Ferie, gli inutili contenziosi dell'ex procuratore Cordova contro il procuratore generale Galgano

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino* Le ferie del procuratore della repubblica non le autorizza il procuratore generale. A stabilirlo è stato la quarta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 1393/06 depositata lo scorso 16 marzo e qui leggibile nei documenti correlati . Interessante ed originale la vicenda che per vede per protagonisti due personaggi di primo piano della giustizia italiana, perché noti all'opinione pubblica e per la carica istituzionale che entrambi ricoprono. Nell'immaginario collettivo il Procuratore generale della repubblica ed il Procuratore della repubblica sono visti come coloro che sono intenti solo a perseguire alti fini di giustizia, concentrati a rappresentare lo Stato nei giudizi d'accusa contro i cattivi di turno, ma mai e poi mai a disputare, addirittura l'uno contro l'altro, sulla competenza a concedere le ferie e sulla legittimità del loro diniego. A volte, ci si dimentica, o semplicemente si ignora, che le cariche sopra citate sono ricoperte da dipendenti dello Stato, che hanno superato un pubblico concorso al pari di tutti gli altri pubblici dipendenti, quindi, anche il Procuratore generale ed il Procuratore della repubblica possono imbattersi nella loro quotidiana attività lavorativa in questioni di natura strettamente amministrativa, legate proprio all'essere essi pubblici dipendenti. L'originalità della vicenda, tuttavia, sta nell'avere disputato tra di loro, addirittura nelle sedi giudiziarie, per il diniego opposto dal Procuratore generale sull'istanza del Procuratore della repubblica, in merito alla fruizione delle ferie di quest'ultimo. LA VICENDA I fatti in causa risalgono all'anno 2004, allorquando il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, impugna gli atti del Procuratore generale presso la Corte di appello di quella città, recanti il rigetto dell'istanza del primo tendente a fruire delle ferie maturate nell'anno 2003 e nel secondo semestre 2004. Il Tribunale amministrativo Regionale per la Campania - Napoli - con sentenza 266/05, dichiara inammissibile il ricorso. Avverso tale decisione, il Procuratore della repubblica ricorre al Consiglio di Stato. La controversia concerne, quindi, il diniego opposto dal Procuratore generale alle modalità di fruizione delle ferie da parte del Procuratore della Repubblica, su istanza peraltro avanzata da quest'ultimo al primo. Il Tribunale amministrativo - è detto in sentenza -, dopo aver rilevato che non è rinvenibile nell'ordinamento un potere del Procuratore generale di approvare le tabelle delle ferie ripartite dal Procuratore del Re della Repubblica e aver ritenuto che il potere di differire le ferie appartiene a ciascun ufficio del pubblico ministero e, quindi, al suo titolare, anche in relazione alla ripartizione del proprio periodo di ferie, ha concluso per l'inammissibilità del ricorso, per avere, il Procuratore della Repubblica, adìto direttamente il giudice anziché ricorrere alle vie amministrative . Per il Consiglio di Stato, l'assunto del primo giudice può essere condiviso quanto alla ricostruzione della normativa - né d'altra parte è stato oggetto di specifico motivo di impugnazione - ma non anche per le conclusioni che ne trae. Va premesso - è detto in motivazione - che il potere di differimento delle ferie va tenuto distinto dal procedimento per l'approvazione delle tabelle degli uffici giudiziari, trattandosi di potere da esercitare episodicamente, sulla base di disposizioni generali di legge, non rapportabile alla pianificazione delle presenze e, più in generale, dell'attività degli uffici giudiziari. IL DECISUM Ribadendo quanto già rilevato dal Tribunale amministrativo, per il Collegio, la vigente normativa in materia di ordinamento giudiziario non consente di rinvenire un potere di natura gerarchica del Procuratore generale nell'organizzazione degli uffici del pubblico ministero della Procura della Repubblica, meno che mai con riferimento a fattispecie episodiche, quali il differimento della fruizione di singoli periodi di ferie da parte dei sostituti o dello stesso titolare, che, come rilevato dal primo giudice, non possono che intendersi rimesse alla responsabilità del titolare medesimo dell'ufficio e quindi, nel caso in esame, dello stesso Procuratore della Repubblica. Nelle motivazione della sentenza è evidenziato come l'Avvocatura dello stato non contesti l'assunto del primo giudice né adduce normativa di segno contrario adottata dal Consiglio superiore della Magistratura e, del resto, non propone impugnazione, in parte qua, avverso la sentenza, sostenendo anzi l'inidoneità del provvedimento originario a ledere l'interesse