L’imputato è impotente? Non basta una perizia per l’assoluzione

Affinché si possa ritenere illegittima la mancata assunzione di una prova decisiva ai fini processuali, deve trattarsi di una prova a discarico richiesta dall’imputato su fatti costituenti prove a suo carico o, viceversa, di una prova a carico richiesta dal PM su fatti costituenti prove a discarico per l’imputato.

L’accertamento peritale non può ricondursi al concetto di prova decisiva , la cui mancata assunzione costituisce motivo di ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 606 lett. d . È, infatti, mezzo di prova per sua natura neutro e, come tale, non classificabile tra quelli previsti dall’art. 495 comma 2 c.p.p. a carico o a discarico dell’accusato. Invero, oltre che sottratto al potere dispositivo delle parti, è altresì rimesso essenzialmente al potere discrezionale del giudice, la cui valutazione, se assistita da adeguata motivazione, è insindacabile in sede di legittimità Cass., sentenza n. 4840, depositata il 31 gennaio 2013 . La violenza su minore. L’imputato, in primo grado, con sentenza del GUP del Tribunale di Genova, veniva condannato per il reato di violenza sessuale nei confronti di minore di anni 14, perché abusando delle sue condizioni di inferiorità fisica e psichica, in relazione all’età dello stesso, lo costringeva, per un numero svariato di volte, quantificabili in circa quindici e per un periodo di circa due anni, a subire penetrazioni anali. Tali rapporti sessuali erano stati consumati all’interno dell’abitazione dei genitori del giovane in presenza di altre persone nelle stanze attigue a quella in cui i due si appartavano. La Corte di Appello confermava l’impugnata sentenza ed evidenziava la assoluta attendibilità della deposizione del minore, sentito in incidente probatorio e sottoposto a perizia sulla capacità a deporre, in quanto la sua narrazione risultava precisa, articolata e coerente, mai scalfita dai rilievi posti dalla difesa dell’imputato che miravano a sconfessarne la veridicità in ordine alla possibilità che tali rapporti potessero essersi verificati in presenza, nello stesso luogo, di altre persone. Il fatto che il giovane non avesse parlato con i propri genitori dell’accaduto era da ritenersi, poi, una normale conseguenza del senso di pudore della persona offesa, unito alla vergogna e alla paura di essere rimproverato. D’altra parte, inoltre, lo stato di depressione del ragazzo confermava il suo grave malessere così come derivante dalla violenza sessuale subita, che non poteva invece ritenersi inficiante il racconto. Nessuna prova a discarico a causa del mancato accertamento peritale. Veniva, tuttavia, proposto ricorso avverso tale pronuncia, attraverso un unico motivo con cui, sostanzialmente, si eccepiva la mancata assunzione, ai sensi dell’art. 606 lett. d , di una prova decisiva, più volte richiesta dall’imputato, prima in incidente probatorio e poi anche nel corso del processo, ma, comunque, sempre respinta, che sarebbe consistita in una perizia medica da effettuarsi sull’imputato che accertasse la impotentia coeundi dello stesso. La perizia è prova decisiva ? La Corte di Cassazione, ritenendo infondato il ricorso, in questa pronuncia, spiega, innanzitutto, come secondo la costante elaborazione giurisprudenziale, per la ricorrenza del motivo di ricorso sollevato, affinché si possa ritenere illegittima la mancata assunzione di una prova decisiva ai fini processuali, deve trattarsi di una prova a discarico richiesta dall’imputato su fatti costituenti prove a suo carico o, viceversa, di una prova a carico richiesta dal PM su fatti costituenti prove a discarico per l’imputato, così come previsto dal combinato di cui agli artt. 495 comma 2 c.p.p e 606 comma 1 lett. d c.p.p Ed allora, la controprova deve ritenersi decisiva quando, sulla scorta del confronto con le ragioni poste a fondamento della decisione, risulti tale da incidere in modo significativo sul procedimento decisionale seguito dal giudice e sia tale da determinare di conseguenza una diversa valutazione complessiva dei fatti. La prova peritale, volta ad accertare l’impotentia coeundi dell’imputato, non presenta invece i requisiti appena individuati. Correttamente il giudice di merito aveva rigettato l’accoglimento della richiesta di effettuare perizia, da un lato, perché la perizia di parte non era stata esaustiva circa le disfunzioni erettili dell’imputato, e, dall’altra, perché a causa delle caratteristiche dell’organo genitale dello stesso non poteva escludersi la possibilità di rapporti. La mancata effettuazione di un accertamento peritale non può, dunque, costituire motivo di ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 606 comma 1 lett. d , in quanto la perizia non può farsi rientrare nel concetto di prova decisiva , trattandosi di mezzo di prova neutro , rimesso interamente alla discrezionalità del giudice, che, sul punto, effettua una sua valutazione, assolutamente insindacabile se non per vizi di motivazione.