblica Federale Iugoslava in virtù della sopravvenienza del regolamento comunitario 2007/2000, integrato e modificato dal regolamento 2563/2000 che ha sottratto tale merce ai diritti di confine sulla stessa gravanti, in quanto le norme impositive del dazio costituiscono norme extrapenali integrataci del precetto penale e, in quanto tali, rientranti nell'ambito di applicazione dell'articolo 2 Cp e Cassazione, sezione sesta, 9 dicembre 2002 - 16 gennaio 2003, Di Campli Finore, rv. 223341, secondo cui non integra il reato di esercizio abusivo di una professione la condotta del praticante avvocato, abilitato al patrocinio, il quale abbia assunto la difesa di un minore nell'udienza di convalida dell'arresto tenuta dal Gip del Tribunale per i minorenni, in quanto, nei limiti in cui tale attività difensionale è consentita dalla norma sopravvenuta di cui alla legge 47/1999, articolo 7, la modifica della norma extrapenale si riflette sulla struttura stessa del precetto penale ed opera, dunque, il principio di retroattività della legge più favorevole articolo 2, cpv. Cp . In definitiva, Piazza Cavour rinnega dunque senza mezzi termini quegli orientamenti di certa giurisprudenza di merito che, ancora di recente, si era espressa in segno contrario in fattispecie analoghe come il Tribunale militare di Cagliari che, con ordinanza resa in sede di esecuzione lo scorso 20 dicembre - qui disponibile nei documenti correlati - ebbe a respingere la richiesta di revoca della sentenza di condanna per mancanza alla chiamata alle armi , muovendo dall'assunto che la sospensione delle chiamate alle armi per il compimento del servizio di leva a decorrere dal 1 gennaio 2005, disposta dalla legge 226/04, non comporta l'abrogazione del reato di mancanza alla chiamata di cui all'articolo 151, comma 1, Cpmp in ordine ai fatti commessi allorquando vigeva il servizio militare obbligatorio. IL RIFIUTO DEL SERVIZIO DI LEVA Legge 230/1998 Articolo 14. - 1. L'obiettore ammesso al servizio civile che rifiuta di prestarlo è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. 2. Alla stessa pena soggiace chi, non avendo chiesto o non avendo ottenuto l'ammissione al servizio civile, rifiuta di prestare il servizio militare, prima o dopo averlo assunto, adducendo motivi di coscienza che ostano alla prestazione del servizio militare. 3. Competente a giudicare per i reati di cui ai commi 1 e 2 è il [pretore] Tribunale del luogo nel quale deve essere svolto il servizio civile o il servizio militare. 4. La sentenza penale di condanna per uno dei reati di cui ai commi 1 e 2 esonera dagli obblighi di leva. 5. Coloro che in tempo di pace, adducendo motivi diversi da quelli indicati dall'articolo 1 o senza addurre motivo alcuno, rifiutano totalmente, prima o dopo averlo assunto, la prestazione del servizio militare di leva, sono esonerati dall'obbligo di prestarlo quando abbiano espiato per il suddetto rifiuto la pena della reclusione per un periodo complessivamente non inferiore alla durata del servizio militare di leva. 6. L'imputato o il condannato può fare domanda per essere nuovamente assegnato o ammesso al servizio civile nei casi previsti dai commi 1 e 2, tranne nel caso in cui tale domanda sia già stata presentata e respinta per i motivi di cui all'articolo 2. Nei casi previsti dal comma 2, può essere fatta domanda di prestare servizio nelle Forze armate. 7 . Per la decisione sulle domande di cui al comma 6, il termine di cui all'articolo 5, comma 1, è ridotto a tre mesi. 8. L'accoglimento delle domande estingue il reato. Il tempo trascorso in stato di detenzione è computato in diminuzione della durata prescritta per il servizio militare o per il servizio civile. IL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO Legge 331/2000 Norme per l'istituzione del servizio militare professionale Articolo 3. Trasformazione progressiva dello strumento militare in professionale . - 1. Il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari che si esprimono entro sessanta giorni dalla data di assegnazione del relativo schema, corredato dai pareri previsti dalla legge, un D.Lgs per disciplinare la graduale