dell'odierno appellante. È, altresì, sottolineato che anche la condotta, extraprocessuale e processuale, dell'originario ricorrente appare singolare questi, da un lato, chiede formalmente l'autorizzazione al differimento delle ferie al Procuratore generale dall'altro, contesta, prima che il merito del diniego, il potere stesso del medesimo Procuratore generale di autorizzare o meno il richiesto differimento. Per il Collegio, dall'insussistenza del potere del Procuratore generale di autorizzare il differimento delle ferie - come ritenuto dal primo giudice e non contestato dall'appellata amministrazionediscende, sul piano processuale a l'inammissibilità del ricorso di primo grado non per il mancato esperimento di rimedi amministrativi perché, da un lato, il Procuratore Generale non aveva il potere di autorizzare o negare il differimento delle ferie ed il suo diniego è, quindi, illegittimo per incompetenza, dall'altro, era lo stesso Procuratore della Repubblica a dover disporre in ordine a tale differimento, sicché, manca una pronuncia negativa dell'autorità competente in ordine alla spettanza ed alla possibilità di fruire delle ferie nel periodo di tempo richiesto, nella quale il giudice possa essere chiamato a pronunciarsi b l'infondatezza della domanda risarcitoria spiegata dal ricorrente e riproposta in appello, perché, anche a non voler considerare l'omessa idonea dimostrazione degli elementi costituivi dell'illecito, va rimarcato che sarebbe stato lo stesso ricorrente, nel proporre la domanda di autorizzazione anziché disporre direttamente sulle ferie, ad aver contribuito in maniera determinante alla causazione del supposto illecito civile. Sulla base delle suesposte argomentazioni, il Consiglio di Stato respinge l'appello, confermando la declaratoria di inammissibilità pronunciata dal Tribunale amministrativo, sia pure con le motivazioni contenute nella decisione in esame che sostituiscono, in parte, quelle contenute nella prima pronuncia. Per il Collegio romano, la singolarità della vicenda consente di compensare tra le parti le spese del giudizio. CONCLUSIONI Dalla lettura della sentenza sembra di capire che due alti magistrati - preposti istituzionalmente all'amministrazione della giustizia - abbiano messo in piedi due gradi di giudizio amministrativo basati praticamente sul niente. Una richiesta di ferie e un diniego di esse, atti che non avrebbero nemmeno dovuto sussistere, hanno provocato la scesa in campo del ministero della Giustizia, dell'Avvocatura dello Stato, di un Procuratore generale della repubblica, di un Procuratore della repubblica, di un Tribunale amministrativo regionale, di un Consiglio di stato. Che dire di tutto ciò? Mai come questa volta, è sufficiente solo sottolineare l'inciso singolarità della vicenda , contenuto in sentenza, anche perché, se due giudizi amministrativi sono stati costruiti e portati avanti senza apparente fondamento giuridico - a detta dei giudici amministrativi - non vorremmo creare qualcosa di concreto per un eventuale giudizio penale a buon intenditore poche parole ! Con un po' di buona volontà, comunque, riusciamo a scorgere anche un aspetto positivo dell'intera vicenda, e cioè quello di aver riportato su un terreno più umano cariche istituzionali che ai più sembrano lontano dalla quotidianità impiegatizia, ma che invece, almeno nel caso specifico, hanno dato superba prova di appartenenza ad essa. *Avvocato

Consiglio di Stato - Sezione quarta - decisione 22 novembre 2005-16 marzo 2006, n. 1393 Presidente Riccio - Estensore Patroni Griffi Ricorrente Cordova Fatto e diritto 1. Il dott. Agostino Cordova, nella qualità di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, ha impugnato gli atti del Procuratore generale presso la Corte di appello di Napoli del 13 maggio e del 29 giugno 2004, recanti il rigetto dell'istanza del Cordova tendente a fruire delle ferie maturate nell'anno 2003 e nel secondo semestre 2004. Il Tribunale amministrativo, con la sentenza in epigrafe, ha dichiarato inammissibile il ricorso. La sentenza è appellata dal Cordova. Resiste, con memoria, l'Amministrazione. All'udienza del 22 novembre 2005, la causa è stata trattenuta in decisione. 