Il turpiloquio è offensivo anche ""light""

Sei scemo è un'ingiuria e con la condanna ci vuole il risarcimento dei danni morali

Dire sei scemo a qualcuno è ingiurioso e oltre alla condanna penale può comportare anche quella al risarcimento dei danni morali , avanzati da chi riceve questo insulto . Lo sottolinea la V sezione penale della Cassazione con la sentenza 24893/05 - depositata il 6 luglio e qui leggibile tra gli allegati - che, di fatto, mette fuori legge le parolacce light. Con questo verdetto la Suprema corte ha respinto il ricorso di Giulio B., un uomo toscano di 52 anni, condannato per ingiuria dal giudice di pace di Carrara. Giulio era stato processato - l'8 marzo 2004 - per aver detto sei scemo a Francesco C., un signore di 46 anni, con il quale era nato un diverbio. Ritenendosi offeso dall'epiteto, Francesco aveva denunciato Giulio. E il giudice di pace aveva condannato l'imputato rigettando, però, la richiesta di risarcimento danni avanzata da Francesco. Contro la condanna, Giulio ha protestato in Cassazione sostenendo che la frase da lui pronunciata non aveva significatività offensiva. Anche Francesco ha fatto ricorso in Cassazione chiedendo non solo la conferma della condanna di Giulio, ma chiedendo anche di ottenere il diritto al risarcimento per essersi sentito dare dello scemo . Gli ermellini hanno dichiarato inammissibile il reclamo di Giulio, confermando l'offensività della sua frase e hanno, invece, accolto il ricorso monetario di Francesco. Adesso, nuovamente, il giudice di pace di Carrara dovrà rivedere la sua decisione di non concedere il risarcimento. Evidentemente il giudice di merito non aveva ritenuto che l'insulto light provocasse danni morali. Ma Piazza Cavour è stata di diverso avviso e ha iscritto la frase sei scemo nel vocabolario delle parole che è meglio non pronunciare. Anche il sostituto procuratore generale Vito Monetti - nella pubblica udienza svoltasi al Palazzaccio - aveva chiesto l'annullamento con rinvio della sentenza impugnata per quanto concerne le doglianze della parte civile e per il rigetto del ricorso dell'imputato.