sostituzione, entro sette anni a decorrere dalla data di entrata in vigore del medesimo D.Lgs, dei militari in servizio obbligatorio di leva con volontari di truppa e con personale civile del Ministero della difesa. Il D.Lgs sarà informato ai seguenti princìpi e criteri direttivi [ ] lettera h adeguare la normativa che regola il servizio militare obbligatorio, fermo restando quanto previsto per le modalità di chiamata alla leva o alle armi, nonché per le dispense di cui agli articoli 1 e 7 del D.Lgs 504/1997, in modo da [ ] 2 indicare espressamente le norme abrogate in materia di servizio militare obbligatorio, coordinando le restanti norme in vigore con quelle emanate in attuazione della presente legge [ ] D.Lgs 215/2001 Disposizioni per disciplinare la trasformazione progressiva dello strumento militare in professionale, a norma dell'articolo 3, comma 1, della legge 14 novembre 2000, n. 331 Articolo 7. Sospensione del servizio di leva . - 1. Il servizio obbligatorio di leva è sospeso a decorrere dal 1 gennaio 2007. Fino al 31 dicembre 2006, le esigenze delle Forze armate sono soddisfatte ricorrendo ai giovani soggetti alla leva nati entro il 1985. Legge 226/04 Sospensione anticipata del servizio obbligatorio di leva e disciplina dei volontari di truppa in ferma prefissata, nonché delega al Governo per il conseguente coordinamento con la normativa di settore Articolo 1. Sospensione del servizio di leva . - 1. Il comma 1 dell'articolo 7 D.Lgs 215/2001, è sostituito dal seguente 1. Le chiamate per lo svolgimento del servizio di leva sono sospese a decorrere dal 1 gennaio 2005. Fino al 31 dicembre 2004 sono chiamati a svolgere il servizio di leva, anche in qualità di ausiliari nelle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile e nelle amministrazioni dello Stato, i soggetti nati entro il 1985. La durata del servizio di leva è quella stabilita dalle disposizioni vigenti . I PRECEDENTI SPECIFICI DELLA CASSAZIONE CASSAZIONE, PRIMA SEZIONE SENTENZA 27419/05, RIC. MARINI, RV. 231723 Reati militari - Reati contro il servizio militare - In genere - Rifiuto del servizio militare per motivi di coscienza - Abolitio criminis per effetto della intervenuta sospensione della leva obbligatoria - Esclusione. Il reato di rifiuto, per motivi di coscienza, del servizio militare, quale previsto dall'articolo 14, comma 1, legge 8 230/1998, è tuttora configurabile nel caso di soggetti i quali, essendo nati entro il 1985, siano ancora assoggettabili alla leva, ai sensi della disciplina transitoria dettata dall'articolo 7, comma 1, D.Lgs 216/2001, modificato dall'articolo 1 legge 226/2004. CASSAZIONE, PRIMA SEZIONE SENTENZA 12316/05, PG IN PROC. CARUSO, RV. 231721 Reati militari - Reati contro il servizio militare - In genere - Rifiuto di prestare il servizio militare - Abolizione del reato - Normativa transitoria. L'abolizione del servizio militare di leva ridisegna la fattispecie penale del delitto di rifiuto della relativa prestazione eliminando il disvalore sociale della condotta incriminata. Ne consegue che l'articolo 1, comma 6, della legge 331/2000, deve essere considerato norma integratrice del precetto penale e che, con riferimento alle situazioni da esso disciplinate, trova applicazione l'articolo 2, comma 2, Cp, sicché l'abolizione del servizio di leva comporta la non punibilità della condotta di chi in precedenza, allorché detto servizio era obbligatorio, ha rifiutato di prestarlo. Tuttavia, in applicazione della normativa transitoria prevista dal combinato disposto degli artt. 3, comma primo, legge 331/2000, 7, comma 1, D.Lgs 215/2001 e 1 della legge 226/2004, per i giovani nati prima del 1985 e già chiamati alle armi, il servizio militare resta obbligatorio sino al 31 ottobre 2005, data di cessazione dal servizio dell'ultimo contingente chiamato alle armi il 31 dicembre 2004, sicché, nei confronti di coloro che versino in tale situazione e rifiutino di prestare il servizio militare di leva, continuano a ricorrere gli estremi del reato contestato. CASSAZIONE, PRIMA SEZIONE SENTENZA 23788/05, RIC. TABONI, RV. 231763 Reati militari - Reati contro il servizio militare - In genere - Rifiuto del servizio di leva - Abolizione ad opera della legge 331/2000 - Perdurante configurabilità del reato previsto dall'articolo 14, comma 1, legge 230/1998 - Condizioni - Limiti. In tema di rifiuto del servizio militare articolo 14, comma 2, legge 230/1998 , l'abolizione del servizio militare di leva, prevista dall'articolo 1, comma 6, della legge 331/2000, comporta in linea di principio la non punibilità della condotta di chi in precedenza ha rifiutato il servizio militare obbligatorio. Peraltro, in attesa dell'attuazione della disposta sostituzione dei militari in servizio obbligatorio di leva con i volontari di truppa secondo le modalità stabilite con apposito D.Lgs, il reato rimane configurabile fino al 30 ottobre 2005, data di cessazione del servizio dell'ultimo contingente chiamato alle armi.

Tribunale militare di Cagliari - ordinanza 20 dicembre 2005 Presidente Lazzardi - Giudice militare Tortora La sospensione delle chiamate alle armi per il compimento del servizio di leva a decorrere dal 1 gennaio 2005, disposta dalla legge 226/04, non comporta l'abrogazione del reato di mancanza alla chiamata di cui all'articolo 151, comma 1, Cpmp in ordine ai fatti commessi allorquando vigeva il servizio militare obbligatorio. Osserva Il Tribunale Militare di Cagliari, con sentenza n. 66/00 in data 16 maggio 2000, divenuta esecutiva l'8 marzo 2001, condannava il sunnominato [ ] alla pena di mesi dieci di reclusione militare per il reato di mancanza alla chiamata articolo 151, comma 1, Cpmp , perché, chiamato alle armi per adempiere il servizio di ferma, non si era presentato, senza giusto motivo, al Reparto di destinazione nei cinque giorni successivi alla data prefissa del 17 settembre 1997, perdurando ancora nell'assenza arbitraria all'atto della pronuncia della suddetta sentenza. Il medesimo si trova attualmente ristretto nel carcere militare di S.Maria Capua Vetere a seguito di ordine di carcerazione emesso dal Pm. Con istanza depositata in cancelleria il 7 dicembre 2005, l'avv. [ ], in qualità di difensore di fiducia dello [ ] ha chiesto a questo Tribunale militare di emettere, ai sensi dell'articolo 673 Cpp, ordinanza di revoca della sentenza per abolizione del reato di mancanza alla chiamata e di disporre conseguentemente l'immediata scarcerazione del condannato. All'odierna udienza camerale, svoltasi in assenza dell'interessato, la Difesa ha insistito per l'accoglimento della richiesta, sostenendo che, a seguito dell'abolizione del servizio militare di leva, il reato di cui all'articolo 151, comma 1, Cpmp debba ritenersi implicitamente abrogato. Il Pm si è associato ed ha prodotto copia del foglio di congedo illimitato rilasciato allo [ ] in data 24 maggio 2004 dal Distretto Militare di Cagliari a seguito di dispensa dal compiere la ferma di leva, ai sensi dell'articolo 7, comma 1, lettera b , D. Lgs. 504/97, per la nascita di un figlio. Il Collegio osserva innanzitutto che in questa sede non possono in alcun modo essere riesaminati i fatti che hanno condotto alla condanna dello [ ]perché, come osservato dalla concorde giurisprudenza, è estranea alla competenza del giudice dell'esecuzione qualsiasi problematica sul merito della causa ed in particolare è preclusa qualsiasi rivalutazione dei fatti oggetto del giudizio cfr. Cassazione 9 luglio 1998, in Cass. Pen. 1999, 2566 . Ciò che occorre stabilire è soltanto la fondatezza o meno in punto di diritto della tesi secondo cui la fattispecie del reato di mancanza alla chiamata sarebbe stata cancellata dal nuovo ordinamento delle Forze Armate composto unicamente da personale volontario. Orbene, il Tribunale rileva che la trasformazione delle Forze Armate è stata attuata mediante il seguente iter legislativo la legge 331/00 all'articolo 1 ha disciplinato i compiti delle Forze Armate, stabilendo al comma 6 che esse sono organizzate su base obbligatoria e su base professionale secondo quanto previsto dalla presente legge all'articolo 2 ha previsto che il personale impegnato nella difesa nazionale è composto normalmente da ufficiali e sottufficiali in servizio permanente e da volontari di truppa ed