L'accordo tra fisco e contribuente vale anche se il pagamento si ferma dopo la prima rata

L'erario non può pretendere l'imposta intera ma solo iscrivere a ruolo e ricorrere alla riscossione coattiva

Giro di vite della Cassazione sulla conciliazione fra Fisco e contribuente. Infatti se quest'ultimo paga solo una rata del tributo concordato, l'amministrazione finanziaria non può far cadere tale accordo e pretendere l'imposta intera. Al più, può iscrivere a ruolo e avvalersi della procedura di riscossione coattiva. È quanto affermato dalla Cassazione che, con la sentenza 20386/6 del 20 settembre e qui leggibile tra gli allegati, ha fatto chiarezza su un problema assai delicato sottolineando che le nuove norme, introdotte nel 2004, non fanno altro che consolidare ed esplicitare questa interpretazione, valida, dunque, tanto per il passato quanto per il futuro. Ad essere interpretato è stato l'articolo 48 del D.Lgs 546/92 sulla conciliazione nel contenzioso fiscale. In realtà si trattava di capire se tale articolo munisca o meno, di un termine perentorio, entro il quale deve essere eseguito il pagamento di quanto dovuto dal contribuente superato il quale, cioè, la conciliazione decade , l'accordo conciliativo raggiunto con l'amministrazione e se, in mancanza del pagamento residuo nel caso di rate , nel termine stabilito dal patto, esso si risolva, dando eventualmente luogo alla reviviscenza dell'obbligo del contribuente di corrispondere quanto formava oggetto della prima richiesta da parte della stessa amministrazione . Ecco la soluzione che i giudici della sezione tributaria hanno dato al problema se, dopo la conciliazione, con la quale si stabilisce la riduzione del tributo dovuto, il contribuente paga solo la prima o alcune rate, l'accordo non decade e l'unico strumento che ha il Fisco a disposizione è l'iscrizione a ruolo e la procedura di riscossione coattiva. In caso di mancato versamento delle somme residue , ha messo nero su bianco il Collegio, pure pattuite con quell'accordo, l'amministrazione creditrice deve esigere il loro versamento attraverso una procedura di riscossione, anche coattiva . Non è ancora tutto. La modifica legislativa intervenuta due anni fa non ha fatto altro che esplicitare questa interpretazione. Infatti la nuova norma dispone che in caso di mancato pagamento anche di una sola delle rate successive, se il garante non versa l'importo entro trenta giorni dalla notificazione di apposito invito, contenente l'indicazione delle somme dovute e dei presupposti di fatto e di diritto della pretesa, il competente ufficio dell'agenzia delle entrate provvede con l'iscrizione a ruolo delle predette somme a carico del contribuente e dello stesso garante . Per questi motivi la Suprema corte ha respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria che, dopo aver rettificato la dichiarazione Iva di una società, aveva con questa conciliato e stabilito la misura dell'imposta di fronte alla commissione tributaria provinciale. La somma pattuita era stata divisa in rate. La società contribuente ne aveva pagata una sola. Così il Fisco ha chiesto l'annullamento dell'accordo. Ma sia la Commissione tributaria regionale sia la Cassazione hanno affermato che la conciliazione resta valida a tutti gli effetti e l'unica via d'uscita è l'iscrizione a ruolo di quanto ancora dovuto e la riscossione coattiva. deb.alb.