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 18 luglio 2012 31 gennaio 2013, n. 4840 Presidente Fiale Relatore Savino Ritenuto in fatto Con sentenza in data 29.9.011 il GUP del Tribunale di Genova, all'esito del giudizio abbreviato, dichiarava C.C.F.R. colpevole del reato di cui all'art. 81, 609 bis, 609 ter co 1 n. 1 e 5 c.p., perché, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, con violenza o comunque abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica, in relazione all'età, della parte offesa, costringeva M.M.V.J. , nato il , a subire atti sessuali in particolare, in diverse occasioni quantificabili in circa quindici, costringeva il minore a subire penetrazioni anali, con l'aggravante di aver commesso il fatto su minore degli anni 14. Tra l'autunno del omissis . Condannava quindi l'imputato, concesse le attenuanti generiche equivalenti alla contestata aggravante ed applicata la diminuente del rito, alla pena di anni cinque di reclusione, oltre pene accessorie ordinando l'espulsione dell'imputato dal territorio delle Stato a pena espiata. Proposto appello da parte dell'imputato, con sentenza in data 29.9.011 la Corte di Appello di Genova confermava l'impugnata sentenza condannando l'appellante alle spese del grado. La Corte territoriale ha evidenziato la assoluta attendibilità della deposizione del minore, sentito in sede di incidente probatorio e sottoposto a perizia sulla capacità a deporre, narrazione precisa articolata e coerente, non scalfita dai rilievi mossi dalla difesa dell'imputato circa l'impossibilità che i rapporti sessuali si sarebbero potuti consumare neh' abitazione dei genitori del ragazzo in presenza di altre persone nella stanza attigue a quella ove i due si appartavano, né dalle ridotte dimensioni dell'organo sessuale dell'imputato, non potendo tale caratteristica anatomica impedire la penetrazione anale, che anzi sarebbe stata resa più agevole e meno dolorosa, con ciò spiegandosi come mai tali penetrazioni non abbiano lasciato segni di lesioni sul ragazzo. Le remore nel riferire l'accaduto a genitori - pur avendo l'imputato cercato di convincere la vittima che la violenza a lungo protratta fosse qualcosa di naturalelungi dall'essere una contraddizione che inficia l'attendibilità del narrato, si spiegano, ad avviso dei giudici di appello, con la percezione che il ragazzo comunque aveva, per il naturale senso del pudore e della sessualità, dell'abnormità di quei rapporti fisici, al punto tale da non volerne parlarne per la vergogna provata e per il timore di non essere ceduto e di essere rimproverato. Quanto poi alle sue condizioni psicologiche, la sentenza della Corte di Appello ha evidenziato che lo stato di depressione e sindrome post traumatica da stress, riscontrato dalla psicologa ct del PM nel minore, nulla ha a che vedere con attendibilità del racconto del ragazzo, non affetto da disturbi della capacità intellettiva e di aderenza alla realtà, né da tratti istrionici e mitomani, ma anzi il suo grave malessere, lungi dal consentire dubbi in ordine al suo racconto, costituisce prova indiretta delle violenza sessuale subita. Avverso la sentenza dei giudici di seconde cure ha proposto ricorso per cassazione il C.C. , per il tramite del difensore, per il seguente motivo 1 - ai sensi dell'art. 606 comma primo lett. D c.p.p., mancata assunzione di una prova decisiva. Assume il difensore del ricorrente di avere chiesto, già nel corso delle indagini preliminari, con incidente probatorio, perizia medica volta ad accertare l'impotentia coeudi dell'imputato, il cui organo genitale era di ridotte dimensioni e non in grado di svolgere funzioni sessuali. Tale richiesta, reiterata anche nel corso del giudizio con rito abbreviato ai sensi dell'art. 441 co 5 cpp, era stata respinta, così come analoga sorte aveva ricevuto nel giudizio di appello ove era stata espressamente richiesta la rinnovazione dibattimentale ai sensi del'art. 603 c.p.p. per l'espletamento di tale perizia. Osserva la difesa che l'accertamento è decisivo al fine di verificare l'effettivo accadimento dei fatti anche in considerazione delle contraddizioni in cui è incorsa la parte offesa che, se da un lato ammette di non essere mai stato sottoposto a violenze o minacce, dall'altra riferisce di una coartazione da parte dell'imputato consistita nel rappresentargli quei rapporti come normali, diffidandolo però dal raccontarli in famiglia perché