Eccessiva durata, agli eredi si paga doppio

L'equo indennizzo della Pinto spetta pro quota ma va liquidata anche per intero a ciascuno la somma dovuta per il tempo trascorso dalla riassunzione del giudizio dopo la morte del congiunto

Doppio indennizzo agli eredi per le eventuali lungaggini processuali anteriori e posteriori alla morte del de cuius. Con la sentenza 23939/06 - depositata il 9 novembre scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - la Cassazione, in pratica, ha aggiunto un nuovo tassello all'indirizzo giurisprudenziale inaugurato dalle Sezioni unite nel 2005 sentenza 28507/05 pubblicata negli arretrati del 10 gennaio 2006 , secondo il quale spetta agli eredi la legittimazione alla proposizione della domanda di equa riparazione per la non ragionevole durata del processo promosso dal loro dante causa prima dell'entrata in vigore della legge 89/2001. Per la prima sezione civile di piazza Cavour, infatti, agli eredi va riconosciuto non solo, pro quota, l'equo indennizzo che sarebbe stato liquidato al loro dante causa per l'eccessiva durata del processo da lui promosso sino alla data della sua morte, ma anche l'indennizzo eventualmente spettante per intero a ciascuno degli eredi per l'eccessiva durata della fase del processo successiva alla sua riassunzione.

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 13 ottobre-9 novembre 2006, n. 23939 Presidente Proto - Relatore Vitrone Svolgimento del processo Con ricorso del 15 maggio 2002 Pierina Soave conveniva in giudizio dinanzi alla Ca di Roma la Presidenza del Consiglio dei Ministri per sentirla condannare al pagamento della somma dovuta a titolo di equa riparazione per la non ragionevole durata del processo promosso dal defunto consorte dinanzi alla Corte di conti in data 22 marzo 1988 per il riconoscimento dell'assegno di superinvalidità, da lei riassunto il 25 febbraio 1991 e definito con sentenza del 16 febbraio 2000. Con decreto del 2 febbraio-11 marzo 2004 la Corte accoglieva la domanda e, calcolato in cinque anni il periodo di ritardo, condannava l'Amministrazione convenuta al pagamento della somma di euro 1.500,00 a titolo di indennizzo per il danno non patrimoniale derivante dalla non ragionevole durata del processo. Contro il decreto ricorre per cassazione Pierina Soave con quattro motivi. Resiste con controricorso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Motivi della decisione Va preliminarmente esaminato il quarto motivo di ricorso con il quale si denuncia la violazione dell'articolo 2 della legge 89/2001 e degli articoli 456, 462 e 565 Cc in relazione all'articolo 6 par. 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo in relazione all'articolo 360 n. 3 Cpc e si contesta l'affermazione posta a fondamento del decreto impugnato secondo cui la durata del procedimento andrebbe commisurata alla sola fase di riassunzione ad opera della vedova del ricorrente. La censura merita accoglimento poiché le Su, superando l'originario indirizzo restrittivo della giurisprudenza, hanno riconosciuto la legittimazione degli eredi alla proposizione della domanda di equo indennizzo per l'eccessiva durata del processo instaurato dal loro dante causa prima dell'entrata in vigore della legge 89/2001 in base alla considerazione che il fatto costitutivo del diritto all'indennizzo attribuito dalla legge nazionale coincide con la violazione dell'articolo 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, norma di immediata rilevanza nel diritto interno Su 28507/05 . L'accoglimento del quarto motivo e la conseguente necessaria rinnovazione della liquidazione dell'equa riparazione da parte del giudice di rinvio comportano l'assorbimento dell'esame dei primi tre motivi con i quali si contesta, sotto vari profili, la quantificazione della somma attribuita. In conclusione il ricorso merita accoglimento e, conseguentemente, deve disporsi l'annullamento del decreto impugnato con rinvio della causa ad altro giudice il quale si atterrà al principio di diritto secondo cui spetta agli eredi la legittimazione alla proposizione della domanda di equa riparazione per la non ragionevole durata del processo promosso dal loro dante causa prima dell'entrata in vigore della legge 89/2001 e, conseguentemente va riconosciuto agli eredi, pro quota, l'equo indennizzo che sarebbe stato liquidato al loro dante causa per l'eccessiva durata del processo da lui promosso sino alla data della sua morte, al quale va aggiunto l'indennizzo eventualmente spettante per intero a ciascuno degli eredi per la eccessiva durata della fase del processo successiva alla sua riassunzione. Al giudice di rinvio viene rimessa altresì la pronuncia sulle spese del giudizio di cassazione. PQM La Corte accoglie il quarto motivo di ricorso, dichiara assorbiti il primo, il secondo e il terzo, cassa il decreto impugnato e rinvia la causa alla Ca di Roma in diversa composizione, cui rimette altresì la pronuncia sulle spese del giudizio di cassazione.