Imprese individuali: accertamento valido anche se è indicato il nome del titolare e non quello della ditta

Ribaltando le decisioni dei gradi precedenti i giudici del Palazzaccio accolgono i motivi della difesa erariale affermando che l'obbligazione tributaria, nel caso di impresa individuale, fa capo alla persona fisica dell'imprenditore

Accertamento tributario a tutto campo è valido l'atto che riporta il nome del titolare di un'impresa individuale e non quello della ditta. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza 713/07 disponibile fra i documenti correlati , ha accolto il ricorso del Fisco e ribaltato le decisioni di entrambe le commissioni tributarie. La vicenda. L'ufficio Iva di Venezia aveva emesso alcuni avvisi di accertamento nei quali era indicato come ditta il nome dell'imprenditore e non il vero nome della ditta. Il tipo di accertamento era induttivo ed era stato fatto in relazione ad alcune fatture emesse ma non conservate. Questi atti erano stati impugnati dal contribuente per due motivi l'incertezza circa il destinatario e l'illegittimità del metodo induttivo usato per la sola assenza delle fatture. Sia la commissione tributaria provinciale sia quella regionale gli avevano dato ragione. Secondo i giudici di merito non era affatto certo il destinatario dell'atto tributario dal momento che il nome della ditta era sbagliato. L'obbligazione. Così l'amministrazione finanziaria ha fatto ricorso in Cassazione. I giudici della sezione tributaria lo hanno accolto per entrambi i motivi presentati dalla difesa erariale. Quanto alla validità dell'accertamento riportante il nome sbagliato, e cioè quello dell'imprenditore invece che quello della ditta, il collegio ha affermato un nuovo principio di diritto secondo cui l'obbligazione tributaria diversamente da quanto il giudice di merito mostra di ritenere non fa capo, nel caso di impresa individuale, alla ditta che è soltanto un elemento distintivo dell'impresa bensì alla persona fisica dell'imprenditore. L'eventuale erroneità nell'indicazione della ditta può perciò comportare nullità dell'accertamento tributario solo in quanto da essa possa derivare incertezza assoluta riguardo l'individuazione della persona fisica dell'imprenditore, destinatario della pretesa tributaria, tenuto conto di ogni altro dato identificativo risultante dall'accertamento, quale, in primo luogo, il codice fiscale o il numero di partita Iva . L'accertamento induttivo. Non basta. La Cassazione interviene su un altro tema molto discusso, l'accertamento induttivo, visto questa volta da altra prospettiva. A parere dei giudici della sezione tributaria, infatti, il metodo è valido anche quando non siano state conservate alcune fatture emesse dall'azienda. O almeno il giudice di merito avrebbe dovuto compiere degli accertamenti di fatto e verificare su quali elementi l'ufficio delle imposte aveva fondato la pretesa tributaria. Ora la causa tornerà ad altra sezione del giudice fiscale di merito il quale dovrà tenere ben presenti i nuovi principi enunciati. deb. alb.