inoltre, in caso di deliberazione dello stato di guerra o in presenza di una grave crisi internazionale, anche da personale da reclutare su base obbligatoria nell'eventualità che il personale in servizio sia insufficiente e non sia possibile colmare le vacanze di organico mediante il richiamo di personale volontario cessato dal servizio da non più di cinque anni all'articolo 3 ha disposto una delega al Governo per la trasformazione progressiva dello strumento militare in professionale il D.Lgs 215/01, nell'attuazione della delega, all'articolo 7 disponeva la sospensione delle chiamate per lo svolgimento del servizio di leva a decorrere dal 1 gennaio 2007, stabilendo altresì che fino al 31 gennaio 2006 le esigenze delle Forze Armate fossero soddisfatte ricorrendo ai giovani soggetti alla leva nati entro il 1985, e demandava ad un eventuale Dpr, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, la possibilità di ripristinare nel futuro il servizio di leva nei casi previsti dalla legge 331/00 infine la legge 226/04 ha modificato il precedente termine anticipando al 1 gennaio 2005 la sospensione delle chiamate alle armi. Tale disamina legislativa dimostra che non è esatta la premessa che il servizio militare di leva sarebbe stato soppresso il servizio obbligatorio non è stato eliminato ma solo sospeso anche perché, va detto per inciso, l'abolizione sarebbe in contrasto con l'articolo 52, comma 2, Costituzione secondo cui esso è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge in conseguenza di una scelta politica che ha ritenuto di privilegiare nell'attuale momento storico un'organizzazione delle Forze Armate su base unicamente volontaria d'altronde la stessa legge prevede esplicitamente la possibilità di ripristinarlo mediante un semplice decreto presidenziale, senza necessità di un intervento parlamentare, in determinate situazioni che non presuppongono necessariamente uno stato di guerra o l'applicazione del codice penale militare di guerra. Passando ora ad esaminare la struttura delle fattispecie di cui all'articolo 151, comma 1, Cpmp, si osserva che il provvedimento di chiamata alla armi non concorre a costituire il precetto della norma incriminatrice ma è un presupposto della condotta costituita dall'assenza legittima senza giusto motivo protrattasi per almeno cinque giorni consecutivi. Tutto ciò premesso, e tenuto conto in particolare del fatto che la legge non esclude che nel futuro si possa nuovamente ricorrere al servizio militare di leva, conclude il Collegio che non si possa in alcun modo ritenere abolito il reato per il quale lo [ ] è stato condannato. L'attuale sospensione della coscrizione obbligatoria non comporta l'abrogazione di una norma penale rivolta a tutelare l'interesse dello Stato ad assicurare comunque la presentazione alle armi del cittadino ogniqualvolta questi sia chiamato ad adempiere il servizio di ferma in base ad un legittimo provvedimento dell'Autorità militare solo un eventuale intervento del Parlamento ai sensi dell'articolo 79 Costituzione potrebbe determinare l'estinzione dei reati di assenza commessi anteriormente alla cessazione del servizio militare obbligatorio. Esaminando poi il fatto specifico per il quale lo [ ] risulta condannato, non si può non rilevare che nel periodo in cui si è protratta l'assenza del medesimo, cioè tra il 1997 e il 2000, vigeva ancora la leva e pertanto sussisteva il presupposto del reato de quo, costituito da una legittima chiamata alla armi per adempiere il servizio di ferma. PQM Visti gli articoli 666, 673, comma 1, Cpp e 402 Cpmp, Rigetta l'istanza di [ ] di revoca della sentenza di condanna n. 66/00 di questo Tribunale Militare in data 16 maggio 2000 Dispone che la presente ordinanza sia comunicata senza ritardo al Pm, al difensore a mezzo fax ai sensi dell'articoli 148, comma 2bis, Cpp e all'interessato tramite Comandante del carcere militare di S. Maria Capua Vetere a norma dell'articolo 148, comma 2, Cpp .