sarebbe stato punito, e per la complessiva inverosimiglianza dell'accaduto sol che si tenga conto che gli asseriti rapporti si sarebbero consumati in un piccolo appartamento con i famigliari presenti nelle stanze attigue a quella dove l'imputato si sarebbe appartato con la vittima, e che, come emerso dalla perizia del PM, il ragazzo non presentava segni traumatici della reiterata penetrazione. Considerato in diritto Il ricorso è infondato. A norma dell'art. 606 comma primo lett. E c.p.p., motivo di ricorso per Cassazione può essere la mancata assunzione di prova decisiva quando la parte ne abbia fatto richiesta anche nel corso dell'istruzione dibattimentale, limitatamente ai casi previsti dall'art. 495 comma 2 c.p.p Secondo la costante elaborazione giurisprudenziale della norma, per la ricorrenza di tale motivo di gravame, deve trattarsi di una prova a discarico richiesta dall'imputato su fatti costituenti oggetto di prova a suo carico o di una prova a carico richiesta dal pubblico ministero su fatti costituenti oggetto di prova a discarico per l'imputato. Quanto al requisito della decisività, la controprova deve ritenersi decisiva quando, sulla scorta del confronto con le ragioni poste a fondamento della decisione, risulti tale da incidere in modo significativo sul procedimento decisionale seguito dal giudice e da determinare, di conseguenza, una diversa vantazione complessiva dei fatti e portare in concreto ad una decisione diversa da quella assunta deve in definitiva trattarsi di un mezzo istruttorio idoneo ad inficiare le argomentazioni poste a base della sentenza Cass. sez 1, 14.11.04 rv 2305589, sez 6, 24.6.03 rv 226326 . Così tratteggiati i requisiti della richiesta istruttoria idonea ad integrare il motivo di impugnazione ex art. 606 lett. D c.p.p., va rilevato che la prova richiesta dalla difesa, perizia medica diretta ad accertare l’impotentia coeundi dell'imputato, non presenta il requisiti di prova decisiva richiesta dalla parte, occorrente per la configurabilità del motivo di ricorso in esame. Difatti, come questa Corte ha avuto modi di precisare in numerose pronunce, la mancata effettuazione di un accertamento peritale non può costituire motivo di ricorso per cassazione ai sensi dell'articolo comma primo lett. d cod. proc. pen., in quanto la perizia non può farsi rientrare nel concetto di prova decisiva , trattandosi di un mezzo di prova neutro , sottratto alla disponibilità delle parti e rimesso alla discrezionalità del giudice, laddove il citato art. 606 c.p.p., attraverso il richiamo all'art. 495 comma secondo cod.proc.pen., si riferisce esclusivamente alle prove a discarico richiesta dalla parte che abbiano carattere di decisività. Cass sez. 4, 05/12/2003 Ud. dep. 06/02/2004 Rv. 229665, Sez. 4, 2/01/2007 Ud. dep. 05/04/2007 Rv. 236191, Sez 6,. 18/06/2003 Ud. dep. 26/09/2003 Rv. 228406 . In definitiva, se l'art. 495, secondo comma, cod. proc. pen., espressamente richiamato dall'art. 606, lett. d dello stesso codice, sancisce il diritto dell'imputato all'ammissione delle prove da lui dedotte a discarico sui fatti costituenti oggetto della prova a carico , ovvero il diritto alla controprova, tuttavia, essa non può avere ad oggetto l'espletamento di una perizia, mezzo di prova per sua natura neutro e, come tale, non classificabile né a carico né a discarico dell'accusato, oltreché sottratto al potere dispositivo delle parti e rimesso essenzialmente al potere discrezionale del giudice, la cui vantazione, se assistita da adeguata motivazione, è insindacabile in sede di legittimità. Deve conseguentemente escludersi che l'accertamento peritale possa ricondursi al concetto di prova decisiva la cui mancata assunzione costituisce motivo di ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 606, lett. d cod. proc. pen Tanto premesso, si deve ritenere che il mancato accoglimento della perizia medica richiesta dall'imputato non può formare oggetto di ricorso per cassazione ai sensi del'art. 606 co. 1 lett. D c.p.p Peraltro l'ordinanza di rigetto del giudice di merito della richiesta in esame appare sorretta da adeguata convincente motivazione sul piano logico e giuridico. Correttamente, difatti, il giudice ha disatteso la richiesta istruttoria evidenziando la superfluità dell'accertamento medico posto che le caratteristiche dell'organo sessuale dell'imputato, anche ove accertate mediante perizia, non escluderebbero la possibilità di rapporti anali. Peraltro ha evidenziato in modo pertinente che la perizia di parte prodotta dalle difesa non è affatto esaustiva circa l'esistenza patologie erettili dell'imputato. Il ricorso deve dunque essere rigettato. Segue per legge, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.