Professione: cartomante doc

Per i giudici la chiromanzia oggi è ammissibile. Respinto il ricorso della questura di Milano che aveva intimato a un indovino di cessare le sue attività di ciarlatano

Maghi e cartomanti non hanno nulla a che vedere con i ciarlatani. Del resto, chi trasforma l'occulto in un'attività professionale non è un imbroglione almeno fino a quando non abusa della credulità popolare e dell'ignoranza. A stabilirlo è stata la sesta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 510/06 depositata lo scorso 9 febbraio e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha respinto il ricorso del ministero dell'Interno e della Questura di Milano che si erano visti annullare dal Tar Lazio l'ordinanza con cui avevano intimato a un cartomante di cessare la sua attività di ciarlatano. Tale professione, infatti, è vietata dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza del 1941 I giudici di piazza Capo di Ferro, confermando la tesi dei colleghi capitolini, hanno sostenuto che l'amministrazione doveva verificare attraverso un'adeguata istruttoria e un'approfondita analisi che il cartomante non utilizzasse tarocchi e sfere di cristallo per imbonire i suoi clienti. Ma non solo, doveva anche tenere conto del mutamento del contesto sociale e della stessa giurisprudenza che da una posizione di assoluta ostilità nei confronti del mestiere di ciarlatano è giunta a ritenere ammissibile la chiromanzia poiché fonte di reddito e quindi soggetta al prelievo fiscale come qualsiasi altra attività professionale. Del resto, anche la Cassazione con la sentenza 1862/06 pubblicata sul quotidiano dello scorso 18 gennaio e in pubblicazione sul numero 8/2006 di D& G settimanale con un commento degli avvocati Corso Bovio e Paolo Grasso aveva riconosciuto lo status di mago, sostenendo che la sua attività rientra in una normale quotidianità fatta di sortilegi, esorcismi e somministrazioni di pozioni dai poteri spettacolari. Piazza Cavour ha comunque chiarito che per il mago-guaritore che sfruttando la propria notorietà prometta miracolose guarigioni scatta solo il reato di truffa e non anche quello di abuso della credulità popolare di cui all'articolo 661 del codice penale. Un reato punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a 1.032 euro. La decisione del Consiglio di Stato, tuttavia, è stata chiara serve un'approfondita indagine per stabilire se l'attività di maghi e cartomanti sia davvero abuso della credulità popolare. Una pronuncia che farà molto discutere anche alla luce del caso Wanna Marchi, che vendeva numeri magici e amuleti contro la sfortuna a spettatori superstiziosi. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 8 novembre 2005-9 febbraio 2006, n. 510 Presidente Varrone - Estensore Salemi Ricorrente ministero dell'Interno Fatto e diritto 1. Con provvedimento del 19 aprile 1996, il Questore di Milano ordinava al sig. Antonio Spezzaferri di cessare dall'esercizio del mestiere di ciarlatano, svolto in Milano a mezzo di utenze telefoniche. L'interessato proponeva ricorso al Tar della Lombardia, chiedendo l'annullamento del summenzionato provvedimento. Con sentenza 2125/99, il giudice adito accoglieva il ricorso, osservando che non risultava che vi fosse stato, a fondamento dell'atto impugnato, un puntuale e specifico accertamento. 2. Con ricorso notificato il 14 giugno 2000, il ministero dell'Interno e la Questura di Milano hanno proposto appello contro la summenzionata sentenza. A loro avviso, si tratta di attività espressamente vietata ai sensi del combinato disposto di cui agli articoli 121, ultimo comma, del Tulps e articolo 231 del Regolamento tale ultima norma, infatti, include tra i mestieri del ciarlatano anche quello del cartomante, specificando che la ciarlataneria consiste nell'attività diretta a speculare sull'altrui credulità, o a sfruttare od alimentare l'altrui pregiudizio , la cui pericolosità viene valutata in astratto dall'ordinamento, non essendo necessario che in concreto l'interesse protetto sia leso. Alla stregua di quanto esposto sarebbe evidente l'erroneità della sentenza appellata per aver ritenuto l'attività di cartomante indifferente per l'ordinamento giuridico se non quando sia manifestazione di vera e propria ciarlataneria. Sarebbe, altresì, palese l'erroneità dell'affermazione secondo la quale l'indifferenza per l'ordinamento giuridico è subordinata alla concreta valutazione dell'attività, tenuto conto del fatto che sono proprio le norme sopra citate a precludere la possibilità dell'esercizio di tali attività. L'appellato non si è costituito in giudizio. Alla pubblica udienza dell'8 novembre 2005, il ricorso è stato trattenuto in decisione. 3. L'appello è infondato. Occorre premettere che l'articolo 121, ultimo comma del Tulps approvato con Rd 773/41 vieta espressamente il mestiere di ciarlatano e l'articolo 231 del relativo regolamento d'esecuzione, approvato con Rd 635/40, chiarisce, ai fini dell'applicazione del divieto sancito dall'articolo 121, che sotto la denominazione di mestiere di ciarlatano va compresa ogni attività diretta a speculare sull'altrui credulità o a sfruttare od alimentare l'altrui pregiudizio, ed esemplifica quei mestieri che possono rappresentare l'indice di ciarlataneria, come gli indovini, gli interpreti di sogni, i cartomanti, coloro che esercitano giochi di sortilegio, incantesimi, esorcismi, o millantano o affettano in pubblico grande valentia nella propria arte o professione, o magnificano ricette e specifici, cui attribuiscono virtù straordinarie o miracolose . Come più volte osservato dalla giurisprudenza cfr. CdS, Sezione quarta, 5502/02, e 1393/01 , l'elencazione appena indicata non esaurisce tutte le ipotesi di ciarlataneria, ma è meramente esemplificativa, con la conseguenza che è necessaria una approfondita analisi della fattispecie concreta per verificare se tale attività concreti un abuso della credulità popolare e dell'ignoranza. E ciò va fatto anche tenendo conto del mutato contesto storico e sociale rispetto al momento in cui è stata introdotta quella normativa di cui è, peraltro, espressione la stessa giurisprudenza che, da una posizione di assoluta ostilità nei confronti del mestiere di ciarlatano cfr. Cassazione 19 aprile 1951 è giunta a ritenere ammissibili le attività di cui di discute in quanto fonte di reddito e quindi soggette al prelievo fiscale al pari di qualsiasi attività professionale Cassazione penale, 28 gennaio 1986 . Nel caso in esame, l'Amministrazione non doveva limitarsi alla contestazione, ma aveva il dovere di valutare in concreto, attraverso apposita istruttoria, l'oggettiva idoneità dell'attività svolta ad integrare l'ipotesi di ciarlatano . 4. Alla luce delle considerazioni che precedono, l'appello deve essere respinto. Nulla per le spese, non essendosi costituito in giudizio l'appellato. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione sesta, respinge il ricorso in appello indicato in epigrafe. Compensa tra le parti le spese di giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 2 reg.ric.n. 5915/2000 A.L.