Cassazione - Sezione prima penale - sentenza 24 gennaio 2006-2 marzo 2006, n. 7628 Presidente Gemelli - Relatore Pepino Pm Viglietta conf. - Ricorrente Bova Osserva 1. Con sentenza 1 febbraio 2005 la Corte di Appello di Perugia ha confermato la sentenza 19 luglio 2000 del Tribunale di Orvieto che ha dichiarato Bova Giuseppe colpevole del reato di cui alla legge 230/1998, articolo 14, comma 2, perché, non avendo chiesto l'ammissione al servizio civile, rifiutava di prestare il servizio militare, prima di averlo assunto, adducendo motivi di coscienza, in Orvieto il 18 agosto 1999 e lo ha condannato, concesse le attenuanti generiche, alla pena di sei mesi di reclusione. Ha osservato la Corte di merito che a1 il Bova è stato ammesso al servizio civile sostitutivo, pur non avendone diritto a causa di precedente presentazione di domanda di arruolamento nella Guardia di finanza , in forza di una falsa dichiarazione per la quale è stato condannato, con sentenza 6 aprile 2001 del Tribunale di Orvieto, irrevocabile il 20 luglio 2001, alla pena di un mese e dieci giorni di reclusione a2 detta ammissione al servizio civile non fa venir meno il reato contestato sia perché il provvedimento dell'amministrazione sul punto era illegittimo e, dunque, doveva essere disatteso dal Giudice penale sia perché, in ogni caso, l'impossibilità di prestare il servizio civile esclude che il rifiuto opposto dal Bova alla prestazione del servizio militare possa essere considerato legittimo. Ha proposto ricorso il Bova deducendo b1 nullità della sentenza per mancata correlazione tra l'imputazione contestata in cui si fa riferimento all'omessa richiesta di ammissione al servizio civile e quella ritenuta in sentenza nella quale si fa riferimento ad un'ammissione al servizio civile illegittima perché ottenuta con false dichiarazioni in assenza delle condizioni di legge b2 illogicità della motivazione in punto di possibilità, per il Giudice, di disapplicare l'atto amministrativo con cui esso ricorrente era stato ammesso al servizio civile b3 mancanza di motivazione sull'esistenza del necessario elemento soggettivo. Il Procuratore Generale ha concluso come in epigrafe. 2. Preliminare all'esame dei motivi di ricorso è la verifica della sussistenza o meno, a seguito della entrata in vigore della legge 331/2000 recante norme per l'istituzione del servizio militare professionale , di una situazione rilevante ai sensi dell'articolo 129 Cpp. 2.1. La legge 331/2000, come noto, prevede c1 che le forze armate sono organizzate su base obbligatoria e su base professionale secondo quanto previsto dalla presente legge articolo 1, comma 7 c2 che il reclutamento su base obbligatoria è consentito solo a qualora sia deliberato lo stato di guerra ai sensi dell'articolo 78 Costituzione o una grave crisi internazionale nella quale l'Italia sia coinvolta direttamente o in ragione della sua appartenenza ad una organizzazione internazionale giustifichi un aumento della consistenza numerica delle Forze Armate b subordinatamente alla circostanza che il personale in servizio sia insufficiente e non sia possibile colmare le vacanze di organico mediante il richiamo in servizio di personale militare volontario cessato dal servizio da non più di cinque anni articolo 2, comma 1, lettera f . In tale ultima ipotesi il servizio di leva è ripristinato con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri D.Lgs 215/2001, articolo 7, comma 3 . Per disciplinare il reclutamento nel periodo intercorrente tra l'entrata in vigore della legge e il funzionamento a regime del nuovo sistema in essa previsto nonché per regolamentare la graduale sostituzione [ ] dei militari in servizio obbligatorio di leva con volontari di truppa e con personale civile del Ministero della difesa legge 331/2000, articolo 3, comma 1 è stato emanato il D.Lgs 215/2001 il cui articolo 7, comma 1, dispone che il servizio militare di leva è sospeso a decorrere dal 1 gennaio 2007 e fino al 31 dicembre 2006, le esigenze delle Forze armate sono soddisfatte ricorrendo ai giovani soggetti alla leva nati entro il 1985 . Tale iter è stato, poi, modificato con legge 226/2004, il cui articolo 1 prevede che le chiamate per lo svolgimento del servizio di leva sono sospese a decorrere dal 1 gennaio 2005 e che fino al 31 dicembre 2004 sono chiamati a svolgere il servizio di leva [ ] i soggetti nati entro il 1985 . Per effetto di tale complesso normativo l'ultimo contingente per il servizio militare obbligatorio è stato chiamato alle armi il 31 dicembre 2004 ed ha terminato il servizio il 31 ottobre 2005, data in cui la istituzione del servizio militare professionale è andata a regime. 