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 4 dicembre 2006-15 gennaio 2007, n. 713 Presidente Saccucci - Relatore D'Alessandro Pm Velardi - conforme - Ricorrente Amministrazione delle Finanze Svolgimento del processo Il ministero delle Finanze propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, contro la sentenza della Commissione tributaria regionale del Veneto che, rigettando l'appello dell'Ufficio, ha dichiarato nulli gli avvisi di accertamento IVA per gli anni 1989, 1990, 1991 e 1993, notificati al contribuente Dall'Olmo Wilsen, sia per l'incertezza assoluta che sussisterebbe riguardo alla individuazione della ditta destinataria degli accertamenti indicata come Ditta Dall'Olmo Wilsen invece che Ditta Centro Stampa e con inesatta data di cessazione , sia per la mancanza delle condizioni richieste dall'articolo 55 del Dpr 733/72 per il ricorso all'accertamento induttivo. L'intimato non si è costituito. Motivi della decisione 1. Con il primo motivo l'Amministrazione ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione degli articoli 1, 17 e 35 del Dpr 633/72, dell'articolo 2697 Cc e dei principi generali in tema di inesistenza e invalidità degli atti amministrativi nonché l'omessa motivazione su punti decisivi. Non sussisterebbe nella specie, secondo l'Avvocatura dello Stato, incertezza assoluta riguardo all' individuazione del destinatario degli accertamenti, tale da comportare la nullità degli atti, tenuto conto delle molteplici univoche indicazioni contenute negli avvisi in questione, quali la sede della ditta, riferimento a fatture emesse dalla ditta Centro stampa , il codice fiscale del contribuente, il numero di partita IVA e numerosi elementi soggettivi ed oggettivi risultanti dal p.v.c., cui gli avvisi stessi facevano richiamo. A giudizio della parte ricorrente, d'altro canto, la data di cessazione dell'attività, riguardo alla quale vi sarebbero in atti indicazioni contrastanti, non costituirebbe - diversamente da quanto ritenuto dal merito - elemento identificativo dell'impresa, tenuto conto che le pur prescritte denunzie di inizio e cessazione di attività sono prive di efficacia costitutiva. In ogni caso si sarebbe dovuta dare prevalenza alla data 31 dicembre 1995 risultante dalla denuncia di cessazione esibita dall'Ufficio piuttosto che a quella diversa del 30 aprile 1995 riferita nel processo verbale. L'illogicità del ragionamento seguito dai giudici di merito sarebbe infine reso palese - secondo ancora la parte ricorrente - dalla stessa contraddittorietà della sentenza, laddove, pur assumendo l'esistenza di una situazione di incertezza assoluta quanto all' identificazione del contribuente, afferma doversi dichiarare l'illegittimità degli avvisi emessi a carico della Ditta Centro Stampa , mentre all'opposto il contribuente li aveva impugnati in quanto - a suo dire - apparentemente emessi a carico della Ditta Dall'Olmo Wilsen . 1.1.- Il motivo è fondato. L'obbligazione tributaria - diversamente da quanto il giudice di merito mostra di ritenere - non fa capo, nel caso dì impresa individuale, alla ditta che è soltanto un elemento distintivo dell'impresa bensì alla persona fisica dell'imprenditore. L'eventuale erroneità nell'indicazione della ditta può perciò comportare nullità dell'accertamento tributario solo in quanto da essa possa derivare incertezza assoluta riguardo alla individuazione della persona fisica dell'imprenditore, destinatario della pretesa tributaria, tenuto conto di ogni altro dato identificativo risultante dall'accertamento, quale, in primo luogo, il codice fiscale o il numero di partita Iva. Dalla sentenza impugnata risulta peraltro evidente che nessun dubbio in punto di fatto sussiste riguardo alla circostanza che gli accertamenti di cui si tratta si riferiscano al contribuente Wilsen Dall'Olmo il che è sufficiente a farne escludere la nullità per incertezza assoluta riguardo all'individuazione del destinatario. 2. Con il secondo motivo il ricorrente censura sentenza impugnata - quanto alla seconda ratio decidendi - sotto i profili della violazione dell'articolo 55 del Dpr 633/72 e della insufficienza d motivazione. Deduce al riguardo l'Amministrazione che, in base al comma 2, nn. 2 e 3 , della norma citata, l'accertamento induttivo è consentito quando risulti che il contribuente non abbia conservato le fatture emesse oppure quando le irregolarità formali constatate nei registri siano gravi, numerose e ripetute, cosi da rendere inattendibile la contabilità, e che tali situazioni si sarebbero entrambe verificate nel caso di specie. 2.1. Anche il secondo motivo è fondato, sotto il profilo della insufficienza di motivazione. L'affermazione del giudice di appello secondo cui il ricorso all'accertamento induttivo sarebbe nel caso di specie illegittimo, non sussistendo le condizioni previste dall'articolo 55 del Dpr 633/72, è infatti del tutto apodittica, mancando qualsiasi concreta valutazione delle circostanze di fatto addotte dall'Ufficio a giustificazione del proprio operato. 3. All'accoglimento dì entrambi i motivi di ricorso consegue la cassazione della sentenza impugnata, con rinvio ad altra sezione della Commissione tributaria regionale del Veneto, che procederà ad un nuovo esame dell'appello dell'Ufficio, facendo applicazione del principio di diritto enunciato sub 1.1. e valutando, in concreto, la sussistenza delle condizioni richieste dall'articolo 55, comma 2, nn. 2 e 3 , del Dpr 633/72 per il ricorso all'accertamento induttivo. Il giudice di rinvio provvederà anche sulle spese del presente giudizio di legittimità. PQM La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale del Veneto.