La carica dei ventimila

Si aprirà giovedì il ventunesimo congresso nazionale forense. Parla il presidente Cassiani sarà una manifestazione garbata ma fermissima sui principi

La carica dei ventimila. La prossima settimana, precisamente giovedì 21 settembre, si aprirà il Congresso nazionale forense. Tra iscritti, delegati e partecipanti si riverseranno su Roma più di duemila avvocati. 163 Ordini presenti su 165 in un momento molto delicato, come sottolinea il presidente dell'Ordine degli avvocati di Roma, Alessandro Cassiani, organizzatore dell'evento. Più di un milione di euro spesi per quello che potrebbe essere l'ultimo congresso forense se l'avvocatura non ritrova unitarietà e se non si rimette a discutere dei problemi reali. Entro fine mese via Arenula presenterà una bozza di riforma e la speranza è che tenga conto anche delle indicazioni che usciranno da Roma. Presidente Cassiani, dopo la pausa di riflessione e il rinvio, finalmente il Congresso Certamente il congresso arriva in ritardo, molto meglio se lo avessimo celebrato come era previsto dall'8 all'11 giugno. Saremmo stati in tempo quantomeno per levare una voce contro decisioni che erano già nell'aria. I discorsi e gli ammonimenti che venivano soprattutto dal Garante per la concorrenza erano chiarissimi e raccoglievano una indicazione che veniva dall'Europa e dalla Commissione europea sulla concorrenza. Avevamo tutti gli elementi per essere preoccupati, d'altra parte durante la campagna elettorale non possiamo dimenticare che in maniera trasversale si erano levate voci secondo le quali in una visione secondo me demagogica del problema, bisognava liberalizzare per combattere le presunte corporazioni e i presunti privilegi tutelati da queste. Siamo arrivati in ritardo. Questo non significa però che il Congresso stavolta non abbia un'importanza veramente eccezionale. Gli avvocati lottano per il loro avvenire questa frase l'ho voluta nell'intestazione dell'incontro, perché c'è un chiaro tentativo di scippare l'avvocatura della propria identità. Questo congresso deve essere un'assemblea delle assemblee nella quale tutti gli avvocati, il maggior numero possibile, si riuniscono per parlare del loro futuro. Se si paragona il programma di questo congresso con quelli precedenti, si può vedere che io ho convocato tutte le associazioni, non solo quelle di maggior importanza, anche quelle con un numero minimo di iscritti. Ho convocato tutte le Unioni distrettuali che di fatto rappresentano l'avvocatura. Perché vogliamo dare l'immagine, anche grafica, della presenza unitaria e totalitaria dell'avvocatura. Il Congresso si aprirà in pieno sciopero, sarà una grande manifestazione di protesta? Io vedo il congresso come una manifestazione garbata ma fermissima nei confronti di quello che è avvenuto. Il congresso dovrà essere programmatico e prospettico. Nell'aria ci sono ulteriori sviluppi del decreto Bersani. Si parla di abolire gli ordini, di aprire i cancelli a chiunque sia laureato in giurisprudenza abolendo gli esami da avvocato. Se così fosse, a correre un grosso rischio saranno soprattutto i cittadini. Sulla questione tariffe, pubblicità degli avvocati e abolizione degli ordini, si è fatta pura demagogia e per questioni di bassa politica è stato perpetrato un imbroglio ai danni dei cittadini. Ma questa è difesa corporativa Difendiamo l'attività dei Consigli dell'Ordine che lavorano per avere professionisti seri e preparati. Noi a Roma, ad esempio, organizziamo corsi di specializzazione severi, controlliamo l'esercizio della pratica. Non solo perché si vuole un'avvocatura sempre più preparata ma soprattutto perché si vuole offrire ai cittadini una categoria di professionisti adeguata alle esigenze degli utenti. Noi siamo per una severa selezione che avvenga attraverso la specializzazione, la preparazione e il miglioramento. Che cosa auspica che esca dal Congresso? Noi al Congresso presenteremo un progetto di riforma dell'ordinamento professionale elaborato dall'intero Consiglio contenente una serie di sbarramenti che dovrebbero servire a limitare il numero degli avvocati a rendere sempre più difficile l'accesso alla professione. Non soltanto per evitare che dal numero elevato venga fuori una mancanza di qualità, ma perché i cittadini abbiano la sicurezza che chi arriva a diventare avvocato sia realmente capace di svolgere la professione.Il mantenimento dei Consigli va sempre nella direzione della maggiore tutela dei cittadini. In termini pratici abolirli significa privare il cittadino di ricorrere ad un organo di controllo. Noi svolgiamo un'intensa attività disciplinare, e a scriverci sono