2.2. Così definito il nuovo quadro normativo e le relative tappe di realizzazione si pone il problema degli effetti della sua entrata in vigore sul sistema preesistente. Un dato appare incontestabile le disposizioni del decreto presidenziale 237/1964 e dalla legge 958/1986 e successive modifiche concernenti le modalità di prestazione del servizio militare obbligatorio di leva sono abrogate ai sensi dell'articolo 15, seconda parte, delle preleggi essendo le nuove disposizioni contenute nella legge 331/2000 incompatibili con le precedenti e regolando la nuova legge l'intera materia già disciplinata da quella anteriore. A tale conclusione non osta - non essendovi alcuna incompatibilità logica - la circostanza che l'abrogazione si sia verificata gradualmente legge 331/2000, articolo 3, comma 1 secondo un iter dettato da appositi decreti legislativi e leggi modificative conclusosi definitivamente solo il 31 ottobre 2005. Né vi osta il disposto della legge 331/2000, articolo 3, lettera h, n. 2, che anzi, prevedendo l'adozione di un decreto legislativo per indicare espressamente le norme abrogate in materia di servizio militare obbligatorio coordinando le restanti norme in vigore con quelle emanate in attuazione della presente legge , dà espressamente atto che l'abrogazione delle norme incompatibili o estranee al nuovo sistema si è ormai verificata e si limita a prevedere - come di regola accade nella emanazione di testi unici in materie complesse - una opportuna opera di chiarificazione finalizzata ad evitare incertezze e contrasti. Più delicata è la questione del complesso normativo colpito dalla abrogazione de qua. In particolare, è discusso in dottrina ed anche nella giurisprudenza di questa Corte se detta abrogazione investa solo le disposizioni in tema di modalità di prestazione ovvero la stessa esistenza del servizio militare obbligatorio a cominciare dalla legge 958/1986, articolo 1, comma 3, nella parte in cui prevede che sono soggetti agli obblighi di leva tutti i cittadini . La risposta, nonostante alcune imprecisioni terminologiche contenute nella legge citata e nella produzione normativa che vi ha dato attuazione, è quella più radicale. Il criterio distintivo tra modifica di un istituto giuridico e sua abrogazione tacita sta infatti - come noto - nella esistenza o meno di una continuità normativa tra la nuova disciplina e quella precedente ovvero nel permanere o meno di identità degli elementi costitutivi fondamentali delle due fattispecie e dell'interesse tutelato . Orbene, nel caso di specie, la disciplina dettata dalla legge 331/2000 ha inciso proprio sugli elementi fondamentali del servizio militare obbligatorio abolendolo in toto in tempo di pace e prevedendolo solo, e in termini eventuali, in caso di guerra o situazioni assimilate e subordinatamente alla insufficienza quantitativa del personale militare professionale e sulla ratio dello stesso ritenuta maggiore idoneità ad assicurare la difesa militare dello Stato di forze armate formate da professionisti rispetto al coinvolgimento di tutti i cittadini dotati dei necessari requisiti . La radicalità della modifica determina una evidente soluzione di continuità tra i due sistemi e non appare qualificabile altrimenti che come abrogazione del servizio militare obbligatorio di leva e introduzione di un diverso apparato di difesa caratterizzato dal professionismo e dalla partecipazione su base volontaria [con possibilità di integrazione su base obbligatoria solo in via eventuale e residuale e in caso di guerra o ipotesi assimilate , alle condizioni stabilite dalla legge]. Né contrasta con questa interpretazione del dato normativo la circostanza che l'articolo 7, comma 1, del D.Lgs 215/2001 e la legge 226/2004, articolo 1 - nel disciplinare il periodo transitorio tra l'entrata in vigore della legge 331/2000 e la sua applicazione a regime - usino, con riferimento al servizio militare e alle relative chiamate, il termine sospensione è, infatti, evidente che la terminologia utilizzata per regolamentare l'iter della riforma garantendo la graduale sostituzione dei militari in servizio obbligatorio di leva con volontari di truppa e con personale civile non può mettere in dubbio o modificare il contenuto e le caratteristiche delle stesse. 