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 6 luglio-20 settembre 2006, n. 20386 Presidente Prestipino - Relatore Genovese Pm Sepe - conforme - Ricorrente Amministrazione delle Finanze ed altri Svolgimento del processo 1. L'Ufficio Iva di Torino notificava alla società Il Girasole di Lunetta e Tangorra SAS un avviso di rettifica della dichiarazione Iva presentata per gli anni 1991, 1992 e 1994, contestandole varie irregolarità. La società contribuente impugnava la rettifica e, successivamente, chiedeva di conciliare le liti, ai sensi dell'articolo 48, comma 5, D.Lgs 546/92. L'Amministrazione aderiva alla proposta e la Ctp di Torino dichiarava l'estinzione dei giudizi. Tuttavia, la contribuente provvedeva al versamento della sola prima rata della somme complessivamente dovute, senza corrispondere il residuo e né chiedere la ulteriore dilazione del pagamento. 2. L'Ufficio proponeva appello, ritenendo che la conciliazione avesse perduto efficacia e che le sentenze di estinzione dovessero ritenersi illegittime. Chiedeva, altresì, la conferma delle rettifiche. La Ctr del Piemonte, riuniva gli appelli, e li respingeva sulla base del presupposto che l'Ufficio avrebbe dovuto recuperare le somme dovute dal contribuente, per la conciliazione, mediante la loro iscrizione a ruolo, in quanto la conciliazione avrebbe avuto effetto novativo del precedente rapporto tributario, sostituendo il nuovo al vecchio, e l'inadempimento della transazione non avrebbe comportato la risoluzione del negozio transattivo. 3. Avverso tale sentenza, l'Amministrazione finanziaria e l'Ufficio delle Entrate di Torino hanno proposto ricorso per cassazione, sostenuto da un unico motivo. La società contribuente non ha svolto difese. Motivi della decisione 1. Con l'unico motivo di ricorso con il quale lamenta la violazione e falsa applicazione dell'articolo 1976 Cc e 48 D.Lgs 546/92 e 62, comma 1, D.Lgs 546/92 i ricorrenti deducono che la conciliazione non comporterebbe affatto una novazione del rapporto tributario e l'estinzione di tale rapporto si conseguirebbe esclusivamente con l'integrale pagamento di quanto dovuto, in base all'accordo conciliativo. L'articolo 48 D.Lgs 546 stabilirebbe un termine perentorio entro il quale andrebbe eseguito il pagamento del dovuto e che in mancanza di pagamento del residuo rimarrebbe esclusa la procedura di riscossione coattiva mediante ruolo. Il pagamento, insomma, costituirebbe un elemento essenziale ed integrante della procedura conciliativa che verrebbe definita solo con il pagamento integrale. 2. Il ricorso è infondato e deve essere respinto. 2.1. Il dato normativo da considerare per risolvere la questione sottoposta all'esame della Corte è costituito dall'articolo 48 del D.Lgs 546/92. Tale disposizione, nel testo modificato dall'articolo 1, comma 419 della legge 311/04, stabilisce che 1. Ciascuna delle parti, con l'istanza prevista nell'articolo 33, può proporre all'altra parte la conciliazione totale o parziale della controversia. 2. La conciliazione può aver luogo solo davanti alla commissione provinciale e non oltre la prima udienza, nella quale il tentativo di conciliazione può essere esperito d'ufficio anche dalla commissione. 3. Se la conciliazione ha luogo, viene redatto apposito processo verbale nel quale sono indicate le somme dovute a titolo d'imposta, di sanzioni e di interessi. Il processo verbale costituisce titolo per la riscossione delle somme dovute mediante versamento diretto in un'unica soluzione ovvero in forma rateale, in un massimo di otto rate trimestrali di pari importo, ovvero in un massimo di dodici rate trimestrali se le somme dovute superano i cento milioni di lire, previa prestazione di idonea garanzia mediante polizza fideiussoria o fideiussione bancaria. La conciliazione si perfeziona con il versamento, entro il termine di venti giorni dalla data di redazione del processo verbale, dell'intero importo dovuto ovvero della prima rata e con la prestazione della predetta garanzia sull'importo delle rate successive, comprensivo degli interessi al saggio legale calcolati con riferimento alla stessa data, e per il periodo di rateazione di detto importo aumentato di un anno. Per le modalità di versamento si applica l'articolo 5 del Dpr 592/94. Le predette modalità possono essere modificate con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il ministro del Tesoro. 3bis. In caso di mancato pagamento anche di una sola delle rate successive, se il garante non versa l'importo garantito entro trenta giorni dalla notificazione di apposito invito, contenente l'indicazione delle somme dovute e dei presupposti di fatto e di diritto della pretesa, il competente ufficio dell'Agenzia delle entrate provvede all'iscrizione a ruolo delle predette somme a carico del contribuente e dello stesso garante. 