soprattutto i privati. Oggi noi siamo arrivati a 173 mila avvocati e credo che la cura sia la riduzione non la liberalizzazione. Mi risulta che in Spagna dall'abolizione dell'esame si è verificato un fenomeno gravissimo di aumento a dismisura che si ripeterebbe anche qui in Italia. Soltanto a Madrid credo che gli avvocati siano più di centomila. La professione diventerebbe un rifugium peccatorum. Tutti potrebbero esercitare magari pagandosi una bella pubblicità sui giornali. Ad un mese dalla pubblicazione del decreto già fioccano notizie e pubblicazioni di pubblicità ingannevoli. Mi auguro che dal Congresso emerga una voce unitaria. Auspico che venga ascoltate in religioso silenzio anche la più piccola associazione. Chi parteciperà al Congresso? I delegati iscritti sono 861 dato fermo a martedì 12 settembre all'appello mancano solo due ordini e io credo che tra iscrizioni, delegati e associazioni arriveranno a Roma più di duemila avvocati. Sono convinto che i rappresentanti delle associazioni saranno tutti presenti, dalle più piccole alle più grandi, mai come in questo momento sarà importante partecipare e tutti dovranno dire la loro. Non vorrei che fosse la passerella dei maggiori rappresentanti o degli organi che si contendono la rappresentanza dell'Avvocatura. Dovrà essere invece il Congresso degli avvocati, dei professionisti che vogliono riappropriarsi del loro futuro. Questa potrebbe essere l'ultima occasione perché se il decreto Bersani dovesse essere seguito da quelle iniziative che si prospettano, volte a distruggere i cardini della professione, Roma potrebbe essere l'ultima occasione per l'avvocatura di farsi sentire. Per questo sarebbe stato meglio farlo a giugno. L'ordine capitolino era pronto per giugno? Prontissimi ci è arrivata all'ultimo momento la terribile notizia che forse era meglio rinviare a settembre per capire chi meglio dovesse rappresentare l'avvocatura. In questo momento un problema talmente astratto da non interessare nessuno. A me non interessa sapere chi rappresenta l'avvocatura se stanno pensando di cancellare la professione. L'avvocatura si potrebbe rappresentare anche attraverso il reticolo ordinistico. A Milano si è discusso di rappresentanza e abbiamo perso tempo, abbiamo provato a puntare sul vero problema ma non siamo stati ascoltati. A Roma allora non si parlerà di rappresentanza? Mi auguro proprio di no, magari in un secondo momento. Si parlerà di proposte di riforma che i politici sarebbero ancora in tempo ad accogliere. I primi tre mesi di governo di Centrosinistra non vi hanno soddisfatto tra decreto Bersani e indennizzo diretto Anche l'indennizzo diretto è un modo di dimostrare che non si crede alla necessità dell'avvocato o all'importanza di esso. Nella maggioranza dei casi è importante per il principio costituzionale inviolabile della difesa. Mi chiedo allora attraverso cosa si applica la difesa. Più si squalifica l'avvocato più ne risente l'attuazione del diritto alla difesa Eppure, per quanto riguarda ad esempio il decreto Bersani, l'Associazione nazionale praticanti e avvocati si è detta a favore Da questo afflusso spropositato alla professione ne ricaverebbero maggiore danno proprio i giovani. I giovani preparati hanno tutto l'interesse ad avere dei limiti all'accesso. I politici a mio parere stanno cercando a tutti i costi elementi di divisione sui quali speculare. Noi al Congresso dimostreremo che questo non è vero. Sarà una manifestazione scomposta. All'Adriano c'è stata una reazione scomposta qui sarà una cosa completamente diversa. Non vogliamo rinunciare ai pilastri deontologici di lealtà e correttezza. L'avvocato non rispetta questi principi tutte le volte che deve combatte per emergere, magari spendendo danaro per farsi pubblicità. Il patto di quota lite in mano a spregiudicati può portare conseguenze gravissime per il cittadino. Duemila avvocati non saranno pochi e i politici dovranno ascoltarci. I parlamentari avvocati sono pregati di intervenire e si ricordino di essere prima di tutto degli avvocati. Ho molta fiducia nei lavori del Congresso, gli avvocati sapranno accogliere tutte le proposte con senso di civiltà e rispetto delle regole democratiche. L'organizzazione è stata una grossa sfida sul piano economico e politico, sono usciti un milione e duecentomila euro, ripianati dai contributi degli Ordini, della Cassa e del Cnf, dagli sponsor e dagli enti pubblici. Adesso speriamo nel risultato. L'auspicio è che dall'Assemblea esca una voce unanime, che venga votata all'unanimità una sola mozione. Non è più tempo di contrasti o di manifestazioni, ognuno faccia un passo indietro. p.a.