Non rompete le scatole: non c'è ingiuria se la prof ""saluta"" così i colleghi

Il Palazzaccio spiega che la contestualizzazione e il grado culturale e di maturità dei destinatari eliminano la carica offensiva

Non è offensiva la frase siete venuti a rompere le scatole rivolta da una professoressa a una collega, alla presenza di tutti gli alunni, durante l'orario di lezione. Lo sottolinea la Cassazione che ha confermato l'assoluzione dal reato di ingiuria nei confronti di Rosa M., una prof cinquantenne romana che aveva così accolto - in classe, durante l'avvicendamento degli orari di cattedra - l'arrivo della collega Carla B. seguita da alcuni allievi. Sottolinea la Suprema corte - con la sentenza 39454/05 della quinta sezione penale, depositata il 27 ottobre e qui leggibile tra gli allegati - che l'espressione non rompetemi le scatole , anche avuto riguardo alla coscienza sociale di un contesto scolastico, non possiede alcuna carica offensiva . In particolare gli ermellini hanno pienamente convalidato il verdetto assolutorio emesso dalla Corte d'appello di Roma - il 24 giugno 2004 - rilevando che, correttamente, i giudici di merito hanno affermato che l'espressione incriminata, oramai di uso comune, è sprovvista di radici etimologiche e, banalizzata, è impoverita di significati lesivi della dignità morale o sociale degli individui . Né vale a caricarla di una pregnanza semantica lesiva il settore della vita sociale in cui era stata pronunciata, quello di una scuola . Ad avviso della Corte di appello la frase si inseriva in uno scambio verbale tra professoresse, colleghe di lavoro, il cui livello culturale era da ritenere apprezzabilmente maturo da discernere la scarsa forza illocutoria delle parole pronunciate . In primo grado, invece, Rosa M. era stata condannata a 200 euro di multa e a risarcire i danni patiti da Carla B. per essere stata apostrofata come 'rompiscatole' proprio a scuola. Adesso la vicenda si è definitivamente conclusa la Cassazione ha, infatti, respinto il ricorso di Carla contro l'assoluzione della collega condannandola al pagamento delle spese di giustizia. Per il rigetto del ricorso della parte civile si era espresso anche il sostituto procuratore generale Francesco Iacoviello.

Cassazione - Sezione quinta penale up - sentenza 3 giugno-27 ottobre 2005, n. 39454 Presidente Lattanzi - Relatore Pizzuti Pg Iacoviello - Ricorrente Braconi ed altri Motivi della decisione Con sentenza del 23 aprile 2003 il Tribunale di Roma dichiarava Miele Rosa colpevole del reato di cui all'articolo 594 Cp per avere, in Roma il 9 dicembre 1997, offeso l'onere ed il decoro di Braconi Carla, apostrofandola, in presenza di più persone, con le parole siete venuti a rompere le scatole e, con le attenuanti generiche, condannava la medesima Miele alla pena di euro 200 di multa nonché al risarcimento dei danni in favore ella parte civile costituita. La Corte d'appello di Roma, con sentenza in data 24 giugno 2004, in riforma suaccennata sentenza, assolveva la Miele dal reato ascrittole, perché il fatto non sussiste. Avverso la menzionata sentenza della Corte d'appello di Roma la parte civile Braconi Carla, proponeva, per mezzo del difensore, ricorso per cassazione, deducendo 1 erronea applicazione dell'articolo 594 Cp, poiché la suddetta frase, per il suo significato manifestamente dispregiativo, avrebbe un indubbio contenuto lesivo del decoro 2 mancanza e contraddittorietà della motivazione con riferimento alla ritenuta inidoneità offensiva dell'espressione profferita al cospetto di un'altra collega e soprattutto degli alunni della Braconi. Il ricorso deve essere rigettato, essendo le suaccennate censure prive di fondamento. La Corte territoriale ha rilevato che l'espressione incriminata, oramai di uso comune, rimaneva sprovvista di radici etimologiche e, banalizzata, era impoverita di significati lesivi della dignità morale o sociale degli individui . Né valeva a caricarla, al di là della forma lessicale, di una pregnanza semantica lesiva il settore della vita sociale in cui era stata pronunciata, quello di una scuola. La frase, quindi, si inseriva in uno scambio verbale fra professoresse, colleghe di lavoro, il cui livello culturale era da ritenere apprezzabilmente maturo da discernere la scarsa forza illocutoria delle parole pronunciate . Le illustrate argomentazioni, con cui la Corte territoriale è pervenuta all'assoluzione dell'imputata sono congrue ed immuni da vizi logici e giuridici, di guisa che deve essere ritenuta corretta la conclusione della medesima Corte, secondo cui la frase pronunziata dalla Miele, nel contesto culturale e nella situazione comunicativa, nella quale era stata profferita, era inidonea a ledere il bene protetto dalla norma incriminatrice. Al riguardo questa Sc ha chiarito che, al fine di accertare se sia stato leso il predetto bene, occorre fare riferimento a un criterio di media convenzionale in rapporto alle personalità dell'offeso e dell'offensore ed al contesto nel quale la frase sia stata pronunziata pertanto alla luce di tali criteri ed avuto riguardo alla coscienza sociale, l'espressione non rompermi le scatole non possiede alcuna carica offensiva Cassazione 16 ottobre 2001, Bastianelli . PQM La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.