2.3. Resta, a questo punto, da affrontare la questione degli effetti dell'abrogazione del servizio militare obbligatorio sulle violazioni, anteriormente commesse, delle norme penali che sanzionano, in vario modo, il rifiuto di prestarlo. In altri termini occorre verificare se trovi o meno applicazione, nella specie, l'articolo 2 Cp, comma 2, secondo cui nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato . Il dato di partenza è noto l'istituto della successione delle leggi penali nel tempo riguarda le norme che definiscono la struttura essenziale e circostanziata del reato e conseguentemente, ai fini dell'applicabilità dell'articolo 2 Cp, si deve tenere conto anche di quelle fonti normative che, pur non comprese nel precetto penale, ne integrano tuttavia il contenuto così, per tutte, Cassazione, sezione terza, 1 febbraio - 10 marzo 2005, Pitrella, rv. 231228 e Cassazione, sezione terza, 12 marzo - 14 maggio 2002, Pata, rv. 221943 . Ciò posto, è di tutta evidenza, alla stregua di quanto si è detto, che la normativa in tema di leva obbligatoria è decisiva per individuare il contenuto e i limiti della fattispecie delittuosa di rifiuto della prestazione del servizio militare. La conseguenza è obbligata l'abolizione del servizio militare obbligatorio a seguito dell'introduzione di forze armate esclusivamente professionali, realizzata dalla legge 331/2000, articolo 1, comma 6 abroga il delitto di rifiuto di prestare detto servizio da parte dei cittadini ad esso tenuti per chiamata di leva e determina - in forza dell'articolo 2 Cp, comma 2 - la non punibilità della condotta di chi in precedenza, allorché detto servizio era obbligatorio, ha rifiutato di prestarlo ovvero la cessazione dell'esecuzione e degli effetti penali della condanna eventualmente intervenuta cfr., in senso conforme, Cassazione, sezione prima, 10 febbraio - 31 marzo 2005, Pg in proc. Caruso, rv. 231721 nonché Cassazione, sezione prima, 6 maggio - 24 giugno 2005, Taboni, rv. 231763 e, con riferimento ad ipotesi affini, Cassazione, sezione terza, 4 febbraio - 27 marzo 2003, Pertot, rv. 224243, secondo cui sussiste abolitio criminis del reato di contrabbando doganale Dpr 43/1973, articolo 282 consistente nell'omissione del pagamento del dazio ad valorem del 6% gravante sull'alluminio in pani proveniente dalla Repubblica Federale Iugoslava in virtù della sopravvenienza del regolamento comunitario 2007/2000, integrato e modificato dal regolamento 2563/2000 che ha sottratto tale merce ai diritti di confine sulla stessa gravanti, in quanto le norme impositive del dazio costituiscono norme extrapenali integrataci del precetto penale e, in quanto tali, rientranti nell'ambito di applicazione dell'articolo 2 Cp e Cassazione, sezione sesta, 9 dicembre 2002 - 16 gennaio 2003, Di Campli Finore, rv. 223341, secondo cui non integra il reato di esercizio abusivo di una professione la condotta del praticante avvocato, abilitato al patrocinio, il quale abbia assunto la difesa di un minore nell'udienza di convalida dell'arresto tenuta dal Gip del Tribunale per i minorenni, in quanto, nei limiti in cui tale attività difensionale è consentita dalla norma sopravvenuta di cui alla legge 47/1999, articolo 7, la modifica della norma extrapenale si riflette sulla struttura stessa del precetto penale ed opera, dunque, il principio di retroattività della legge più favorevole articolo 2, cpv. Cp . 3. Alla stregua di quanto precede deve, nella specie, trovare applicazione l'articolo 129 Cpp, comma 1, e la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato assorbendo tale pronuncia i motivi di ricorso . PQM Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.