2. L'appello è infondato e la sentenza del Tribunale amministrativo merita conferma, sia pure con motivazione diversa, che è da intendersi sostitutiva, nei termini che si preciseranno, di quella addotta dal primo giudice a sostegno della declaratoria di inammissibilità del ricorso. La controversia concerne il diniego opposto dal Procuratore generale alle modalità di fruizione delle ferie da parte del Procuratore della Repubblica, su istanza peraltro avanzata da quest'ultimo al primo. Il Tribunale amministrativo, dopo aver rilevato che non è rinvenibile nell'ordinamento un potere del Procuratore generale di approvare le tabelle delle ferie ripartite dal Procuratore del Re della Repubblica e aver ritenuto che il potere di differire le ferie appartiene a ciascun ufficio del pubblico ministero e quindi al suo titolare, anche in relazione alla ripartizione del proprio periodo di ferie, ha concluso per l'inammissibilità del ricorso per avere il Procuratore della Repubblica adìto direttamente il giudice anzi che ricorrere alle vie amministrative . L'assunto del primo giudice può essere condiviso quanto alla ricostruzione della normativa -né d'altra parte è stato oggetto di specifico motivo di impugnazionema non anche per le conclusioni che ne trae. Va premesso che il potere di differimento delle ferie va tenuto distinto dal procedimento per l'approvazione delle tabelle degli uffici giudiziari, trattandosi di potere da esercitare episodicamente, sulla base di disposizioni generali di legge, non rapportabile alla pianificazione delle presenze e, più in generale, dell'attività degli uffici giudiziari. Come esattamente rilevato dal Tribunale amministrativo, la vigente normativa in materia di ordinamento giudiziario non consente di rinvenire un potere di natura gerarchica del Procuratore generale nell'organizzazione degli uffici del pubblico ministero della Procura della Repubblica restando estranea alla presente vicenda la diversa questione se il Procuratore generale possa segnalare disfunzioni derivanti dalla programmazione delle ferie effettuata dal Procuratore della Repubblica , meno che mai con riferimento a fattispecie episodiche, quali il differimento della fruizione di singoli periodi di ferie da parte dei sostituti o dello stesso titolare, che, come rilevato dal primo giudice, non possono che intendersi rimesse alla responsabilità del titolare medesimo dell'ufficio e quindi, nel caso in esame, dello stesso Procuratore della Repubblica. L'Avvocatura erariale, nella memoria di costituzione, non contesta l'assunto del primo giudice né adduce normativa di segno contrario adottata dal Consiglio superiore della Magistratura e, del resto, non propone impugnazione, in parte qua, avverso la sentenza, sostenendo anzi l'inidoneità del provvedimento originario a ledere l'interesse dell'odierno appellante. Ma anche la condotta, extraprocessuale e processuale, dell'originario ricorrente appare singolare questi, da un lato, chiede formalmente l'autorizzazione al differimento delle ferie al Procuratore generale dall'altro, contesta, prima che il merito del diniego, il potere stesso del medesimo Procuratore generale di autorizzare o meno il richiesto differimento. Se non che dall'insussistenza del potere del Procuratore generale di autorizzare il differimento delle ferie -come ritenuto dal primo giudice e non contestato dall'appellata amministrazionediscende, sul piano processuale a l'inammissibilità del ricorso di primo grado non per il mancato esperimento di rimedi amministrativi, bensì perché, da un lato, il Procuratore Generale non aveva il potere di autorizzare o negare il differimento delle ferie ed il suo diniego è quindi illegittimo per incompetenza, dall'altro, era lo stesso Procuratore della Repubblica a dover disporre in ordine a tale differimento, sicchè, manca una pronuncia negativa dell'autorità competente in ordine alla spettanza ed alla possibilità di fruire delle ferie nel periodo di tempo richiesto, nella quale il giudice possa essere chiamato a pronunciarsi b l'infondatezza della domanda risarcitoria spiegata dal ricorrente e riproposta in appello -in astratto compatibile con la declaratoria di inammissibilità del ricorso, in considerazione della motivazione che sorregge quest'ultimaperché, anche a non voler considerare l'omessa idonea dimostrazione degli elementi costituivi dell'illecito, va rimarcato che sarebbe stato lo stesso ricorrente, nel proporre la domanda di autorizzazione anzi che disporre direttamente sulle ferie, ad aver contribuito in maniera determinante alla causazione del supposto illecito civile. 3. Alla stregua delle esposte considerazioni, l'appello deve essere respinto. La declaratoria di inammissibilità pronunciata dal Tribunale amministrativo merita quindi conferma, ma sulla base delle motivazioni esposte nella presente decisione, che sostituiscono in parte quelle addotte dal primo giudice. La singolarità della vicenda consente di compensare tra le parti le spese del giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quarta, definitivamente pronunciando sul ricorso indicato in epigrafe, rigetta l'appello e conferma, con diversa motivazione, la sentenza del Tribunale amministrativo. Spese del giudizio compensate. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. ?? ?? ?? ?? 1 - 2 - N.R.G. 3072/2005 MA