6. In caso di avvenuta conciliazione le sanzioni amministrative si applicano nella misura di un terzo delle somme irrogabili in rapporto dell'ammontare del tributo risultante dalla conciliazione medesima. In ogni caso la misura delle sanzioni non può essere inferiore ad un terzo dei minimi edittali previsti per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo . 2.2. Il problema posto all'attenzione di questo Giudice è se tale articolo del D.Lgs 546 munisca, o meno, di un termine perentorio, entro il quale deve essere eseguito il pagamento di quanto dovuto dal contribuente, l'accordo conciliativo raggiunto con l'Amministrazione e se, in mancanza del pagamento del residuo, nel termine stabilito dal patto, esso si risolva, dando luogo, eventualmente, alla reviviscenza dell'obbligo del contribuente di corrispondere quanto formava oggetto della prima richiesta da parte della stessa Amministrazione. Tale questione, come si può agevolmente comprendere, comporta che sia risolto il problema della natura del titolo formatosi a seguito dell'accordo conciliativo. 2.3. Osserva la Corte che la previsione legislativa, sia nel testo originario che in quello risultante dalle modifiche apportate nel corso del 2004, stabilisce espressamente che il processo verbale costituisca titolo per la riscossione delle somme dovute mediante versamento diretto in un'unica soluzione ovvero in forma rateale , ma non anche che vi sia una particolare disciplina in conseguenza dell'inadempimento delle obbligazioni pecuniarie assunte dal contribuente con il verbale di conciliazione. Ciò, significativamente, mostra che, nel corso della pendenza della lite sulla sussistenza e sulla consistenza dell'obbligazione tributaria, le parti, lungi dall'insistere sulle opposte posizioni, hanno negozialmente convenuto sull'esistenza dell'obbligazione, fissando l'entità della prestazione pecuniaria, e accettando una riduzione di quella accessoria per le sanzioni secondo il parametro indicato dal comma 6 dello stesso articolo 48 . Se s'ipotizzasse una risoluzione dell'accordo, raggiunto in corso di causa, si dovrebbe coerentemente rimettere le parti al giudice davanti al quale il giudizio si era concluso per la transazione, ove la lite dovrebbe proseguire nello stato in cui si presentava al momento della sua definizione consensuale, finendo per penalizzare proprio quella parte l'Amministrazione che aveva rinunciato alla maggiore entità della sua pretesa e che si vedrebbe, ad una certa distanza di tempo, costretta a riproporla nei suoi termini originari. La lettera e lo spirito della legge, però, mostrano che l'accordo ex articolo 48 D.Lgs 546 ha carattere novativo delle precedenti posizioni soggettive, tanto è vero che il titolo che si è formato tra le parti è idoneo a consentire la riscossione delle somme dovute . A tanto basta il suo perfezionamento costituito anche dal pagamento della sola prima rata, come sembra sia stato nel caso in esame onde, in caso di mancato versamento delle somme residue, pure pattuite con quell'accordo, l'Amministrazione creditrice deve esigere il loro versamento attraverso una procedura di riscossione, anche coattiva. Significativamente, la modifica legislativa intervenuta successivamente alla proposizione del ricorso ha espressamente stabilito, al comma 3bis, che in caso di mancato pagamento anche di una sola delle rate successive, se il garante non versa l'importo garantito entro trenta giorni dalla notificazione di apposito invito, contenente l'indicazione delle somme dovute e dei presupposti di fatto e di diritto della pretesa, il competente ufficio dell'Agenzia delle entrate provvede all'iscrizione a ruolo delle predette somme a carico del contribuente e dello stesso garante . 2.4. È pur vero che tale modifica non è direttamente applicabile nel caso in esame, perché ad esso anteriore, ma la nuova disposizione, più che come una innovativa modifica della precedente disciplina, va intesa come una esplicitazione di una regola prima solo implicita la sostituzione della pretesa fiscale originaria, ma unilaterale e contestata, con una certa e concordata che, con l'ausilio dell'accertamento condiviso, ha ottenuto la facilitazione della integrale esecuzione con la sua riscossione a mezzo ruolo. L'aggiunta del comma 3bis, all'articolo 48 cit., costituisce una novità solo nella parte in cui estende la stessa procedura di riscossione a mezzo ruolo nei confronti del garante, più che nei riguardi del contribuente, atteso che nei suoi confronti tale via era già praticabile sulla base della dizione contenuta nel comma 3, là dove si prevede che la conciliazione costituisce titolo per la riscossione delle somme dovute dal contribuente che è propriamente la parte che ha negoziato la conciliazione, diversamente dal garante che di essa risente solo degli effetti, in ragione della convenziona stipulate a latere con il debitore principale . 3. In conclusione, il ricorso va respinto, senza che debba provvedersi sulle spese, per non avere, il contribuente, svolto alcuna difesa in questa sede. PQM Rigetta il ricorso. 4